I Racconti in viaggio di Francesco Amoruso, tra frustrazione e distopie

Lunedì, 11 Dicembre 2017 00:00
  

Quante facce la letteratura, il cinema, la fotografia, la musica, hanno regalato a Napoli fin dalle sue origini? Ritratta nelle parole malinconiche di Annamaria Ortese, nelle mani infarinate di Sofia Loren, nelle istantanee di De Crescenzo o sulle note innamorate di Pino Daniele. Trarne un ritratto originale sembra ormai impossibile, o forse no.

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Tra la frustrazione di una passeggiata notturna sul corso di Secondigliano, la proiezione in un futuro distopico dalle eco orwelliane e i deliri delle ultime note di una storia d’amore, la raccolta di Francesco Amoruso, Racconti in viaggio, mangiando il fegato di Bukowski a Posillipo (La bottega delle parole, 2017), cerca di ritrovare questa originalità e tracciare un ritratto di Napoli senza incappare in banali imitazioni dei grandi esempi del passato e senza cedere agli stereotipi.

Su questo sfondo partenopeo si innesta il gioco delle storie, basate sempre sulla tensione tra due personaggi o quasi (come nell’ultimo racconto), e non mancano citazioni metaletterarie importanti: oltre Bukowski, Hemingway, Fante, Proust e Orwell, tirato in ballo per enunciare tra le righe il tragico finale del secondo racconto.

Un libro non molto lungo che riunisce quattro racconti dell’autore e che si può consumare piacevolmente al bar, nel tempo di un lungo caffè. 

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