"12 anni schiavo": la schiavitù quale martirio del corpo e dell'anima

Lunedì, 24 Febbraio 2014 18:20
  

Per arrivare a maneggiare un kolossal, il regista britannico Steve McQueen ha fatto una gavetta accelerata: solo “Hunger” e “Shame” hanno preceduto “12 anni schiavo” (“12 Years a Slave”), che con i primi due lavori ha in comune il tema del martirio – della carne e dello spirito – e la presenza fondamentale di Michael Fassbender, qui trasfigurato in un cattivo dall'aura biblica, meritevole di Oscar per acclamazione quale non protagonista.

Secondo l’autorevole critico di “Variety” Peter Debruge, tale “epico racconto di un’anima infrangibile rende perfino gli sforzi di Rossella O’Hara insignificanti al confronto”, e “se ʻDjango Unchainedʼ ha aperto la porta, ʻ12 anni schiavoʼ si fionda attraverso di questa, affrontando il tema con la massima serietà”; se il primo giudizio, per quanto opinabile, è rispettabile, nel secondo c’è un grave errore di prospettiva, perché sarebbe come dire che “Bastardi senza gloria” avesse fatto da apripista a qualche film “serio” sul nazismo. Il riferimento di McQueen non è ovviamente Tarantino: è il cinema di impegno civile, per ricostruire nella giusta ottica quella “Nascita di una nazione” che, nell’omonimo e celeberrimo film muto di Griffith del 1915, quasi giustificava la segregazione razziale.

La storia ruota attorno a fatti realmente accaduti, e descritti a caldo subito dopo il loro svolgimento: la base di partenza è infatti il romanzo autobiografico di Solomon Northup (Chiwetel Ejiofor), violinista di colore di discreto successo, che nel 1841, a Saratoga, nel Nord non schiavista ove era libero, viene rapito e portato nel profondo Sud a lavorare in condizioni disumane. Passa attraverso un mercante di schiavi (Paul Giamatti), un primo padrone relativamente “illuminato” (Benedict Cumberbatch), almeno più del caporale delle sua proprietà (Paul Dano), fino ad arrivare al luciferino Epps (appunto Fassbender), in una non metaforica discesa verso gli inferi, dove titanico è il suo sforzo di conservare almeno un briciolo della sua umanità e dell’integrità del proprio Io.

In questo senso, il film di McQueen è davvero notevole, e nemmeno la già nota liberazione, per mano dell’abolizionista canadese Bass – nei suoi panni, per un breve cameo da deus ex machina, Brad Pitt, produttore della pellicola – riesce ad alleviare quell’angoscia che pervade la storia: l’idea forte e sottile al contempo che sottende il lavoro del regista è infatti non la schiavitù di per sé, ma la caduta da uno stato di grazia e libertà, che innesca un rapporto perverso con il padrone di turno, sicuramente diverso da quello che poteva instaurare chi schiavo nasceva.

La meticolosa ricostruzione di un’epoca tramite ambientazioni e costumi, la fotografia che esalta i contrasti tra le notte oscure e i giorni assolati, la colonna sonora di Hans Zimmer una volta tanto delicata, alcuni dialoghi davvero potenti, le magistrali interpretazioni del cast, con l’esordiente Lupita Nyong’o, nei panni della schiava Patsey, grande rivelazione: “12 anni schiavo” è veramente un gran film, concepito e girato con ambizione.

Un difetto? Forse la sceneggiatura non ha la profondità per descrivere a fondo quella che Primo Levi avrebbe chiamato la “zona grigia”, ossia quell’area indistinta in cui la netta distinzione tra dominante e dominato sfuma, in cui si insinuano i collaboratori degli oppressori fra gli oppressi. Quanto Solomon è protagonista di tale zona? McQueen non chiarisce, preferendo concentrarsi, come più gli si addice e meglio gli riesce, su corpi e anime lacerate.

Video

Vota questo articolo
(3 Voti)
Alberto E. Maraolo

Laureato in "Medicina e Chirurgia" presso la "Federico II" nel 2010, attualmente lavora come medico specializzando in Malattie Infettive presso lo stesso Ateneo. 
Cinefilo onnivoro, sogna giornate di 48 ore per dedicare il tempo necessario ai tanti altri (troppi?) interessi: musica (rock e colonne sonore), sport nazional-popolari (calcio, ciclismo e motori) e non (basket USA), letteratura, storia, filosofia, fisica e logica for dummies.

Facebook Like

Accedi

Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.