Dal web alla vita reale

Martedì, 29 Maggio 2018 09:29
  

Sono stati gli americani. No, sono stati i russi. No, è stata la CIA. No, è stato Kim Jong-un... No, a creare il caos è stato Zuckerberg!
I burocrati hanno scoperto finalmente l'uovo di Colombo: i nostri dati personali, messi su Internet, vengono manipolati e utilizzati, quando tutto va bene, per fini commerciali, quando va male, per monitorare i comportamenti e influenzare campagne elettorali.


L'Unione Europea ha cercato di mettere le toppe a normative già esistenti stringendo il campo delle regole per ciò che concerne il consenso, l'informativa, il diritto all'oblio e la conservazione limitata dei dati. Si è deciso anche di appioppare salatissime multe a quei siti che non si adegueranno alle nuove normative.


Le nostre caselle sono state invase da email per informarci sull'inversione di rotta circa i cambiamenti di policy della privacy. Qualcuno le ha lette? L'intraprendente che l'ha fatto è andato fino in fondo alla pagina? Ha capito tutto?
Proviamo a capirlo trasportando nella vita reale ciò che avviene nel Web.


Immaginiamo di entrare in una cartoleria dove il proprietario, invece di accoglierci con entusiasmo, ci chieda perché guardavamo con interesse la sua vetrina (traduzione: quando si entra in un sito, si visualizza il classico banner che ci dice che per navigare dobbiamo accettare cookies che genereranno statistiche).


Se compriamo un suo qualsiasi articolo ci invita a lasciare i nostri dati, in modo da inserirli solo una volta nel suo database. Ci dice che li manterrà al sicuro da occhi indiscreti e che solo con il nostro consenso potrebbero essere ceduti ad altri (traduzione: il sito utilizzerà cookie di terze parti e di sessione e ci chiederà di accettare la sua informativa sulla privacy in cui spiega come utilizza i dati personali che, dietro nostra accettazione, potrebbero anche essere ceduti ad altri soggetti).


Il nostro percorso immaginario continua in una tabaccheria dove il proprietario per farci entrare chiede i nostri dati personali. «Li ho già dati alla cartoleria, li può prendere da lì», rispondiamo con cortesia, così ci vengono proposti articoli affini a quelli comprati in cartoleria (traduzione: il nostro profilo Facebook può essere utilizzato, su nostro assenso, anche con Spotify o Instagram che ci propineranno musica e foto che sanno di essere a noi gradite).


La camminata potrebbe continuare arricchendola di altri particolari, tuttavia il dubbio che resta è amletico: è soddisfacente o non è soddisfacente questa nuova normativa per la difesa della nostra privacy?

 

 

lmmagine libera presa da:

https://www.pexels.com/photo/tea-cup-laptop-apple-7360/

 

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