Chi è “Madre!”? Le interpretazioni più diffuse dell’ultimo film di Aronofsky

Giovedì, 28 Settembre 2017 11:46
  

Venezia 2017 accoglie il nuovo film di Darren Aronofsky con un’imbarazzante cascata di fischi. Perché il pubblico non ama il nuovo lavoro del regista de Il cigno nero (2010)?

Madre! è un film di una violenza sconcertante, che viola lo spettatore con una malvagità oscura e perversa in cui sembra non esserci altro da leggere se non una vanitosa provocazione registica. Sarà veramente così? Alcune riviste statunitensi propongono delle interpretazioni interessanti, ma andiamo con ordine.

La storia, così come ci è presentata sullo schermo dai due Premi Oscar Javier Bardem e Jennifer Lawrence, è quella di una coppia: lui, fanatico scrittore che vive per il mito di se stesso e lei, una donna silenziosa e condiscendente che vive dell’amore per suo marito e ne porta in grembo il figlio. La casa della coppia, una meravigliosa villa in stile coloniale immersa in un paesaggio campestre di un’innaturale bellezza, è la restaurazione della vecchia casa di famiglia di lui andata distrutta in un incendio.

 

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Lui, lei, nel film non ci sono nomi. Né per i due protagonisti né per i loro ospiti inattesi, Michelle Pfeiffer e Ed Harris, pronti a alterare gli equilibri della vita della coppia con i loro commenti inopportuni e la loro invadenza. I due ospiti si muovono nella casa come due fantasmi dispettosi, mettono in disordine, toccano e rompono cose, esplorano tutte le stanze senza mai bussare alla porta e ad un certo punto è come se lievitassero, moltiplicandosi da due a quattro, fino a diventare centinaia di presenze ignote e moleste.

Chi è Madre! ? Chi sono queste persone che violano la sua casa, che mangiano la sua cena, che osannano suo marito come un poeta dal verbo sacro? L’interpretazione più diffusa corre su due binari: naturalistico-ecologico e religioso.

Secondo la prima prospettiva, la casa rappresenta la Terra e la coppia il Dio Creatore e Madre Natura. Gli uomini martorizzano il pianeta nello stesso modo in cui quelle “presenze ignote e moleste” del film invadono la casa della coppia ne occupano tutto lo spazio a disposizione, ne strappano pezzi e ne divorano il cibo come se tutto gli fosse dovuto. Parallelamente a questa denuncia ecologica, il regista ricostruisce alcuni passaggi biblici fondamentali: il primo uomo che bussa alla porta, un Adamo malato con una ferita all’altezza della costola mancante e la prima donna, un’Eva seducente e maliziosa, che tocca ciò che le è stato impedito di toccare. I due fratelli, Caino e Abele, e quell’ultimo sacrificio di Cristo – il figlio - offerto al popolo in una disgustosa eucarestia, scena ultima di un farneticante spettacolo di violenza in cui il fanatismo sfrenato e ottuso dell’essere umano si riversa in un’orgia di immagini raccapriccianti.

 

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La rilettura del film in questa chiave ridimensiona le intenzioni registiche a cui, molto probabilmente, occorrevano una forza e una violenza non minori perché la sua denuncia arrivasse con clamoroso impatto allo spettatore. Ma quali che fossero i fini da raggiungere, i mezzi restano sgradevoli e, una volta abbandonata la sala, il film lascia un profondo senso d’orrore e smarrimento.

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