“Baol”. Il classico Benni, ma ancor più fuori misura!

Mercoledì, 26 Luglio 2017 00:00
  

Sebbene annoverabile tra i migliori scrittori italiani viventi, Benni ha una fama alquanto controversa. Pagine e pagine di romanzi hanno delineato con gli anni uno stile tipicamente “benniano” dell’autore bolognese: vivacemente ironico, ricco di doppi sensi, dottamente rimpinzato di citazioni e rimandi, affollato di neologismi, iperbolico, spiroidale, zigzagato, elicoidale, ma mai lineare e asciutto.

Benni non si sottrae al bisogno di giocare con le parole, al piacere di inventare e di confondere chi si trova dall’altro lato della pagina. La sua scrittura è soggiogata ad una schiacciate ironia, che non sempre riesce ad entrare nelle grazie del lettore. Sebbene non manchi di inventiva, Benni resta sempre legato ai soliti ambienti e ai soliti personaggi: è un amante dei frequentatori di bar, delle donne spigliate e di facili costumi, dei perditempo e degli inventori di stramberie.

“Baol” (Feltrinelli, 1990) è uno di quei libri di Benni in cui il suo particolarissimo linguaggio venato di disinibita ironia dà sfogo ad una storia fuori ogni limite dell’immaginabile. Melchiade Saporog’zie Bedrosian Baol è un mago Baol, assunto – in “una tranquilla notte di regime” – da Gratapax, un vecchio comico televisivo – che tutti credono morto e invece non lo è! –, per portare a termine una delicatissima missione.

Tra un trio – ex quartetto – di nani comici, un barista con la faccia a losanghe, una ex pornostar ormai vecchia e imbotulinata e un assistente in un vestito argenteo, tipo kimono di domopak con fodera dalmatata di nome René la Mucca, Bedrosian Baol si ritrova invischiato in questa incredibile avventura di sovversione contro il Regime, pronto a rispolverare la propria arte magica e a scoprire finalmente il segreto della vita Baol.

Un romanzo fuori dal comune e fuori misura, esagerato anche rispetto al classico Benni. Ai fan dello scrittore regala grandi risate e qualche momento di incertezza, ma per chi è alla prima lettura, sarebbe consigliabile partire da un altro romanzo. Magari con un classico come Bar Sport (leggi la recensione qui).

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