Narcos: Messico - Il meglio è passato?

Lunedì, 19 Novembre 2018 11:35
  

Se è vero che i film – e le serie tv, aggiungerei – possono portare lo spettatore in luoghi lontanissimi, allora Netflix lo scorso 16 novembre ci ha regalato un biglietto aereo per il Messico. È infatti sbarcata sul catalogo del colosso dello streaming la quarta stagione di Narcos, curiosamente caricata come una serie a sé, dal titolo Narcos: Messico. Come se si trattasse di uno spin-off. La scelta non sembra molto convincente.

[SPOILER ALERT]
E allora eccoci pronti per esplorare la terra dei mariachi partendo dalla città di Guadalajara, in cui si trasferisce l’agente della DEA Kiki Camarena (Michael Peña) per cercare di arrestare il cartello di narcotrafficanti messo su dallo sfuggente Miguel Angel Felix Gallardo (Diego Luna).

Fin qui non sembrano esserci molte differenze tra la stagione messicana e le precedenti. In realtà, gli agenti della Dea sono qui praticamente senza alcun potere, impossibilitati a svolgere il loro lavoro per via dell’endemica corruzione delle istituzioni e delle forze dell’ordine messicane e delle stesse ritrosie degli yankee.
Ne deriva quindi l’emersione, al di là dello sperpero dei trafficanti e della loro “bella vita”, del dramma fatto della frustrazione e dell’amarezza degli agenti, Kiki in primis, che scioglie un po’ il cuore, bisogna dirlo. In ciò risulta quindi fondamentale la magistrale interpretazione di Michael Peña, probabilmente conosciuto dai più solo per essere “l’amico messicano chiacchierone di Ant-Man”.

Narcos Messicox

Degna di nota anche l’interpretazione di Diego Luna, che non si dà allo sperpero come i suoi soci, ma incarna la figura del fondatore e manager – anche se malavitoso – di un impero tanto remunerativo quanto fragile e perennemente sull’orlo del fallimento, consapevole dei rischi causati dall’irruenza e dall’istintività dei colleghi. Più che l’operato degli agenti della Dea, infatti, sarà l’impulsività dei narcos, sempre pronti a spararsi a vicenda per difendere l’onore, che minerà la già precaria stabilità dell’organizzazione e faciliterà il compito ai “buoni”. Miguel Angel è perciò perennemente diviso tra l’intransigenza di un boss e la fragilità di un uomo che ha dovuto fare tante rinunce e sacrifici. Ciò è reso magnificamente dall’interprete, che ha sempre un atteggiamento rigido e inflessibile, ma anche uno sguardo languido e malinconico.

Tuttavia, vi sono diverse note stonate in questa stagione/serie. Il ritmo è molto lento, ci sono dei buchi di sceneggiatura e la durata dei 10 episodi – circa un’ora, se non di più – risulta quindi eccessiva. A complicare la faccenda c’è l’eccessiva oscurità delle inquadrature, che impedisce una buona visibilità delle azioni, per lo più svolte in notturna. In più, lo spettatore ha difficoltà a capire i dialoghi, data la non chiara pronuncia del personaggi, spesso di spalle o con sigarette in bocca o bicchieri praticamente in faccia. Ci si riferisce qui alla versione in lingua originale della serie, la quale diventa quindi dipendente dai sottotitoli.

Non è meglio ritirarsi all'apice del successo?

[SUPER SPOILER ALERT]
Quanto è stato bello rivedere Wagner Moura nei panni di Pablo?!? I suoi modi gentili e pacati ci erano mancati moltissimo!



Link alle foto: https://www.cinematographe.it/serie-tv/narcos-messico-4-uscita-trama-cast-netflix/

https://www.guardaserie.watch/narcos-messico/

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Annachiara Giordano

Studentessa di Lettere moderne e aspirante giornalista, sono appassionata di letteratura e viaggi, cinema e telefilm, insomma di tutto ciò che possa stimolare fantasia e immaginazione. 

Sito web: https://www.facebook.com/annachiara.giordano1?ref=tn_tnmn

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