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Si spengono le luci sul Red Carpet

Domenica, 30 Giugno 2019 00:00
  

"Mi son appisolato un attimo ma ci sono, SEMPRE."

Pietro coccia (Foto di TripperPhotograph)

 

E’ ormai passato un mese da quando un grande uomo e fotografo è mancato ed è bene precisare che questo articolo è un pò diverso dagli altri, vuole essere si un omaggio, ma anche un ricordo sincero di un amico che silenziosamente e  a tradimento ci ha lasciati. Al di là delle solite chiacchiere che si sono viste sulle alcune testate, di gente che millantava di essere il grande amico di una vita o che cercava anche nel giorno dei funerali un pò di visibilità, questo corale redatto da chi lavorava spalla a spalla con lui ha il solo fine di ricordare chi veramente fosse Pietro Coccia,  l’ uomo di spessore, non il personaggio noto, il gigante mangiabiscotti, esempio concreto della parola affabile e proprio per questo motivo il NOSTRO saluto è stato alzare le macchinette e scattare al cielo per indicare la via dell’ultima trasferta e augurare buon viaggio al nostro compagno di avventure cosa che poi è stata riproposta ai nastri d’argento. Un sorriso accostevole, un’espressione di pacatezza, un uomo mai acrimonioso ma perennemente affabile e mansueto, buono e mite che ha seguito e “scortato” gli ultimi anni di attività fotogiornalistica di chiunque incrociasse il suo cammino sottoscritta compresa, si perchè il mondo della fotografia specie quello che ruota  attorno al cinema non sempre è luccicante e patinato, ma fatto di invidie, dissapori e ove possibile di sabotaggio, lui questo lo sapeva bene e ha sempre cercato di proteggere noi “piccoli” usando frasi che coglievano nel segno facendo passare di colpo tutte le brutture, ad esempio: “non preoccuparti sono solo gelosi, tu hai dalla tua la freschezza e la gioventù, hai talento e le malelingue sono solo moscerini, adesso andiamo a mangiare qualcosa”. Era raffinato Pietro, anche se a primo impatto non si sarebbe detto, sempre arruffato col pantalone un pò calante e la camicia fuori posto ma anche sinceramente istintivo, schietto, era magnanimo e nobile, il linguaggio che rivolgeva rinfrancava e spronava a fare al meglio il proprio lavoro mente insegnava quel che sapeva, mostrandoti senza filtri come svolgeva il suo. Troppo spesso dava delle dritte, cose che sapeva solo lui, una festa qua, un avvenimento là, un evento che non era stato pubblicizzato da nessuna parte. Aveva sempre la macchina fotografica in mano scattava e catturava qualunque cosa, dappertutto ( ci vedeva lungo diremmo oggi). Ricordo che per un premio di una foto con orizzonte spostato si congratulò almeno cinque volte nel corso della stessa mattinata o delle foto che mi scattava a tradimento durante i photocall e intasavano la mail. Ci trovavamo nel modo di scattare perchè prediligevamo tutti e due i momenti naturali, quelli con le smorfie piuttosto che quelli in posa. Quando all’ ultima edizione della Festa del Cinema Pietro, che era sempre stato sul lato opposto del palco fotografi, si sedette vicino a me disse: “da ora in poi starò sempre da questo lato, da qui ci si diverte e quando ci si diverte le foto vengono meglio.” A volte appariva assente, spaesato, distratto, ma subito dopo capivi che stava organizzando un viaggio a Berlino o in Cina o magari stava solo inviando gli scatti appena fatti agli artisti che erano sinceramente suoi amici, con quel telefono sempre a due cm dalla faccia e gli occhiali abbassati sul naso perchè perennemenete appannati. Quando riprendeva un discorso fatto poco prima di appisolarsi  proprio mentre ti stava rispondendo e ovviamente in quei momenti riceveva scatti su scatti senza rendersene conto. Non si arrabbiava mai Pietro, sapeva sempre dire la cosa giusta con la genuinità di un bambino e comprendere le situazioni con la delicatezza di un esperto consumato, per poi finire a darti banalmente il giusto consiglio. Consigli che forse molti di noi non sono mai riusciti a restituirgli quando raccontava che dopo la pizza aveva bevuto il latte al cioccolato: “ma Pietro cosi stai male” e lui ti rispondeva: “ si lo so, ma ero triste”, quando si sfogava sulla sua “vicenda campana” e di quanto poi fosse rasserenato per averla risolta, quando gli offrivi un biscotto e lui non capiva più nulla, finiva tutto il sacchetto, ed era  una gioia per gli occhi vederlo così, felice a trangugiare dolcetti, la sua insana passione. Mancheranno i suoi occhi sempre velati di nostalgia e malinconia anche nei momenti più allegri, che facevano intuire quanto grande fosse il suo cuore o come ci ha ricordato la sorella ai funerali,  la sua anima XXL. Mancherà Pietro. Andare ad un Photocall, una rassegna cinematografica o una semplice conferenza stampa e non sentir più la sua voce bassa e discreta chiamare dall’altro lato della sala, cosi come sarà triste veder vuota la sedia accanto, sul palco fotografi alla Festa del Cinema.

                                                                                                                                                                                                                           Foti Domy - Fotografa

 

L’associazione Pietro/Cinema è una associazione che può a prima vista apparire scontata visto il suo lavoro, eppure di colpo non lo è se si pensa che gran parte della sua vita ha ruotato dentro questa componente:  talvolta sembrava aspettare il momento di scattare con occhio disinteressato, con la sua giacca nera stropicciata, le gambe accavallate, i suoi occhiali, la camicia che aveva perso da un po’ la sua freschezza. Pietro ricordava tanto Aldo Fabrizi, sornione, anche se con poche parole dette, così come pochi scatti durante il suo lavoro. Fotografo della vecchia guardia, quella che si è fatta le ossa con i rullini a 24 pose, massimo 36 per raccontare una storia intera, Scatti centellinati, parole pesate, buona la prima, ma senza fare commenti, al massimo una smorfia di compiacimento nel vedere l’immagine sulla sua macchinetta Si è vissuto qualche anno, 8 o 9, tra photocall e soprattutto alla Festa del Cinema di Roma , anzi all’epoca ancora Festival, dove la vicinanza si fa serrata tra i fotografi, dove si divide lo stesso banco per mangiare, quando Pietro chiedeva dove avevi comprato i biscotti al cioccolato o la pizza, oppure si condivideva la parte del palco con il posto contro sole per scattare. Ma Pietro la festa la viveva molto di più. Si assentarva dalle sedie del palco o dalla sala del Photocall, ma lo si ritrovava al Lazio Cinema Fest a parlare, sprofondato su una poltrona, raccontare aneddoti di New York o Los Angeles. Mai un tono di voce alto, mai una parola fuori posto. New York, Cannes, Venezia, David di Donatello, Nastri d’argento. Lui era presente sempre, lui osservava, lui scattava, mai invadente. Gli bastava un nome, e l’attore o attrice si girava sorridente riconoscendo la sua voce. Chiamavo io un attore, si girava il personaggio di turno con l’aria di dire ‘che palle’. Pietro, ma come ci riesci? E Lui: “lo conosco da anni, ci sentiamo spesso”. Ecco il modo di vivere il cinema di Pietro, diventava trasparente come fotografo ma era presente come persona anche per un giovane attore che non conosce gli aneddoti storici del suo  mondo. Pietro invece li conosceva tutti, tra un “ti ricordi quando…?” ed un “Quella volta a New York..”. Perennemente composto, con la sua presenza tranquilla, come Fabrizi, quasi rasserenante ed uno sguardo scrutante quasi perso nel vuoto, senza mai dire io conosco questo e quello, ma sempre in silenzioso rispetto. Lo stesso che lo ha accolto nell’ ultimo giro nel suo quartiere. Grazie Pietro per quanto hai trasmesso.  

                                                                                                                                                                                                               Riccardo Piccioli - Fotografo

 

Salutare Pietro è stato come salutare un mondo che sta sparendo: quello della gentilezza; si perché, chiunque abbia incrociato il suo cammino, ricorda questo di lui. Il suo incedere lento e affaticato, la sua voce profonda, le sue battute sottili e la sua gentilezza. Tra fotografi, si sà, non sempre c'è stima e rispetto reciproco. Per Pietro invece, se eri un freelancer, uno che collabora (non retribuito) con una webzine, l’ importante professionista di una acclamata agenzia o un signor nessuno, ti trattava allo stesso modo. E lo faceva anche con i cosiddetti VIP, li trattava da suo pari. In questo stile di vita Pietro ricordava un po' Totò e la sua livella, perché veniamo al mondo e ce ne andiamo tutti allo stesso modo, ma se sei un gentiluomo come lo era lui il saluto che ti aspetta è pieno di affetto come quello del mese scorso a piazza Buenos Aires. Pietro Coccia era umile nel suo mestiere ed era sempre pronto ad un buon consiglio. Ha seminato gentilezza e allegria ed ha raccolto tanto amore.

 

                                                                                                                                                                                                                Giusy Chiumenti  - Fotografa

 

Se mi dovessero chiedere com’era Pietro? Un’anima pura. Perché è questo che era. Un ragazzone grande e grosso sempre pronto a darti una mano. Una persona così buona con il prossimo il quale molto spesso non si rendeva conto che, purtroppo, non tutti erano altrettanto. Non mi scorderò mai quella sera alla Festa del Cinema di Roma dello scorso anno quando, tra un Red Carpet e l’altro, ci portò un cartone di pizza perché: “Eh ma voi non avete mangiato niente”. E ci mettemmo li, seduti per terra sul palco fotografi a spizzicare insieme. Pietro era un uomo che amava il suo lavoro, una vita dedicata al cinema senza mai pretendere nulla in cambio. Un professionista di altri tempi che spesso si isolava dal mondo per immettersi completamente nel suo. Quante volte lo trovavamo addormentato dentro al Photocall con tutte quelle mille macchinette appese al collo che non lasciava neanche per un momento, e quante risate quando si svegliava e riprendeva un discorso che si stava discutendo almeno un’ora prima. Penso davvero che negli anni Pietro abbia insegnato qualcosa a tutti noi, un qualcosa che non si può comprare: la gentilezza d’animo. Tutte le persone che il 10 giugno erano li, in quella chiesa gremita, per dargli quel magico ultimo saluto sono state la dimostrazione di quanto bene lui abbia lasciato nelle persone che gliene volevano. Un bene che porteremo sempre nel cuore. Perché le persone buone come lo era Pietro difficilmente si trovano e mai si dimenticano.  

      

                                                                                                                                                                                                                     Camilla Greco - Fotografa

 

 

Probabilmente spiegare chi fosse Pietro a chi, purtroppo, non ha avuto la fortuna e il privilegio di conoscerlo non sarà facile. Pietro era un goffo gigante, con la camicia sempre tutta sgualcita fuori dai pantaloni, la barba, la macchinetta fotografica sempre al collo e un cuore d’oro taglia XXL. Pietro, in maniera del tutto inconsapevole, è stata la prima persona che mi ha spinta ad insistere nel credere in quella che è la mia passione da sempre, la fotografia. Ho passato 10 anni ad osservarlo, da esterna, durante i Red Carpet della Festa del Cinema, cercavo di carpire ogni singolo gesto e sguardo, se pur lontana da lui, perché lui era diverso, lui aveva quel modo di fare così garbato e d’altri tempi che era impossibile non notarlo, non aveva bisogno di urlare, di mancare di rispetto o sovrastare un collega per avere attenzione, lui aspettava il momento giusto e click faceva lo scatto perfetto! Quando l’anno scorso, dopo anni di attesa, son riuscita ad accreditarmi come fotografa alla Festa del Cinema non solo mi si è realizzato un sogno ma ho avuto la possibilità di conoscere meglio Pietrone. E’ stato l’unico che appena arrivata, essendo una faccia nuova del gruppo, mi si è avvicinato per sapere chi fossi, da dove venissi, il significato dei tatuaggi e senza voler sapere per quale testata scrivessi o da quanto tempo, mi ha trattata da COLLEGA con una naturalezza e garbatezza che non pensavo potessero esistere in quel “mondo”.  Con il passare del tempo ho imparato a parlarci con gli occhi, piccoli gesti, poche parole e tanti sorrisi. Avrei voluto avere solo più tempo per chiedergli almeno una volta COME STAI? “Pietrù ci hai fatto questo scherzetto, ancora una volta in silenzio, e ci ha spiazzati completamente…non si fa! Quel giorno hai visto quanti eravamo? Tutti li per te, ad augurarti buon viaggio tra una lacrima e un applauso perché le persone buone non vanno via, rimangono sempre nei nostri cuori. C’eravamo anche noi con le nostre macchiette fotografiche pronti a scattarti l’ultimo saluto. Comunque non pensare di cavartela così, ti aspetto al nostro consueto appuntamento al buffet dei dolci. Non mi dare buca!          

         

                                                                                                                                                                                                                 Carlotta Colaleo - Fotografa  

   

Ricordo quando ci incontravamo agli eventi e aveva sempre quel minuto e più da dedicare in chiacchiere e  per chiedere come stai o come andavano le cose. Ricordo che a quel minuto seguivano una valanga di complimenti in cui ci tenevi a dirmi che ero una persona solare e bella. Ricordo di te e della tua camicia sempre fuori dai pantaloni ma solo da un lato quasi a rappresentare il tuo segno distintivo. Ricordo di quando ci siamo incontrati al 4 fontane era una mattina un photocall con pochi fotografi  dove poi siamo andati a berci un caffè per chiacchierare perché non mi vedevi da mesi e ti volevi assicurare che fosse tutto ok. Ricordo dei tuoi messaggi post eventi con i nomi di qualcuno che io non ricordavo proprio. Ricordo di come ti prendevi cura di me e delle altre giovani leve con cui passavi il tempo a parlare quando ovviamente non ti addormentavi. Ebbene Pietro ricordo tante cose di te nonostante i pochi anni di conoscenza e credo di essere stata fortunata ad incrociare la tua strada perché ad oggi sono quei ricordi della persona speciale che eri che restano e resteranno vivi nella mia testa sempre. E come dicevi tu, lasciando il tuo insegnamento: "pensiamo solo alle cose belle!" Beh Pietro grazie perche é quello che intendo fare e che  sto facendo anche in questo momento.

 

                                                                                                                                                                                                                      Flavia Lucidi – Fotografa

 

L’ultima parte di questo articolo non parla di Pietro ma a Pietro, ed è  quella del suo grande amico quello che ha realmente vissuto gomito a gomito, quello che tra noi lo seguiva anche all'estero, quello piu' lontano, ma colui che da sempre gli stava piu' vicino ...

 pietro e alcide(foto di Francesca Pradella, archivio personale Alcide Boaretto)

 

Caro Pietro, mi sembra strano scriverti. Di solito ci telefonavamo, eri tu più spesso a chiamarmi, anticipandomi. "Come stai? Prenotato per Roma sempre all'Astrid? a Cannes ti sei deciso a venire in albergo vicino al palazzo? al lido sempre al solito posto?".  Poi chiudevamo la telefonata con un immancabile "ciao amico mio". Tu amavi prenotare anno per anno godendo di sconti a me sconosciuti. A Cannes da qualche anno, come a Roma (devo a te la frequentazione di questa manifestazione), eravamo assegnati sempre "vicini di banco". Coincidenza?  Conoscevi tutti, tutti, ma proprio tutti.  Sul campo i tuoi commenti erano sottili e riprendevano con stile ironico molto inglese le mie affermazioni fatte in momenti anche molto diversi.   Ti piaceva parlarmi di tuo padre Michele mancato da pochi anni fa, latinista all'Università di Roma e dei suoi innumerevoli libri che non sapevi  come sistemare e che mi avevi più volte promesso di mostrare.  A Roma, la tua città, mi facevi da cicerone. Grandi passeggiate la sera, dal ristorante "Sora Lella" a luoghi storici che mi spiegavi con competenza. La tua cultura era notevole e non la ostentavi.  Poi i passaggi che mi davi la sera verso l'albergo con la tua Smart... perennemente in riserva... ("tranquillo ho ancora 10 km di autonomia",  e la sera dopo ancora in riserva... "Tranquillo, ho messo 5 euro"....).    Forse l'unica cosa che non conoscevo di te, che avevi il diabete... sapendolo ti avrei tirato le orecchie per tutti i dolcetti che non ti facevi  mai mancare estraendoli magicamente dalle tasche... Quello che ricorderò sempre di te la bontà, disponibilità e discrezione e poi la tua borsa fotografica sempre aperta, i cavi che sbordavano,  il portatile, sia nel monitor che nella tastiera, sempre sporco di ditate delle tue adorate patatine fritte e il rifiuto categorico tutte le volte quando ti provocavo chiedendoti di pulirlo...

Ciao Pietro, mi mancherai.                                                                                         

                                                                                                                                                                                                                  Alcide Boaretto - Fotografo

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