Bono il Sir irlandese

Domenica, 05 Dicembre 2021 00:00
  

La rubrica mensile di dicembre è dedicata al frontman degli U2: Paul David Hewson, noto a tutti come Bono, cantante che si è sempre battuto a favore di diverse cause, tra cui quella a difesa dei diritti civili, quella a difesa dell’ambiente e quella contro la povertà.

Nel 2002 costituì un’organizzazione chiamata DATA (Debt, Aids, Trade, in Africa) affinché attraverso un’immaginaria lente di ingrandimento crescesse la consapevolezza di annullare il grande debito estero del continente Africano, martoriato dall’HIV e dalle leggi del mercato che tuttora lo strangolano.

Proprio per questi suoi impegni umanitari la Regina Elisabetta lo insignì nel 2007 del titolo di Cavaliere, anche se, non essendo un cittadino inglese, non potrà mai essere chiamato Sir.

Un titolo a cui, da fiero irlandese, certamente non aspirava poiché altro suo impegno è sempre stato di diffondere, attraverso la sua musica, l’amore per la sua terra.

Non è un caso che uno dei suoi brani più famosi è Sunday Bloody Sunday, una canzone che non solo vuole ricordare i fatti tragici avvenuti a Derry nel 1972, ma è un’esortazione verso quella Gran Bretagna che non vuole cercare un dialogo di pace con con i suoi cugini irlandesi.

Negli anni ‘80 la sua band fu al culmine del successo, un po’ grazie alla spinta derivata dal Live Aid, ma soprattutto grazie alla volontà del suo leader che cercò sempre nuove strade per superare l’ormai obsoleto refrain del decennio precedente: droga, sesso e rock’n roll.

Infatti, all’epoca, dirigersi verso una strada lontana dal mainstream musicale era senza dubbio una scelta azzardata.

E sebbene le radici degli U2 affondassero nel post -punk rock, un genere che travolse tutta l’Europa alla fine degli anni ‘70, loro vollero sperimentare nuove sonorità e nuovi generi che spuntavano all’orizzonte e che accoglievano il favore del pubblico, quali la dance e la musica techno, come hanno dimostrato gli album The Joshua Tree o proprio Achtung baby: testimonianza che gli U2 possono permettersi qualunque tipo di trasformazione sonora anche perché chi li ascolta riesce a percepire quel fascino particolare della voce quasi operistica di Bono.

 

immagine presa dalla pagina Facebook degli U2

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