KAMALA HARRIS: CHI È LA PRIMA VICEPRESIDENTE DONNA D’AMERICA

Domenica, 08 Novembre 2020 18:47
  

«Ho corso come democratico ma sarò il presidente di tutti, un presidente che non cerca di dividere ma di unire. Non ci sono Stati rossi e blu ma gli Stati uniti d’America». Così ha esordito Joe Biden il 7 novembre quando, dopo un’attesa di ben quattro giorni dalla fine delle votazioni, è stato eletto nuovo presidente americano e al suo fianco Kamala Harris è diventata la prima vicepresidente donna d’America. Anche se molti sono stati entusiasti per la vittoria del presidente, di sicuro una gande novità è data dalla nomina della Harris. Prima di lei, infatti, il vicepresidente era sempre stato un uomo, inoltre l’eletta è anche la prima donna di colore e sud-asiatica a ricoprire questo ruolo; il popolo americano ripone grande speranza nella nuova accoppiata.

Dopo aver visto su tutti i social il simpatico e spontaneo video di Kamala che, in tenuta da jogging, telefona felicissima Biden per dirgli che ce l’hanno fatta, in molti si sono chiesti chi fosse la determinata donna che ricoprirà la carica. Kamala Harris è nata a Oakland il 20 ottobre 1964 da padre di origine giamaicana e da madre indo-americana. Dopo gli studi, ha lavorato come vice procuratrice nella Contea di Alameda e in seguito a San Francisco, fino a quando nel 2010 è stata eletta come la prima donna procuratrice generale della California. Nel 2016 si è candidata alle elezioni per il Senato sconfiggendo Loretta Sanchez e diventando la prima asio-americana eletta al Senato. Ora che Kamala è riuscita a diventare anche vicepresidente, sembra che si sia vista la luce in fondo al tunnel per ogni donna americana che in passato ha dovuto lottare per i propri diritti. L’affascinante donna nel suo ultimo discorso ha inoltre indossato un completo bianco come gesto simbolico di libertà e giustizia per il sesso femminile, richiamando il colore indossato dalle suffragette.

Non dovrebbe destare scalpore il siffatto evento e, invece, ancora oggi essere donna e ricoprire una determinata carica risulta un evento eccezionale. Le donne solo dal Rinascimento hanno iniziato ad assumere una posizione negli eventi politici e storici, stanche di essere considerate inferiori e di non avere diritti sociali e politici pari a quelli del “sesso forte”. In realtà fu il XIX secolo il vero periodo di rivoluzione che vide il sorgere dei movimenti di emancipazione della donna, il più memorabile dei quali fu quello delle suffragette per il diritto di voto universale. Nel 1908 a New York, 129 operaie dell’industria tessile Cotton protestarono contro le loro improponibili condizioni lavorative; lo sciopero si protrasse per alcuni giorni fino all’8 marzo quando le giovani morirono lì tra le fiamme. Questo fenomeno mobilitò nel mondo diversi cambiamenti; nel 1920, infatti, il Senato degli Stati Uniti d'America ha approvato il diciannovesimo emendamento costituzionale che consentiva il suffragio universale.

Da allora il genere femminile ha acquisito sempre più spazio nella società, occupando professioni e funzioni prima riservate solo all'uomo. La vittoria della Harris rappresenta infatti la rivincita di milioni di donne spesso trascurate, storicamente sottorappresentate e sistematicamente ignorate e svalutate. La nuova guerriera della giustizia chiarisce infatti di essere la prima donna scelta, ma che non sarà di certo l’ultima e promette un paese dove le donne potranno finalmente essere protagoniste.

 

 

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