Mina Welby e la legge sul fine vita

Lunedì, 09 Ottobre 2017 00:00
  

Vicende come quella di Piergiorgio Welby e soprattutto la visibilità della sua sofferenza hanno spinto il parlamento ad occuparsi dell'eutanasia. Hanno fatto da gancio di traino i radicali italiani e l'associazione Luca Coscioni con manifestazioni e dibattiti ai quali non è mancata la presenza di una piccola e instancabile donna: Mina Welby che, con grande tenacia e forza di volontà, ha lottato e lotta per una legge di civiltà.

Filomena Gallo, segretaria nazionale dell'associazione Luca Coscioni, ha affermato, in una recente intervista sulla Stampa, che in un recente sondaggio circa il 60% degli italiani è favorevole alla legge sul fine vita, legge che ha avuto l'approvazione, a larghissima maggioranza, alla Camera dei Deputati, ma che tutt'ora è ferma al Senato dove, si spera, venga approvata senza modifiche entro la fine della legislatura.

In occasione dell'inaugurazione della Scugnizzeria a Melito, dove per altro ci sarà una stanza intitolata alla memoria di Piergiorgio, abbiamo incontrato la signora Welby che, gentilmente, ci ha concesso una breve, ma significativa intervista.

 

Chi era Piergiorgio Welby?

La storia di Piergiorgio è molto bella. All'inizio era uno sconosciuto, ma alla fine è stato conosciuto da tutti e come politico e come colui che ha richiesto per sé e per gli altri la libertà di decidere di non soffrire più quando, alla fine della vita, le cure diventano troppo difficili.

Insieme abbiamo avuto una vita normale, molto bella. Ci siamo sposati nel 1980 e abbiamo vissuto felicemente. Abbiamo aiutato molti giovani a studiare, a diplomarsi e a laurearsi.

Piergiorgio si è dato molto da fare con fotografie, dipinti e scritti che sono la sua memoria, memoria che porto avanti con il mio impegno per cercare di ottenere una legge sul fine vita, oggi bloccata in Senato, ma che spero vada in aula e che venga discussa e votata.

 

Pensa che in Senato ci saranno ostacoli?      

Il futuro è imprevedibile. Il PD e il M5S avevano promesso il loro appoggio. Però, sui diritti civili, i Cinquestelle si sono dimostrati inaffidabili. Quando si è votato il testo sulle unioni civili hanno fatto marcia indietro proprio all'ultimo momento. Spero che la legge sul fine vita riesca a passare perché tutti sanno come fare per farla passare: chi non vuole votare contro, ma allo stesso tempo vuole farla passare, esce dall'aula.

Spero però che tutti si mettano una mano sulla coscienza e votino perché questa non è una legge di partito, ma una legge che tutela i diritti di tutti.

Pensa che il Vaticano possa esercitare la sua influenza sui partiti?

A questo ci credo poco. Lo zampino del Vaticano credo che sia un qui pro quo. Sono i politici che devono essere laici, anche se sono religiosi. In un paese laico la laicità deve prevalere, la religione è un fatto personale, intimo, e deve restare fuori dal Parlamento.

Sappiamo che i suoi impegni la portano un po' dappertutto, instancabilmente testimonia nei dibattiti pubblici l'importanza di temi come quella sulla scelta di fine vita, l'autodeterminazione della persona, l'assistenza alle persone malate.

Da dove deriva questa energia? 

Deriva dall'amore per la mia Italia e dalla promessa fatta a mio marito: avrei continuato a portare avanti la sua battaglia.

 

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