IL FUTURO DEI GIOVANI ITALIANI: MIGRARE O RESTARE?

Domenica, 21 Febbraio 2021 17:00
  

In questi primi mesi del 2021, sono saliti ad oltre trecentomila i giovani italiani che si sono diretti all’estero per studio o per lavoro (aumento del 33% negli ultimi cinque anni). Attualmente i giovani ritengono che l’Italia sia un paese dal quale prendere le distanze anche se, talvolta, risulta difficile costruirsi una vita lontani dalle proprie origini. In questo momento, però, il nostro paese è un paese senza crescita, proprio a causa delle continue partenze dei ragazzi che lasciano la penisola. Le mete più scelte da chi emigra sono Regno unito, Francia, Germania e Svizzera, tutti paesi con migliori politiche giovanili e con una pressione fiscale più bassa. I giovani italiani che vanno all’estero sono portati a farlo soprattutto perché la cultura del lavoro è inadeguata rispetto agli standard europei. Solo il 54,6% dei giovani italiani infatti riesce ad ottenere un lavoro, contro il 75% della media europea; inoltre il 19,7% dei ragazzi italiani è disoccupato, rispetto alla media dell’Europa del 9,2%. Questi dati palesano la profonda crisi in cui si trova il nostro paese.

La fuga dei ragazzi, è costata all'Italia 16 miliardi di euro, cifra che si sarebbe riversata nel PIL dello Stato, se i giovani avessero trovato occasioni lavorative in Italia e non all'estero. In Italia, non solo i salari sono troppo bassi ma, coloro che hanno un titolo o una qualificazione, spesso non trovano una posizione lavorativa adeguata alle loro competenze.

Il differenziale salariale, inoltre, ha un alto effetto di attrazione ma un ridotto effetto di ritorno. Ciò significa che, chi parte verso i paesi meglio organizzati, difficilmente tornerà nei paesi natii. I migranti sono attratti dai salari più elevati di questi paesi, dai sistemi di welfare più protettivi, dalla loro maggiore attenzione al merito, dal loro rispetto delle differenze e dell’uguaglianza di genere. Lavorare sui salari di ingresso è quindi fondamentale per la crescita italiana, ma è da considerare solo come un punto di partenza di un lavoro lungo e complicato, del quale nessuna classe politica ha mai voluto davvero occuparsi.

In effetti, il principale responsabile del deserto lavorativo italiano è il disinteresse generale, che peggiora le tragiche condizioni del paese, soprattutto in prospettiva delle generazioni future.

 

L’Italia è potenzialmente uno stato prospero, tra i primi al mondo per patrimonio culturale, artistico e naturalistico, perché decidere di sprecare questa fortuna?

 

 

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Ultima modifica il Domenica, 21 Febbraio 2021 17:09
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