Iceberg è una splendida femmina di dogo argentino, fedele compagna di Giuseppe Perna, un ragazzo originario di Avellino che vive e lavora a Copenhagen. Pochi giorni fa la cagnolona ha avuto un "battibecco" con un suo simile, una situazione in cui chiunque abbia mai avuto un cane si è imbattuto almeno una volta nella vita.

 

Normale routine, quindi?

 

Niente affatto, perché in seguito ad un incauto tentativo di dividere i cani, un passante ha riportato una piccola escoriazione. Tralasciando qualsiasi considerazione sul maldestro tentativo, le conseguenze per Iceberg possono essere molto gravi: dal momento che quella del dogo è una razza vietata in Danimarca; il risultato è che Giuseppe si è visto sequestrare l'animale, che ora rischia l'eutanasia.

 

Ma come mai le autorità danesi non hanno bloccato il cane all'aeroporto? Hanno commesso forse un errore?

 

Sicuramente sì.

 

E magari anche il nostro connazionale è stato un po' "leggerino"?

 

 

Altroché.

Ma, al di là del puntare l'indice o palleggiarsi le responsabilità, ciò che preme davvero è che la vita di Iceberg venga risparmiata, e molti in tal senso si sono già mobilitati: politici di tutti gli schieramenti, artisti, sportivi, ma anche semplici cittadini che hanno partecipato a numerose iniziative.

 

Dalla sua pagina Facebook, ENPA suggerisce di lasciare un commento sulla bacheca dell'ambasciata danese (https://www.facebook.com/AmbRoma/) o di inviare questo messaggio (con oggetto: Save Iceberg):

 

Please spare Iceberg's life and allow Enpa – the Italian association for the protection of animals - to bring her back to Italy / Per favore salvate la vita del cane Iceberg e date ad Enpa – Ente Nazionale Protezione Animali - la possibilità di portarla in Italia.
firma

 

ai seguenti indirizzi email:

 

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Anche change.org si è mosso (https://www.change.org/p/saveiceberg), e lo stesso fa MYGENERATIONWEB che invita di vero cuore i suoi lettori ad unirsi alla battaglia per Iceberg.

 

Una volta tanto questa rubrica, Il Lato Oscuro di Internet, si trasfigura in quello luminoso, sperando non solo che la sfortunata cucciolona possa fare ritorno in Italia sana e salva, ma anche e soprattutto che questa storia, che non è che la punta di un enorme iceberg (questa volta con la "i" minuscola) contribuisca ad aprire sempre più occhi sulle sofferenze degli animali.

“Un libro ben scelto ti salva da qualsiasi cosa. Persino da te stesso.” Bellissima e vera, soprattutto per gli amanti della lettura, la famosa citazione dello scrittore francese Daniel Pennac. Ma un libro regalato, per quanto non scelto, non è che sia da buttare, anzi! E quale occasione migliore di ricevere un libro in regalo se non partecipare al Bookmob, “Scambiamoci un libro”, organizzato dall’Associazione Librincircolo, che si terrà il prossimo 27 Giugno a Piazza Dante, nel cuore di Napoli, alle 19:00 in punto. Si tratterà di un evento flash, della durata di soli due minuti, che consisterà in uno scambio di libri, opportunamente incartati, per avere l’impressione reale di ricevere un regalo e godere appieno del conseguente effetto sorpresa. Ogni anno, gli organizzatori stabiliscono un tema a cui ispirarsi per preparare la confezione regalo; quest’anno il tema è Napoli, per cui via libera alla creatività dal sapore partenopeo!

Come si svolgerà il flash mob letterario? Semplice. I partecipanti, ciascuno col suo pacchetto tra le mani, formeranno un grande cerchio e ognuno, in senso orario, passerà il proprio libro alla persona posta alla sua sinistra, prendendo a sua volta il libro dalla persona posta alla propria destra, mentre tutti insieme si conterà fino a 20. E se c’è qualcuno che rimane senza? Nessun problema, si sposterà all’interno del cerchio e aspetterà pazientemente di riceverne uno; allo stesso modo, chi per sbaglio, dovesse ricevere due libri, è pregato di non fare il furbo e di cederne uno. Al centro del cerchio saranno posti anche i libri in surplus-sperando nella generosità dei partecipanti-che si aggiudicheranno i più veloci dopo un mini conto alla rovescia, solo quando il conto fino a 20 sarà terminato.

Insomma, che siate colti da un improvviso slancio di altruismo e vogliate far dono a un’altra persona di un libro a voi caro o vogliate sbarazzarvi di un libro che detestate e che si sta impolverando nella vostra libreria, questo evento è sicuramente ciò che fa per voi. Un simpatico evento di condivisione e aggregazione che vede la collaborazione di, tra gli altri, Homo Scrivens Edizioni, Intra Moenia Caffè Letterario, Ubik Napoli e Centro Studi Giordano.

Per ulteriori info vi invitiamo a consultare il sito web di Librincircolo (http://www.librincircolo.it/http://www.librincircolo.it/) e la pagina facebook dell’evento 

(https://www.facebook.com/events/1874548569463960/?ref=br_rs&__fns&hash=Ac0wXDYAebJF9zDr).

Vi ricordiamo, infine, che il Bookmob anticipa la manifestazione “Ricomincio dai libri”, fiera del libro giunta quest’anno alla IV edizione, la prima che si svolgerà a Napoli, dopo le precedenti tre di San Giorgio a Cremano. L’appuntamento è per il 29 Settembre (e fino al 1 Ottobre) all’Ex Ospedale della Pace in Via dei Tribunali 227. Stay tuned! 

Alzi la mano chi ama Castlevania.

 

Bene.

 

Chiunque sia nato negli Anni '80 e non ha alzato la mano, o è un bugiardo o non ha avuto la fortuna di conoscere una delle saghe più belle (e longeve!) dell'universo videoludico. Personalmente non dimenticherò mai la bellezza di Simon's Quest, il secondo episodio, per NES, con la sua non linearità, la sua oscurità e l'incredibile difficoltà.

 

Col tempo la famiglia Belmont, e la pletora di personaggi che attorno ad essa ruotavano, ha preso parte a differenti avventure, alcune indimenticabili, altre davvero censurabili. Con buona pace di Symphony of the Night (secondo molti inferiore solo a Rondo of Blood), il passaggio dai 16 ai 32-bit non ha portato grandi risultati, tuttavia la saga ha continuato ad esercitare il suo fascino, anche e soprattutto in virtù delle sue possibilità narrative virtualmente illimitate.

 

Ed è qui che entra in gioco l'intertestualità, anzi la contaminazione tra media differenti: dopo i fumetti e i tentativi di trasposizione cinematografica, il 7 luglio la serie animata sbarcherà su Netflix. Se da un lato non vedo l'ora di godermi la lotta tra Dracula e i Belmont, dall'altro, la paura che si tratti di un buco nell'acqua o di un prodotto non all'altezza del nome che porta, sicuramente c'è.

 

 

 

 

Il teaser sembra deporre bene, facendo sperare in un prodotto "adulto", tuttavia il pericolo può essere anche quello opposto, vale a dire nudità ed ettolitri di plasma del tutto superflui. È ovvio che con Dracula per lo mezzo, tali ingredienti sono quasi di default, ma la virtù (o il vizio, in questo caso) sta sempre nel mezzo, quindi sì al sangue e ai centimetri di epidermide, ma solo se funzionali alla trama.

 

Eppure, poiché mancano ancora diversi giorni preferiamo attendere in silenzio, e non abbaiare alla luna, d'altronde, qui si parla di vampiri, non di licantropi.

 

Anche se sarebbe proprio bello un crossover in cui i Belmont fanno a pezzi quelli di Twilight...

A me me piace 'o Rock!

Giugno 20

Negli anni '50 del secolo scorso, lo tzunami musicale che investì un'intera generazione fu il Rock, una musica così travolgente che fece da porta bandiera a quei giovani che non volevano rassegnarsi alle convenzioni e alle ipocrisie imposte dalla società dell'epoca.

Certamente il sound dagli anni '50 in poi si è trasformato, si è evoluto, é stato contaminato da altri generi musicali, ma la voglia di comunicare il proprio stato d'animo è rimasta sempre presente.

Il Rock è uno stile di vita, è uno stato d'animo, è voglia di farsi sentire, è il battito di chi vuole dare voce alla sua anima, manifestando inquietudine, rabbia o tormento.

I giovani di oggi hanno tanti motivi per essere Rock, e lo sono ancora di più quelli che lo suonano.

Tra i tanti vogliamo presentare una band emergente, nuovo fiore all'occhiello della Volcano Records, prendendola a simbolo tra tutti quei giovani che amano esibirsi dal vivo e che in piccoli locali underground si consumano le dita sulle corde di una chitarra che diventa il riflesso della loro anima.

I WaterCrisis sono quattro ragazzi di Afragola, Caterina Salzano, Francesco Coppeta, Antonio Castaldo e Bob Godas che abbiamo ascoltato con interesse su Spotify.

Ci ha stupito il loro sound graffiante, incalzante e in grado di trasmettere un disagio, esorcizzato attraverso la tanta grinta nel cantare e nel suonare; in questo modo provano a descrivere le sensazioni di colui che ha scritto il brano cercando di farle arrivare a chi li ascolta; insomma buttano in faccia i loro stati d'animo.

Dal vivo spesso improvvisano, proponendo talvolta brani acustici, tuttavia la loro musica risente sempre delle influenze musicali dei Kyuss, degli Uncle Acid & the Deadbeats, dei Black Sabbath.

La loro è una musica che spacca: vi invitiamo ad ascoltarli.

Tra le nuove proposte AUGH!, il libro di Antonio Giugliano, Love Kaputt, è una storia di violenza che si somma ad altra violenza, in un paesaggio - quello tra Napoli e Caserta - deturpato dall’abbandono, dalle piaghe ambientali e dalla delinquenza.

L’ennesima storia campana, vera, che fa da sfondo ad una vicenda di pura invenzione: quella di Marullo, businessman e misantropo napoletano imbattutosi, per volere del caso, in un amore destinato a cambiargli la vita.

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Per Marullo ed Elena, la scintilla scatta sul vagone di un treno diretto a Napoli, tra una folla di compagni di viaggio chiacchieroni ed un fugace scambio di numeri di telefono prima di salutarsi. Travolti dalla passione, i due decidono subito di sposarsi e di iniziare la loro vita coniugale senza neanche conoscersi a fondo. Dopo alcuni anni dal matrimonio, la storia tra Marullo ed Elena inizia a complicarsi: lei non è la stessa donna del treno, ossessionata da strane manie e dedita a sparizioni improvvise. Ed è al termine di una di queste inspiegabili sparizioni, che il corpo di Elena viene ritrovato senza vita, appeso ai fili elettrici, in uno dei locali dell’ospedale in cui lavora.

In fuga dal ricordo delle vita spezzata di sua moglie, Marullo si crea spazi d’evasione lanciandosi in una ricerca ossessiva di sesso - a pagamento o trovato su chat di incontri - e di sbornie infelici in squallidi bar su strade provinciali. Il passato, però, torna continuamente a tormentare il solitario Marullo, costringendolo ad intraprendere una dolorosa indagine nella vita segreta di Elena, per scoprire le ragioni del suo presunto suicidio.

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Un romanzo con una trama dal grande potenziale, ma che tende spesso a svuotarsi e banalizzarsi. Le descrizioni delle periferie e delle desolanti vite di provincia regalano momenti di piacevole suggestione, ma i personaggi mancano di complessità psicologica e i dialoghi – che sfruttano un dialetto napoletano stridente con il resto della narrazione – non sono curati abbastanza.

Non una cattiva lettura e sicuramente poco impegnativa. Riprende alcune caratteristiche del thriller psicologico e può rivelarsi piacevole per gli amanti del genere.

Marco Accordi Rickards, giornalista del settore videoludico e fondatore del Vigamus, museo permanente del videogioco, qual'è stato il tuo percorso?

È una bella storia, iniziata nel modo più strano. Sin da bambino ho infatti amato i videogiochi, e una volta studente di giurisprudenza mi sono trovato ri-catapultato in questo ambiente. Durante il praticantato facevo dei lavoretto per una piccola casa editrice romana traducendo articoli inglesi di videogiochi e fumetti: questa prova andò così bene che ricevetti una telefonata in cui mi si proponeva un posto da redattore fulltime per due riviste di prossima uscita legate alla Playstation 2, e ai Pokémon. Mi buttai così nel mondo del giornalismo, così diverso dal mio, in uno di quei momenti alla Sliding Doors: ho letteralmente lasciato tutto e dopo pochi giorni ero in redazione a scrivere sulle stesse riviste di videogiochi che avevo letto per tutta la vita. Sono passati 17 anni e non mi sono mai pentito di questa scelta. Oggi continuo a fare il giornalista, dirigo GamesVillage.it e riviste come Retrogame Magazine e PSM, e, col passare del tempo, ho iniziato a interessarmi al lato culturale del videogioco. Insegno infatti in due università: la Link Campus University e l'Università Tor Vergata; poi, nel 2012 è nato Vigamus di cui sono fondatore e direttore.

 

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Come nasce l'intuizione di creare un museo del videogioco?

Non credo sia stata un'intuizione. Il museo mancava, e va benché ci avessero pensato in molti, la difficoltà era quello di realizzarlo. L' idea è nata nel 2008, ma abbiamo aperto ad ottobre 2012, dopo 4 anni a risolvere problemi economici, burocratici, culturali, di percorso, di collezione, di organizzazione, di know-how. Francamente, chi è che sa come si crea da zero un museo? Io l'ho imparato giorno per giorno assieme ai miei collaboratori, e, con grandi lotte e sacrifici, l'abbiamo reso un museo riconosciuto, ufficiale, unico nel suo genere in Italia e secondo in Europa dopo Berlino. Siamo entrati nell'ICOM ( International Council of Museums) e assieme ad altri due promotori abbiamo costituito EFGAMP, la federazione europea che intende preservare la storia del videogioco come bene artistico,culturale e digitale. Ci battiamo per la sua valorizzazione e la sua specificità umanistica, al di là dell'evoluzione come piattaforma informatica. Questo perché a noi interessa l'autore che inventa e crea piuttosto che la base informatica.

 

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Come nasce Vigamus Academy ovvero l'Università del Videogioco? Quali sono gli obiettivi del suo percorso formativo? Vigamus Academy è il nostro progetto più ambizioso: fare alta formazione nel campo dei videogiochi. Ho insegnato in diverse università , allo IULM a Milano, allo IED e all' Accademia di Belle Arti a Roma, e ancora adesso insegno alla facoltà di lettere di Tor Vergata. Da queste esperienze ho maturato la voglia di creare un percorso più organico sul videogioco con valore di laurea, cosa che, del resto, all'estero già c'è. Una volta trovato il partner giusto, Link Campus University, abbiamo strutturato un programma di laurea triennale che sta per diventare magistrale, per formare ragazzi e dotarli di un titolo a tutti gli effetti e di un curriculum declinato sui videogiochi. Una parte di corso esplora tutti i terreni tipici di business, marketing e comunicazione mentre l'altra è più legata allo sviluppo, al design, all'utilizzo di strumenti come Unity e Real Engine per il game development e l'art direction, senza dimenticare aspetti come la localizzazione. In autunno avremo i primi laureati, alcuni dei quali hanno già trovato lavori importanti: uno studente è stato infatti assunto da CD Projekt Red, gli autori di The Witcher, forse il gioco di ruolo più bello mai realizzato.

 

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Continua...

Il Comune di Napoli, dal 2013, ha deciso di organizzare nel mese di Giugno una serie di eventi, non solo per incentivare una nuova forma turistica che valorizzi questo territorio, ma per stimolare i tanti ragazzi  sparsi in tutto il capoluogo campano. Così, dopo il grande successo del “Maggio dei Monumenti”, da ormai 5 anni, arriva puntuale Giugno Giovani, una rassegna popolare e culturale dedicata alla parte più attiva della città: la gioventù partenopea.

Sarà un mese molto coinvolgente poiché è previsto un fitto calendario di eventi di tutti i tipi in grado di attirare l’attenzione: dai concerti alle mostre, dalle proiezioni ai dibattiti.

L’eco di questa rassegna è dovuto sopratutto alla campagna fotografica #ioGiovani, in cui sono ritratti 100 giovani napoletani.  

I più di cento eventi, durante il “Giugno Giovani 2017”, saranno sponsorizzati da tutte e dieci le municipalità cittadine. La rassegna è stata aperta con il “Mates Festival 2017” all’Ippodromo di Agnano e proseguirà con altre simpatiche iniziative che hanno l’intento di far conoscere e mettere in comunicazione tutte le aree del territorio.

Si è esibito a Napoli per la prima volta Stush, voce dei The Colors, gruppo campano seguito in tutto il paese, che ha fatto da testimonial insieme ai giovani fondatori di Casa Surace, che con un workshop hanno incentivato i ragazzi napoletani alla creatività e all'auto-imprenditorialità.

Per chi vive nel centro cittadino sarà interessante frequentare “Le notti del Nilo”, con silent party nelle piazze del centro storico, e incantevole sarà anche "Una notte al Castello”, appuntamento danzante presso l’Università Parthenope. Chi vive in periferia potrà assistere all’intitolazione in memoria di Ciro Esposito della Villa Comunale di Scampia, e tanti ancora sono gli eventi previsti, tra cui quelli dedicati ai bambini e alle famiglie. Infatti l’assessorato al Welfare, in collaborazione con la “Ludoteca Comunale” e la “Cooperativa Sociale Progetto Uomo”, hanno portato avanti l’iniziativa “Una Città per Giocare” con l’intento di creare momenti di aggregazione e dialogo tra le generazioni e sensibilizzare al tema del recupero dei territori. 

L’elenco completo delle attività è consultabile presso la pagina del Comune di Napoli:

http://www.comune.napoli.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/32956http://www.comune.napoli.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/32956

Il primo album dei calciatori Panini che comprai fu quello del Campionato 1986/87: c'era ancora Platini alla Juve, Baggio alla Fiorentina e Paolo Rossi al Verona (!), gli olandesi non erano ancora sbarcati a Milano e un giovane Diego Armando Maradona veniva scambiato per una pila di figurine spessa come i sopracciglioni dello zio Bergomi.

 

Cambiamenti di casacca, anche clamorosi, ce n'erano anche allora, ma di bandiere se ne vedevano ancora; la situazione è poi cambiata con gli anni, e saltando di qualche anno in avanti, dopo gli addii di Baresi, Maldini, Del Piero, Zanetti e Totti, a sventolare sono rimasti solo Buffon, Hamsik, Pellissier e magari qualcuno che ora mi sfugge.

 

Ma non vi preoccupate, non siamo qui a rivangare i bei tempi andati, o puntare il dito contro l'Ibra di turno (che però, a parte baciare la maglia del Barça non ha mai fatto grandi dichiarazioni d'amore a questa o quella squadra), ma una brevissima riflessione sulla questione Donnarumma è d'uopo.

 

Più che colpevolizzare il ragazzo, si osserva, ancora una volta impotenti, lo strapotere dei procuratori, idealmente capitanati da Mino Raiola, e la totale mercificazione del calcio. Certo, il pallone è un business, nessuno discute, ma il modo in cui i sentimenti vengono calpestati, la passione dei tifosi mortificata e – talvolta – la volontà degli stessi giocatori ignorata sta toccando vette inaudite.

 

E intollerabili.

 

Nell'attesa di sapere come si concluderà l'indagine della FIFA sul pingue Raiola per il trasferimento di Pogba (e se mai ci sarà un giro di vite), ci aspetta una lunga estate senza Mondiali o Europei in cui la speranza, o almeno la mia, è quella di tornare a leggere le solite castronerie su Lamela/Lavezzi/Di Maria/Argentino_random all'Inter o Messi al Napoli, piuttosto che vedere un giovane gettare via l'opportunità di diventare una bandiera del Milan, che, a conti fatti è uno dei cinque club più blasonati al mondo.

 

Mica pizza e fichi.

Il buon vecchio Giambattista Vico ci parla di "corsi e ricorsi storici". In realtà l'ha fatto ben molto tempo fa, ma le sue parole potrebbero benissimo adattarsi al mondo contemporaneo, dominato dall'alternanza tra la nascita di nuove mode e il ritorno di vecchie tendenze.


È innegabile, infatti, che dopo una fase in cui l'uomo cerca di fare nuove esperienze, magari per una delusione, ritorni sui propri passi e pensi con nostalgia alle "cose semplici e genuine del passato" – un passato inevitabilmente idealizzato proprio perché passato.


Ciò avviene un po' per tutte le cose della vita, non solo per il buon vecchio mos maiorum. Talvolta si ha nostalgia dell'infanzia, dell'età spensierata e dei giochi dell'epoca, uno su tutti: Nomi, Cose e Città.


Ma non disperate perché "chi non muore si rivede" e "a volte ritornano"! Ed ecco che impazza sugli smartphone di tutti Fight List!

 

Fight List 02

 

Per chi non lo sapesse si tratta di un quiz game che, in teoria, vorrebbe riportare in auge proprio il gioco Nomi, Cose e Città.


L'obiettivo è, ovviamente, quello di battere gli amici – ma anche giocatori casuali pescati in rete – in una sfida a colpi di parole, articolata in 5 round da 45 secondi. Parole che dovranno essere inerenti a un tema, scelto dall'app, e che avranno un punteggio da 1 a 3 in base alla difficoltà o rarità. Naturalmente è possibile ricorrere a degli aiuti, che costeranno alcune monete (virtuali, s'intende). L'app è disponibile su Android e Apple, sia nella versione gratuita, con pubblicità, sia nella versione a pagamento, senza banner.

 

Fin qui, sembra tutto molto bello e interessante. In realtà vi sono dei difettucci, primo su tutti l'ingrombrantissima pubblicità, che interrompe continuamente il gioco. Per passare al round successivo, poi, bisogna aspettare che l'avversario abbia accettato la sfida, abbia giocato e terminato e questo, nel caso di giocatori casuali, può richiedere molto tempo. Infine, l'attinenza al tema non è sempre facile da soddisfare, ma forse è la sottoscritta che non è abbastanza brava (in palestra non uso l'asciugamano?!).

 

Sarà il solito tormentone di breve durata o avrà una lunga vita? "Ai posteri l'ardua sentenza".

Si può rinascere donando se stessi agli altri. Solidarietà e buon cuore, anche e soprattutto questo è il volto della nostra città. Distribuire del cibo ai senzatetto e spendere il proprio tempo per ascoltare le esigenze del prossimo, avendo come ricompensa il loro sorriso ed il loro sentirsi a casa. Su questo si basa l'attività portata avanti dai ragazzi di “Volontari nella Notte” nei pressi della stazione centrale di Napoli. Abbiamo incontrato Mark L. Samoy ed altri volontari che hanno risposto a tutte le nostre domande, dandoci informazioni e valide motivazioni affinché ognuno di noi possa impegnarsi concretamente in attività di volontariato.

Come è nato il progetto di "Volontari nella Notte"?
Volontari nella notte è nato tre anni fa (abbiamo da poco festeggiato il nostro compleanno!) da una idea di due giovani amici di Napoli che una sera hanno deciso di scendere in strada e distribuire ai senzatetto un po’ di cibo. Con il tempo, per loro e per altre persone che si sono volontariamente aggregate, quello del martedì sera è diventato un appuntamento fisso, tanto che poi abbiamo deciso di creare una pagina Facebook per pubblicizzare la nostra iniziativa e per dare la possibilità di aderire a chiunque ne avesse piacere.
In cosa consiste la vostra attività?
Ogni martedì sera intorno alle ore 20:00 ci incontriamo all’uscita della Metro 1 di Piazza Garibaldi, raccogliamo tutto ciò che ciascuno di noi porta e prepariamo delle monoporzioni con un panino-insalata, formaggio e pomodori, perché molti dei senza fissa dimora sono musulmani e non mangiano maiale-, una bottiglia d’acqua e una merendina. A seconda delle serate aggiungiamo a questo tutto ciò che riusciamo a raccogliere o che ci viene donato, sempre in monoporzioni, come frutta, dolci, o altro. Questo inverno abbiamo distribuito anche latte caldo, cioccolata e biscotti. Una volta preparato tutto ci spostiamo nei pressi dell’ingresso della stazione ferroviaria dove comincia la nostra distribuzione ai senza fissa dimora. A fine serata ci tratteniamo per terminare la nostra opera di volontariato provvedendo alla pulizia delle strade in cui ci muoviamo con scope e palette.
C’è molta partecipazione o notate che le persone sono restie ad iniziative del genere?
In questi anni tantissime persone si sono avvicinate alla nostra realtà, alcune sono rimaste e continuano ad essere presenti tutti i martedì, altre sono andate via per motivi vari. In generale possiamo dire che c’è un interesse notevole delle persone a fare volontariato, più o meno attivo. In molti ci scrivono e ci contattano attraverso i social per chiederci informazioni, per rendersi disponibili a collaborare e a partecipare ai nostri appuntamenti del martedì e c’è anche chi, impossibilitato ad essere presente, ci chiede come fare per consegnarci cibo o, ad esempio, vestiti. Capita anche che si uniscano a noi gruppi di altre associazioni di attivismo civico, gruppi parrocchiali o scout, per fare una esperienza di volontariato di strada.
Sul territorio sono presenti numerose associazioni attive oppure vi è una carenza di realtà simili alla vostra?
Ci sono diverse associazioni che si occupano di volontariato in maniera simile alla nostra. In varie zone di Napoli, da Piazza Garibaldi al Molo Beverello, durante la settimana sono numerosi i gruppi che si alternano, soprattutto di sera, durante tutta la settimana, per portare cibo ed altro ai senza fissa dimora. Ci sono poi diverse strutture, come le mensa per i poveri, che forniscono i pasti e danno la possibilità di fare le docce, o anche l’ex Opg, dove è presente anche un ambulatorio medico gratuito per chiunque ne avesse bisogno. Esiste da qualche tempo una rete di coordinamento dei gruppi di strada, i cui rappresentanti si organizzano e si confrontano sulle problematiche e sulle situazioni che vivono ogni giorno con i propri gruppi.
Come reagiscono le persone di fronte al vostro aiuto? Si è riuscito a creare un legame con loro?
I senzatetto a cui portiamo da mangiare (e non solo) sono sempre molto riconoscenti con noi, ci sorridono, ci ringraziamo e soprattutto capita che, di martedì in martedì, ci aspettino, perché sanno del nostro arrivo in stazione. Certo, accade che qualcuno, soprattutto tra quelli che non capiscono bene l’italiano, sia diffidente nei nostri confronti, ma sono casi isolati. In generale, tranne rarissime occasioni in cui c’è molta richiesta di cibo, si crea sempre un clima molto familiare che rende piacevole la nostra permanenza in strada. Con molti dei senzatetto ci fermiamo a chiacchierare, ci raccontano le loro storie, ci espongono i loro problemi, e noi cerchiamo di aiutarli per ciò che possiamo. Alle volte molti di loro hanno bisogno di essere solo ascoltati e capiti, più che di ricevere soltanto un piccolo pasto!
Napoli è una città che può puntare sulla partecipazione collettiva?
Napoli è una città dalle mille risorse ed i napoletani hanno un cuore davvero grande! Sono tantissimi i napoletani che, in diverse forme, propongono quotidianamente azioni di volontariato a favore delle classi più bisognose e disagiate e l’impegno dei singoli e delle associazioni in tal senso è davvero notevole. Tuttavia quello che possono fare i privati cittadini o i piccoli gruppi è sempre poco rispetto alle reali esigenze del territorio. Sarebbe necessario perciò canalizzare queste iniziative e veicolarle, attraverso i canali istituzionali, per creare una rete efficace di volontariato e solidarietà. Per fare questo ci sarebbe bisogno di mezzi, risorse e strutture.

Ci sono dei principi che caratterizzano la vostra associazione?

Anzitutto, ci teniamo a precisare che, per nostra precisa scelta, non siamo una associazione. Siamo un gruppo informale di volontariato, che nasce e si organizza ancora oggi attraverso i social network. Sono diversi i principi che caratterizzano la nostra azione di volontariato. In primis siamo un gruppo apolitico e apartitico. Non accettiamo ingerenza della politica nel nostro operare quotidiano a favore dei senzatetto. Allo stesso modo ci piace definirci laici ma non laicisti, quindi siamo aperti alla collaborazione di qualsiasi persona che voglia darsi da fare, a prescindere dalla bandiera di appartenenza o dal credo. Non ci sono capi o gerarchie nella nostra organizzazione, siamo tutti uguali, dal più “anziano” per appartenenza all’ultimo arrivato. E poi la regola forse più importante di tutte: siamo un gruppo anonimo. Non ci piace rivelare le nostre identità, il volontariato è fatto di azioni e non di nomi. Per questo non ci scattiamo foto in volto mentre siamo in strada, né tanto meno fotografiamo i senza fissa dimora, per una questione di rispetto e di privacy nei loro confronti.
Cosa significa per voi fare volontariato?
Fare volontariato è una scelta di impegno concreto e fattivo nei confronti di chi ne ha realmente bisogno. È per questo che noi scegliamo, ogni martedì e ogni volta che ci organizziamo, di “sporcarci le mani”, nel vero senso della parola, stando per strada, distribuendo cibo (poco o tanto che sia), ma soprattutto donando umanità e sorrisi alle persone che incontriamo e che ci chiedono da mangiare. Se così non fosse finiremmo con il rendere tutto un fatto meccanico, senza alcun tipo di trasporto personale, quasi un lavoro per ripulirci la coscienza. Riteniamo che sia forse più importante donare ascolto e parole di conforto che portare la monoporzione, il panino o qualsiasi altra cosa. Fare volontariato è anche vivere attivamente la propria città, con tutti i problemi e le difficoltà che incontriamo ogni giorno.

Vi sentite sorretti dalle istituzioni nel vostro quotidiano?
In ciò che facciamo le istituzioni sono praticamente assenti e se anche ogni tanto ci capita di notare in giro qualche volante dei carabinieri o qualche macchina dei vigili urbani, che camminano tra i rifiuti e tra gli accampamenti di fortuna dei senzatetto, ci sembrano totalmente disinteressati a ciò che accade intorno a loro. Siamo abituati a certe situazioni di povertà e di degrado, forse è questo il motivo per cui le istituzioni sono a dir poco latitanti. Sarebbe necessaria, soprattutto nella zona di Piazza Garibaldi, ma non solo, una maggiore presenza delle istituzioni per evitare che la zona, soprattutto dopo una certa ora, diventi un punto di ritrovo per la criminalità. Servirebbe anche a noi per sentirci più tutelati durante il nostro operato, ma soprattutto sarebbe una marcia in più per la nostra città.

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