Ci sarà mai la verità per Giulio Regeni?

Mercoledì, 23 Agosto 2017 09:30
  

La definizione di “cittadino del mondo” calzava perfettamente su Giulio Regeni, un ragazzo udinese che già a 17 anni studiava in un college del New Mexico per poi trasferirsi in Inghilterra a completare i suoi studi. Il dottorato svolto presso lʼUniversità di Cambridge lo aveva portato a svolgere le sue ricerche al Cairo, ricerche risultate, come sappiamo pericolosissime: la sua salma, con evidenti segni di tortura, fu ritrovata il 3 Febbraio del 2016 in un fosso lungo lʼautostrada Cairo-Alessandria.

Le autorità egiziane garantirono una piena collaborazione con quelle italiane, smentita da azioni che portavano a sviare le indagini e proprio per questo motivo lʼambasciatore italiano, in segno di protesta, fu richiamato in patria. Finora le relazioni tra i due stati sono state tese, ma è di pochi giorni fa la notizia che sarà riaperta al Cairo lʼambasciata italiana, grazie ad unʼapertura egiziana sotto forma di “interessanti” documenti di cui non si conosce ancora il contenuto.

«A pensar male del prossimo si fa peccato ma si indovina», forse lʼItalia aspettava un segnale che le permettesse di superare lʼimpasse per poter riprendere un dialogo con una nazione strategica dal punto di vista economico e per i traffici marittimi.

Per ragioni di interesse nazionale, lʼItalia ha bisogno dellʼEgitto non solo per il rifornimento di gas e petrolio, ma anche perché può rivelarsi il partner giusto per il controllo dei flussi migratori nel Mediterraneo.

Certamente quello di Regeni è un caso particolare poiché in gioco non cʼè solo la verità che soprattutto i genitori del ragazzo meritano di sapere, ma in gioco ci sono interessi più forti che scavalcano lo stato di diritto.

I genitori di Giulio sono consci di questa situazione, ma hanno assicurato di essere pronti di andare al Cairo per fare pressioni sul governo egiziano affinché si sappia chi ha dato lʼordine di torturare e uccidere il proprio figlio.

Non è da escludere la possibilità di un buco nellʼacqua se si considera che la stampa egiziana elogia il ritorno dellʼambasciatore italiano, una sorta di assoluzione  dello stato egiziano.

   

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