"Lo Hobbit - La desolazione di Smaug": un film da nerdgasmo

Venerdì, 13 Dicembre 2013 19:46
  

Cari lettori, vi scrivo a cavallo tra l’una e le due di notte, dopo essere appena tornato dal cinema nel quale ho visto Lo Hobbit: La desolazione di Smaug. Avrei potuto recensirlo domani, ma il film continua ad agitarsi nella mia mente e sono sicuro che, se non lo recensissi ora, tutte le emozioni, belle e brutte, si risveglierebbero in qualche modo più “fredde”. Se vi sentite in colpa, e volete donare qualche spicciolo in favore di uno scrittore che impegna le sue notti per sbarcare il lunario, allego in calce il mio numero di conto corrente.

Cominciamo, un classico, dall’inizio: questo è l’attesissimo sequel del primo Lo Hobbit, un film per cui… bé per cui sostanzialmente è stato girato il primo Lo Hobbit. Andiamo ad esplorare un film in cui un drago doppiato da Benedict Cumberbacht cerca di uccidere Martin Freeman, un sempre più coraggioso Bilbo Baggins che impara sempre di più a conoscere la corruzione dell’Unico Anello, dove Gandalf fa a sberle con Sauron e un giovane Legolas trafigge due orchi con una sola freccia. Immergiamoci in montagne d’oro, montagne di boschi, montagne di montagne, e soprattutto montagne di nani delle montagne (credo mi sia venuta l’emicrania). Insieme ai nani osserveremo la rivoluzione del combattimento barrel to barrel, mentre vedremo avverarsi il sogno di ogni singolo nerd che abbia mai giocato un nano a D&D: un barile come armatura, un’ascia per mano, e giù di randellate poderose su orchi ignari. Il cosiddetto nerdgasmo.

Sarete felici di sapere, inoltre, che nella versione italiana Smaug viene doppiato da Luca Ward. Ora, se voi avete visto Il gladiatore sapete che la sua voce potrebbe spingervi a far sesso con un muro, se soltanto fosse lui a doppiarlo. Immaginatela amplificata e irrobustita da effetti sonori che lo rendono ancora più minaccioso, e poi uditela mentre si propaga attraverso i denti di un drago alto quanto un palazzo a due piani. E provate a non spaventarvi.

Tralasciando qualche piccola ridondanza, come la malsana passione di Legolas per l’utilizzo di orchi come slitte, e qualche legge della fisica che andrà a farsi benedire, rimarrete incollati per tre ore ad una sedia con gli occhi fissi sullo schermo, mentre le scene vi mozzano via via il fiato fino a giungere ad una conclusione… nel terzo film. Eh già. Se speravate infatti di uscire dal cinema con la soddisfazione di vedere qualcosa portato a compimento, allora lasciate che vi disilluda: dovrete scucire altri dieci euro. Ma fidatevi di me: se vedrete quel che vedo io, se lo vedrete come l’ho visto io, sareste disposti ad offrire anche tutte le ricchezze cui Smaug fa da guardia. E tenete pure il resto.

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