I Classici della Alessandro Polidoro Editore: intervista al direttore di collana Antonio Esposito

Martedì, 16 Gennaio 2018 17:03
  

La Alessandro Polidoro Editore di Napoli presenta in occasione della Fiera del Libro di Roma, Più Libri Più Liberi, la sua nuova collana di classici. A parlarci di questo e di altri interessanti realtà del mondo editoriale è il nuovo direttore di collana Antonio Esposito.

Immagine 1Typee di Herman Melville e I gioielli indiscreti di Denis Diderot, due primi romanzi e due celebri autori. Da dove nasce l’idea di riportare alla luce le opere “minori” di autori che hanno conosciuto la gloria, ma per altri capolavori (Moby Dick per Melville e L’Encyclopedie per Diderot)?

Siamo partiti dal presupposto che in letteratura non esistono opere o autori minori. Piuttosto esistono testi trascurati eppure di grande dignità. La scelta è caduta sulle prime opere di Melville e Diderot perché ci tenevamo a recuperare, per l’inizio di collana, lo spirito delle prime volte. La Alessandro Polidoro Editore è al suo quarto anno di attività, e in questo suo momento storico, si sta impegnando a ridefinire il proprio catalogo e a percorrere nuove vie; dopo aver dedicato tanto spazio a pubblicazioni sulla storia e le tradizioni del suo territorio.

Come avviene la scelta di un’opera da ri-editare?

Non esiste una formula. Volevamo una collana di classici che ci permettesse di definire al meglio il nostro progetto culturale così da poter, da un lato, delineare la nostra identità e, dall’altro, renderci più riconoscibili ai lettori. In particolare, per quest’ultimo aspetto, si è ragionato tanto sulla veste grafica, realizzata da Adriano Corbi.

melville 3Siete partiti da vecchie traduzioni per la redazione delle due opere. Come si sceglie la migliore proposta di traduzione e in che occasione si operano delle modifiche al testo? Per il titolo del libro di Melville, ad esempio, si è scelto di conservare la grafia inglese “Typee” piuttosto che adottare la grafia italianizzata “Taipi” di alcune edizioni nostrane (Mondadori, Feltrinelli e Rizzoli tra gli altri), da cosa è dipesa questa decisione?

Per lo più è stata una scelta pratica, per trovarsi in accordo con la lingua del lettore moderno. La traduzione di Typee è di Bice Pareto Magliano e risale al 1931. Gli interventi attuati sul testo quindi sono stati tutti orientati all’ammodernamento linguistico, compresa la trascrizione dei nomi propri.

In cosa consiste il lavoro editoriale di un direttore di collana e nel caso specifico di una collana di classici ristampati?

La direzione la percepisco soltanto come nominale. Infatti dopo aver avuto l’approvazione dell’editore ho lavorato a stretto contatto con Adriano Corbi e Cecilia Laringe. Io sono intervenuto per la scelta dei testi e dei curatori. Ma l’intera casa editrice ha contribuito a ogni passaggio della filiera, dal recupero dei testi al visto si stampi. È stato un lungo percorso di confronto che, se ha dato dei frutti, è stato proprio grazie alla giusta combinazione delle singole competenze.

Dal rapporto della Buchmesse sullo stato dell’editoria in Italia si evince che il nostro Paese registra la più bassa percentuale di lettori a confronto con le altre editorie europee e statunitensi. Quella di editare classici è sicuramente una scelta interessante, ma, a questo punto, diventa un po’ azzardata. Cosa pensi che potrebbe invogliare un lettore non forte a riprendere un classico della letteratura?

I dati sulla lettura in Italia sono questi da circa un decennio e l’editoria non sembra aver reagito con criterio alla cosa. Nel tentativo di conquistare i non lettori la produzione editoriale ha subìto in questo lasso di tempo un drastico abbassamento della qualità, avendo come conseguenza anche una disaffezione, e quindi un calo, dei lettori forti. In questo scenario la scelta di riportare i classici sullo scaffale può essere un tentativo per attuare un’inversione di tendenza. La scelta è, sì, azzardata, ma forse necessaria.   

Parlando di rapporto con il pubblico e di invogliare alla lettura, la Polidoro Editore è impegnata nell’organizzazione di Napoli Città Libro, puoi parlarci del progetto? Su cosa si lavora e quali sono le aspettative?

Napoli Città Libro è un progetto nuovo per la nostra città, ed è già in atto. Da settembre sono cominciati eventi mensili che hanno visto una forte partecipazione, con ospiti come Maurizio De Giovanni, Luca Briasco e l’algerino Kamel Daoud. Altri ce ne saranno fino ad aprile. E a maggio, dal 24 al 27, ci sarà il salone vero e proprio nel cuore del centro storico, al complesso di san Domenico maggiore, con la presenza degli editori e di tutte le altre forze messe in atto per realizzare l’evento.

 diderot 2Due frasi ad effetto per concludere: perché leggere Melville e perché leggere Diderot?

Melville è per gli amanti del romanzo d’avventura e Diderot per gli innamorati delle atmosfere da mille e una notte. Ma più che con una frase a effetto, concluderei con un pensiero di Italo Calvino: “Se la scintilla non scocca, niente da fare: non si leggono i classici per dovere o per rispetto, ma solo per amore”.

                                                          

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