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"Ecco" un prodotto innovativo!

Mercoledì, 22 Febbraio 2012 21:36
"Ecco" un prodotto innovativo!
  

Nel 1992 il SEGA Megadrive era la console a 16-bit leader sul mercato, forte di una libreria di giochi invidiabile composta da un certo numero di capolavori assoluti, da molti buoni videogames, e da una marea di titoli di minore fattura. Oggi come allora, infatti, venivano realizzati prodotti che si limitavano all’imitazione – spesso maldestra – dei videogiochi di maggior successo, senza aggiungere nulla di nuovo, e finendo perciò presto nel dimenticatoio.

Benché quell’anno meraviglioso ci abbia regalato veri e propri gioielli come Streets of Rage 2Streets of Rage 2, Sonic the Hedgehog 2 e Thunder Force IV, il gioco più innovativo, inusuale e – perché no? – visionario, capace di mostrarci ancora una volta quanto sia sottile la linea che separa il genio dalla follia, aveva come protagonista un delfino… Signore e Signori, ‘ecco’ a voi Ecco the Dolphin, primo di una serie di titoli dedicati all’amabile cetaceo.

Ricordo che quando mio fratello tornò a casa con una cartuccia su cui campeggiava un delfino con una costellazione in testa, mi mostrai piuttosto scettico (cos’era? L’Ultimo Cetaceo di Hokuto?), ma bastò veramente poco per ricredermi. Da subito fui colpito dal dettaglio grafico del mondo marino: rocce, pesci, meduse e altre creature erano infatti realizzate in maniera eccellente, così come lo sprite del protagonista, il giovane delfino Ecco, dotato di animazioni veramente superbe. E che dire del design dei livelli? Al blu cobalto del mare, che diventava sempre più scuro man mano che si raggiungevano acque più profonde, facevano da contrappunto le stelle marine e i coralli dai colori vivacissimi, in quella che era una vera gioia per gli occhi. Dal punto di vista dell’audio, le musiche erano davvero belle e mai stancanti, anche se gli effetti non sembravano sempre all’altezza (bisogna anche tener conto delle limitazioni, in tal senso, della console di casa SEGA); eppure, la pregevole realizzazione tecnica non era che uno degli aspetti del gioco, neanche il più importante.

Il giocatore veniva infatti trasportato in un mondo marino sconfinato, con una libertà d’azione e di esplorazione veramente notevole: Ecco infatti poteva nuotare in maniera normale, sprintare, caricare (per cibarsi di piccoli pesci o frantumare oggetti) e comunicare mediante il sonar con le altre creature intelligenti che popolavano il mare, allo scopo di risolvere i numerosi enigmi di cui era costellato il gioco. Molto intrigante anche la trama: una strana tempesta risucchiava la famiglia di Ecco, che scampato fortunosamente, viaggiava fino al Polo per interrogare il Grande Blu, (una vecchia e saggia balena), che lo inviava a sua volta dalla più antica creatura del mare: l’Asterite, una forma di vita simile alla doppia elica del DNA, situata a grandissima profondità. Quest’ultima rivelava all’intrepido cetaceo che la sua famiglia era stata risucchiata fino al pianeta Vortex, e che l’unica possibilità di salvezza risiedeva nel recarsi lì. Dopo aver visitato le bellissime rovine di Atlantide e essere tornato alla preistoria grazie alla tecnologia del Continente Scomparso, Ecco apprendeva nuovi poteri e abilità (come respirare sott’acqua o usare il sonar come arma) e riusciva a raggiungere Vortex, in una serie di impressionanti livelli a sfondo biomeccanico che sembravano usciti dalle matite di H.R. Giger (quello di Alien, per intenderci), e, una volta sconfitti i nemici alieni, riportava la sua famiglia sulla Terra sana e salva.

Realizzazione tecnica ai limiti della perfezione, trama avvincente ed appassionante, longevità impressionante (ben 24 livelli supportati da un sistema di password), gameplay innovativo… cos’altro chiedere ad un videogioco, il cui manuale d’istruzioni conteneva anche un’interessantissima bibliografia sui delfini? Spesso si discute intorno all’eventualità di considerare i videogiochi alla pari delle altre forme d’arte: se coloro che non sposano questa teoria, si dessero la pena di dare uno sguardo al Delfino della Novotrade, magari non cambierebbero idea, ma un ragionevole dubbio comincerebbe a farsi strada in loro…

Ultima modifica il Mercoledì, 22 Febbraio 2012 21:42
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Gabriele Basile

I don't believe in many things, but I do believe in duct tape.

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