FAIDA VASTARELLA- SEQUINO: I RAGAZZI(NI) DI OGGI…Sono lontani gli anni in cui i Sequino e i Vastarella siglavano le tregue scambiandosi i figli primogeniti a garanzia del patto per essere poi ‘liberati’ una volta formalizzata l’intesa.

Lunedì, 13 Novembre 2017 00:00
  

Da qualche settimana alla Sanità sta tornando quel clima di tensione che fa male al quartiere e l’installazione delle telecamere non sembra abbia sortito l’effetto sperato. Scoraggiare certe menti poco avvezze all’etica e alla morale pare che sia diventata una sfida davvero troppo ardua. Se prima c’era il vecchio Campolongo che con una stretta di mano riusciva a placare anche le liti familiari in mezzo alla strada, oggi ci sono giovani scellerati che nella loro breve vita ancora non hanno capito che perseguire la strada della illegalità non porta a giovamenti ma solo a una breve illusione, che si trasforma in carcere o morte sicura in ancor meno tempo. Lo sanno bene quelli dei Vastarella: è noto infatti che da giorni ci sono delle risse in strada, delle spedizioni punitive contro il clan Sequino; la regola è “non fatevi vedere in mezzo alla strada che vi riempiamo di botte”. C’è anche un ragazzino di origini africane tra loro, uno che non ne manda a dire. Una guerra per avere il potere su cosa? Sul racket locale impartito ai poveri negozianti del quartiere. E’ sulle spalle della povera gente del loro stesso quartiere che vogliono mangiare. Siamo vicini al periodo natalizio e quindi bisogna fare i regali e soprattutto pagare gli avvocati: è proprio questo l’arco di tempo in cui gli usurai si presentano e vogliono sempre di più. Sono quasi tutti ragazzini che per colpa della dispersione scolastica e delle cattive amicizie intraprendono questa vita. Un tempo ci si tirava su le maniche e si investiva su di sé.  Certamente il territorio purtroppo non dispone di valide alternative visto che il sistema scolastico della zona è vicino al fatiscente. Tra istituti che chiudono e lavoro nero malpagato, questi “barbudos” o “no barbudos” (è così che sono stati soprannominati dalle cronache locali) si appellano alla loro valenza umana. Chi fa parte di un clan “ten e’ pall’”. Secondo loro. Secondo noi ha le cosiddette pigne in testa.

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