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Andrà tutto bene a meno che… - prima parte

Mercoledì, 20 Maggio 2020 13:24
  

silvia-romano-news

Finalmente Silvia Romano è tornata a casa. La giovane volontaria milanese aveva lasciato i propri affetti e la propria terra per offrire sostegno e aiuto tangibile ai bambini del continente più sofferente del mondo l’Africa. Rapita, venduta, scambiata al pari di merce di contrabbando, tra gang criminali e jihadisti, ha riconquistato dopo un anno e mezzo la libertà. Passati due mesi di bollettini giornalieri su contagi, ricoverati e decessi, lockdown, ansie per il futuro e riaperture, quella della liberazione di una ragazza di 25 anni dovrebbe rappresentare una bellissima notizia per il Bel Paese che di bello oggi ha quasi niente. Già perché dopo 67 giorni di “ Fratelli d’ Italia”, di “ Ma il cielo è sempre più blu”, di ricette casalinghe, tutorial su tutorial partoriti da quasi tutte le abitazioni italiane, da frasi fatte tipo : “ ce la faremo” “andrà tutto bene” “torneremo ad abbracciarci” e messaggi d’amore filiale fraterno, amicale, trasmessi in milioni e milioni di videochiamate giornaliere, non si riesce a gioire del fatto che una figlia, nel giorno di una festività per la figura materna abbia avuto la possibilità di riabbracciare la sua, dopo che per 18 mesi ha avuto negato il diritto di farsi consolare dalle braccia della sua mamma.

La si è criticata perché indossava abiti non occidentali, ( che io possa immaginare, Zara non si trovava nelle immediate vicinanze del luogo di detenzione), perché è scesa sorridente dall’ aereo ( ma perché? Chiunque tornasse da una detenzione di un anno mezzo e rincontrasse la propria famiglia lo farebbe col muso?)

Solo Silvia sa cosa ha significato, fare il viaggio di ritorno in patria, guardando per ore fuori dal finestrino e immaginando il preciso momento in cui sarebbe tornata ad essere solo ed esclusivamente una figlia, ma che probabilmente nel momento in cui ha toccato il suolo natìo, sopraffatta dalle emozioni, altro non ha potuto fare che sorridere ed emozionarsi.

silvia libera

Ma la gente non è riuscita ad emozionarsi alla stessa maniera e il dubbio che l’ha assalita è stato solo: “quanto ci è costata?”

Fa rabbrividire leggere di mamme ( che dovrebbero capire più di tutti il valore di un sorriso e di un abbraccio tra mamma e figlia), che aprono bocca per offendere una ragazza che pur conscia dei pericoli, si è armata di tutto il coraggio possibile ed è partita solo per aiutare, mentre scapigliate si affannano a riempire un’autocertificazione per far visita ai congiunti. Nonne che riversano bile e rancore scaturiti da 2 mesi di quarantena domiciliare, su una giovane donna che potrebbe benissimo essere la loro nipotina, ma che si disperano per non aver potuto assistere al compleanno dei piccoli rampolli.

Italiani, cosa ci è successo? Settimane e settimane a ripeterci di come ne saremmo usciti migliori, di come durante l’isolamento si è riscoperto il valore degli affetti, di come trarre un insegnamento dalla questione Covid-19, e la prima cosa che riusciamo a fare in vista delle riaperture, della tanto attesa fase 2, è instillare odio, sputare veleno, razzismo e soprattutto sessismo.

Forse  si tratta della convinzione che dare il peggio di sé, nei commenti, negli auguri, nelle valutazioni e nei giudizi ci renda migliori dei nostri “ bersagli di turno”? E’ forse un modo per sentirsi migliori? Superiori?

Certo una spiegazione potrebbe essere che l’odio inoculato da anni nella mente della gente, l’astio e il rancore rivolto verso i nostri simili, ha dirottato sentimenti di benevolenza verso un sentiero cupo di isolamento motivo, di paura e pregiudizio nei confronti di chi ci troviamo di fronte, in una sorta di incapacità di intendere e volere ma sarebbe troppo semplicistico. La realtà dei fatti è che il paese di santi poeti e navigatori si è lentamente incamminato in un percorso di declino che lo ha trasformato in un paese di anaffettivi, leoni da tastiera e odiatori seriali.

 

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