Martine Frank: uno sguardo timido e potente sul mondo.

Mercoledì, 25 Novembre 2020 14:54
  

 

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Martine Franck fotografata da Henri Cartier-Bresson, Paris, 1975 © Fondation Henri Cartier-Bresson / Magnum Photos

 

“La macchina fotografica è in se una frontiera, un tipo di barriera che bisogna costantemente abbattere per potersi avvicinare in questo modo il più
possibile al soggetto. Facendo questo, si rischia di oltrepassare i limiti; c’è un senso di rischio, di andare oltre, di diventare eccessivo, di voler essere

invisibili.”

Martine Frank sulla fotografia.

Nata ad Anversa, in Belgio, ma cosmopolita: passa la sua adolescenza tra New York, Arizona e Inghilterra. Si laurea in Storia dell’arte frequentando
prima l’università di Madrid, dal 1956 al 1957, per poi passare all’Ecole du Louvre di Parigi, tra il 1958 e il 1962, con una tesi sull’influenza del Cubismo
nella scultura. Dopo gli studi si rende conto che la carriera di critica non fa per lei: non vuole limitarsi a conoscere le immagini, lei vuole darvi vita. È così che comincia la sua carriera in ambito fotografico.
Nel 1963 diventa assistente di Eliot Elisofson e di Gjon Mili nel laboratorio di Time-Life e dopo un anno di apprendistato comincia la sua carriera di
fotografa, sotto anche suggerimento del capo redattore di Life di Parigi.
Lavorerà in giro per il mondo, tra India, Cina e Giappone, e diventerà poi Martine Franck fotografata da Henri Cartier-Bresson, Paris, 1975 © Fondation Henri Cartier-Bresson /
Magnum Photos fotografa freelance per agenzie come Fortune, The New York Times e Vogue

oltre lo stesso Life. Nel 1965 collaborerà anche come fotografa a Le Théâtre du Soleil. Sono gli anni a cavallo tra i Sessanta e i Settanta, Life è in crisi e Martine si
avvicina al gruppo di giovani fotografi dell’agenzia Vu, diretta da Pierre Fenoyl, ma ciò che lei e i suoi colleghi cercano è qualcosa che ripercorra le strade della Magnum Photos e così, assieme a Guy Le Querrec, Richard Kalvar e altri, fonda Viva, un’agenzia-cooperativa,
che nasce nel 1972 a Parigi. Da qui la necessità di raccontare la società che cambia.
Così può dare mostra di sé, della sua necessità di raccontare le storie, le persone, scegliendo di farlo con un distacco che
non è mai emozionale.
Martine entra in contatto con i soggetti ritratti, con quella timidezza che le permette di dare mostra
dei suoi attori, riuscendo a far emergere la loro vita dai suoi obiettivi, senza mai essere invadente.

Martine Frank

©Martine Frank/ via Pinterest https://www.pinterest.it/pin/232498399483730580/

 

 

Purtroppo Viva si scontra con le esigenze di mercato e nel 1981 è costretta a chiudere. Da qui entra in contatto con il mondo Magnum e, dopo
una candidatura effettuata nel 1980, diventa membro effettivo tre anni dopo.
Una donna elegante e timida che è riuscita a vivere di vita propria nonostante fosse sposata con Henri Cartier-Bresson, ancor prima di entrare
a far parte dell’agenzia. Martine si è fatta conoscere come Martine. Le sue foto sono cariche di storia: quella raccontata con rispetto. Riesce ad entrare e
muoversi con dolcezza all’interno di spazi e dimensioni che, di norma, non le  appartengono.

 

Entra nei microcosmi sociali, come quelli dei monasteri buddisti, dove racconta dei giovani Tulkus, riconosciuti come reincarnazione
dei grandi Lama del passato.
Martine Frank documenta la realtà e la fugacità del tempo: storie che si sa essere destinate a finire, perché ammettiamolo, tutto lo è, e lo fa con
malinconia, ma allo stesso tempo con bellezza e dolcezza. Piccoli momenti che vengono fermati dalla camera, assieme alle emozioni del caso, per poi
tornare a riprendere il suo corso.

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