Why always Mario?

Martedì, 31 Ottobre 2017 09:33
  

Carissimi amici Nerd, sentite qua.


Immaginate che durante una missione a Call of Duty dobbiate affrontare dei nemici molto più forti tecnicamente, più numerosi e decisamente meglio armati; in più siete feriti e non avete grandi margini di sopravvivenza. Per affrontarli dovete scegliere fra due armi: un paio di Beretta affidabili e funzionali o un bazooka che si inceppa.


L'analogia calcistica che si evince fuor di metafora nerd è piuttosto semplice. La Nazionale di Ventura è alla fine di un percorso tribolato nel girone di qualificazione ai Mondiali di Russia 2018. Il gioco, come il centrocampo, non c'è e la qualificazione ce la giocheremo per il rotto della cuffia allo spareggio.


Facciamo una fatica immane a pareggiare partite contro squadre di proto professionisti e lavoratori part-time come Malta. La Spagna ci ha preso per il culo sia all'andata che al ritorno, e in entrambe le occasioni, i nostri veterani hanno messo le mani avanti già la settimana prima della vigilia. Il gioco è mortifero per i telespettatori e il 4-2-4 sfoggiato in pompa magna dal Vate Ventura ha mandato a Chi l'ha visto? il resto del centrocampo e l'efficacia offensiva di Insigne. Siamo deboli e feriti e davanti abbiamo Immobile e Belotti, le nostre Beretta.


In un movimento in crisi d'astinenza da fenomeni degli anni '90 , le allucinazioni mistiche che ne conseguono ci fanno davvero credere che quei due possano essere i nostri trascinatori al Mondiale. Per carità, sono professionisti serissimi, costanti ed efficaci in un contesto tecnicamente limitato come la Serie A dei nostri giorni. Sono lottatori valorosi e corrono come dei forsennati negli spazi con o senza palla, dando profondità e ampiezza alla squadra. Ma davanti alle corazzate del Mondiale tutto questo non basterà. E allora serve Mario Balotelli, il bazooka inceppato.


Perché,per quanto possa essere svogliato, antipatico, imbronciato e disattento, è l'unico che può risolvere un quarto di finale bloccato con una botta dai trenta metri. L'unico che salta l'uomo da fermo e in corsa. L'unico in grado di nascondere il pallone agli avversari e farsi fare fallo per far rifiatare la squadra. Balo è diventato il simbolo del fallimento di Brasile 2014 dopo la bocciatura in diretta televisiva di Buffon. Invero, il bresciano di Palermo fu costretto a giocare pochissimi palloni a causa della lentezza di manovra di un centrocampo moribondo, e forse Gigi aveva dimenticato che Super Mario aveva già dimostrato di saper caricarsi la Nazionale sulle spalle ad Euro 2012. In un contesto calcistico fiorente, questo articolo non avrebbe ragion d'essere in quanto il nostro poteva essere considerato un inutile velleità al condizionale.


Ma data questa moria delle vacche che affligge la Nazionale e il sistema calcio italiano tutto, il nostro non solo va preso in considerazione ma è – paradossalmente, lo so – la scelta più pragmatica da fare. A maggior ragione in un momento in cui sembra aver trovato una certa continuità nelle partite giocate dal Nizza.


Quasi sicuramente non ci farà vincere il Mondiale, ma con lui in campo scegliamo di darci una possibilità.


Amen.

 

 

 

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