Settembre, tra inizi e responsabilità

Martedì, 05 Settembre 2017 08:27
  

Settembre. Il mese in cui si ritorna, il mese dei buoni propositi. Quanti di voi hanno pensato almeno una volta nella vita di intraprendere un nuovo percorso, una sorta di restyling? Mi risponderete quasi tutti "sì!", ne sono certa. Da piccoli, settembre equivale a “uffa, si torna a scuola”. Fuori al portone, abbronzatissimi, con gli zainetti in spalla, pronti ad abbracciare tutti i nostri amici. Al liceo l’emozione scema, ma in fondo il primo giorno di scuola ha sempre avuto un sapore diverso, gli anni che passano e l’odore pungente di un nuovo inizio. Chi frequenta l’università vede settembre come l’acme di esami e preoccupazioni, di ritorni e di persone nuove. Infine c'è chi aspetta i bandi dei concorsi, chi aspetta un colloquio di lavoro, chi aspetta di trovare finalmente una casa e chi aspetta di andare in pensione. A settembre si tirano le somme, quasi come a capodanno. Le cose che si sono sempre rimandate ora vanno fatte, le cattive abitudini devono terminare e l’impegno deve prendere il sopravvento. Ti fermi ad un certo punto, durante le prime giornate in cui il sole non scotta più ed i jeans sono inevitabilmente necessari, e ti chiedi se questo settembre sarà decisivo, diverso. Ti fermi di nuovo e pensi invece a quante persone hanno prospettive e speranze diverse per settembre. In cima all’elenco il desiderio e l’obiettivo della fine della guerra, fine del dolore e del sangue. Ti manca il respiro giusto quell’attimo necessario per realizzare che sei terribilmente occidentale e allo stesso tempo terribilmente fortunato. Il settembre di noi italiani dovrebbe incentrarsi sul vivere per la collettività, sullo smettere di coltivare il proprio giardino ed incominciare ad affacciarsi in quello dei consociati. Ora mi direte, ma a che serve? L’unica risposta che posso darvi è interessarsi al bene altrui senza discriminazioni, al bene del nostro paese è e deve essere un nostro pensiero. A settembre deve esserci questa preoccupazione, deve rientrare tra la lista delle cose da fare. L’accoglienza e l’emergenza migranti riguarda tutti noi, soprattutto noi giovani. Loro, come noi, hanno diritto ad una vita degna di essere chiamata con questo nome. Sarà sporco e marcio questo mondo, ma noi abbiamo il dovere di renderlo civile. Far rispettare i diritti fondamentali è il punto di partenza. Settembre può essere un momento per riflettere riguardo i problemi della comunità, quei problemi che sembrano lontani, ma che sono al centro della nostra vita. 

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Giulia Compagnone

Nata a Napoli,frequenta la facoltà di giurisprudenza. Da sempre innamorata della sua meravigliosa città, nonostante i suoi difetti e le sue contraddizioni. Ogni giorno cerca di impegnarsi , di lottare per lei, attraverso azioni pratiche e attraverso la sua scrittura. Non finisce mai di stupirsi di quanto possa dare questa città, malgrado sia un vero e proprio paradiso abitato da diavoli.Ama la cultura e tutto ciò che è legato ad essa ,ha uno spiccato senso civico ed è appassionata di musica e di danza.

Le due sue citazioni preferite sono:" raccontare le cose come stanno vuol dire non subirle" di Roberto Saviano e " vi sono momenti nella vita in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale,un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre" di Oriana Fallaci.

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