Milva: l’indimenticabile Rossa.

Domenica, 09 Maggio 2021 00:00
Milva Milva
  

Già da tempo, avevo intenzione di presentare, nella nostra rubrica mensile, la “Rossa” di Goro, perciò il mio articolo non sarà un classico coccodrillo, ma un parlare di una cantante che ha fatto epoca e che molti giovani non conoscono perché da tempo i mass media l’avevano confinata nel dimenticatoio.

 

Il nome di Milva mi è stato sempre familiare perché mio nonno era un suo grande estimatore e quando confrontavamo i nostri gusti musicali lui quasi si estasiava nel parlare di questa cantante che a me, ragazzo, risultava sconosciuta.

 

Cominciai ad ascoltarla ed a me, coltivatore di musica rock, piacque quella voce che sembrava antica e moderna allo stesso tempo, portatrice di un timbro inconfondibile da contralto con cui riusciva ad esaltare tutto quello che cantava.

 

Grazie alla sua versatilità Milva ha spaziato nell’universo canoro passando da canzoni Pop a Brecht, dai brani di Ennio Morricone alla musica di Astor Piazzolla. Ma non starò a ripercorrere la sua carriera musicale perché i giornalisti la stanno ricordando ampiamente, esercizio purtroppo che non hanno svolto negli ultimi tempi. Voglio soffermarmi invece sul suo lato umano che l’ha portata ad interpretare canzoni a grande impatto sociale come Ballata della donna del soldato nazista, Ballata della schiavitù sessuale, La Filanda che al primo ascolto può sembrare una canzonetta ballabile, ma invece racchiude il dramma di quelle ragazze che vengono sedotte dalla prepotenza psicologica del “padrone”.

 

Quel suo “essere Milva” l’ha porta ad esibirsi in molte parti del mondo ed è stata talmente apprezzata che dall’Italia, Francia e Germania ha ricevuto alte onorificenze: Ufficiale dell’Ordre des arts et des lettres (Parigi, 1995), Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Federale di Germania (Berlino, 2006), Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana (Roma, 2 giugno 2007) e Cavaliere della Legion d’onore della Repubblica Francese (Parigi, 2009).

 

Nel periodo in cui si celebra l’Anniversario della Liberazione, voglio invitare i lettori a risentire la sua versione di Bella Ciao che esprime quel pathos originale che manca ai cori delle piazze del primo maggio.

 

Link alla foto:  https://www.facebook.com/photo?fbid=297787605047275&set=pb.100044481136490.-2207520000..

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