Premio Strega 2017. "Le otto montagne" e la meritata vittoria di Cognetti

Lunedì, 04 Settembre 2017 10:05
  

“Fu un vecchio nepalese, tempo dopo, a raccontarmi la storia delle otto montagne […] L’uomo raccolse un bastoncino con cui tracciò un cerchio nella terra. Gli venne perfetto, si vedeva che era abituato a disegnarne. Poi dentro al cerchio, tracciò un diametro, e poi un secondo perpendicolare al primo, e poi un terzo e un quarto lungo le bisettrici, ottenendo una ruota con otto raggi”

Si parla ancora una volta e con rinnovato entusiasmo di Paolo Cognetti, stavolta vincitore del Premio Strega 2017 con un romanzo intitolato Le otto montagne (Einaudi 2016).

Il disegno del vecchio nepalese è quello di un mondo con al centro un monte altissimo, il Sumeru, attorno al quale sorgono otto montagne e otto mari: “Questo è il mondo per noi” continua l’uomo “E diciamo: avrà imparato di più chi ha fatto il giro delle otto montagne, o chi è arrivato in cima al monte Sumeru?”

Con Le otto montagne siamo definitivamente fuori da quella realtà urbana incontrata nei testi di Cognetti recensiti precedentemente per MYGENERATION (https://www.mygenerationweb.it/201611193461/articoli/biblioteca/libri/3461-essere-donna-le-istruzioni-per-luso-di-paolo-cognettihttps://www.mygenerationweb.it/201608013265/articoli/biblioteca/libri/3265-paolo-cognetti-e-la-sua-sofia-un-ritratto-dei-nostri-giorni).

Pietro è nato in una Milano congestionata dallo smog, lontana dall’idillio della montagna dove sono cresciuti i suoi genitori. Ma il richiamo della vetta, del senso di ebrezza oltre i 2500 metri, spinge la piccola famiglia ad acquistare una casa a Grana.

Le otto montagne è prima di tutto una storia di rapporti: quello tra padre e figlio e quello tra due amici. Nel primo, il padre di Pietro è ossessionato dalla vetta, dall’impellenza di volersi trovare il più in alto possibile, un’urgenza che a lungo andare lo porterà sempre più lontano, anche dal suo stesso figlio.

Il secondo nasce, invece, lungo le rive di un torrente dove Pietro incontra per la prima volta Bruno, pastore di mucche, con il quale costruirà un’amicizia destinata a durare nel tempo, sebbene Bruno, fin da ragazzo mostri una semplicità e irremovibilità di principi che a Pietro sembra mancare.

L’amicizia tra i due ragazzi, unitamente e indissolubilmente alla montagna, è il nerbo di una storia di crescita, riflessione, ambizione, solitudine. Le montagne di Grana non dipingono lo sfondo di questa crescita, ma ne fanno parte: la vita dei due ragazzi si modella attorno ai laghi, sotto i larici, lungo le pietraie, a ridosso dei ghiacciai, segue le stagioni dell’altitudine, sempre in ritardo rispetto a quelle della città e meno mansuete. La montagna è una sfida ad andare sempre più in alto, per ritrovare in cima qualcosa che non si sapeva neanche di aver perso: un ricordo, un pensiero, una lettera, la propria natura.

Un romanzo di grande spessore, con il quale Cognetti celebra la sua maturità di scrittore, con una prosa essenziale, cucita intorno alla storia, senza sbavature o pomposi esercizi di stile. Senza dubbio, una ragione di vanto per la letteratura italiana contemporanea.

Vota questo articolo
(0 Voti)

Facebook Like

Accedi

Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.