I primi giornali a Napoli

Giovedì, 26 Aprile 2018 00:00
  

È stupendo leggere al mattino, restando ancora a letto, le news su un tablet. Non ci meravigliamo di poter ricevere notizie in tempo reale da qualunque parte del mondo: il tutto ci sembra scontato.

 

Ma ci siamo mai chiesti in che modo i nostri predecessori riuscissero a ricevere e a diffondere le notizie?


Su questo argomento c'è una vasta letteratura e poiché proprio Napoli fu tra le prime città in cui il popolo veniva informato da un giornale sugli avvenimenti e sulle notizie di rilievo, sia locali che estere, ne approfittiamo per inoltrarci nel suo passato e scoprire un aspetto della sua storia sociale della nostra città.


Già nel Seicento, sotto la dominazione spagnola, esistevano gli avvisi, costituiti da fogli volanti, scritti a mano, che venivano consegnati a coloro che pagavano un tanto per riceverli e che con il tempo si trasformarono in Gazzette. La prima Gazzetta risale al 1631, sovvenzionata dal governo vicereale, pubblicata settimanalmente e stampata in un palazzo dell'attuale Via Monteoliveto; non aveva libertà di informazione né scelta di notizia nel campo politico, la verità veniva spesso alterata.

 

Anche a quel tempo esistevano le fake news!

 

Finalmente con Carlo di Borbone, nel settecento il giornalismo napoletano cominciava ad assumere carattere letterario; il Regno delle due Sicilie si mise alla pari con gli altri stati e la nostra città attraversò un risveglio sia nel campo dell'informazione che in quello del giornalismo nozionistico e culturale. Alle pubblicazioni collaborarono eminenti personaggi come il Vico, il Giannone e il Genovesi, tre nomi che basterebbero a farci comprendere il livello giornalistico a Napoli nel '700. Nel 1741 la Gazzetta Napolitana inserì nelle sue colonne una rubrica a carattere letterario chiamate "Novelle letterarie". Alla seconda metà del settecento appartiene il giornale enciclopedico di Napoli di Giuseppe Vairo Rosa in cui comparvero anche riproduzioni di dipinti come Il Ritratto del Sovrano eseguito dal Bonito.


Altre pubblicazioni del tempo furono l'Analisi ragionata dei libri nuovi e il Giornale del 1797, che con il sorgere della repubblica parteneopea divenne subito politico e si chiamò "letterario". Fu la più diffusa Gazzetta del suo tempo insieme al Monitore di Eleonora Pimentel Fonseca. Questi giornali rispecchiavano fedelmente gli orientamenti e la varietà degli interessi intellettuali di una Napoli settecentesca in cui si affermavano le più avanzate correnti di pensiero e rappresentano il cospicuo contributo che il Regno di Napoli dette al pensiero riformatore che si stava diffondendo in Italia.

 

 

 

 

Link all'immagine: https://pixabay.com/it/napoli-panorama-campania-italia-2663371/

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