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"See you in an another life, brother" - 15 anni di Lost.

Lunedì, 23 Settembre 2019 12:34
"See you in an another life, brother" - 15 anni di Lost.
  

Esistono momenti talmente importanti che cambiano la nostra percezione del passato e del futuro, che inevitabilmente ci spingono a porci delle domande e ad osservare ciò che ci circonda con occhi nuovi, costituendo di fatto degli spartiacque tra ciò che c'era prima e ciò che ci sarà dopo.

Tali avvenimenti non riguardano solo ed esclusivamente la Storia con la S grande, ma investono virtualmente ogni ambito o attività umana. In letteratura l'annus mirabilis del 1921 ha cambiato le carte in tavola definitivamente, così come il mondo della musica non sarebbe stato più lo stesso dopo l'uscita di The Dark Side of the Moon.

 

Poiché la percezione di tali momenti non è uguale per tutti (potremmo stare a discutere per ore se nel mondo dei videogiochi abbia avuto un impatto maggiore l'uscita di Shenmue, Resident Evil Metal Gear Solid), esiste un metodo infallibile per individuare un evento spartiacque: l'orologio. Questo perché il Tempo - come si diceva una volta - è galantuomo, e se una cosa è fatta bene, prima o poi sarà chiaro a tutti. O quasi.

Lunghissimo preambolo per celebrare Lost, parto della mente di J.J. Abrams che oggi spegne 15 candeline: benché la serie abbia diviso i fan come poche altre, anche in virtù del suo controverso finale, è innegabile che abbia costituito LO spartiacque dell'universo delle serie TV, almeno di quelle moderne.

 

È anche grazie a Lost che la televisione ha iniziato a rispondere al cinema con investimenti - e prodotti! - di livello sempre crescente, i cui ultimi risultati sono sotto gli occhi di tutti. Altro che «Dracarys!», senza Jack, Kate e Locke probabilmente Il Trono di Spade(per dirne una) sarebbe stato più simile a Xena La Principessa Guerriera che a un blockbuster hollywoodiano.

E che dire della complessità dei contenuti? Benché non sia stata certo la prima serie a trattare certi temi in determinati modi, ha senz'altro spianato la strada ad altri prodotti, che a loro volta hanno contribuito a scrivere la storia recente della TV. Se qualunque considerazione a livello di intreccio, trama, regia, recitazione o fotografia chiama in causa il gusto personale di ciascuno, è innegabile come la sua struttura sfacciatamente (post)moderna, con il suo penchant per il frammento e la sua de-costruzione sistematica di spazio e tempo, ridotti da costanti assolute a mere variabili, abbia contribuito a una vera e propria rivoluzione copernicana del fare TV.

In una puntata de I Simpson, Chester J. Lapwick, creatore di Grattachecca & Fichetto afferma di aver inventato la violenza nei cartoni animati, che prima di lui si erano limitati a suonare l'ukulele. J.J. Abrams magari non si vanterà di essere stato il primo a introdurre la filosofia o il viaggio nel tempo in una serie TV, ma potrà sicuramente affermare di aver trovato un modo inedito per farlo.

Perciò, non derideteci se, ancora oggi ruzzoliamo volentieri con Alice nella tana del Conig... ehm, dell'Orso, cercando il nesso tra un mostro di fumo nero, un galeone e una sequenza di numeri da ripetere ossessivamente. E se, un giorno, voleste unirvi al nostro viaggio, interrogandovi senza sosta sul finale più enigmatico (e aperto!) mai visto sul piccolo schermo, avremmo quattro semplici parole per voi:

Namaste, and good luck.

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l'immagine è stata presa da: https://flyingfisch.wordpress.com/2010/05/22/lost-so-am-i/

 

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Gabriele Basile

I don't believe in many things, but I do believe in duct tape.

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