Generazioni a confronto: intervista ai ragazzi della rivista letteraria Mosse di Seppia

Martedì, 01 Aprile 2014 09:38
  

MYGENERATIONWEB. La mia generazione. Quale generazione? Quella che non ha spazio. Un bel coraggio a scegliere questo nome per la nostra rivista: un mucchio di riferimenti, implicazioni, un nome inglese per una rivista italiana, fatta da ragzzi italiani, ma unica, che unisca, internazionale, ma anche locale, legata sangue e ossa alla sua città. Sguardo al presente e paura del futuro. Chi la racconta questa generazione di naufraghi? Parliamo di noi, ma anche dei nostri lettori. Parliamo dei ragazzi, degli studenti agguerriti, stanchi, realizzati, sfiduciati, degli universitari eterni, dei laureati, dei non laureti, dei ragazzi che lavorano, che avevano un lavoro, che vorrebbero un lavoro, di quelli che hanno avuto il coraggio di andar via e di quelli che hanno avuto il coraggio di restare. Parliamo noi di questa generazione, parliamo di quelli che cercano posto in un mondo che ha fatto già il tutto esaurito.

Noi abbiamo la rivista, abbiamo le parole, abbiamo le testimonianze e le storie da raccontare, le nostre e le vostre, perché questa generazione è di tutti. 

E allora ecco una storia: abbiamo intervistato la redazione della rivista letteraria Mosse di Seppia, ideata da un gruppo di ragazzi amanti della cultura.

 

Come nasce la rivista Mosse di seppia?

 

La rivista Mosse di Seppia nasce come tutte le cose: un po' per caso, frutto degli incontri e delle riunioni tra persone che condividevano e condividono la stessa passione letteraria, nonché la stessa concezione di letteratura.
Ciò che nasce un po' meno per caso è il Progetto Mosse di Seppia, non dunque il cartaceo su cui scriviamo e che diffondiamo alla gente, ma l'idea, il motore primo che sottende a tutto il lavoro successivo. Quella venne a me, Antonio Perrone, era un'idea che coltivavo da tanto tempo e che da tanto tempo desideravo potesse un giorno divenire reale. E lo divenne, e lo è divenuta una pacata giornata di ottobre, quando decisi di condividerla con una mia amica, Lisa Davide, persona con cui ancora una volta condivido un'intervista e attualmente cofondatrice, insieme a me, della rivista. È così credo da sempre, un meccanismo preciso e infallibile: un'idea diventa progetto non appena la si condivide.

 

Com'è strutturata e qual è la linea editoriale che avete scelto?

 

La rivista ha una struttura ancora "piccola", se mi permetti l'aggettivo. Nel senso che la base su cui essa poggia è ancora ristretta (dopotutto siamo in azione da una manciata di mesi). Come ho già accennato prima, vi siamo io e Lisa come cofondatori e organizzatori del gruppo, a quest'ultima spetta inoltre la revisione finale dell'intera rivista, l'organizzazione di eventi e reading letterari, nonché l'intera veste giuridico amministrativa che sostiene tutto il progetto. Io, in particolare, mi occupo della parte poetica della rivista (articoli di metrica, opere in versi edite ed inedite).

Abbiamo poi chi si occupa della prosa, quella tecnica e quella creativa (le rubriche e i racconti, per intenderci), ovvero Giulia Battinelli insieme ai caporedattori. E per ultimi, ma non meno importanti (anzi, mi verrebbe da dire -fondamentali-) Ruben Correra, che si occupa dell'impaginazione del cartaceo, e Gianmarco De Chiara, illustratore di copertina e dei componimenti. Seguono a ruota i collaboratori (questi, al contrario, sono molti), fissi e non; dei primi mi sembra opportuno ricordare alcuni nomi: Andrea Maggi, Emilio Costa, Lucia Ronga.

 

Dove è possibile reperirla e dove l'avete presentata finora?


Rispondo prima alla seconda parte della domanda. La rivista è stata presentata a Torre del Greco presso l'associazione culturale La Giostra; alla libreria Dante e Descartes di Piazza del Gesù; e alla libreria Papiria di via Ninni (Montesanto). È stata reperibile per un certo periodo (fino a esaurimento scorte) presso Dante e Descartes, è ancora reperibile presso la sopracitata Papiria (la cui distribuzione è gratuita).
Tirando le somme, possiamo dire che Mosse di Seppia è reperibile nei luoghi di presentazione della rivista, e ne approfittiamo per ricordare che il 18 aprile saremo presso la libreria Treves di Piazza Plebiscito a presentare e distribuire il numero 2.

 

Cosa vuol dire essere promotori di cultura nella società del valore di mercato?

 

Nella società in cui il mercato ha preso un posto di preminenza nei confronti della politica, fare cultura è principalmente concesso a chi sia in grado di produrre un grosso fatturato. Anche se all'apparenza non sembra, rispondere all'esigenze del mercato, significa costituire un'azienda che innanzitutto sia in grado di provvedere alla propria sussistenza. Ciò va a discapito, spesso, degli autori che editano per la prima volta un'opera, di chi produce un genere musicale di nicchia, di tutti coloro, insomma, che sono "all'inizio". Il mercato attualmente, infatti, risulta saturo della produzione di autori noti, non solo oggi, ma nei secoli, e di chi ha usato qualche "scorciatoia" mediatica.

 

La vostra redazione è composta interamente da ragazzi, quale messaggio pensate di voler trasmettere?

 

Una redazione giovanissima, come la nostra, è un gruppo di persone che si pone il problema della produzione di una rivista, dalle questioni economiche, alle discordie sulla scelta dei contenuti, fino alle questioni editoriali. Per cui siamo un po' come una nuova "squadra di calcio", che cerca qualcuno con cui confrontarsi, per capire se legare le intime capacità e passioni personali, sia stata una buona idea per diffondere e offrire occasioni di miglioramento e giovamento di qualcosa di essenziale che si sta perdendo, che lascia un campo vuoto quasi di tutto e che ci invita a occuparlo, facendo "il nostro gioco".

 

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Quali sono i vostri progetti futuri e gli obiettivi che vi siete prefissati?

 

Cerchiamo e cercheremo ancora a lungo i modi e i gesti per rendere riconoscibile Mosse di Seppia. La nostra redazione, infatti, è assolutamente aperta a chi ne voglia far parte con entusiasmo, spirito di solidarietà e confronto. Tenteremo, quindi, sempre di più, di costruire nel nostro territorio, un gruppo di persone di nuovo unite da una passione, un'ideale semplice, che faccia bene a tutti. Il nostro lavoro e il nostro obbiettivo è da un po' di tempo, quello di dare uno spazio d'azione e una visibilità a chi ama la lettura, la scrittura e a chi è un autore di prosa e/o poesia; questa convinzione è per così il fine ultimo della rivista ma anche il suo punto di partenza e il suo centro. Il nostro obbiettivo potrà sempre migliorarsi nel suo servizio e nel suo ruolo, ma giorno per giorno e visibilmente.

 

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Qual è stata la risposta dei lettori?

 

Al momento chi ci scopre ci sta supportando bene. È un pubblico che ha bisogno di tempo, si sta accorgendo a poco a poco che può credere nel nostro progetto. Di qui nasce anche l'idea di vendere la rivista personalmente, agl'eventi che organizziamo. Vogliamo che il nostro pubblico ci sia vicino. Non basta mettere un "mi piace" su Facebook. Essendo poi Mosse di Seppia nata da non molto, il primo pubblico che abbiamo raggiunto è quello dei nostri amici e degli "amici degli amici", poi anche quello degli universitari e degli studenti in genere, dei nostri coetanei insomma.

 

Sulla base della vostra esperienza, quale pensate possa essere il legame tra nuove generazioni e letteratura?

 

È questa una questione intrinseca al fatto stesso che ci siamo riuniti e abbiamo dato alla luce Mosse di Seppia. Noi siamo una nuova generazione a secco di importanti iniziative culturali, se si considera che la letteratura nel '900 sia stato il carburante per alcune rivoluzioni filosofiche e politiche. Stiamo man mano scoprendo che le persone della nostra età hanno bisogno di cominciare tutto dall'inizio. Non è, infatti, diffuso il costume di incontrarsi per lavorare a qualcosa di letterario e tangibile. Il qualunquismo e la xenofobia sono fenomeni che dicono che la gente non è più abituata a confrontarsi. Secondo noi la letteratura, oggi, deve essere spirito di aggregazione e confronto, che prescinde da questioni politiche e sociali che non siamo più abituati a guardare nettamente, e su questa intenzione poi arrivare a trattare questioni più dolorose che affliggono la società. Il romanticismo e gran parte del secolo scorso, ci hanno lasciato una figura appassionata e struggente del letterato in solitudine, la poesia era spesso vista come una maledizione o un morbo, diciamo che oggi possiamo curare il nostro morbo frutto di politiche sociali sbagliate, con quest'altro morbo. Sembra paradossale, ma invero, Mosse di Seppia, anche quando si discute più animatamente, sta facendo uscire fuori la parte migliore di noi.

 

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Sebbene sia uno spunto di riflessione molto ampio, volendo riassumere la vostra opinione, cosa pensate della letteratura italiana degli ultimi anni?

 

La letteratura italiana si è sfatta, divisa e tra ogni parte di essa spesso si è alzato un muro convinto di incomunicabilità. Crediamo che alcuni eccellenti prodotti di questa, in realtà, stiano girando un po' sottobanco, furtivamente trai piccoli appassionati, ed un successo spesso è solo il frutto di un prodigioso passaparola. Non è comprensibile quale sia una corrente dominante, come fu al suo tempo l'Ermetismo. I grandi intellettuali esistono ancora, ma spesso scompaiono dalla vista di noi piccoli amanti di prosa e poesia, per non farsi travolgere dalla grande onda barbarica dei media, dei ciarlatani che seggono sulle poltrone in tv a dirci cosa dobbiamo amare. E così la letteratura italiana sta finendo per produrre libri come oggetti da scaffali di supermarket.

 

Avete scelto una veste cartacea per la vostra rivista. E se dico e-book?

 

Se dici "e-book" a me viene in mente, in maniera molto ironica, la risposta di Ruben Correra, il sopracitato impaginatore, che una volta, sovrastati dalle domande della folla, disse: "Le domande scomode fatele a me". Il che è un altro modo per dire: "Siamo affezionati al cartaceo, e non sappiamo ancora come potranno evolvere le cose in questa direzione".

 

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Per concludere, un consiglio per i nostri lettori amanti della scrittura?

 

"Scrivete se avete una storia". Non è una mia risposta diretta alla domanda, ma una citazione di Maurizio De Giovanni estrapolata dall'intervista concessaci per il numero 1 e curata da Giulia Battinelli. Alla stessa identica domanda che tu ora poni a me, De Giovanni rispose nella maniera più chiara, realistica e motivamente possibile; ed è per questo che mi sento in dovere di ricalcare quelle parole: "Quando i ragazzi mi chiedono dei consigli per cominciare a scrivere, io rispondo sempre che ne ho due. La prima cosa è leggere, perché sembra scontato, ma non lo è. Scrivere senza leggere è come voler giocare a pallone senza aver mai visto una partita [...]. E la seonda cosa è di scrivere se si ha una storia. La scrittura in se stessa non esiste, la scrittura è uno strumento. Si scrive se si ha una storia. Quindi procuratevi qualcosa da raccontare, prima di cominciare a raccontare. Non raccontate soltanto per sentire la vostra voce [...]. O uno ha un talento innato -ma non ne ho mai conosciuti io- o nella scrittura va a finire la vita, e la vita è la propria, più quello che si è letto, più i film che si sono visti, più le canzoni e tutti i sentimenti che si sono vissuti sulla propria pelle".

 

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