"Because of my Body": un documentario sul bisogno di amare delle persone disabili

Giovedì, 25 Gennaio 2018 10:22
  

Spesso si guarda al mondo della disabilità con preconcetti ed equivoci.


Le persone disabili vengono tutt'oggi considerate, quando va bene, angioletti da proteggere e a cui voler bene; da commiserare, da scansare o da etichettare come handiccappati, dimenticando che si sta parlando innanzitutto di persone, quando va male,. Persone che hanno gli stessi diritti, gli stessi doveri e le stesse esigenze dei normodotati. Sono proprio specifiche esigenze, di cui non si parla mai, che nel documentario Because of my Body per la prima volta in Italia non vengono nascoste o considerate tabù, ma si manifestano esplicitamente: il bisogno di amare e di essere amato, di tenerezza, di vicinanza e di intimità.


Al regista di questo documentario, Francesco Cannavà, abbiamo rivolto alcune domande:


Come nasce l'idea di realizzare il suo ultimo documentario Because of my Body?
Durante gli anni del'Università ho avuto una cara amica, disabile motoria, e con lei ho trascorso una parte del tempo della mia giovinezza. Abbiamo scoperto alcuni aspetti della vita insieme, guardando la realtà che ci veniva incontro con gli stessi occhi ingenui di due ventenni. Alessandra però aveva uno sguardo più luminoso rispetto al mio, più entusiasta e fiducioso della vita. Non ho mai trascorso un giorno con lei senza notare sul suo viso il suo splendido sorriso. Non l'ho mai sentita lamentare qualcosa, anzi ero io che spesso mi rivolgevo a lei per sfogare i miei malumori e chiederle consigli. Poi, all'improvviso, a ventotto anni, Alessandra è morta. Non sapevo che avesse una malattia genetica così terribile da rischiare la vita da un giorno all'altro; non me lo aveva mai detto. Grazie a lei, alla sua presenza e al suo impegno, l'università che frequentavamo e dove ci siamo laureati ha realizzato dei servizi a sostegno degli studenti disabili che prima di lei non c'erano. E non solo: esiste anche una fondazione che porta il suo nome, W Ale Onlus, per lo studio e la cura delle anomalie vascolari, voluta dai suoi splendidi genitori. Alessandra ha portato nella mia vita, tra i miei pensieri, la consapevolezza che dobbiamo vivere in una realtà integrata, senza barriere che limitino o ostacolino tutti i bisogni, soprattutto quelli primari, delle persone.


Ci illustra per sommi capi di cosa parla?
Il documentario racconta cosa sta accadendo in Italia nell'ambito dell'assistenza sessuale per le persone disabili, cosa prevede la legge, cosa sta facendo l'associazione LoveGiver per far sì che questa figura venga riconosciuta dallo Stato, quali drammi vivono le famiglie che subiscono impotenti questo problema. Il mio film prova a raccontare come alcune persone stiano provando a fare una rivoluzione culturale su questo tema.


Ha incontrato ostacoli della realizzazione di questo documentario?
No, vedo che la gente è molto attenta e sensibile a questo tema. Sto trovando feedback positivi da parte di produttori ed editor di società audiovisive importanti.


Sappiamo che questo documentario si sta realizzando grazie ad una raccolta fondi su internet. Questa è una necessità che nasce dal fatto che il tema trattato non trova investitori oppure è un bisogno che investe tutto il settore cinematografico italiano? O ancora è una moda che investe più campi?
Abbiamo avviato il crowdfunding perché quando si realizza un documentario devi girare una serie di riprese preliminari e montarle in un teaser per proporlo ad un produttore che deciderà se gli interessa sviluppare il progetto. Le riprese del corso di formazione per Operatore all'Emotività, Affettività e Sessualità per persone disabili che si è svolto a Bologna sono state finanziate da due piccole e coraggiose società, la 8 Road Film di Renata Giuliano e la Recplay di Roberta Putignano e Vincenzo De Marco. Grazie a loro sono riuscito ad avviare il progetto. Adesso servono i soldi per riprendere le sessioni di tirocinio del corso, quando gli O.E.A.S. incontreranno le persone disabili. Questi incontri si svolgeranno in tutta Italia, e la campagna di crowdfunding serve a sovvenzionare queste riprese in diverse città, da Nord a Sud.


Ha mai pensato di girare un documentario sulla giornata tipo di un disabile?
Questo documentario mostrerà anche alcuni momenti della giornata tipo di una persona disabile per raccontare quale sia il peso della sessualità nella vita di tutti i giorni.


Cosa risponderebbe a quelle persone che pensano che i disabili si lamentino troppo: pensione da fame, tagli all'assistenza domiciliare, barriere architettoniche e mentali. Adesso pretendono anche il sesso?
Quello che mi ha insegnato Alessandra, rispondere con un sorriso.


Qual è il ruolo dell'assistente sessuale? Come viene formata questa figura?
L'assistente sessuale è un operatore professionale (uomo o donna) con orientamento bisessuale, eterosessuale o omosessuale che deve avere delle caratteristiche psicofisiche e sessuali "sane". Attraverso la sua professionalità supporta le persone diversamente abili a sperimentare l'erotismo e la sessualità. Questo operatore, formato da un punto di vista teorico e psicocorporeo sui temi della sessualità, permette di aiutare le persone con disabilità fisico-motoria e/o psichico/cognitiva a vivere un'esperienza erotica, sensuale e/o sessuale. Gli incontri, infatti, si orientano in un continuum che va dal semplice massaggio o contatto fisico, al corpo a corpo, sperimentando il contatto e l'esperienza sensoriale, dando suggerimenti fondamentali sull'attività autoerotica, fino a stimolare e a fare sperimentare il piacere sessuale dell'esperienza orgasmica. L'operatore definito del "benessere sessuale" ha dunque una preparazione adeguata e qualificante e non concentrerà esclusivamente l'attenzione sul semplice processo "meccanico" della sessualità. Promuoverà attentamente anche l'educazione sessuo-affettiva, indirizzando al meglio le "energie" intrappolate all'interno del corpo della persona con disabilità.


Pensa, con questo documentario, di sfatare un tabù o di ricevere le critiche dei "bacchettoni" nel raccontare i desideri affettivi e sessuali delle persone disabili?
Penso solo alla necessità di raccontare quello che sta accadendo e di farlo nel rispetto di tutte le sensibilità.


Affrontare questa tematica potrebbe essere occasione di dibattito sulla legalizzazione della prostituzione?
Sicuramente sì.


Durante le riprese sicuramente avrà preso coscienza del tormento interiore di un disabile. Pensa che la presenza dell'assistente sessuale possa lenire questo tormento?
Se l'O.E.A.S. riuscirà ad aiutare il soggetto disabile a rendersi protagonista maggiormente responsabile delle proprie relazioni sia sentimentali che sessuali, favorendo una maggiore conoscenza e consapevolezza di sé ed una più adeguata capacità di prendersi cura del proprio corpo e della propria persona, allora sì, verranno risolti anche certi tormenti interiori.

 

 

 

 

 

 

La foto è stata presa dal sito www.wikipedia.org

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