Oedipus @ Pompeii Teatrum Mundi

Venerdì, 06 Luglio 2018 07:53
  

“Edipo, non t’avessi mai conosciuto!”

Significativa affermazione che ricorre continuamente nello spettacolo. Quale? Oedipus diretto Robert Wilson, andato in scena ieri a Pompei, nel Teatro Grande, per la prima di tre serate.

La trama? Conosciutissima, ma ricordiamola. Al re di Tebe, Laio, viene predetto che avrà un figlio che lo ucciderà. Nato Edipo, il padre gli fa trafiggere i piedi e lo affida a un pastore affinché il bambino venga abbandonato in montagna. Il pastore però lo affida a un altro pastore, che lo porta a Corinto, dove il locale re, Polibo, in mancanza di figli, lo cresce come se fosse figlio suo. Cresciuto, Edipo sente dire di essere un trovatello. L’oracolo di Delfi gli predice che avrebbe ucciso suo padre e sposato sua madre. Edipo non fa più ritorno a Corinto. In un trivio, incontra un vecchio su un carro che pretese la precedenza. Nella colluttazione, Edipo uccide il vecchio e i suoi servi, tranne uno. Il vecchio è Laio. Edipo giunge a Tebe, la libera dalla Sfinge e viene proclamato re. Sposa la regina Giocasta, vedova di Laio, e con lei ha quattro figli. Interrogando un veggente e l’unico servo di Laio sopravvissuto, Edipo scopre la verità. Giocasta si suicida e Edipo si acceca.

Uno spettacolo particolare  e surreale, che rivisita la grande tragedia del maestro greco Sofocle. Infatti, più che a uno spettacolo teatrale in senso stretto – dove prevale la recitazione, s’intende – ci troviamo di fronte a un’installazione visiva e musicale davvero particolare, fornita al pubblico da attori muti e dalle movenze a tratti lentissime, a tratti fulminee, in un sottofondo musicale talora lento e delicato, talora stridente e dissacrante. La trama è ridotta a pochi eventi fondamentali (la profezia fatta a Laio, il matrimonio tra Edipo e Giocasta, ecc.) ed è – se così possiamo dire – commentata da una serie di voci fuori campo, maschili e femminili, che la offrono al pubblico in varie lingue (italiano, francese, tedesco, inglese, greco).

A un’analisi più approfondita, però, lo spettacolo appare più come il diario delle emozioni dei personaggi, ma soprattutto del protagonista, Edipo. Le luci, i movimenti e le danze sul palco, il sottofondo musicale variano a seconda delle situazioni e rappresentano le reazioni di Edipo: la ricerca affannosa dei suoi genitori, lo sgomento per la scoperta dell’incesto, ecc. Lo spettatore è, quindi, portato allo shock e a forti reazioni emotive, sulla scia di quelle provate dai personaggi. Vi è una sorta di retaggio impressionista/futurista in ciò.

Tuttavia il risultato non è convincente. L’ossessiva ripetizione dei commenti/trama nelle varie lingue rende davvero lento lo svolgimento dell’opera. In più, bisogna conoscere la trama della tragedia di Sofocle davvero bene per cogliere la successione degli eventi, in quanto il movimento continuo e simbolico (e caotico) degli attori sulla scena non sempre permette di capire cosa stia effettivamente succedendo. Forse ciò dipende anche dalla sopracitata natura fortemente emotiva dello spettacolo: un diario è frutto della prospettiva dell’individuo, è soggettivo e, in un certo senso, può falsare il racconto degli eventi.

Una menzione speciale va però allo scenario, il Teatro Grande di Pompei: le rovine di età romana e il cielo stellato erano pura poesia!





Link alla foto: http://www.infoturismonapoli.it/pompei-theatrum-mundi-2018/http://www.infoturismonapoli.it/pompei-theatrum-mundi-2018/

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Annachiara Giordano

Studentessa di Lettere moderne e aspirante giornalista, sono appassionata di letteratura e viaggi, cinema e telefilm, insomma di tutto ciò che possa stimolare fantasia e immaginazione. 

Sito web: https://www.facebook.com/annachiara.giordano1?ref=tn_tnmn

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