Io e Oriana - Intervista a Magdi Cristiano Allam (I^ parte)

Mercoledì, 30 Agosto 2017 00:00
  

Se dovesse dare una definizione al suo rapporto con Oriana quale sarebbe? Come nasce il vostro rapporto d’amicizia?

Nasce nell’estate del 2003 quando Oriana mi telefonò per avere dei chiarimenti su alcuni aspetti del libro che in quel momento stava scrivendo “La forza della ragione”, il secondo volume della sua trilogia, individuando in me l’esperto, che a suo avviso era più affidabile, più credibile ed è nato attraverso delle lunghe telefonate. Lei mi telefonava solitamente poco dopo essersi  svegliata, era abbastanza mattiniera. Si svegliava verso le 6 del mattino, ora di New York, quando in Italia è più o meno l’ora in cui ci si appresta a mettersi a tavola per pranzare e fu così che di pranzi ne saltai tanti, perchè quando telefonava bisognava mettersi sull’attenti, e obbedire. Il nostro è stato un rapporto dialettico, perchè tra noi c’era una grande convergenza sui fondamentali, sulla condanna del terrorismo islamico, del radicalismo di chi predica odio, violenza e morte, ma io da musulmano continuavo a salvare e ad assolvere l’Islam, cioè non ritenevo che l’Islam fosse responsabile del terrorismo mentre lei era fermamente convinta che la radice del male fosse la religione islamica.

Sappiamo che lei e Oriana avete collaborato alla stesura di un libro, da dove e da chi nasce la scelta di non pubblicarlo?

Da Oriana, ha fatto tutto quanto lei, lei ha deciso di scrivere il libro, lei ha deciso l’impostazione e successivamente ha deciso di non  pubblicarlo. Io mi sono attenuto a quelle che erano le sue indicazioni, ovviamente per me era motivo di grande orgoglio poter condividere un libro con Oriana, ma poi quando lei mi chiese anche di eliminare ogni traccia di questo libro sul mio computer, di portarle tutto il materiale che era stato stampato, io l’ho fatto e ho voluto rispettare la sua volontà. Era un libro sottoforma d’intervista, io facevo le domande e lei rispondeva, è stata una lunga conversazione, ad un certo punto lei ritenne che le domande fossero aggressive, evidentemente non è riuscita ad esprimere pienamente ciò che voleva. Ha ritenuto che quelle domande in qualche modo la limitassero, lo ha concepito come un libro in cui lei non era pienamente Oriana e siccome lei, la sua firma, l’aveva sempre apposta laddove lei era totalmente se stessa, decise di non pubblicarlo.

Oriana era un personaggio amato e contestato dall’opinione pubblica a causa delle sue convinzioni, qual è il punto di snodo tra i diversi punti di vista?

Innanzitutto il valore della verità e della libertà, cioè se c’è qualcosa che ci ha unito sempre è la convinzione che si debba perseguire la verità salvaguardando la libertà costi quel che costi, questa è la base che ci ha sempre unito. Ci ha unito la condanna del terrorismo islamico, la condanna delle moschee dove si predica l’odio, la condanna anche di un’immigrazione senza regole che all’epoca aveva numeri molto più contenuti rispetto a quelli attuali ma già rappresentava fonte di problematicità e poi ci ha diviso il fatto che io continuavo ad immaginare che ci potesse essere un Islam moderato compatibile con le nostre leggi, con i nostri valori, mentre lei aveva un’idea chiara di netta condanna dell’ Islam .

Come si pone nei confronti di Terziani, e le sue critiche ad Oriana?

Terziani è stato uno scrittore relativista, nel senso che ha messo sullo stesso piano le religioni, è stato espressione di una ideologia buonista, dove si accredita la bontà del prossimo a prescindere dal comportamento del prossimo. E’ stato un autore che piaceva alla sinistra, fece poi la scelta di andare a vivere in Asia e seguire delle scuole mistiche e considerò Oriana come espressione di una ideologia radicale, bellicosa. Io sono ovviamente in sintonia con Oriana Fallaci, non ritengo che sia stata espressione di una ideologia radicale, ma ritengo che l’Islam e il terrorismo islamico siano la realtà radicale. La reazione di Oriana Fallaci è stata la reazione di chi non si è voluta piegare, di chi ha voluto denunciare a viva voce quel terrorismo. Terziani, come dire, era un’ anima pia che viveva in un contesto illibato, che non aveva compreso che qualora dovesse l’Europa perdere questa civiltà, che è l’unica che si fonda e legittima la sacralità della vita, la pari dignità tra le persone e la libertà individuale di scelta, persone come lui non potrebbero avere spazio. Non ha compreso che per poter esprimere in libertà delle opinioni diverse bisogna difendere questa civiltà che è minacciata dal terrorismo e dalla diffusione dell’Islam.

Questo terrorismo è ancora una guerra di fede o la fede Islamica viene usata come scusa adesso?

Ci sono due livelli nell’ambito della realtà del terrorismo islamico. I burattinai e le marionette. I burattinai sono quelli che manovrano e sicuramente perseguono obiettivi di potere; ecco, a quel livello c’entra la finanza, c’entra il denaro, c’entra il business del petrolio, poi c’è il livello dei burattini, che è pura fede. Ciò che consente di praticare lavaggi di cervello e trasformare le persone in robot della morte è il convincimento che ciò che Allah prescrive debba essere ottemperato lettermente e integralmente, quindi la fede c’entra assolutamente, cioè nessuno accetterebbe con il sorriso sulle labbra di morire se non fosse convinto o non venisse convinto che quella sua morte così violenta gli garantirebbe il paradiso di Allah.

In quale misura la cultura italiana e i valori del Cristianesimo hanno influenzato le sue scelte giornalistiche e politiche?

Io ho avuto la fortuna di studiare in scuole italiane dall’età di 4 anni, quindi posso dire che l’italiano è sempre stata la mia lingua madre e la cultura italiana mi è sempre appartenuta. Io sono cresciuto con una concezione della vita che attingeva a piene mani dalla cultura italiana e anche dalla cultura cristiana, poi al tempo stesso essendo nato musulmano e avendo vissuto i miei primi 20 ani in Egitto ho chiaramente avuto una realtà che è anche musulmana. La cultura italiana mi ha dato una visione del mondo che mette al centro la persona, mentre la cultura islamica mette al centro la comunità, questa è una differenza fondamentale. Nella cultura islamica la persona è subordinata alla comunità e di conseguenza la donna, che viene vista come l’anello debole, finisce per contare meno. Nella cultura cristiana, italiana ed europea la persona è centrale e le persone beneficiano di pari dignità. Credo che questo abbia per me rappresentato la conquista più importante, io sono sempre cresciuto con la convinzione che la persona debba essere il punto di partenza e il punto d’arrivo del nostro percorso umano, l’elemento centrale. Quindi la libertà, la dignità, la vita le ho sempre considerate come valori inalienabili.

Il movimento dei fratelli musulmani può essere paragonato ad una sorta si scientology terrorista?

Diciamo  che come scientology è una realtà strutturata, presente ovunque nel mondo, è una realtà che al pari del comunismo persegue l’obiettivo della conquista del potere radicandosi sul territorio, controllando dei gangli vitali nella società, a partire dal’istruzione, dalla giustizia, dalla cultura. E’ quello che ha fatto il partito comunista anche in Italia nel dopoguerra. La differenza rispetto a delle ideologie che comunque sono laiche è che loro hanno il vantaggio di poter imporsi sostenendo che tutto ciò che fanno è un ordine che viene da Allah, quindi non c’è libero arbitrio, non ci sono margini d’ ambiguità su ciò che deve essere fatto.

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