"Gomorra 3": Ciro Di Marzio uber alles!

Sabato, 30 Dicembre 2017 00:00
  

Carissimi amici Nerd, dopo esserci augurati buone feste in modo algido ed essenziale veniamo subito al dunque: Non c'è niente da festeggiare.


Il finale della terza stagione di Gomorra ha mandato il panettone di traverso anche ai più natalizi. Se vi sentite tristi per questo motivo, vi invito a pensare che, se a voi non è giunto alcuno spoiler, al qui scrivente è toccato l'amaro calice, preparato con sapiente cattiveria dalla disgraziata bacheca di Facebook che infiniti lutti mi addusse già al tempo di Don Salvatore Conte. Si rifletta infine che al momento della perfida soffiata, abbracciavo il concetto di tristezza e solitudine in un Bed & Breakfast a Foggia.


Il Tavoliere delle Puglie è divenuto d'un tratto luogo dell'anima che si impregna del lutto per la morte dell'"Immortale". Ciro Di Marzio, l' "Highlander" di Scampia-Secondigliano è muort!


A questo punto, senza perdere quella lucidità che ci rende consci del fatto che il successo di una serie televisiva di lungo corso vive di drastici colpi di scena che ne corroborano lo splendore, si guardi umilmente al passato e si faccia retrospettiva coi controca...voli.


Il personaggio interpretato in modo magistrale da Marco D'Amore, non è stato soltanto uno dei protagonisti, ma il noumeno essenziale di un fenomeno complesso e sfaccettato quale è Gomorra - La serie. Ciro è stata l'icona di un progetto che ha ingigantito l'appeal artistico e cinematografico di Napoli in Europa e nel mondo, lanciando legioni di giovani promesse, il Nostro in primis.


Se come tutti, forse più di tutti, "l'Immortale" deve tantissimo alla serie TV che lo ha fatto conoscere al grande pubblico, è anche il personaggio a cui Gomorra deve di più. Checché se ne dica, Ciro Di Marzio è stato l'uomo immagine di queste prime tre stagioni, al di là del peso specifico (altissimo) che ha rivestito effettivamente nell'economia della sceneggiatura e che condivide con Genny Savastano.

 

La prima stagione proponeva la narrativa dell'ascesa al potere criminale, la seconda si soffermava sulla disgregazione distruttiva delle sottili alleanze mentre la terza si è incentrata sul concetto di rinascita e ricostruzione. Tale ciclicità ha seguito in modo coerente il percorso intrapreso da Ciro Di Marzio, le cui vicende dettano i percorsi narrativi essenziali che poi si sono giustamente arricchiti attraverso l'intreccio di storie che riguardano gli altri protagonisti. Sarà perciò interessante capire in che modo gli sceneggiatori gestiranno un cambio di baricentro così drastico senza perdere l'equilibrio.

 

 

 

 

Link all'immagine: https://www.veb.it/wp-content/uploads/2017/12/gomorra-3-ciro-di-marzio-non-muore.jpg

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