L'emblema del postmoderno: l'uomo senza legami

Domenica, 28 Ottobre 2018 19:16
  

Oggi c'è domani chissà. Questo è l'emblema della nostra società liquida. Bauman definisce l'uomo della era postmoderna « l'uomo senza legami». Ed è proprio così. Il legame, l'essere veri risulta qualcosa di anacronistico attualmente. Oggi viviamo nel pensiero costante di non voler costruire qualcosa di serio, ma solo relazioni occasionali che non richiedono impegno. Partiamo dal principio. Partire già dall'idea di non voler qualcosa di serio è sbagliato, dato che nella vita non si possono e non si debbano addurre definizioni. Tutti questi meccanismi sono imposti dalla società in cui viviamo, così abile da non farcene accorgere. Così astuta da farci credere che è questa la normalità. È normale non rischiare, non mettere in gioco le proprie emozioni. Mettersi in gioco fa male, quindi si evita di farlo. Come? Imponendosi rapporti “ usa e getta”, tutto e subito. La felicità, la condivisione non vanno ingabbiate in preconcetti standardizzati. Se si è felici con una persona allora è giusto stare con quella persona e quindi non è sano porre dei vincoli solo perché si ha paura di dare loro una qualsiasi forma. Non si da più valore a quello che si dice e che si fa perché è diventato una sorta di processo automatico dove di profondo e sincero c'è ben poco. Dare valore significa dare peso e dare peso oggigiorno non è consono, è sbagliato. Nei rapporti tra le persone manca l'umanità, il cuore , è tutto sfuggente. Si sostituisce una persona come una cosa vecchia dall'oggi al domani. Questo processo può essere ben rappresentato dalla metafora della città di Leonia nelle «Città invisibili» di Calvino. Questa immaginaria città è il simbolo del consumismo moderno in quanto si rinnova ogni giorno e preferisce buttar via piuttosto che riparare.

Ecco uno stralcio: « La città di Leonia rifà se stessa tutti i giorni: ogni mattina la popolazione si risveglia tra lenzuola fresche, si lava con saponette appena sgusciate dall’involucro, indossa vestaglie nuove fiammanti, estrae dal più perfezionato frigorifero barattoli di latta ancora intonsi, ascoltando le ultime filastrocche che dall’ultimo modello d’apparecchio.
Sui marciapiedi, avviluppati in tersi sacchi di plastica, i resti di Leonia d’ieri aspettano il carro dello spazzaturaio. Non solo i tubi di dentifricio schiacciati, lampadine fulminate, giornali, contenitori, materiali d’imballaggio, ma anche scaldabagni, enciclopedie, pianoforti, servizi di porcellana: più che dalle cose di ogni giorno vengono fabbricate vendute comprate, l’opulenza di Leonia si misura dalle cose che ogni giorno vengono buttate via per far posto alle nuove. Tanto che ci si chiede se la vera passione di Leonia sia davvero come dicono il godere delle cose nuove e diverse, o non piuttosto l’espellere, l’allontanare da sé, il mondarsi d’una ricorrente impurità. Certo è che gli spazzaturai sono accolti come angeli, e il loro compito di rimuovere i resti dell’esistenza di ieri è circondato d’un rispetto silenzioso, come un rito che ispira devozione, o forse solo perché una volta buttata via la roba nessuno vuole più averci da pensare.»

Queste parole risultano attualissime ed è bene rifletterci su. Quante volte lasciamo andare via una persona, preferendo qualcosa di nuovo, proprio come un oggetto, più facile da ottenere? Quante volte per omologarci a ciò che passa in tv non mostriamo i nostri sentimenti e ci rinchiudiamo in stupidi meccanismi social? La nostra generazione vive quotidianamente questo tipo di rapporti e riprendendo Bauman: «La relazione è dunque il terreno contemporaneo della più grande ambivalenza: deve essere leggera e flessibile per potersi rompere facilmente e dare la possibilità all’individuo contemporaneo di ricostituirsi, ritessersi, mantenendo intatta tutta la potenzialità relazionale di ognuno. In questo modo, ognuno è molto più solo che in passato, ma libero molto più che in passato di tentare forme e sistemi per uscire da questa solitudine.»

 

Ultima modifica il Domenica, 28 Ottobre 2018 19:29
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Giulia Compagnone

Nata a Napoli,frequenta la facoltà di giurisprudenza. Da sempre innamorata della sua meravigliosa città, nonostante i suoi difetti e le sue contraddizioni. Ogni giorno cerca di impegnarsi , di lottare per lei, attraverso azioni pratiche e attraverso la sua scrittura. Non finisce mai di stupirsi di quanto possa dare questa città, malgrado sia un vero e proprio paradiso abitato da diavoli.Ama la cultura e tutto ciò che è legato ad essa ,ha uno spiccato senso civico ed è appassionata di musica e di danza.

Le due sue citazioni preferite sono:" raccontare le cose come stanno vuol dire non subirle" di Roberto Saviano e " vi sono momenti nella vita in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo. Un dovere civile, una sfida morale,un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre" di Oriana Fallaci.

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