Retrospettive in quarantena: Gianni Berengo Gardin. Una narrazione tutta italiana.

Martedì, 28 Aprile 2020 15:21
  
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Avete presente quel momento in cui sembra che tutto si fermi, ma il mondo
intorno a voi continua a correre veloce? Immaginate di rivedere quel
momento su una foto e di percepirne a pieno la sensazione: questo è ciò che
accade quando si ha davanti agli occhi una foto di Gianni Berengo Gardin.
Nato a Santa Maria Ligure nel 1930, Gardin definirà sempre Venezia come
sua città natale: sua madre partorì in Liguria solo perché a quel tempo i suoi
genitori si trovavano lì in vacanza. E sarà proprio Venezia uno degli elementi
fondamentali della sua carriera fotografica, che, in tal caso, diventa spesso
anche denuncia: Gardin aderisce, infatti, ad un progetto che si schiera a
sfavore dell’entrata nel canale delle navi da crociera. In un’intervista
rilasciata al Corriere della sera, il fotografo afferma di aver fotografato quelle
navi principalmente a causa dell’inquinamento visivo che “causavano questi
bestioni enormi”
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Ma i problemi legati a questa situazione sono ben
altri, come il fatto che il loro ingresso nella laguna provocano degli
spostamenti dei fondali su cui poggiano le palafitte che reggono la città
stessa.
 
Ovviamente
non solo Venezia, ma anche i “baci rubati” in una Parigi che si contrapponeva
 
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all’Italia dei baci vietati dei tempi di un giovane Gianni, ma anche gli scatti
che mostrano il tema straziante dei manicomi negli anni ’70 - un reportage,
Morire di classe, con l’aggiunta dei testi di Franco Basaglia, che apriva gli
occhi dello spettatore su situazioni nostrane che fino ad allora non erano mai
state mostrate - fanno parte dell’incredibile portfolio del fotografo.
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Così Berengo Gardin, con un archivio di circa un milione ed ottocento scatti,
diviene uno dei più grandi fotoreporter italiani, acclamato a livello nazionale
ed internazionale, spesso paragonato ad Henri Cartier-Bresson, ferma gli
istanti, riesce a rievocare nelle sue foto il movimento, la gioia, la tristezza: i
suoi scatti sono veri e propri contenitori di ciò che mostrano.
Si potrebbero scrivere pagine e pagine, ma è sempre un po’ difficile, se non
futile, quando si ha a che fare con personalità che, come lui, di sé hanno già
scritto attraverso le
loro opere.
Per capire Gardin
ed apprezzarlo,
bisogna entrare nei
suoi racconti e
osservare!
 
Immagini di Foti D.
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