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"False Flag" o "Della duplicità"

Mercoledì, 29 Novembre 2017 11:19
"False Flag" o "Della duplicità"
  

False Flag...

 

Confesso di aver "parcheggiato" la serie israeliana sul MySky per un bel po' di tempo, forse perché il paragone con un mostro sacro come Homeland mi aveva fatto un po' storcere il naso? Fatto sta che mi sono messo in pari giusto la settimana scorsa, in tempo per un po' di hype per il season finale.

 

False Flag è un prodotto di rara bellezza, una serie capace di attaccare lo spettatore allo schermo a dispetto di un cast tutt'altro che stellare e senza ricorrere a chissà quale iperbole stilistica. Questo per un motivo molto semplice: la storia è raccontata alla grande, centellinando le informazioni utili e presentando la verità un po' alla volta. Il ritmo è praticamente perfetto, con i momenti fondamentali nello snodo della trama e i colpi di scena alternati in maniera sapiente alle fasi più riflessive.

 

Il tema portante dell'opera, al di là dell'avvincente spy story, è però la duplicità (non a caso כפולים, il titolo originale è tradotto come "Doubled"): da semplici cittadini implicati in una situazione enormemente più grande di loro, quasi kafkiana, i protagonisti (ciascuno dei quali interessantemente in possesso di una seconda nazionalità) mostrano pian piano gli scheletri nei loro armadi. Ben ha tradito la moglie Efrat, sua compagna sin dall'adolescenza, Natalie è coinvolta una serie di frodi, per non parlare di Emma, il cui carattere spiccatamente doppio è sottolineato dal fatto che di tanto in tanto si esprime in inglese. Se di Sean sappiamo da subito che è il meno innocente del gruppo (e la scena in cui cambia del tutto aspetto in aereo è emblematica della contrapposizione tra il suo aspetto rassicurante e i suoi scopi tutt'altro che chiari), discorso a parte meriterebbe Asia, che poi è il personaggio che subisce l'evoluzione più interessante nel corso degli 8 episodi.

 

Il mondo di False Flag non è declinato in bianco e nero, ma attraverso una gamma virtualmente infinita di grigi: nessuno è completamente buono o cattivo, e – soprattutto – nessuno è ciò che appare: l'agente dello Shin Bet (ed ex Mossad) Eitkan è forse il personaggio con una maggiore connotazione positiva, ma anche lui è capace di mentire – o perlomeno distorcere la realtà – e aggirare le regole per arrivare alla verità.

 

False Flag mantiene la tensione altissima fino agli ultimi frame del season finale: proprio quando la sequenza in aeroporto sembra staccarsi dal realismo della serie, ecco una giustificazione plausibile nella scena seguente con tempismo pressoché perfetto! E che dire della porta aperta per Ben (che poco prima parlava di lasciare Efrat), o dello sguardo di Sean con cui si chiude l'episodio?

 

L'unica perplessità: considerato che quello del doppio è un tema così importante in False Flag, sarebbe stato davvero un peccato se alla prima stagione non se ne fosse affiancata – almeno! – una seconda, ma stando al sito http://www.mako.co.il, la seconda stagione è in lavorazione!

 

Mazel Tov!

 

Un ringraziamento speciale a Frankental Dunya per la consulenza linguistica.

 

 

 

 

 

 

 

Link per l'immagine: http://www.mako.co.il/tv-false-flag?Partner=interlink

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Gabriele Basile

I don't believe in many things, but I do believe in duct tape.

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