"Robin Hood - L'origine della leggenda" tra svago, anacronismi e sensi nascosti.

Sabato, 01 Dicembre 2018 18:41
  

Rubava ai ricchi per dare ai poveri. Chi è? Facile! Ovviamente parliamo di Robin Hood, la cui leggenda intramontabile torna sul grande schermo col film di Otto Bathurst Robin Hood – L’origine della leggenda.
Fin da subito, però, allo spettatore viene chiesto di dimenticare tutto ciò che sa e quanto ha già visto riguardo il ladro eroe. Questa è una storia diversa.

Robin (Taron Egerton) è un signorotto inglese che deve interrompere il suo idillio amoroso con Marian (Eve Hewson) per prendere parte alle crociate. Al suo ritorno, troverà un mondo completamente diverso, che lo crede morto e in cui la popolazione è spremuta fino all’ultimo centesimo dal crudele sceriffo di Nottingham. Ovviamente, Marian ha un nuovo fidanzato, l’aspirante rappresentante del popolo Will (Jamie Dornan).
Privo di scopi e di beni, Robin sarà spinto a mettere in atto una rivolta sociale da un combattente arabo (Jamie Foxx), il cui nome si può tradurre con John e che vuole aiutare Robin in quanto l’inglese ha tentato – invano – di salvare suo figlio.

Il film si propone come un action movie ricchissimo di effetti digitali che riempiono gli occhi dello spettatore e stimolano l’adrenalina. Il cast, ad eccezione di Foxx, non brilla per profondità ma per un film d’azione è più che sufficiente.
Sono però gli innumerevoli anacronismi e le frequentissime incoerenze che colpiscono l’occhio di uno spettatore più attento. Anacronismi che risiedono in ogni campo, dall’edilizia, con palazzi fatti di vetro e dal sapore estremamente moderno, ai costumi che sembrano riciclati dal set del Grande Gatsby – per non parlare dei decolleté con tacco e degli stivaletti con suola in gomma che a modesto parere di chi vi parla non credo fossero comuni nel medioevo. Vi sono poi armi a dir poco futuristiche, come balestre semi-automatiche e bombe molotov. Seppur gli archi sono standard, le frecce però sono infinite – roba che Legolas può accompagnare solo – ma quando sono dirette ai cattivi riescono ad attraversare le più robuste armature, quando sono dirette verso i buoni diventano automaticamente inefficaci. I cattivi poi muoiono subito, i nostri paladini possono essere colpiti al cuore, ma non risentirne affatto. In più ci sono cavalli così coraggiosi – o stupidi – da gettarsi a tutta velocità contro muri e palizzate, uscendone del tutto illesi. In conclusione, ad una rivolta che assume presto una dimensione popolare delle migliori resistenze partigiane e rivoluzioni si contrappone un corteo degli uomini dello sceriffo che ricalca quasi fedelmente le avanzate naziste.

Tutti questi elementi fanno sorridere e chiariscono la natura del film quale mero svago e intrattenimento. Tuttavia non si può non chiedersi se invece gli anacronismi e le incongruenze non siano un mezzo per rivelare quanto, in realtà, i temi di fondo della storia di Robin Hood siano eterni, senza tempo e notevolmente attuali. È probabile che la rivolta organizzata da Robin sia un “omaggio” alle grandi rivolte popolari della storia, dal ’68 a Che Guevara. È probabile che l’asprezza della repressione tentata dallo sceriffo sia un’eco dei metodi adottati dai regimi totalitaristi.

Il film avrebbe quindi due chiavi di lettura. Non ci resta che scegliere.




Link alla foto: https://redcapes.it/robin-hood-lorigine-della-leggenda-di-otto-bathurst-recensione/

Vota questo articolo
(0 Voti)
Annachiara Giordano

Studentessa di Lettere moderne e aspirante giornalista, sono appassionata di letteratura e viaggi, cinema e telefilm, insomma di tutto ciò che possa stimolare fantasia e immaginazione. 

Sito web: https://www.facebook.com/annachiara.giordano1?ref=tn_tnmn

Facebook Like

Accedi

Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.