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Da che pianeta viene Cristiano?

Sabato, 31 Marzo 2018 00:00
Da che pianeta viene Cristiano?
  

Navigando negli insidiosi mari di YouTube, ho trovato un video in cui Federico Buffa racconta a una platea ipnotizzata dalla sua lingua magica, di quando Carlo Ancelotti gli raccontò che Cristiano Ronaldo, dopo aver fatto doppietta all'Allianz Arena contro il Bayern di Robben e Ribery , al rientro a Madrid, invece di andare a casa, dove lo aspettava una certa Irina Shayk, si è fatto accompagnare alle due di notte al centro sportivo del Real, per fare un bagno di mezz' ora in una vasca di ghiaccio, al fine di tonificare più velocemente i muscoli in vista della partita di campionato seguente.


Forse soltanto Kobe Bryant e Michael Jordan sono stati capaci di raggiungere lo stesso grado di ossessività competitiva che informa Cristiano Ronaldo.


L'elemento principale che preme sottolineare è che il portoghese è ormai paragonabile ad un elemento fisico. È tipo la forza di gravità. Determina le regole dello spazio circostante, per cui qualsiasi tipo di giudizio estetico a riguardo non influisce in nessun modo sul fatto che a quelle regole si debba sottostare per forza di cose. In carriera ha segnato quasi settecento goal di cui, ben oltre la metà, per il Real Madrid. I record di autentiche leggende del "madridismo" come Alfredo Di Stefano, Ferenc Puskás e Raul Gonzales Blanco sono stati spazzati via. Muovere critiche di fronte a questi numeri, e all'efficacia con cui si sono tradotti in risultatati, equivale a non percepire la realtà delle cose.

 

Paradossalmente l'unico appunto che si può fare a CR7 è quello di esser diventato talmente forte da non poter essere più oggetto di discussione. L'insindacabilità è un privilegio raro che Ronaldo ha ottenuto faticosamente, spogliandosi dei doppi passi e delle galoppate sulla fascia che connotavano il suo stile di gioco ai tempi del Manchester United, asciugandolo in modo funzionale, fino a renderlo robotico e impersonale, attraverso la dedizione maniacale per la dimensione fisica e tecnico-tattica. Il problema è che la perfezione di Cristiano appare troppo costruita.


È questo il motivo per il quale Leo Messi è sicuramente un calciatore migliore. A differenza del campione portoghese, La Pulce argentina è riuscita a raggiungere gli stessi livelli assurdi attraverso il suo talento grezzo, mai troppo modellato. Il gusto per il dribbling che traspare dal magico sinistro di Leo è molto più verace, rispetto alla scarna supremazia raggiunta da Cristiano. Il numero dieci del Barcellona ha poi avuto la grande sfortuna di somigliare in modo blasfemo al più grande di tutti, uno che ha vinto la metà di un quarto dei trofei di Messi e Ronaldo, ma che portava in sé il Mistero essenziale del pallone. Se Messi ha con se tutta la simpatia che si può provare per un ragazzo schivo, iscritto, suo malgrado, ad una gara invincibile contro Maradona, Cristiano sembra lottare contro l'idea di se stesso, contro le insicurezze di un ragazzino venuto da una lontanissima isoletta dell'Oceano Atlantico. Forse pensa a questo ogni volta che si dispera per un passaggio banale sbagliato, e fa quasi tenerezza perché in quel momento sembra l'unico a non rendersi conto che è solo questione di tempo prima che una rovesciata impossibile ci faccia chiedere da che pianeta viene.

 

 

 

 

Fonte foto: SkySports.com

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Pasquale De Carlo

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