L'enneagramma delle Personalità: intervista ad Antonio Barbato

Mercoledì, 10 Aprile 2019 17:23
  

A circa tre anni dall’uscita del suo primo libro, L’enneagramma della ferita originaria, Antonio Barbato torna con un secondo volume per approfondire meglio l’argomento.

- Buonasera Antonio, vogliamo anzitutto rinfrescare la memoria su cosa sia l’enneagramma?
L’enneagramma è un simbolo, raffigurato sulla copertina del libro, è un cerchio al cui interno sono inscritti un triangolo equilatero, che collega tre punti convenzionalmente posti nel vertice in alto e in quelli a destra e a sinistra, e un esagono irregolare che collega gli altri punti.
Noi utilizziamo questo simbolo come una sorta di bussola che ci permette di poter avere delle assonanze e delle dissonanze rispetto a quelle che possono essere le posizioni caratteriali o della personalità delle persone.

- Il tuo secondo libro a distanza di tre anni circa dal primo libro. Si è trattata di una lunga gestazione o non era inizialmente previsto?
Era previsto poiché dovrebbe essere il secondo di una quadrilogia. In questo secondo libro ho avuto la fortuna di potermi divertire perché tra il momento in cui ho concepito il libro, raccogliendo il materiale già raccolto negli anni, e il momento della sua realizzazione è passato un periodo di tempo abbastanza ridotto, di circa sette o otto meni, molti meno rispetto al primo libro. Soprattutto mi sono divertito a scrivere questo libro perché nel descrivere i tratti caratteriali mi sono sentito quasi un romanziere alle prese con la creazione di un personaggio.

- Dunque hai un modello letterario di riferimento?
Beh, in realtà più che ad un modello letterario vero e proprio mi viene da pensare alle Mille e una notte. Sembra strano ma chi conosce l’opera sa che il personaggio centrale è questa donna, Shahrazad, di cui tra l’altro si parla diffusamente nel libro in quanto rappresenta molto bene un tipo di carattere. Shahrazad è il vero filo conduttore delle Mille e una notte, in quanto attraverso la molteplicità delle storie raccontate nel libro si racconta in realtà un’unica visione, proprio quella di Shahrazad, che dipana una trama sottile al di sotto di quanto appare in superficie. Si parla infatti di umanità e di essere umani, dell’unità profonda che esiste al di là delle apparenti divergenze caratteriali nelle coscienze degli essere umani.

- Tre anni fa hai affermato che in Italia non c’è molta dottrina su questo aspetto. È cambiato qualcosa in questo lasso di tempo?
Qualcosa è cambiato in quanto qualche nuovo libro che parla di enneagramma delle personalità c’è. Tuttavia su questo specifico argomento, ovvero sui sottotipi, non vi è alcun libro uguale a questo, quando poi i sottotipi sono da un certo punto di vista il tratto più evidente del carattere di una persona in quanto si caratterizzano come il modo più evidente in cui si manifesta una passione dominante. Gli altri libri si limitano a rappresentare 27 varianti istintuali. Io sono andato abbastanza oltre e mettendo a frutto tutto un quindicennio di lavoro ne ho descritti 54 in dettaglio sui 108 plausibili.

- Questo secondo libro si caratterizza come approfondimento del primo? Che differenze presenta rispetto al primo?
Il primo libro era molto legato al desiderio di far comprendere come nasce la personalità o carattere, come esiste una interrelazione inscindibile tra l’ambiente in cui si nasce e il tessuto di cui siamo portatori e soprattutto di come il tessuto di cui siamo portatori si adatti seguendo proprio uno degli istinti fondamentali della vita, l’istinto all’adattamento alle esigenze ambientali. Quindi il filo conduttore del primo era far vedere come il bambino sviluppi un carattere, far vedere l’importanza delle cure parentali sul felice compimento della personalità del bambino prima e dell’uomo poi e dunque mettere in allarme sulle possibili conseguenze negative di una cattiva parentalità.
Nel secondo libro invece potremmo dire che i temi del primo vengano guardati al microscopio. Si tratta di un ampliamento molto forte dei tratti caratteriali in quanto si va a parlare delle modalità con le quali una coscienza un po’ meccanica, cioè formata da un filtro cognitivo fisso con cui vedere le cose e da un modo condizionato dal punto di vista emozionale, vada ad interagire con gli istinti, cioè con le forze primarie della vita. Nell’essere umano il carattere è il sostituto dal punto di vista della risposta esistenziale degli istinti, che nel mondo moderno sono scarsamente sviluppati. Tuttavia gli istinti sono ugualmente vivi e non potrebbero non esserlo in quanto sono funzionali alla vita, ma gli istinti non sono liberi, sono condizionati. La personalità funge da filtro che condiziona gli istinti.

- Tre anni fa hai detto che il primo libro era  maggiormente rivolto ai caregiver. Questo ha un pubblico più o meno ampio?
A prima vista il pubblico di questo secondo libro potrebbe apparire più ridotto, in quanto parlando di sottotipi si presuppone la conoscenza dei tipi. In realtà però siccome parliamo di qualcosa che fa parte dell’esperienza umana universale io credo che questo libro sia di molta più facile lettura rispetto al primo, che scontava dei passaggi tecnici più radicali. Questo secondo libro parla molto di più dell’esperienza a cui la persona accede con facilità. Qual è il tratto che maggiormente mi contraddistingue? Cioè, qual è la forma che più sento appartenere a me stesso? C’è meno difficoltà a vedersi.

- Per la sua struttura, è un’analisi, una descrizione dei sottotipi o ci sono dei “consigli” per affrontare le situazioni della vita in modo migliore a seconda della propria predisposizione caratteriale?
Io non amo molto dare consigli in quanto dare consigli significa sentirsi superiori in un certo senso. L’obiettivo è rendere consapevoli del fatto che l’agente di cambiamento, ciò che in qualche modo può realmente fare qualcosa per una persona, è la persona stessa. Una persona estera può accendere una luce, ma il cammino deve essere fatto dalla persona stessa. Il tentativo è dunque quello di permettere alle persone di capire davvero cosa le spinge in profondità.
Ti faccio un esempio: molte persone sono molto radicate nell’ambizione. Questa può avere una valenza positiva, in quanto si traduce in una non accettazione della situazione in cui si è nati e quindi può spingere al cambiamento, ma può anche essere molto negativa perché può condurre ad un’eliminazione di coloro che non accettano tale ambizione o una lotta al coltello con chi si frappone al proprio obiettivo.
Nel libro si tenta di far in modo che le persone comprendano qual è il lato positivo del dilemma piuttosto che rimanere ferme nell’ignoranza della ragiona scatenante della propria passione dominante.

- Centootto sottotipi. Ci sarà anche il tuo, giusto? È visibile?
Certo, ma è più facile che sia la persona stessa a riconoscersi nel sottotipo, rispetto al tipo, e a vedersi in prima persona. Dire a qualcuno che è avaro (tipo) può portare una sorta di difficoltà di accettazione nella persona che è “affetta” da tale passione. La persona non ama vedere la propria immagine condizionata dal sentirsi etichettare in un certo modo. Se invece si dice alla persona in questione che questa tende a rinchiudersi molto, a preferire ambiti ristretti con le proprie cose, a necessitare di molto spazio e tempo per sé, a non amare molto la condivisione qualora non ci sia la certezza di un arricchimento proveniente dall’altro, allora molto più probabilmente la persona accetta tale situazione.

- Dunque questo è il secondo libro di una quadrilogia. Ci puoi anticipare qualcosa sul prossimo?
Si, il prossimo cercherà di fare un ragionamento diverso. Quando si parla di carattere si tende ad enfatizzare il fatto che il carattere sia fatto tratti, ma ciò significa vedere dei singoli alberi e non l’intera foresta. La personalità è fatta di sistemi, non di singoli tratti.
Tutti sentiamo una particolare necessità psichica, ovvero di dirci che se conseguissimo un qualcosa, diverso da persona a persona, allora la nostra vita sarebbe completa e avremo raggiunto l’optimum. Ciò non è vero, è un’illusione che ci serve perché abbiamo necessità di puntellare continuamente il nostro senso di sé. Questo è un sistema che si chiama proprio sistema illusorio ed è molto diverso dal sistema difensivo della personalità che tende a non vedere e a tener lontano dalla propria consapevolezza cose che risultano sgradite.
Il prossimo libro tratterà dei sistemi all’interno della personalità e torniamo ad allargarci per mostrare i molteplici segmenti di cui è composta la personalità e le loro interconnessioni.




Foto di: Annachiara Giordano

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Annachiara Giordano

Studentessa di Lettere moderne e aspirante giornalista, sono appassionata di letteratura e viaggi, cinema e telefilm, insomma di tutto ciò che possa stimolare fantasia e immaginazione. 

Sito web: https://www.facebook.com/annachiara.giordano1?ref=tn_tnmn

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