"8 giorni alla fine" (8 tage): una lenta marcia verso il disastro

Martedì, 15 Ottobre 2019 10:54
  

[SPOILER ALERT] Una donna in abito da sposa stringe il figlio appena nato e guarda in alto, verso la pioggia di fuoco che solca il cielo. [SPOILER ALERT]

 

Con questa immagine si chiude 8 giorni alla fine (titolo originale 8 tage), miniserie prodotta da Sky Deutschland e trasmessa in Italia su Sky Atlantic.

 

Un delicato tableau vivant? Forse. Ma di poetico c'è davvero poco in questa serie TV: nel corso dei suoi – ovviamente – otto episodi assistiamo al progressivo imbarbarimento dell'umanità, attraverso il collaudato espediente narrativo delle storie indivudali di un gruppo di personaggi che finiscono inevitabilmente con l'intrecciarsi e con l'acquistare significato.

 

Un movimento a spirale che trascina verso il basso qualsiasi forma di legame o solidarietà: al disordine sociale che aumenta man mano che l'asteroide Horus si avvicina alla Terra, si accompagna infatti lo stato di entropia dei rapporti umani, mostrati impietosamente in tutta la loro pochezza. Non ci sono personaggi positivi in questo mondo moribondo, ad eccezione forse di Deniz, poliziotto di origine turca che fino alla fine rimane ligio al suo ruolo e al suo dovere, [SPOILER ALERT] e per il quale non c'è – emblematicamente – posto né nel bunker di Klaus, né tantomeno in qualunque futuro attenda i sopravvissuti. [SPOILER ALERT]

 

È qui che risiede la forza e l'originalità di 8 giorni alla fine: pur trattando il tema trito e ritrito delle catastrofi globali, lo fa da un'angolazione diversa. Se serie come The Walking Dead, Falling Skies o Jericho descrivevano il mondo all'indomani della distruzione, 8GAF insiste con precisione da chirurgo – o da vivisettore? – su quello che succede immediatamente prima, sulla graduale dissoluzione della società civile e dei rapporti tra le persone: colleghi, conoscenti, amici, amanti o parenti più o meno stretti... non ha importanza, chiunque abbandona i propri simili, e presto o tardi si raggiunge lo stato in cui l'uomo, per l'altro uomo, è un lupo.

 

E se, come detto, c'è poco spazio per la poesia in questa corsa verso la catastrofe tanto realistica da far davvero paura in certi frangenti, ci si bea di quelle rare, anzi rarissime, eccezioni, come il "funerale vichingo" improvvisato da Hermann per suo padre Egon, in cui il rosso della barca in fiamme che si riflette nelle acque, si perde nel blu e nel nero dell'oscurità che attende l'umanità. Stesso discorso per la colonna sonora di David Reichelt, fatta di brani di assoluta bellezza, come Horus, che è anche il main title theme della serie.

 

Non sarà certamente Westworld, ma 8 giorni alla fine si dimostra un prodotto di eccellente fattura, una B+ alla quale manca davvero poco per essere una A. Benché il creatore Rafael Parente non lo abbia escluso a priori, al momento non è dato sapere se ci sarà una seconda stagione in cui provare ad innalzare ancora il livello dell'esperienza. Quel che è certo è che anche una volta spenta la TV, la domanda rimbomba ossessivamente nel cervello:

 

E tu, che saresti disposto a fare?

 

 

 

 

 

 

Link all'immagine: https://www.movietele.it/post/8-giorni-alla-fine-serie-sky-original

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Gabriele Basile

I don't believe in many things, but I do believe in duct tape.

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