Il buco: distopia claustrofobica in tempo di quarantena?

Sabato, 21 Marzo 2020 16:52
  

In questo periodo in cui bisogna stare a casa (è importante, molto importante, ricordiamolo sempre) una delle migliori attività è quella di guardare un bel film. Quello di cui parliamo oggi, però, forse non è proprio indicato in tempo di quarantena…

Stiamo parlando de Il buco (titolo originale: El Hoyo), un film del 2019 diretto dallo spagnolo Galder Gaztelu-Urrutia e inserito sul catalogo Netflix lo scorso 20 marzo. La pellicola è ambientata in un penitenziario alquanto singolare: si tratta di un imponente grattacielo in cui ad ogni piano sono assegnate (solo) due persone; al centro di ogni livello vi è un “buco”, tramite il quale è possibile saggiare l’imponente altezza della struttura (che non viene mai mostrata dall’esterno) e in cui scende dall’alto una piattaforma (il titolo in inglese è The Platform) col cibo per i detenuti.

Non adatto in tempo di quarantena un po’ per l’argomento, come avrete capito, ma anche per la connotazione di questo edificio, che è totalmente sprovvisto di finestre o aperture per la luce naturale: non adatto ai claustrofobici, insomma.
Come potrete facilmente intuire, la convivenza di questi individui in una tale struttura – nelle “celle” vi sono giusto due letti e un lavandino e non è possibile portare che un unico oggetto dall’esterno – assume ben presto dei lati grotteschi ed inquietanti: tale reclusione, infatti, stimola comportamenti ossessivo-compulsivi, allucinazioni ed egoismi di varia natura. Basti pensare che il cibo non viene razionato: i detenuti dei livelli più alti si ingozzano, lasciando i “condomini”* dei piani inferiori praticamente a digiuno, con conseguenze gravissime.

*Leggendo la trama, prima della visione, fa pensare un po' al meraviglioso libro Il condominio di Ballard (trasposto nel film High-Rise), ma Il buco si presenta come più spinto e ... sanguinolento. 

Tuttavia il film lancia dei messaggi importanti: la fondamentale necessità di collaborazione nella società, di razionalizzazione dei beni (nel film il cibo, ma ciò vale per qualsiasi bene: dall’acqua alla natura, dall’istruzione al denaro, ecc) e di assunzione di responsabilità da parte di ciascun individuo.
Vi sono poi ottimi aspetti tecnici: dalle inquadrature alle luci, passando per i sottofondi musicali, tutto è perfettamente studiato e il risultato è un’ottima distopia da manuale. Unico neo sono forse i dialoghi, talvolta troppo lunghi e ripetitivi.




Link alla foto: www.netflix.it

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Annachiara Giordano

Studentessa di Lettere moderne e aspirante giornalista, sono appassionata di letteratura e viaggi, cinema e telefilm, insomma di tutto ciò che possa stimolare fantasia e immaginazione. 

Sito web: https://www.facebook.com/annachiara.giordano1?ref=tn_tnmn

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