Death Note - La Caporetto di Netflix

Giovedì, 31 Agosto 2017 08:55
  

Erano le 02:00 del 24 ottobre 1917. Dodicesima battaglia dell’Isonzo, meglio nota come “quando gli italiani le presero di brutto”. La Battaglia di Caporetto, infatti, è passata alla storia come la più disastrosa sconfitta italiana di sempre, non solo della Prima Guerra Mondiale. Si tratta ormai di un’espressione proverbiale.
Tuttavia, dato che l’esame di Storia Contemporanea già l’ho dato e che non devo impressionare Alberto Angela, vengo al punto.
Death Note.
Il colosso dello streaming più amato al mondo ha da pochi giorni rilasciato la sua versione del famosissimo manga e anime giapponese anni 2000. La Caporetto di Netflix è avvenuta proprio quel giorno. Il remake di Netflix, sotto forma di film, è stato bocciato quasi all’unanimità.
Per rinfrescarvi la memoria (e con questo caldo ne abbiamo bisogno), la storia era quella del giovane e brillante studente Light Yagami, che trovava un quaderno della morte – il Death Note, appunto – e da allora, accompagnato dal dio della morte Ryuk, inizia una campagna di “purificazione” del mondo dai malvagi, cercando di sfuggire alle ricerche della polizia e del geniale superdetective L.

Death Note 02

La versione di Netflix compie innanzitutto una “americanizzazione” e ciò non è necessariamente un difetto: è interessante vedere una ricontestualizzazione. Se fatta bene.
La rigida società giapponese era perfetta per la trama: il forte senso di ordine e di giustizia provato da Light era sotto gli occhi di tutti e le conseguenze della sua deformazione, o meglio assolutizzazione, rendevano interessante la storia e vivo il confronto con L.
In America la situazione è diversa, la società è diversa, ma si poteva comunque ottenere un buon risultato, se gli autori del remake non avessero deciso di rendere Light Turner uno sbarbatello piagnucolone.
Innanzitutto non credo che il casting sia stato dei migliori: il serioso, introverso e – ma sì, dai – cervellotico protagonista è interpretato da Nat Wolff, che pare nato per i ruoli comici. Le sue smorfie sono divertentissime, ma non adatte al prodotto. Oltre al distribuire i compiti per casa già fatti, il Light di Netflix non mostra alcun segno di genialità, ma anzi fa venire un leggero senso di nausea.

Death Note 03

Probabilmente l’insuccesso del film è dovuto anche e proprio alla sua natura di film: il manga e l’anime permettevano di esplorare a fondo, nei numerosi episodi, le ragioni della trama, le motivazioni e i caratteri dei personaggi; il film ha un ritmo così rapido e veloce da lasciar disorientati e da non permettere un’immedesimazione col protagonista o con gli altri personaggi, come invece accadeva nell’originale giapponese.
Altri personaggi che, ad eccezione di L (Lakeith Stanfield), ugualmente pessimo come Light, non sono poi così male. Ryuk, amatissimo dalla sottoscritta nell’anime, è interpretato da Willem Dafoe, un gigante nell’interpretazione dei “cattivi”. Peccato che lo si veda per sì e no dieci minuti. Mia Sutton (Margaret Qualley), che dovrebbe essere la versione americana di Misa Amane, è molto diversa da quest’ultima: ha perso la caratterizzazione misogina e stereotipata dell’originale giapponese e ciò la fa apprezzare di più ad un pubblico occidentale contemporaneo.

Death Note 04

Tuttavia il giudizio sul prodotto di Netflix non può essere che negativo.
E pensare che per far spazio a questo mostriciattolo hanno tolto dal catalogo l’originale. Che amarezza!

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Annachiara Giordano

Studentessa di Lettere moderne e aspirante giornalista, sono appassionata di letteratura e viaggi, cinema e telefilm, insomma di tutto ciò che possa stimolare fantasia e immaginazione. 

Sito web: https://www.facebook.com/annachiara.giordano1?ref=tn_tnmn

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