"Il diario segreto del cuore", intervista all'autore Francesco Recami

Domenica, 02 Dicembre 2018 00:00
Il diario segreto del cuore Il diario segreto del cuore
  

 

Francesco Recami, noto scrittore fiorentino, ha presentato alla Scugnizzeria di Melito/Scampia, il suo ultimo libroIl diario segreto del cuore (Sellerio, 2018). L'evento è stato organizzato dall'L'Associazione Culturale "L'Anguilla".

È una storia da inserire nella fortunata seriede La casa di ringhiera, ubicata a Milano al civico num. 14 di via ***, dove gli atteggiamenti degli inquilini, la loro quotidianità fatta di momenti tragici, comici e di situazioni talvolta surreali, rispecchiano la vita di un qualunque condominio italiano. 

 

Il titolo di quest'ultimo libro può trarre in inganno, può far pensare a qualcosa di sdolcinato, tenero, sentimentale, invece ci troviamo davanti ad un testo che, con una scrittura semplice e scorrevole, ci proietta in un mondo politicamente scorretto dove fanno da padrone: bullismo, insulti sui social e ragazzini che sul sesso sembrano saperne più degli adulti. Queste problematiche emergono grazie al diario della piccola Margherita, un diario che smette di essere segreto nel momento in cui viene trovato e letto da sua madre. Con lo scrittore abbiamo voluto approfondire gli argomenti trattati nel libro.

 

Come nasce l'idea di ambientare i suoi libri in una casa di ringhiera?

Ho cominciato a scrivere un libro su un condominio di una città che non esisteva, dove tutti si facevano i fatti degli altri e nessuno voleva che si facessero i fatti propri. Poi, trovandomi a Milano, per caso ho visitato una casa di ringhiera, e mi sono reso conto che ognuno vedeva chi entrava e chi usciva. Ho capito che quello era il posto adatto per i miei racconti.

 

 

  • Quindi la casa di ringhiera rappresenta un microcosmo della società italiana?

Io penso che quello che accade nella casa di ringhiera di Milano può accadere dappertutto.

 

  • In questo suo nuovo libro si punta la lente di ingrandimento sulla famiglia Giorgi che avevamo conosciuto in suo precedente racconto. I loro problemi sono riscontrabili in molti nuclei familiari. Lei presenta quest'aspetto in maniera ironica, con una lettura, come d'altronde ci ha abituato, scorrevole, divertente e pungente. Secondo lei la società si è trasformata o ci sono sempre stati muri tra una generazione e l'altra?

Le case di ringhiera prima erano diverse da quelle attuali perché la cucina, il bagno e la lavanderia erano in comune. Quindi permettevano alla gente di relazionarsi. Oggi invece questi appartamenti sono diventati quattro mura in cui ci si fa tutto. Questo modo di vita, che per noi è normalissimo, alla fine è una segregazione. Così se nelle storie delle casa di ringhiera c'è un po' di malinconia è verso altri tipi di vita ai quali non pensiamo più. Manca la vita di condivisione.

 

  • Ho letto diverse sue interviste e ho capito che lei non si definisce un giallista, in quale categoria letteraria dovremmo inserire i suoi racconti?

Nessuna. Spesso mi inseriscono nella categoria giallista perché utilizzo meccanismi di suspence. Però io un morto ammazzato non l'ho mai visto, non lo voglio neanche vedere. D'altronde nei miei gialli non c'è il morto, non c'è l'investigazione, non c'è l'investigatore, non c'è la soluzione, quindi è inutile parlare di gialli.

 

 

  • Gli adolescenti oggi sono nativi digitali, sono sempre connessi e la tecnologia se è usata bene porta a molteplici possibilità di apprendimento. Ma perché lei ha puntato il dito sui suoi aspetti negativi?

Perché secondo me i problemi non vengono dagli adolescenti, ma dalla fascia di età che va oltre la cinquantina. Infatti è quella la categoria malamente esposta ai rischi del Web. I nativi digitali se la cavano bene, gli ultra cinquantenni no.

 

  • Altro aspetto presente nel suo libro è la figura di una madre iperprotettiva. Ce ne parla? Una madre così può davvero minare la sicurezza dei figli o è quella a cui rivolgersi quando si subiscono atti di bullismo?

Non è proprio oppressiva; è una madre che trova il diario della figlia undicenne, anche se non dovrebbe farlo, lo legge. La madre si trova davanti a grandissime sorprese. Si trova davanti ad una situazione che non si aspettava.

Non reagisce con calma. Non parla con la figlia o con le insegnanti, ma in lei scatta una difesa iperprotettiva nei confronti della figlia. Pensa solo a vendicarla e a punire chiunque le abbia fatto qualcosa di male. È la reazione tipica della madre mediterranea, diventa una leonessa e adopera tutti gli artigli nella difesa della prole.

 

 

  • Ci può dire in che modo ha affrontato il rapporto che i ragazzi hanno con il sesso?

In questo libro si parla abbastanza crudelmente di una situazione che spesso i genitori non comprendono. Anzi è il tema ricorrente del libro. C'è differenza tra ciò che i ragazzini fanno, tra quello di cui parlano, tra ciò che vedono sul Web e come appaiono, e anche se sono undicenni e dodicenni sono molto più avanti di quello che pensano i genitori, che magari si scandalizzano se a scuola si parla di educazione sessuale, quando questi ragazzini passano il loro tempo a vedere film pornografici sul Web.

Quindi alla base c'è una profonda incomprensione tra due mondi diversi.

Uno è quello dei genitori che tratta i figli come deficienti, l'altro, sfrenato forse oltre il limite di quello che ci si potrebbe aspettare, quello adolescenziale.

 

 

Recami 2 copia

 

 

 

 

 

 

Link immagine:

https://images-eu.ssl-images-amazon.com/images/I/4106C1D9-KL.jpg 

 

Vota questo articolo
(0 Voti)

Facebook Like

Accedi

Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.