"Dignità autonome di prostituzione": il teatro necessario

Martedì, 09 Gennaio 2018 00:00
  

Oggigiorno la parola "teatro" è sempre più spesso accostata a ciò che di più noioso esiste, col risultato che i giovani osservano il fenomeno, se così vogliamo chiamarlo, con un freddo distacco. Nella vasta gamma di attività serali, il teatro non è quasi mai contemplato. Se ci domandiamo il perché allora dovremmo sviscerare i fattori scaturenti di questa sorta di assenteismo contagioso e finiremmo inevitabilmente per cadere in un discorso triste e prevedibile. Possiamo però analizzare il perché tramite Dignità autonome di prostituzione, di Luciano Melchionna, tratto dall'omonimo format di Betta Cianchini e Melchionna stesso e andato in scena al teatro Bellini di Napoli dal 26 Dicembre al 7 Gennaio.


Più che spettacolo, sarebbe meglio definirlo esperienza di vita. Ci si immerge in un "bordello" surreale in cui l'attore, la prostituta di turno, adesca e si fa adescare dagli spettatori/clienti che , muniti di "dollarini", dovranno contrattare il prezzo delle singole prestazioni, le cosiddette " pillole di piacere", monologhi classici e contemporanei scritti per lo più dall'attore. Lo spettatore si trova catapultato in una esperienza inusuale che vuole intrattenere e al tempo stesso far riflettere attraverso la capacità degli attori nel coinvolgere il pubblico.


Tutto questo in un teatro in festa, dove la platea si trasforma in una piazza, dove non ci sono più segreti e dove lo spettatore è partecipe nel vero senso della parola, a un percorso itinerante che gli permette di non percepire più alcuna parete con l'attore, ma che gli consente di vivere tutto a pieno scoprendo luoghi generalmente non accessibili. Ci si può ritrovare all'ultimo piano del teatro o in un piccolo camerino, guardando negli occhi la prostituta di turno. Via i telefoni, via tutto ciò che può essere di impedimento nel percorso conoscitivo dell'arte. Ed è quando si resta in questo status, in questa atmosfera elettrizzante, che per un attimo scompare la musica e restano solo le parole. Dritte allo spettatore, mirate al trattamento di una tematica attuale e volte a far sorgere indignazione per tutto ciò che accade in Italia dal punto di vista culturale. Parole vere, che rispecchiano tutto quello che ci circonda. Le condizioni dell'attore oggi, tra difficoltà di inserimento ed il desiderio di crederci ancora.


Non è facile raccontare Dignità autonome di prostituzione, forse è quasi impossibile.


Un cast che compie 10 anni , con le sue 42 edizioni e 387 repliche è diventato un imperdibile novità che ogni anno coinvolge il pubblico delle città italiane con i suoi quasi 50 attori. Non basta partecipare solo una volta, ma è necessario viverlo anno dopo anno. Si ripromette a se stessi di ritornare, di partecipare di nuovo a quel teatro necessario che non ha bisogno di un vestito elegante o un tacco alto. Un teatro che porta avanti un sogno e che lo fa vivere in ogni minuto, come se fosse una magia. Che scuote al punto da travolgere completamente. Diventa una esigenza che forse può essere annoverata tra i motivi per il quali un giovane d'oggi si avvicina poco al teatro. Questa generazione chiede questo, ha bisogno di un teatro aperto a tutti, che li faccia sentire a casa e che riesca a trasmettere fiducia. Fiducia nel coltivare i propri sogni, nonostante la nostra società lanci quasi sempre messaggi superficiali e che non aiutano a guardare oltre, in profondità.

 

Dignità guarda oltre, è oltre.

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Giulia Compagnone

Nata a Napoli,frequenta la facoltà di giurisprudenza. Da sempre innamorata della sua meravigliosa città, nonostante i suoi difetti e le sue contraddizioni. Ogni giorno cerca di impegnarsi , di lottare per lei, attraverso azioni pratiche e attraverso la sua scrittura. Non finisce mai di stupirsi di quanto possa dare questa città, malgrado sia un vero e proprio paradiso abitato da diavoli.Ama la cultura e tutto ciò che è legato ad essa ,ha uno spiccato senso civico ed è appassionata di musica e di danza.

Le due sue citazioni preferite sono:" raccontare le cose come stanno vuol dire non subirle" di Roberto Saviano e " vi sono momenti nella vita in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale,un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre" di Oriana Fallaci.

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