Inge Morath in mostra a Roma.

Giovedì, 12 Dicembre 2019 20:20
  

copertina

 

Inge Morath: donna dalle capacità letterarie elevate, incredibile viaggiatrice, poliglotta, ma soprattutto la prima fotografa ad entrare nel mondo MAGNUM, assieme a professionisti come Ernst Haas, Henri Cartier-Bresson e Robert Capa: personaggi che l'accompagneranno per tutta la sua vita.

 

Nata nel 1923 a Graz, in Austria, Morath studia linguaggio a Berlino. Oltre il tedesco, sua lingua nativa, parlerà altre sette lingue; grazie anche a queste sue abilità linguistiche comincerà a lavorare come scrittrice, occupandosi degli articoli che accompagnavano le foto di Haas o Capa.


Ma dal 1951, a Londra, Inge comincerà a scattare e nel 1955 diventa a tutti gli effetti membro ufficiale della fondazione. Da qui in poi la fotografa farà numerosi viaggi in giro per il mondo, anche in Europa e in URSS creando un portfolio fotografico senza eguali, dove riesce a catturare il "momento decisivo", come affermava Cartier-Bresson.


Momento decisivo sarà anche quello che permette alla Morath di scattare una delle foto più famose della sua carriera, legata inevitabilmente anche a fatti di vita personale: nel 1962, infatti, Morath sposerà Miller con cui rimarrà per tutta la vita. Nel 1960 farà da assistente ad Henri Cartier-Bresson sul set de Gli Spostati (The Misfits), film diretto da John Huston e sceneggiato da Arthur Miller, all'epoca marito di Marilyn Monroe, che aveva scritto quel personaggio basandosi proprio su di lei, ed è qui, nel Nevada, che durante un momento di pausa dalle riprese, la fotografa riesce a catturare una Marilyn solitaria, sfatta (se ci è concesso il termine) ed intenta a ripetere dei passi di danza: la delicatezza stessa dell'attrice, separata per un momento da quella femminilità prorompente che l'ha sempre accompagnata e che sempre lo farà nell'immaginario comune, traspare da questa foto, mostrandone un'umanità senza eguali, un'innocenza che la rende ancora più umana.


Foto di personaggi importanti tra Parigi e New York, reportage di viaggi, rappresentazioni di vita comune, non importa quale sia il soggetto, ma in ogni caso questa superba fotografa è riuscita ad immergersi all'interno di un mondo "maschile", dove vi erano nomi già fortemente affermati ed a far emergere la sua poetica, il suo sguardo, aprendosi al mondo, perché come lei stessa affermava, fotografare vuol dire fidarsi di ciò che si vede e mettere a nudo la propria anima.


Oggi le sue opere sono finalmente in Italia ed in mostra, dopo essere state esposte a Treviso e Genova, al Museo di Roma in Trastevere, fino al 19 gennaio 2020. La mostra, a cura di Marco Minuz, Brigitte Blüml-Kaindl e Kurt Kaindl, si divide in 12 sezioni e 140 immagini che ripercorrono la vita dell'artista: i suoi viaggi, la sua vita professionale raccontata dalle sue stesse mani e dallo sguardo che alcuni fotografi le hanno rivolto mostrati da una serie di ritratti della fotografa stessa.


Le sue fotografie sono penetranti, apparentemente semplici, ma con una profondità interiore che entra nello "stomaco" di chi le guarda, risalendo la schiena con dei brividi che suscitano nello spettatore un'ammirazione che potrebbe (e forse è proprio ciò che si vorrebbe) non finire mai. Una fotografia senza costruzioni esterne, ma per chi ha voglia, come ne aveva Inge Morath, di lasciarsi guardare e, allo stesso tempo, saper osservare.

 

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Museo di Roma in Trastevere
Piazza di S.Egidio, 1b, Roma (RM)

Ultima modifica il Lunedì, 16 Dicembre 2019 18:57
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