Le decostruzioni di Guy Bourdin.

Venerdì, 04 Ottobre 2019 13:58
  

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Tra qualche giorno avrà termine la mostra su Guy Bourdin ad Arlès. È certo che molti, leggendo questo articolo di una testata italiana, si chiederanno “Bhe si, grazie dell’informazione, ma come faccio ad andare in Provenza in due giorni?!”. Perdonatemi! Me lo chiedo anche io. Tuttavia la mostra, curata da Shelley Verthime, potrebbe essere un ottimo pretesto per parlare di quest’artista: fotografo di moda che ha rivoluzionato il modo stesso di rappresentare le donne all’interno di un’industria fortemente selezionata, in un contesto estremamente differente da quello attuale e che anzi, oggi, appare lo standard principale.

Bourdin ha saputo mettere nelle sue foto innovazione, creatività e colori con contrasti forti, caricando tutto con un senso di angoscia ed effettuando una vera e propria decostruzione -tutte le sue foto si basano sulla rottura metaforica e reale dei corpi delle modelle- del mondo della moda.

   Bourdin nasce nel 1928 a Parigi, in una città quindi dal forte fermento artistico. La sua vita però sarà caratterizzata da un rapporto conflittuale con le donne, dovuto, probabilmente, innanzitutto all’abbandono all’età di un anno da parte della madre e dal suicidio di sua moglie nel 1971.

3 Charles Jourdan 1979  The Guy Bourdin Estate 2017-2

 

Si dice del fotografo che avesse dei comportamenti piuttosto crudeli nei confronti delle sue modelle: atteggiamento che forse si può rivedere anche nelle sue foto, dove il soggetto scompare e diviene una sorta di manichino assemblato. Il corpo non è più rappresentato nella sua interezza, ma viene dato spazio alle sue parti: una vera e propria sineddoche della modella. Forse è proprio il rapporto “conflittuale” con le figure femminili più importanti della sua 

vita ad emergere nelle sue opere.

Le donne di Bourdin si caricano di un eros dirompente e spezzato, dando peso a corpi senza anima, ma carichi di colore: la plasticità delle forme femminili emerge dalle immagini allargando così i confini –letteralmente e metaforicamente- della fotografia di moda e pubblicitaria.

 

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   Dopo la sua morte sono poche, in realtà, le opere dell’artista ad essere state conservate: Bourdin non amava pubblicizzarsi e dunque molti lavori sono andati persi nel corso della sua vita, soprattutto a causa dell’autore stesso, che addirittura ne voleva la distruzione dopo la sua morte. La sua prima mostra è infatti una retrospettiva tenutasi a Londra, al Victoria & Albert Museum, nel 2003 e la sua prima raccolta è del 2001, ad oper del suo unico figlio Samuel, Exhibit A.

   Con le sue opere Bourdin ha influenzato il lavoro di numerosi artisti e rivoluzionato il modo di fotografare la moda, creando, si può dire, un cambiamento all’interno dello stesso immaginario comune e dando, probabilmente a sua insaputa, un nuovo volto alla moda stessa che ha caratterizzato e costruito l’immagine mondiale di testate come Vogue.

 

Inmmagini: Guy Bourdin - Charles Jourdan, spring 1979

© THE GUY BOURDIN ESTATE, 2019 /COURTESY OF ART AND COMMERCE.

 
Ultima modifica il Venerdì, 04 Ottobre 2019 14:30
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