C'è chi lo chiama “focarazzo”, chi più semplicemente “falò”.Usanza vuole che il 17 gennaio di ogni anno nei rioni e nei quartieri popolari di Napoli e provincia (ma anche in altri comuni campani), si accendano dei falò in cui far bruciare roba vecchia di ogni genere, oltre agli alberi di Natale, per salutare l’anno concluso e dare il benvenuto all’anno nuovo. Una festa folkloristica in onore di San Antonio Abate, il santo del fuoco e protettore degli animali. Una festa finché rimane tale. Ed ecco ancora una volta Napoli divisa, Napoli tra due fuochi. I “fuochi per la legalità e la filosofia” presentati nel cortile del Maschio Angioino con parole e canti di Eugenio Bennato e Pino Ferraro ed i “focarazzi” delle guerriglie dei ragazzini. Negli ultimi anni le “paranze” dei bambini sono sempre più frequenti nei quartieri di Napoli. Da tradizione si è passata a guerra fra bande. Ieri , verso le 18.30 ragazzini, quasi tutti minorenni, hanno dato fuoco a cassonetti dei rifiuti tra l'incrocio nevralgico di via Salvator Rosa e via M. Imbriani. Hanno bloccato il traffico e colpito con delle spranghe le auto parcheggiate, tutto secondo la tradizione. Panico tra i residenti e passanti che sono stati spinti via solo per aver tentato di spegnere le fiamme. Così in tanti altri quartieri, dove i vigli del fuoco hanno cercato di evitare simili scenari , ma il loro intervento è stato preso di mira dai piccoli delinquenti. Ciò che desta preoccupazione è la giovane età di questi ragazzi, quando un tempo era una festa per famiglie. La loro voglia di usare violenza gratuita. La "guerra del legno" che porta tutti a scendere in strada e a sentirsi , per un giorno, importante. E si ricade sempre lì: la violenza e la guerriglia di strada. Si ricade sempre in quel vortice di discorsi triti e ritriti. Si ricade nel soffermarsi sui volti di quei bambini, sulle loro mani già adulte e sulla loro voce già cupa. Soffermarsi per capire. Capire che a 10 anni non bisogna stare per strada a bloccare una strada per sentirsi parte del mondo, capire che queste non sono tradizioni sane e rappresentative di Napoli. Usanza sbagliata tramutata, in molte zone della città, in atti di teppismo e azione di devastazione urbana. Un folclore che, praticato in maniera inadeguata, porta interi nuclei familiari allo sbaraglio. Tutto ciò può eclissarsi dietro l'immagine ormasi sfocata di questa tradizione?

Da quando l'informatica è entrata prepotentemente negli studi di registrazione e, in alcuni casi, anche nelle esibizioni live, vi è stata sempre una grande polemica sull'uso di softwares, come Autoune, in grado di modificare, distorcere e correggere i Pitches delle voci. Questi programmi sono il male assoluto per molti critici, perché li ritengono responsabili di togliere alle interpretazioni la naturalezza, non permettendo al pubblico di cogliere quelle emozioni che solo una voce "non mascherata" può trasmettere.


Sebbene l'Autotune abbia debuttato ufficialmente con la canzone "Belive" di Cher, solo da qualche anno è esplosa la mania di servirsi di questo strumento e di altri programmi simili in grado di manipolare voci, tonalità e tempo.
Spesso gli artisti hanno dovuto piegarsi alla volontà delle case discografiche ed usare questa nuova tecnologia che, sicuramente, rende più agevole l'iter della registrazione e pubblicazione di un disco.


Sotto i riflettori sono finiti molti artisti sui quali viene puntato il dito perché ritenuti non capaci di cantare e di essere soltanto un "prodotto fittizio" del business.
Ma siamo sicuri che prima non si usavano, almeno in sala di incisione, "trucchi" per ottenere effetti strani?
Faccio solo un esempio: "Tomorrow never knows" dei Beatles.


Molti sanno che essa è la traccia finale dell'album Revolver, ma pochi sanno che Lennon, voleva che la sua voce avesse un effetto strano, "come quella del Dalai Lama mentre cantilenava dalla montagna più alta", così i tecnici di Abbey Road, per accontentarlo, immisero la sua traccia vocale nel Leslie Speaker.
Nessuno, all'epoca, ebbe da ridire, mentre oggi tutti criticano l'Autotune, tanto che nell'occhio del ciclone è finito anche Paul McCartney, colpevole di averlo utilizzato nel suo ultimissimo brano "Get Enough".


Ma come? Qualcuno inizierà a chiedersi se l'ex Beatle sia diventato terrapiattista o se c'è davvero qualcosa di buono dietro questa nuova frontiera tecnologica.
Innanzitutto, se si è completamente stonati questo marchingegno non trasformerà la propria voce in quella di Freddie Mercury, ma metterà in mostra maggiormente le imperfezioni vocali. È uno strumento usato per correggere piccole défaillance, dovute allo sforzo vocale a cui sono soggetti i cantanti, o per dare un particolare effetto vocale, come fecero i Gemelli Diversi a Sanremo cantando "Vivi un miracolo".
Una cosa è sicura, le polemiche si placheranno solamente all'arrivo di nuovi software che faranno rimpiangere il "vecchio" Autotune.

 

foto libera presa da:

 

https://pixabay.com/it/cantante-musica-dal-vivo-canto-3548070/

Circa trentamila italiani si preparano al “concorsone” indetto dal Ministero degli Esteri. Dal 14 gennaio, alla Nuova Fiera di Roma, sono iniziate le prove preselettive. L’obiettivo? Riuscire a far parte dei 221 funzionari del Ministero degli Esteri, di cui 177 per amministrativo contabili e consolari e 44 per l'area della promozione culturale. Se vi sembrano pochi, considerate anche che buona parte di questi posti sono riservati a chi lavora già all’interno del Ministero. Insomma, l’ennesima sfida italiana all’ultimo sangue per il “posto fisso”… e che posto! Il bando pubblicato sul sito del Ministero degli Esteri lo scorso luglio ha subito stuzzicato l’appetito di quanti, talvolta laureati o plurilaureati, sono ancora alla ricerca di un loro posto nel mondo, e possibilmente nel proprio Paese. 

 

Gli iscritti, divisi per gruppi secondo l’ordine alfabetico, sosterranno una prova di cinquanta minuti per rispondere a settanta quesiti di varia natura. Per i quindicimila che concorrono ai 44 posti per l’area della promozione culturale, ci saranno domande su patrimonio culturale italiano; lingua inglese; elementi di diritto amministrativo; elementi di contabilità dello Stato; elementi di economia e gestione delle imprese culturali. Per gli altri quattordicimila che concorrono per l’amministrativo contabili e consolari, invece, i quesiti verteranno su diritto civile e internazionale privato; diritto consolare; diritto amministrativo; contabilità dello Stato e lingua inglese.

 

Concorso-scuola-20161

 

Negli ultimi giorni, alcune trasmissioni televisive e alcuni notiziari hanno parlato del concorsone. Perché è un’opportunità importante che lascia parlare di sé, certo, ma anche perché – ci duole dire “come al solito” – la cattiva organizzazione e gestione degli affari pubblici nel nostro Paese fa notizia. Molti dei quesiti pubblicati nella banca dati, infatti, presentano degli errori: refusi, inesattezze, incoerenze. Insomma, una questione già così delicata che mette a rischio il futuro di migliaia di italiani è diventata l’ennesima barzelletta da vignetta satirica.

 

Riusciranno i nostri eroi a cavarsela? Qualcuno sì, e che vinca il migliore!         

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Vincitore del Premio Eisner 2018, Trottole (Mondadori 2018) racconta per immagini la storia di Tillie Walden e del suo rapporto con il pattinaggio. Ma i suoi salti da tre, i suoi flip, i suoi axel e tutte le altre acrobazie sul ghiaccio sono in realtà un espediente per raccontare una storia di crescita, di esplorazione e scoperta di se stessi.

 

Trottole cop

 

Tillie non ama il pattinaggio, ma si trascina come per inerzia su quelle piste ghiacciate per ben dodici anni. Gli allenamenti, i provini, le gare, i viaggi, le nottatacce hanno però un loro scopo e la vita reale saprà sconvolgerla e portarla in alto più di un triplo axel.

 

Trottole è una storia di determinazione, di scoperta, di coming out, ma è anche una storia piena di silenzi, che riesce a raccontarsi attraverso le immagini. Un graphic memoir intenso e delicato.

 

 

Lustrini, applausi, sorrisi, medaglie.

Tillie non sbaglia un salto, non sbaglia una trottola.

Tillie è brava. Tillie vince.

Tillie odia tutto questo.

Per riscoprire se stessa

Dovrà togliere i pattini da ghiaccio

E incamminarsi lungo un sentiero diverso,

seguendo nuove traiettorie.

 

 

 

 

 

 

link immagini:

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Suburra 2 - La Serie

Gennaio 11

È ormai ufficiale da qualche settimana il ritorno sulla piattaforma Netflix di Suburra, uno dei crime thriller italiani più amati, prodotto da Cattleya in collaborazione con Rai Fiction e tratta dall'omonimo romanzo di Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini.

La seconda stagione, prevista per il 22 febbraio sarà ambientata solo tre mesi dopo la fine della prima, e gira voce che le prime puntate saranno principalmente incentrate sulle elezioni comunali romane. La stagione completa consta di otto episodi che si prospettano ricchi di battaglie che raccontano un qualcosa che purtroppo è tremendamente reale: lo scontro fra politica, Chiesa e criminalità.

 

Gli interpreti saranno gli stessi volti che siamo abituati a vedere e ormai riconoscere: Aureliano Adami (interpretato da un glorioso Alessandro Borghi, che ultimamente di meriti ne ha ricevuti come fossero regali di Babbo Natale); Spadino Anacleti, detto lo "Zingaro", (interpretato da Giacomo Ferrara); Gabriele Marchilli, (interpretato da Eduardo Valdarnini); Sara Moreschi, ambiziosa consulente finanziaria legata alla Chiesa, (interpretata da Claudia Gerini); Samurai, lo spietato boss che tutto vede dall'alto della sua posizione, (interpretato da Francesco Acquaroli).
Questi solo alcuni dei già volti noti al grande pubblico.

 

Suburra 2

 

In questa seconda stagione vedremo che di fondamentale importanza sarà il ruolo delle donne, assolutamente protagoniste di quasi tutti gli episodi.


Le vicende dei protagonisti ancora una volta saranno sullo sfondo di una Roma violenta; una Roma da conquistare e temere; una Roma che vedrà scontrarsi per il suo dominio e grossi affari le due famiglie rivali: gli Adami e i sinti Anacleti. Due famiglie tormentate da un odio di fondo, che non solo porterà impeto e furia, ma anche nuove alleanze e colpi di scena.

 

Suburra 2 2

 

Una seconda stagione, quella di Suburra, che è stata attesa da milioni di spettatori, e che di certo, viste le premesse, non deluderà il pubblico.

 

 

 

 

Link alle immagini originali:

J.K. Rowling e i 49 migranti

Gennaio 08

I 49 migranti a bordo della Sea Eye e della Sea Watch 3 attendono che qualcuno decida le loro sorti. Sono ore di tensione che si rinnovano ogni giorno per ogni nuovo carico umano in arrivo dal mare e a me viene in mente J.K. Rowling. L’autrice di Harry Potter, sì, ma non per questo. Che cosa c’entra, allora, vi chiederete.

 

Nel 2008 J.K. Rowling ha tenuto un importante, poi diventato celebre, discorso alla cerimonia per il diploma di Harward. Alcuni anni dopo, nel 2015, Salani ha realizzato un piccolo libro contenente l’intero testo del discorso, Buona vita a tutti. Mi è capitato di leggerlo solo qualche giorno fa, motivo per cui le parole mi sono rimaste bene in testa e riesco ancora a sentirle mentre i giornali parlano di nuovi sbarchi.

 

buona vita

 

C’è un momento del discorso in cui J.K. Rowling parla dell’importanza dell’immaginazione nella sua vita. Non l’immaginazione che le ha permesso di creare Harry Potter, ma quella che durante gli anni di collaborazione con Amnesty International le permetteva di vedere e sentire sulla propria pelle le storie delle persone che cercava di aiutare. Parla, inoltre, di tutta la sofferenza che questa immaginazione le provocava. Un dolore vero, un sentimento di impotenza che, però, augura a tutti di provare. Perché chi si volta dall’altra parte e sceglie l’indifferenza, soffoca in un dolore ancora più profondo: quello di un'indiretta, tacita complicità.

 

Sono tempi in cui si rischia di perdere il contatto con la realtà, tempi d’indifferenza virale e egoismo cronico.

Questo piccolo libro è un memorandum intelligente e piacevole da sfogliare per ricordarci, tra le altre cose, di restare umani.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

link immagini:

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La radio ha sempre appassionato milioni di ascoltatori. Se qualcuno pensava che le nuove tecnologie l'avrebbero oscurata, ha sbagliato le previsioni. Infatti grazie al web non si è avuto un ridimensionamento del suo ruolo, ma un potenziamento del suo raggio d'azione, perché oggi, con l'avvento degli store digitali è più facile ascoltare, tramite app, la stazione preferita.
Su questo hanno puntato alcuni nativi digitali di Castel Guelfo creando, nel 2012, RadioImmaginaria. Castel Guelfo è un pesino minuscolo che non offre molto ai ragazzi per svagarsi, così, alcuni di loro, pensarono di mettere su una radio.


All'inizio erano molto impacciati nelle loro esposizioni, ma poi, pian piano, presero confidenza con il microfono e riuscirono nel loro intento: dare voce agli adolescenti.
Sì, perché RadioImmaginaria è un'antenna gestita dai giovani, dagli 11 ai 17 anni, per i giovani.
Il successo fu tale che si pensò di impiantare postazioni in altre regioni, ed oggi, dopo più di 6 anni, vi sono 300 speaker in Italia e in Europa. Una di queste postazioni, inaugurata il primo dicembre 2018, si trova alla Scugnizzeria di Scampia, dove una bella gioventù, addestrata da tutor venuti dalla casa madre, è pronta a farsi sentire. Per diventare speaker non c'è bisogno di provini, ma avere solo di tanta voglia di comunicare.


Lo scopo di RadioImmaginaria è quello favorire l'approccio relazionale tra adolescenti, di invitarli a parlare dei loro problemi e di tematiche sociali. Così parlano sia di cose stupide e banali, sia di musica e di serie TV, sia di temi importanti quali bullismo, lavoro, disagio e integrazione.
Da RadioImmaginaria viene trasmessa tanta musica, ma non basta perché si da spazio anche alle band emergenti e ai ragazzi che cantano, scrivono o recitano.
È un network, trasmesso su internet, dove i ragazzi più esperti vanno in diretta, mentre gli altri registrano un podcast che la sede madre si occupa di editare e poi pubblicare su speaker.com. E tutte le antenne si attengono ad un unico palinsesto, l'unica cosa che può cambiare è la lingua, poiché le trasmissioni possono essere anche in inglese, francese, spagnolo e albanese.

 

 

link della foto utilizzata:

http://www.giffonifilmfestival.it/news-giffoni-experience/item/3901-teen-parade,-a-radio-immaginaria-poletti-e-gubitosi-annunciano-l-evento-sul-lavoro.html

La Seconda Guerra Mondiale si è conclusa da più di settant’anni, ma ancora fa parla di sé. Oggi parliamo di Das Boot, la nuova serie prodotta da Sky Deutschland. Ha debuttato sugli schermi lo scorso venerdì, 4 gennaio, su Sky Atlantic (canale 110) e ha già battuto un record: i primi due episodi, infatti, sono stati visti da più di 257mila spettatori medi, caratterizzandosi come il miglior debutto per una produzione europea di Sky.

Siamo nel 1942, in una Francia occupata dai nazisti. Il nuovissimo sommergibile U-612, fiore all’occhiello dell’ingegneria tedesca dell’epoca, ha appena lasciato i cantieri e si inoltra nell’Atlantico, avido di vittime. Quaranta giovani uomini lo occupano ed è tramite la loro prospettiva che viene vista la guerra. Una guerra fin troppo idealizzata, ma non pienamente capita da questi giovani che quasi giocano a far i grandi, interpretando dei ruoli impostigli dall’alto, ma che non gli appartengono.

C’è poi la dolce Simone (Vicky Kreips), per cui la guerra consisteva semplicemente nel tradurre dei messaggi. Un lavoro d’ufficio, quasi un’esercitazione scolastica. Eppure Simone verrà catapultata nella dura e amara realtà della guerra.

I primi due degli otto episodi previsti per la prima stagione – la seconda è già stata confermata – convincono, ma non sorprendono più di tanto. È un prodotto di buona fattura, di qualità. Fotografia ottima. L’argomento, poi, è un evergreen e la prospettiva innovativa – quella dei giovani militari e non la solita ristretta cerchia di alti generali vicini a Hitler – è sicuramente la maggior dote di questa serie.
L’interpretazione degli attori è generalmente buona, ad eccezione forse di Vicky Kreips, mentre prevedibilmente ottima è quella dei – probabilmente – unici due volti noti al pubblico italiano: Lizzy Caplan (Now You See Me 2, Masters of sex) e Tom Wlaschiha (Il Trono di Spade).

Tuttavia manca qualcosa. Non si riesce a mantenere costante l’attenzione dello spettatore poiché spesso i tempi morti si dilungano eccessivamente e probabilmente perché vi è sempre un’algidità tutta tedesca che ostacola l’immedesimazione del pubblico coi personaggi.

Staremo comunque a vedere cosa ci riserveranno gli altri episodi.


P.S. Il giovane comandante Klaus Hoffmann (Rick Okon) non assomiglia terribilmente al Capitano James Nicholls (Tom Hiddleston) di War Horse (S. Spielberg, 2011)?!?

Das Boot 02




Link alle foto: https://tg24.sky.it/spettacolo/serie-tv/das-boot/home.html
https://www.prisma.de/news/Das-Boot-Rick-Okon-mit-29-schon-Kapitaen-in-der-Sky-Serie,20599814
https://www.mirror.co.uk/3am/celebrity-news/tom-hiddlestons-family-hero-who-8072263

Da più di una fonte trapela un’informazione piccantina, che potrebbe stuzzicare l’interesse di quanti hanno amato il romanzo (di André Aciman) e il film (di Luca Guadagnino), Chiamami col tuo nome.

 

Ebbene, a quanto pare sarebbe in cantiere… un sequel! Ad annunciarlo è un post su Twitter dell’autore egiziano: “Vorrei proprio scrivere un sequel di Chiamami col tuo nome. E infatti lo sto scrivendo”.

 

Aciman Twitter

 

Ma anche Guadagnino si lascia sfuggire qualche anticipazione su un film in lavorazione. A quanto pare, il secondo episodio di Chiamami col tuo nome sarà ambientato a Parigi nel 1988. La storia riprenderà la scena finale del film, con Elio (Timothée Chalamet) in lacrime che, stavolta, non guarda le fiamme nel camino ma un film del regista francese Paul Vecchiari, Once More.

Da Parigi, le scene si sposteranno a Berlino, nell’anno della caduta del muro (1989) e nel copione sarà presente anche un personaggio femminile interpretato da Dakota Johnson, che dopo il remake di Suspiria, potrebbe diventare la nuova attrice feticcio di Guadagnino (?).

 

Non è un mistero che il regista siciliano abbia scelto come maestro il recentemente scomparso Bernardo Bertolucci. Saprà tener fede alle linee guida di uno dei registi italiani che meglio ha saputo interpretare la verve artistico rivoluzionaria del ‘68 parigino?

 

Cosa dobbiamo aspettarci dal sequel di un romanzo e di un film ineccepibili? Che poi, se proprio vogliamo essere romantici e un pizzico malinconici… un sequel è proprio necessario?

 

 

Elio

 

 

 

 

 

 

 

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Noi di MYGENERATIONWEB siamo così, ci piacciono le novità, ma ci piacciono anche gli anni Novanta e quell’infanzia di PlayStation 1 e VHS: quella in cui se avevi la febbre era l’occasione perfetta per una scorpacciata di cartoni Disney.

 

Ecco perché il nuovo film di Rob Marshall, Il ritorno di Mary Poppins, rientra perfettamente nelle nostre corde: si canta, ci si diverte, si piange, si riflette, si vola in cielo appesi a un palloncino. Sarà che l’ambientazione è quella di un vero classico Disney (la Londra negli anni della Grande Depressione) e che a certe luci, a certi abiti e a certi suoni siamo un po’ affezionati, ma questo film tocca un tasto delicatissimo, reinterpreta un’atmosfera difficilmente reinterpretabile, e la nuova Mary Poppins (Emily Blunt) riesce a reggere questa enorme responsabilità.

 

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La storia è l’adattamento cinematografico del romanzo di Pamela Lyndon Travers, Mary Poppins ritorna, del 1935, e va letta come il sequel del classico Disney, Mary Poppins, diretto da Robert Stevenson nel 1964.

 

Michael e Jane Banks sono ormai grandi, ma non smettono di aver bisogno di aiuto. I loro problemi ora riguardano i debiti di Michael, impiegato di banca e artista, che ha dovuto abbandonare tele e pennelli dopo la scomparsa della moglie per occuparsi dei loro tre bambini. Jane è una sensibile sindacalista e una zia affettuosa, e cerca di aiutare il fratello a ritrovare dei vecchi documenti del padre che potrebbero aiutarlo a saldare i debiti e a non perdere la casa di famiglia. Ma il tempo è poco e la cura dei bambini impegnativa… chi potrà aiutarli a venir fuori dai guai?

 

Una tata magica di nostra conoscenza piomberà dal cielo al momento giusto!

 

 

Il ritorno di Mary Poppins

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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