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Il logorio del potere

Il logorio del potere (83)

A partire da dopo Tangentopoli, è diventato sempre più difficile districarsi tra le liste di nomi, sigle, partiti e partitini che compongono la schizofrenica scena politica italiana; eppure proprio in questo momento è importantissimo sapere chi sono i personaggi che decidono il destino del nostro Paese ed essere aggiornati sui continui cambiamenti degli scenari politici.

Perché non bisogna mai dimenticare: "il potere logora chi non ce l'ha".

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Svezia, 20 agosto 2018, Greta Thunberg (nella foto di copertina) marina la scuola per manifestare contro l’indifferenza della classe politica dinanzi al problema del cambiamento climatico. Greta ha 16 anni e, da quel giorno, ogni venerdì non va a scuola per manifestare. La sua protesta diventa globale, prende il nome di Fridays For Future (#FFF) e grazie a lei si risvegliano i cuori di milioni di adolescenti in tutto il mondo, che ogni venerdì marinano la scuola per scendere in piazza. Bruxelles, Parigi, Londra, New York… le manifestazioni degli studenti si propagano a macchia d’olio e domani 15 marzo si uniranno in una manifestazione globale contro il terrificante avanzare del riscaldamento globale.

 

“La nostra casa sta bruciando” recitano gli striscioni della protesta.

“Dite di amare i vostri figli più di ogni cosa, invece gli state rubando il futuro” accusa Greta nel suo discorso a Katowice.

 

FFF

 

Pensate per un attimo alla vostra giornata tipo, a quanta plastica inutile viene ogni giorno usata e non riciclata. Pensate al caffè preso alla macchinetta in ufficio; alla merendina confezionata data ai vostri figli; agli assorbenti; alla confezione del sapone e del detersivo; al piatto che la sera non ci va di lavare e preferiamo sostituire con quello monouso. Pensate a quanti minuti più del necessario passiamo sotto la doccia calda; a quanti elettrodomestici lasciamo accesi anche quando non li usiamo: le tv sintonizzate per compagnia, i caricabatteria lasciati in corrente, pc in stand-by, le lavatrici con mezzo carico.

 

Siamo diventati degli inconsapevoli irresponsabili. Coccolati dai comfort della modernità che ormai fanno parte del nostro minimo necessario, senza mai pensare al fatto che neanche cinquant’anni fa si viveva dignitosamente senza avere sacchi di plastica per la spazzatura, pannolini monouso e ammorbidente per il bucato. Niente potrà cancellare i disastri ecologici combinati fino ad ora, ma si può tentare di tirare il freno. Le previsioni dei climatologi per un futuro prossimo, troppo prossimo, sono agghiaccianti… anche se il ghiaccio non è esattamente la metafora esatta per esprimere quello che accadrà: uragani devastanti, innalzamento del livello dei mari, estati caldissime e migrazioni di massa dalle aree del pianeta diventate invivibili. Quando? Tra mille anni? No. Queste previsioni si riferiscono solo al 2050, e c’è chi le definisce ottimistiche.

 

FFF 2

 

Se c’è un regalo che gli adulti possono fare ai loro figli, ai figli che avranno, ai nipoti, ai figli dei loro amici, è cercare di offrirgli un mondo in cui potranno vivere. Comprare alla spina, riciclare, aggiustare ciò che si rompe, comprare solo ciò che è necessario, evitare gli sprechi, informarsi e informare, scendere in piazza a farsi sentire perché questo movimento arrivi a quante più persone possibile sono i primi indispensabili passi per iniziare a fare la differenza.

 

Domani 15 marzo anche nelle città italiane si manifesterà contro il riscaldamento globale, ci saranno incontri, laboratori e sarà l’occasione per farsi travolgere dalla più ecologica delle energie: quella dei ragazzi dei #fridaysforfuture.

 

 

 A Napoli la manifestazione per il clima partirà in Piazza Garibaldi alle ore 9 e il corteo percorrerà la città fino a Piazza del Plebiscito.

 

 

 

 

 

 

link immagini:

https://blog.ecosia.org/content/images/2019/03/ecosia-joins-climate-strike-march-fridays-for-the-future-greta-thunberg-8.jpg

 

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https://images.wired.it/wp-content/uploads/2019/02/21193458/1550770497_Friday-for-Future.jpg

 

 

WWW Happy Birthday to you

Marzo 12

hbwww

 

Grande festa oggi al CERN dove in collaborazione con la World Wide Web Foundation si celebrano i 30 anni della nascita del Web. Il World Wide Web, venne alla luce a Ginevra nel marzo 1989, dentro i laboratori del più grande organo di ricerca sulla fisica delle particelle, ad opera di un giovanisimo informatico britannicoTim Berners-Leeil quale prospettò agli accademici del W3c (World wide Web Consortium) un protocollo di condivisione di dati e informazioni su Internet utilizzando collegamenti ipertestuali. 

La rivoluzione tecnologica di questa invenzione ha reso possibile l'accesso ad ogni tipo d' informazione a tutti gli utenti del pianeta, nel bene e nel male, e proprio a tal proposito il papà del WWW ha dichiarato: " Ha trent'anni ma è come se fosse un adolescente" il paragone sta nel fatto che gli adolescenti sono incontrollabili, imprevedibili, ed è difficile tenerli a freno, proprio per questo Sir Tim Berners-Lee, preoccupato per la piega non proprio confortante che stanno prendendo nella rete alcuni aspetti e dinamiche ,ha proposto ai governi, alle multinazionali, alle web company ma anche ai cittadini stessi una sorta di modello contrattuale per la rifondazione del Web, che attraverso linee guida ben precise porterebbero l' irruento adolescente a diventare un adulto maturo e responsabile. Facendo un tuffo nei ricordi quindi, e concentrandosi sul presente, si cerca di fare il punto, costruire così delle fondamenta solide che portino il web ad essere un luogo sicuro, pieno di possibilità e non una piattaforma in cui aleggiano minacce o pericoli. 

 

tim berners

 

Di altra levatura il parere della padrona di casa del Cern Fabiola Giannotti la quale dichara: "  I vantaggi superano di gran lunga gli aspetti negativi, la ricerca e la conoscenza non si possono fermare per la paura che qualcuno ne possa farne un uso sbagliato, E' nella natura umana voler capire e scoprire. Anzi noi oggi celebriamo la capacità della ricerca fondamentale di produrre innovazioni di cui beneficia tutta la società, il Cern è un luogo dove si fa ricerca, dove non ci viene chiesto di produrre qualcosa entro domani mattina.Certo, abbiamo delle scadenze, ma si lavora con grande libertà stimolando la creatività delle persone, senza pensare a un ritorno economico. Se il Web è nato qui ed ha avuto successo clamoroso nei trent’anni successivi è anche per l’ambiente particolare del nostro laboratorio:, Tim presentò il suo progetto nel 1989 e nel 1993 l’allora direttore generale del Cern Carlo Rubbia decise di aprire a tutti il protocollo http libero da copyright". 

 
Molti gli ospiti importanti  che ricordando e raccontando aneddoti si cedono il posto sul palco della sala conferenze al Cern, come ad esempio Robert Calliau, il quale ai tempi collaborò con Tim Berners-Lee allo sviluppo del protocollo o come Lou Montulli il papà dei cookies o ancora Domenico Vicinanza (il fisico musicista) che insieme ai colleghi di lavoro ha voluto intonare Happy Birthday to you seppur in una versione molto molto particolare infatti, il fisico ha tradotto in musica il codice originale di Berners- Lee presentato nel 1989 e in un video proiettato in sala, si ascolta questo tappeto musicale che accompagna immagini di grafici, codici, stringhe, schemi e rappresentazioni, dal titolo : " Information Management: a Proposal". 
Ovviamente l'armonia creata apposta per questo giorno è stata poi donata, in pieno stile 1989, a Berners-Lee ovvero incisa su musicassetta all'interno di un walkman. L'inventore mettendosi le cuffie ha accennatto qualche passo di danza e ha lasciato la sala.  un'uscita in grande stile per la festa di compleanno più famosa del web.
 
 
Fonte  ufficiale delle immagini : Cern
Si terrà il 28 febbraio e proseguirà il 1 marzo, presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Parthenope’, il Convegno Internazionale e Interdisciplinare dal titolo “Uguaglianza, discriminazioni e identità di genere tra lingue, dati e rappresentazioni”. Il simposio è promosso da Antonio Garofalo, Direttore del Dipartimento di Studi Economici e Giuridici e…

Via Luca Giordano 59: un simbolo. Dietro questo indirizzo anonimo si cela uno dei snodi nevralgici del quartiere Vomero. Sede negli anni 90 della catena italiana di supermercati STANDA (i giovani non lo ricorderanno) poi sostituita nel 2003 da FNAC, format di cultura e punto di aggregazione di tutta la città. Il 28 novembre 2012, si annunciò la cessione dell'intera catena italiana di negozi al fondo di investimento Orlando Italy Management. Il 10 gennaio 2013 l'assemblea dei soci di FI Holding, la controllante di Fnac Italia, mise in liquidazione la società. Venne in sua sostituzione la Frc Group srl che acquistò il punto vendita effettuando il passaggio allo store Trony, catena italiana di negozi specializzati nella vendita di elettrodomestici, prodotti di informatica e telefonia. Il tutto mantenendo in vita il rapporto dei lavoratori della vecchia gestione, grazie soprattutto alla loro estrema flessibilità. Il suo destino non è stato dei migliori: chiude dopo 5 anni nel marzo del 2018. A sua volta si instaura un rapporto contrattuale tra Piazza Italia spa e la Frc Group srl, che pone l'insegna del brand Intelligent store (outlet low cost).

Il brand si insedia nelle vecchia struttura, non modificando gli interni e gli impianti. Un fallimento quasi annunciato, che ha portato alla chiusura dell'esercizio il 25 dicembre scorso. Il perché non è di difficile interpretazione: con il fallimento della Frc Group srl il ramo aziendale Piazza Italia spa ha deciso di non rinnovare il contratto di locazione. Conseguenza: 38 lavoratori sono stati mandati a casa, senza essere licenziati, ma soggetti ad una sospensione lavorativa/ stato di quiescenza. Ciò significa che durante questo periodo non percepiscono alcuna retribuzione, ma risultano ancora occupati. La decisione è stata presa dal curatore fallimentare che, per chi non lo sapesse, è investito per quanto attiene all'esercizio delle sue funzioni della qualità di pubblico ufficiale; e ha, sotto vigilanza del giudice delegato e del comitato dei creditori, l'amministrazione del patrimonio fallimentare destinato alla liquidazione (art.31 l.f.). La strada da lui intrapresa, sembra pronosticare la possibilità di un nuovo acquirente della licenza. Tra di essi vi è stato un dietrofront di Piazza Italia spa che, dovendo per licenza assumere i vecchi lavoratori, ha posto come condizione quella di un contratto di lavoro part-time (non assicurando neanche l'ubicazione a Napoli). Tutto ciò è umiliante per dei lavoratori con massima esperienza nel campo e con una famiglia alle spalle. Tutto ciò è inaccettabile dato che, non essendo stati licenziati, non possono far leva su nessun ammortizzatore sociale : né TFR (trattamento di fine rapporto) né la NASPI (Nuova prestazione di Assicurazione Sociale per l'Impiego).

 

La situazione è complicata, allarmante dal punto di vista sociale la condizione di tantissimi lavoratori che si sono ritrovati da un giorno all'altro sprovvisti di  qualsiasi tutela e messi in difficoltà da questa estenuante attesa. Dei cittadini italiani, che vivono in un vero e proprio circolo vizioso: piegarsi a delle condizioni contrattuali assurde pur di non perdere il lavoro o chiedere un licenziamento per giusta causa per poter effettivamente cercare un altro impiego. Dei cittadini, che hanno bisogno di un forte segnale da parte del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Dei cittadini, che prima di essere lavoratori, sono persone con una dignità che non è possibile barattare a suon di condizioni contrattuali meno gravose per la società, ma discriminanti per essi stessi. In attesa dell'incontro di lunedì 25 febbraio con un rappresentate Frc Group srl, i lavoratori, con il presidio sindacalista UIL, saranno presenti fuori la sede del negozio per ribadire la sferzante situazione che perdura da fin troppo tempo.

 

 

Programma alternativo di San Valentino solo per fan di Elena Ferrante e della sua saga di romanzi – ora anche serie TV – L’amica geniale: un tour esclusivo per ripercorrere le tappe principali della storia di Lila e Lenù.    L’idea del tour è della storica libreria napoletana Colonnese ed è…

Circa trentamila italiani si preparano al “concorsone” indetto dal Ministero degli Esteri. Dal 14 gennaio, alla Nuova Fiera di Roma, sono iniziate le prove preselettive. L’obiettivo? Riuscire a far parte dei 221 funzionari del Ministero degli Esteri, di cui 177 per amministrativo contabili e consolari e 44 per l'area della promozione culturale. Se vi sembrano pochi, considerate anche che buona parte di questi posti sono riservati a chi lavora già all’interno del Ministero. Insomma, l’ennesima sfida italiana all’ultimo sangue per il “posto fisso”… e che posto! Il bando pubblicato sul sito del Ministero degli Esteri lo scorso luglio ha subito stuzzicato l’appetito di quanti, talvolta laureati o plurilaureati, sono ancora alla ricerca di un loro posto nel mondo, e possibilmente nel proprio Paese. 

 

Gli iscritti, divisi per gruppi secondo l’ordine alfabetico, sosterranno una prova di cinquanta minuti per rispondere a settanta quesiti di varia natura. Per i quindicimila che concorrono ai 44 posti per l’area della promozione culturale, ci saranno domande su patrimonio culturale italiano; lingua inglese; elementi di diritto amministrativo; elementi di contabilità dello Stato; elementi di economia e gestione delle imprese culturali. Per gli altri quattordicimila che concorrono per l’amministrativo contabili e consolari, invece, i quesiti verteranno su diritto civile e internazionale privato; diritto consolare; diritto amministrativo; contabilità dello Stato e lingua inglese.

 

Concorso-scuola-20161

 

Negli ultimi giorni, alcune trasmissioni televisive e alcuni notiziari hanno parlato del concorsone. Perché è un’opportunità importante che lascia parlare di sé, certo, ma anche perché – ci duole dire “come al solito” – la cattiva organizzazione e gestione degli affari pubblici nel nostro Paese fa notizia. Molti dei quesiti pubblicati nella banca dati, infatti, presentano degli errori: refusi, inesattezze, incoerenze. Insomma, una questione già così delicata che mette a rischio il futuro di migliaia di italiani è diventata l’ennesima barzelletta da vignetta satirica.

 

Riusciranno i nostri eroi a cavarsela? Qualcuno sì, e che vinca il migliore!         

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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La periferia di ogni città è un luogo difficile dove vivere, ma può essere uno sprono per quei giovani pieni di energia e di passione che hanno voglia di cambiare l'immagine di un territorio dove il disagio sociale la fa da padrone. Quasi sempre il termine “periferia” è associato ad…

Oggi c'è domani chissà. Questo è l'emblema della nostra società liquida. Bauman definisce l'uomo della era postmoderna « l'uomo senza legami». Ed è proprio così. Il legame, l'essere veri risulta qualcosa di anacronistico attualmente. Oggi viviamo nel pensiero costante di non voler costruire qualcosa di serio, ma solo relazioni occasionali che non richiedono impegno. Partiamo dal principio. Partire già dall'idea di non voler qualcosa di serio è sbagliato, dato che nella vita non si possono e non si debbano addurre definizioni. Tutti questi meccanismi sono imposti dalla società in cui viviamo, così abile da non farcene accorgere. Così astuta da farci credere che è questa la normalità. È normale non rischiare, non mettere in gioco le proprie emozioni. Mettersi in gioco fa male, quindi si evita di farlo. Come? Imponendosi rapporti “ usa e getta”, tutto e subito. La felicità, la condivisione non vanno ingabbiate in preconcetti standardizzati. Se si è felici con una persona allora è giusto stare con quella persona e quindi non è sano porre dei vincoli solo perché si ha paura di dare loro una qualsiasi forma. Non si da più valore a quello che si dice e che si fa perché è diventato una sorta di processo automatico dove di profondo e sincero c'è ben poco. Dare valore significa dare peso e dare peso oggigiorno non è consono, è sbagliato. Nei rapporti tra le persone manca l'umanità, il cuore , è tutto sfuggente. Si sostituisce una persona come una cosa vecchia dall'oggi al domani. Questo processo può essere ben rappresentato dalla metafora della città di Leonia nelle «Città invisibili» di Calvino. Questa immaginaria città è il simbolo del consumismo moderno in quanto si rinnova ogni giorno e preferisce buttar via piuttosto che riparare.

Ecco uno stralcio: « La città di Leonia rifà se stessa tutti i giorni: ogni mattina la popolazione si risveglia tra lenzuola fresche, si lava con saponette appena sgusciate dall’involucro, indossa vestaglie nuove fiammanti, estrae dal più perfezionato frigorifero barattoli di latta ancora intonsi, ascoltando le ultime filastrocche che dall’ultimo modello d’apparecchio.
Sui marciapiedi, avviluppati in tersi sacchi di plastica, i resti di Leonia d’ieri aspettano il carro dello spazzaturaio. Non solo i tubi di dentifricio schiacciati, lampadine fulminate, giornali, contenitori, materiali d’imballaggio, ma anche scaldabagni, enciclopedie, pianoforti, servizi di porcellana: più che dalle cose di ogni giorno vengono fabbricate vendute comprate, l’opulenza di Leonia si misura dalle cose che ogni giorno vengono buttate via per far posto alle nuove. Tanto che ci si chiede se la vera passione di Leonia sia davvero come dicono il godere delle cose nuove e diverse, o non piuttosto l’espellere, l’allontanare da sé, il mondarsi d’una ricorrente impurità. Certo è che gli spazzaturai sono accolti come angeli, e il loro compito di rimuovere i resti dell’esistenza di ieri è circondato d’un rispetto silenzioso, come un rito che ispira devozione, o forse solo perché una volta buttata via la roba nessuno vuole più averci da pensare.»

Queste parole risultano attualissime ed è bene rifletterci su. Quante volte lasciamo andare via una persona, preferendo qualcosa di nuovo, proprio come un oggetto, più facile da ottenere? Quante volte per omologarci a ciò che passa in tv non mostriamo i nostri sentimenti e ci rinchiudiamo in stupidi meccanismi social? La nostra generazione vive quotidianamente questo tipo di rapporti e riprendendo Bauman: «La relazione è dunque il terreno contemporaneo della più grande ambivalenza: deve essere leggera e flessibile per potersi rompere facilmente e dare la possibilità all’individuo contemporaneo di ricostituirsi, ritessersi, mantenendo intatta tutta la potenzialità relazionale di ognuno. In questo modo, ognuno è molto più solo che in passato, ma libero molto più che in passato di tentare forme e sistemi per uscire da questa solitudine.»

 

 

 

Lodi. Ennesimo episodio di inciviltà e discriminazione.La questione è nata con il nuovo regolamento, approvato dal Comune amministrato dalla Lega, che disciplina i servizi scolastici come mensa e scuolabus. Chi vuole accedere alle agevolazioni tariffarie deve presentare l’Isee, ma agli stranieri viene richiesto in aggiunta un documento del proprio Paese d’origine che attesti che non possiedono nulla. Molti, a causa della quasi impossibilità pratica di reperire un documento del genere, rinunciano. Ma questo significa automaticamente passare nella fascia più alta, e senza le agevolazioni, le famiglie devono pagare 5 euro per ogni pasto e 210 euro a trimestre per lo scuolabus. La questione nasce nell’estate del 2017, quando la sindaca Sara Casanova – appena eletta con la Lega – firma una delibera che modifica le regole per beneficiare delle tariffe agevolate per la mensa scolastica e l’autobus. Fino a quel momento i benefici venivano garantiti in base all’Indicatore della Situazione Economica Equivalente (Isee), che in estrema sintesi serve a stabilire la ricchezza di una famiglia. Per l’anno scolastico 2018-2019 la delibera prevede che i genitori nati fuori dall’Unione Europea dovessero presentare una ulteriore documentazione che attestava la loro nullatenenza nel Paese di origine (i bambini coinvolti sono quasi tutti nati in Italia). Il comune di Lodi l'ha definita una norma «antifurbetti», ma parte la polemica politica ed una strabiliante gara di solidarietà. Sul conto corrente creato dal Coordinamento Uguali Doveri (iban IT62F0503420301000000040264, causale “Tutti i bambini sono uguali”) sono stati finora raccolti circa 60mila euro. Un segnale forte che risponde al “sto semplicemente applicando la legge” della sindaca Casanova. I cittadini italiani decidono di dare un forte segnale, che oggigiorno ha una doppia valenza: dimostrazione dell'essere una comunità sociale e dimostrazione dell'essere umani. Tra i tanti discorsi confezionati si perde di vista la cosa più semplice, ma che oggi è la più difficile: l'essere umani. Vedere dei bambini discriminati alla mensa e permettere tutto questo significa non essere umani. Vedere dei bambini che vivono costantemente nella paura di non essere accettati, che invece di essere agevolati, vengono privati di beni essenziali non è essere umani. Imporre un regolamento che molti non possono rispettare, per problemi pratici oggettivi, è scorretto ab origine. L'episodio per essere analizzato va guardato nel profondo. Dietro un diritto negato, una sperequazione di trattamento,c'è ben altro. C'è la paura di questi bambini di non sentirsi come gli altri. Vi siete mai chiesti cosa significa sentirsi così ? Nella società odierna si ha paura di tutto: dei luoghi chiusi, delle auto, delle luci dei neon,dei ragni, degli oggetti, delle situazioni, del rosso, del nero, del caldo e del freddo, degli animali, delle emozioni. Gli adulti hanno paura di far parlare le proprie paure, i bambini assorbono e vogliono risposte. Perché la luna è nel cielo? Perché se tiro un sasso poi cade? Le domande però non sono sempre così facili. Perché lui può avere questo ed io no? Perché siamo diversi? A queste domande non devono rispondere i genitori,ma il nostro paese. Che risposte riesce a dare?

Mi verrebbe da dire che le risposte sono solo negative ed avvilenti, di intralcio ai principi della nostra costituzione, ma non è così. La risposta che ha dato il nostro paese, la parte sana di esso, è la dimostrazione di solidarietà. Questo non ci fa perdere le speranze, ma non basta. Attendiamo l'incontro del ministro dell'istruzione Bussetti con la sindaca, data la mancata presa di posizione di Di Maio a seguito delle dichiarazioni di Salvini postosi in difesa dell'operato della Casanova.

La storia, come affermava Braudel, non è un semplice racconto di eventi, ma una materia su cui riflettere per capire il presente e il futuro. Non a caso, Orwell nel suo 1984, scrive: “Chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente controlla il passato”. La storia è usata proprio dall'élite dominante per legittimare il proprio operato e per convincerci che qualunque provvedimento preso nel passato o nel presente è scaturito da decisioni necessarie affinché si evitassero mali peggiori.

  

Il 6 Agosto del 1945, nella tranquilla Hiroroshima, era una mattina come tante, il sole splendeva e il cielo era terso; gli adulti erano già al lavoro e i bambini si stavano recando a scuola. Tutto procedeva normalmente nonostante il Giappone stesse subendo pesanti bombardamenti a seguito dell'attacco di Pearl Harbor. Nessuno si aspettava la visita di Little Boy, una bomba così devastante che rase al suolo la città provocando più di centomila morti. Quelli che sopravvissero al bombardamento furono soprannominati Hibakusha, persone che oltre al danno subirono anche discriminazioni di ogni genere.

 

E se Little Boy fu lanciata, come affermavano le alte cariche statunitensi, per porre fine alla guerra, crimine ancora più nefando fu quello attuato a Nagasaki, poiché l'isola di Kyūshū fu scelta per sperimentare la bomba al plutonio e per dimostrare alle altre potenze, sopratutto all'Unione Sovietica, la supremazia tecnologico-militare degli USA.

 

Le due bombe furono le ultime della II guerra mondiale, ma possiamo considerarle le prime della guerra fredda, periodo in cui due blocchi continentali controllavano le sorti del mondo utilizzando “lo spauracchio” delle armi atomiche come deterrente, ed anche se è vero che dal '45 non si è più ricorso a bombe atomiche, l'equilibrio del terrore non ha impedito la proliferazione di arsenali atomici sempre più potenti, in varie parti del mondo.

 

Addirittura dopo il disfacimento dell'URSS e sopratutto dopo l'11 Settembre gli arsenali nucleari si sono arricchiti di bombe di nuova generazione, più maneggevoli e più facili da utilizzare. La storia potrebbe insegnare a non ricadere negli stessi errori, a non credere che il fine giustifichi i mezzi, ma purtroppo non è così. L'odierno scenario mondiale è infatti più caotico ed instabile: la minaccia nucleare grava sull'umanità oggi più che mai perché gli interessi economico-politici degli Stati prevalgono sugli interessi dell'umanità.


 

la foto dell'articolo è stata presa da qui

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