Stabiae Nocte: gli scavi di Castellammare illuminano la sera!

Domenica, 02 Settembre 2018 10:26
  

"La fortuna aiuta i prodi; dirigiti sulla dimora di Pomponiano" (Epistolarum libri, Plinio il Giovane).
Pomponiano viveva a Stabiae, l’attuale Castellammare di Stabia. Stava per ricevere Plinio il Vecchio. Era il 24 agosto del 79 d.C., il Vesuvio eruttava. Lo scrittore romano si recava sul posto per assistere al drammatico evento e per prestare soccorso alle popolazioni dell’area vesuviana, essendo al comando della flotta romana, stanziata a Miseno.

Perché parlare oggi di ciò? Perché ieri, 1 settembre, si è concluso il ciclo di aperture serali degli scavi archeologici di Castellammare di Stabia (le precedenti si sono tenute il 28 luglio, il 4 e l’11 agosto). Un ciclo di aperture straordinarie per un luogo straordinario, riunite nell’evento denominato Stabiae Nocte, organizzato dal Parco Archeologico di Pompei e dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Parliamo in particolare di Villa San Marco, una villa d’otium, cioè residenziale, di undicimila metri quadrati, di cui seimila riportati alla luce, che può perciò vantare il primato di più grande villa d’otium della Campania.
La villa fu costruita in età augustea, ma ampliata sotto il regno di Claudio. Sepolta in seguito all’eruzione del Vesuvio sopracitata, venne riscoperta tra il 1749 e il 1789, periodo in cui i Borbone commissionarono numerosi scavi archeologici. È tutt’ora in fase di scoperta e restauro, a causa di danni subiti durante il terremoto del 1980.

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La struttura della domus è quella caratteristica delle case della nobiltà romana. Si incontra subito l’atrium dotato di impluvium (dimostratosi funzionante grazie alla pioggia che ha accompagnato la visita), seguito poi da numerose stanze termali (calidarium, frigidarium, la palestra) che danno sul portico che affaccia e circonda il giardino e la piscina. Una vera oasi.

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Il visitatore rimane piacevolmente sorpreso dal vedere una domus in condizioni quasi perfette. I pavimenti originali mostrano decorazioni in mosaico di una bellezza unica, che rivelano anche un’altissima abilità artistica: nel passaggio da una stanza all’altra e dal cortile al giardino, vi sono decorazioni in bianco e nero, ma dalle fantasie più diverse e bellissime. Pareti e soffitti presentano ancora, quasi in tutto il perimetro, dipinti dai colori ancora intensi dopo tanti secoli, primo su tutti il diffusissimo rosso pompeiano, al cui interno si alternano quadretti con scene di vita bucolica o ritratti di divinità, eroi e amorini.

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Tali quadretti, purtroppo, in numerosi casi sono stati asportati dai borbonici. Gli originali possono essere ammirati al Museo Archeologico Nazionale a Napoli, mentre in loco vi sono delle fedelissime riproduzioni. Alcuni di questi quadretti, però, sono stati lasciati nella villa, come il seguente.

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La visita è stata resa estremamente piacevole dalle guide competenti e stimolanti, da un’illuminazione oltremodo suggestiva e da una musica di sottofondo adattissima all’ambiente.
Pompei rende l’idea di una città romana, ma Villa San Marco (così chiamata perché nel XVII secolo sorgeva nei pressi della villa una cappella dedicata proprio a San Marco) rapisce il visitatore e lo riporta nella quotidianità e nella riservatezza di un’abitazione privata, meravigliosa e suggestiva.

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Foto di Annachiara Giordano

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Annachiara Giordano

Studentessa di Lettere moderne e aspirante giornalista, sono appassionata di letteratura e viaggi, cinema e telefilm, insomma di tutto ciò che possa stimolare fantasia e immaginazione. 

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