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"Hysteria": un film di emozioni... vibranti

Venerdì, 02 Marzo 2012 06:47
"Hysteria": un film di emozioni... vibranti
  

C’è un genere in cui gli inglesi eccellono: la commedia leggera e brillante al punto giusto, capace di trattare i temi più pruriginosi con una levità altrove sconosciuta. “Hysteria” appartiene di diritto a questa categoria di film, nonostante la regia sia affidata a Tania Wexler, semi-sconosciuta americana.

La storia è la versione romanzata dei fatti che portarono alla creazione di uno “strumento” particolare: il vibratore.

Associato oggi al peggior immaginario pornografico, nell’austera e  puritana Inghilterra vittoriana nacque per la cura dell’isteria, diagnosi che investiva allora qualunque donna lamentasse frigidità o ansia o frustrazione o depressione, sintomi ovviamente ricondotti ad un’unica causa, quella sessuale.

La Wexler segue così l’ascesa del giovane medico Mortimer Granville (Hugh Dancy), che, troppo scomodo nel settore pubblico per le sue idee innovative sulla cura delle infezioni, si ritrova così nello studio privato del dottor Darlymple (Jonathan Price), esperto nella cura dell’isteria mediante “massaggi intimi”, e alle prese con le di lui figlie, la focosa proto-femminista Charlotte (Maggie Gyllenhal) e la graziosa ma rigida Emily (Felicity Jones).

Il film non è perfettamente omogeneo: la Wexler procede per scatti narrativi, con rapide accelerazioni e forti rallentamenti nel dipanarsi della storia; cerca di conciliare, a volte un po’ goffamente, il tono da commedia con il risvolto “sociale” legato alle battaglie di Charlotte e ai turbamenti dello stesso Mortimer, stretto fra la necessità di raggiungere una posizione sociale di rispettabilità alto-borghese e la volontà di seguire fino alle estreme conseguenze il giuramento di Ippocrate.

Tuttavia la pellicola è promossa con larga sufficienza: gli attori sono in forma, alcune gag sono irresistibili e la Wexler ha dalla sua una guest star come Rupert Everett, su cui cuce un personaggio scontato – il dandy omosessuale – per un ruolo imprevedibile, quello del co-creatore del vibratore in versione steampunk.

“Hysteria” può essere dunque un film a volte retorico, prevedibile o patetico – come nella soluzione finale del triangolo amoroso – ma per fortuna mai volgare, nonostante il tema, e spesso anche divertente.

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Alberto E. Maraolo

Laureato in "Medicina e Chirurgia" presso la "Federico II" nel 2010, attualmente lavora come medico specializzando in Malattie Infettive presso lo stesso Ateneo. 
Cinefilo onnivoro, sogna giornate di 48 ore per dedicare il tempo necessario ai tanti altri (troppi?) interessi: musica (rock e colonne sonore), sport nazional-popolari (calcio, ciclismo e motori) e non (basket USA), letteratura, storia, filosofia, fisica e logica for dummies.

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