Dasvidanyia, Mondiali!

Luglio 16

 

E anche questo Mondiale è finito. Sembrava ieri che la Svezia ci ha buttati fuori e invece già siamo al 16 luglio! Come tradizione, cerchiamo di parlarne in maniera sistematica e precisa, cominciando dalla "A" dell'

 

Argentina, non tanto per quanto fatto vedere in campo (?), ma per il bellissimo spot con Ruggeri protagonista. L'avete visto? No? Beh, eccolo qui:

 

 

 

Peccato che forse, il contratto non sia stato onorato in questa occasione e l'albiceleste "ammirata" in Russia sia stata tra le più scarse di sempre. Ma non è stata comunque la cosa peggiore del Mondiale, soprattutto se consideriamo il finto

 

buonismo della FIFA, che ha ordinato di non riprendere le tifose belle in tribuna per la Finale. Sul serio? Ci sarebbe tanto da dire, ma limitiamoci a linkare l'ottimo articolo di "AC" Annachiara Giordano (fate clic qui) e a dire che questa cosa, parafrasando Fantozzi è "una boiata pazzesca"!

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Torniamo a parlare ci calcio e più precisamente del

 

catenaccio dell'Iran. Critica? Assolutamente no. Quando sei nel girone con una delle squadre più forti del mondo e con quella di un alieno non hai scelta. Se attacchi ne prendi 5, se ti chiudi – con una difesa organizzatissima, non a cazzo di cane – magari riesci anche a portare a casa il risultato. Fatto sta che i ragazzi iraniani hanno davvero dato il massimo e più o meno tutto il mondo (tranne gli USA, forse) ha sperato che si qualificassero nell'ultima partita. Così come tutti abbiamo sperato che passassero i senegalesi che con le loro

 

danze hanno conquistato sicuramente le simpatie di tutti. Eppure, questo sarà un Mondiale da dimenticare per tutte le nazionali del Continente Nero, nessuna delle quali è riuscita a passare alla fase a eliminazione diretta. Russia 2018 sarà inoltre ricordato per i vari

 

errori imbarazzanti da parte dei portieri, non ultimo quello di Lloris ieri pomeriggio, se non fosse avvenuto sul 4-1 avrebbe potuto cambiare il risultato del match e chissà se la

 

Francia si sarebbe comunque laureata Campione del Mondo di nuovo a distanza di 20 anni? Chissà... Fatto sta che ben pochi ieri avranno fatto il tifo per i Transalpini, e, a proposito di schadenfreude...

 

«Gott in Himmel!» avranno esclamato in Germania dopo l'incredibile eliminazione alla fase a gironi. La maledizione continua: chi vince, poi non arriva agli ottavi. Successe a noi e anche alla Spagna allenato quest'anno da

 

Hierro, trovatosi lì quasi per caso dopo l'esonero di Lopetegui e buttato fuori dalla Russia neanche troppo a sorpresa. Peccato che al buon Fernando non abbiano dato fiducia e abbiano deciso di puntare su Luis Enrique, ma si sa che i flop si pagano cari. E Restando in tema, per fortuna anche l'

 

ISIS che aveva promesso di portare il terrore a un livello successivo, non ha fatto nulla, per merito delle imponenti misure di sicurezza dispiegate da Mosca. Bel lavoro, compagni! Questo complimento non si può proprio fare a

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Jorge Sampaoli, il pittoresco CT dell'Argentina che ricorderemo per il look non propriamente sobrio e per l'aver chiesto a Messi il "permesso" di far entrare Aguero! Anche la "Pulce" però ha poco da stare allegro, avendo chiuso la rassegna con una sola marcatura, a differenza di

 

Kane che, coi suoi 6 gol, si è laureato capocannoniere. Certo, l'Inghilterra ha un po' deluso alla fine, ma le basi sono state gettate per fare bene già ai prossimi Europei, così come per il Belgio che con

 

Lukaku e gli altri ha centrato uno storico terzo posto e ha fatto intravedere il più bel gioco del torneo. Sono 4 le segnature (più un assist) del venticinquenne attaccante, che magari potrebbe trovarsi coinvolto nel grandissimo giro delle punte al quale assisteremo quest'anno. Già, il

 

mercato: al di là dei propositi di metà giugno di lasciarlo fuori dal presente articolo, come fare quando un certo Cristiano Ronaldo non solo lascia il Real Madrid ma ma, addirittura, viene in Italia? Non solo il suo avvento rende virtualmente inutili le prossime due Serie A, ma crea anche un caos di dimensioni planetarie a livello di punte? Dove va Higuaìn? Al Chelsea? Al Milan? Chi prende il Real Madrid? Icardi? Mbappé? E Griezmann? Cavani torna a Napoli? Una cosa è certa: sarà un mercato appassionante, così come lo sarà la storia del portiere dell'Islanda Halldorsson – di professione regista – che racconterà ai suoi

 

nipoti di quella volta in cui parò un rigore a Leo Messi! Cosa che non potrà fare Buffon che ha però scoperto che (come insegna Lisa Simpson) "crisi" in cinese si scrive con lo stesso carattere di

 

"opportunità": non ti sei qualificato per i Mondiali? Pazienza! Puoi comunque girare una fracca di pubblicità! Dite la verità: in quanti spot lo avete visto? Ma torniamo alla nostra amata Argentina con la

 

pantomima messa in scena da Maradona in tribuna: gestacci, malori e chi più ne ha più ne metta! Ma come si fa ad avercela con Dieguito? Impossibile! Chi invece non risulta per nulla simpatico con le sue sceneggiate è Neymar. Fortissimo, per carità, ma il modo in cui si contorceva come nemmeno Shawn Michaels contro Hulk Hogan a Summerslam 2005 è stato la cosa più irritante del Mondiale. Speriamo che in

 

Qatar tra 4 anni impari ad essere meno melodrammatico. Rimaniamo comunque sul futuro: la rassegna del 2022 sarà l'ultima a 32 squadre e la prima a tenersi a novembre-dicembre. Poi, dal 2026, in Canada, Messico e Stati Uniti, arriveranno le novità. Speriamo che almeno gli shootouts non sostituiscano i

 

rigori che rimangono una dei momenti più emozionanti di sempre, come nel match tra Croazia e Danimarca in cui Schmeichel e Subasic hanno davvero fatto la parte del leone, in un contesto altamente drammatico, come l'immagine del volto rigato di

 

sangue di Mascherano, che ha dato davvero tutto ma non è riuscito ad evitare l'eliminazione della sua squadra. E a proposito di emozioni, come dimenticare le lacrime del panamense

 

Torres durante l'inno nazionale? Da brividi. Ma iniziamo le lettere difficili parlando di

 

Umtiti e del suo gol di testa che ha fatto fuori il Belgio. Magari se non l'avesse presa, ora racconteremmo un'altra storia. E come non parlare del

 

VAR che ha fatto il suo debutto e che ha contribuito a dirimere non poche controversie. Pollice in su quindi! Passiamo ora ad un'altra protagonista assoluta e cioè

 

Wanda, non Nara

 

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ma 万达, ovvero uno dei cartelloni più presenti ai Mondiali.

 

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Si tratta di un colosso cinese con interessi virtualmente ovunque, dal cinema al mercato immobiliare, perciò se volete comprare un terreno per costruirci un multisala, sapete a chi rivolgervi. Parleremo ancora di Cina, ma adesso concentriamoci su

 

Xhaka, il numero 10 della Svizzera che chiude il Mondiale con 360 minuti giocati e un gol. Non c'è molto altro da dire, ma la "X" è difficile, quindi torniamo sulla Cina, anzi sui cinesi con

 

Yonghong Li e le sue storie col Fondo Elliot che hanno attirato l'attenzione (quasi) più di ciò che accadeva in campo. Noi ci scherziamo su, ma chissà davvero quale sarà il futuro del Milan? Che dire? Ci avviciniamo alla fine della nostra cavalcata, ricca di Argentina e finiamo col nostro Walter

 

Zenga il cui record di imbattibilità di 517 minuti ai Mondiali, interrotto da un gol dell'argentino Caniggia, continua a resistere! E speriamo che ciò sia di buon augurio quando, tra 4 anni, ci rivedremo (forse) in Qatar!

 

 

Link alle foto:

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/07/15/finale-mondiali-2018-francia-croazia-4-2-gol-di-pogba-e-mbappe-per-la-seconda-coppa-nella-storia-dei-bleus-foto/4494347/

http://www.tuttosport.com/foto/calcio/mondiali-2018/live/2018/06/14-44153850/mondiali_2018_le_tifose_russe_danno_subito_spettacolo/http://www.tuttosport.com/foto/calcio/mondiali-2018/live/2018/06/14-44153850/mondiali_2018_le_tifose_russe_danno_subito_spettacolo/

http://www.itasportpress.it/calcio/sampaoli-la-spagna-ci-ha-schiaffeggiato/http://www.itasportpress.it/calcio/sampaoli-la-spagna-ci-ha-schiaffeggiato/

http://milano.repubblica.it/cronaca/2017/10/27/news/vanda_nara_a_processo_facebook_maxi_lopez-179473518/http://milano.repubblica.it/cronaca/2017/10/27/news/vanda_nara_a_processo_facebook_maxi_lopez-179473518/

https://www.endurancebusiness.com/2018/industry-news/wanda-group-reported-to-be-considering-ipo-of-sports-assets/

Il link al video è stato preso dal sito www.gazzetta.it

L’ipercorrettismo – dice l’Enciclopedia Treccani – consiste nella sostituzione di una forma linguistica che sarebbe esatta, ma che viene erroneamente ritenuta scorretta per somiglianza con una forma effettivamente sbagliata.

Che c’entra questo col calcio? Beh, la notizia sconvolgente di ieri è che la Fifa è caduto in un caso di ipercorrettismo, a modestissimo parere di chi vi parla.
La Fifa, infatti, ha chiesto ieri alle emittenti televisive di ridurre le riprese di tifose belle e attraenti durante le partite, in quanto sarebbe una cosa sessista. In effetti, durante questi mondiali i casi di sessismo hanno superato quelli di razzismo e, in particolare, diverse croniste sono state vittima di atti di sessismo.
La risposta della Fifa agli atti di sessismo è, quindi, ridurre le riprese di tifose belle.

Ora che abbiamo avuto tutti il tempo di ridere, parliamone.
Per difendere le croniste da atti di sessismo, non sarebbe forse il caso di aumentare la sicurezza? No, meglio non far vedere le tifose e lasciare che gli stadi siano un luogo di violenza, un luogo dove ci si abbandona ai più bassi istinti.

Però i bambini sì, quelli si possono vedere. I bambini che, minorenni, non dovrebbero essere mostrati in tv, senza consenso dei genitori, quelli li possiamo vedere.
E che ne sarà degli uomini? Anche gli uomini belli verranno oscurati dagli schermi?
In più, c’è un modo di misurare la bellezza? Chi decide se una tifosa è abbastanza bella da essere oscurata? O, al contrario, abbastanza brutta da essere ripresa?

Eppure ai bambini si dice che lo sport è una scuola di altruismo, rispetto e solidarietà, che lo sport è aperto a tutti, a prescindere dall’età, dal colore della pelle, dal sesso, dalla religione. Eccetto le belle ragazze, a quanto pare.




Link alla foto: http://www.tuttosport.com/foto/calcio/mondiali-2018/live/2018/06/14-44153850/mondiali_2018_le_tifose_russe_danno_subito_spettacolo/http://www.tuttosport.com/foto/calcio/mondiali-2018/live/2018/06/14-44153850/mondiali_2018_le_tifose_russe_danno_subito_spettacolo/

Era il 28 ottobre 2005, Ponticelli.
Periferia est di Napoli, simbolo di degrado e di vite spezzate. Vite, proprio come quella di Francesco Paolillo. Francesco aveva 14 anni quando un pomeriggio, come tanti altri, andò a giocare con i suoi amici in un cantiere abbandonato in via Carlo Miranda. Trascorrevano il loro tempo, non avendo un vero parco giochi a disposizione, tra i cantieri pericolosi non recintati. La corsa per le scale, arrampicarsi dovunque, fare l'altalena usufruendo dei ferri abbandonati ,cose da bambini.

Qualcosa andò storto quel giorno, Francesco andò ad aiutare un suo amico in difficoltà, ma precipitò da un pilone in costruzione. Rimase steso al suolo per 30 minuti, all'arrivo dei soccorsi non ci fu nulla da fare. Una tragedia avvenuta per la mancanza di attenzione nei confronti di un'area da mettere in sicurezza, pericolosa, piena di rifiuti e di veri e propri crateri, lasciati da un cantiere che avrebbe dovuto invece fruttare oltre 300 alloggi.
L'area fu messa sotto sequestro, poiché furono intercettati dei camion che scaricavano rifiuti illegalmente facendo diventare la zona una vera e propria discarica a cielo aperto (amianto, ruderi edili, scheletri di auto bruciate, etc). Terreno che nel gennaio scorso è stato soggetto ad un incendio di vaste dimensioni, uno tra i tanti che flagellano costantemente questa zona.

La famiglia di Francesco, in particolare il fratello Alessandro, ha sollecitato le istituzioni affinché il luogo fosse messo in sicurezza, ma sono passati 13 anni e la situazione è sempre la stessa. L'unico raggio di sole è la riapertura del parco giochi, che da 8 anni versava in uno stato di totale abbandono. A ridare vita al parco giochi è stata l'iniziativa del comandante dell'Unità Operativa della Polizia Municipale di Barra, Ponticelli, San Giovanni, Enrico Fiorillo che ha messo in campo un progetto di autofinanziamento e coinvolto sponsor del territorio per restituire spensieratezza e spazi ai bambini di via Miranda.
Gli sponsor non hanno avuto ritorno monetario ,ma sono stati ingaggiati per una gara di solidarietà contribuendo ciascuno per una specifica esigenza del parco giochi a cominciare dalle porte da calcio fino alla verniciatura. Le aziende coinvolte e vicine ai bimbi di Ponticelli sono state: la Ditta Football Green, Citellum Impianti elettrici ,Velotti verniciature, Reale Gennaro, Garden piante, Termit impianti, Zappalà, Ital impianti.

Una altra buona notizia arriva dall'Istituto di Istruzione Superiore Sannino-De Cillis che ha intitolato il laboratorio multimediale a Francesco con la targa di commemorazione: «Esempio di solidarietà sociale».
Con l'augurio che questo piccolo passo avanti non resti nell'ombra e che il futuro dei bambini di Ponticelli non sia una esigenza di serie B, ma sia all'ordine del giorno.

Indossare una maglia rossa non salverà il mondo dall’emorragia, ma aiuta a bilanciare i pesi in una società fatta di fotografie e tweet. Se a invadere la rete e le piazze sono solo gli appelli xenofobi dell’estrema destra, è giusto contrattaccare con un simbolo di opposizione e umanità.

 

L’iniziativa promossa da Libera e Gruppo Abele, Arci, Legambiente, Anpi e dal giornalista Francesco Viviano trova libera diffusione attraverso i social e non solo. Ecco il messaggio diffuso tramite Whatsapp:

«Sabato 7 luglio indossiamo tutti una maglietta rossa per un'accoglienza capace di coniugare sicurezza e solidarietà. Una maglietta rossa per fermare "l'emorragia di umanità". Il rosso è  il colore di molti bambini annegati e che a volte il mare riversa sulle nostre coste. "Muoiono molti bambini mentre l'Europa gioca allo scaricabarile con il problema dell'immigrazione...". I bambini sono patrimonio di tutta l'umanità. È l'appello di don Luigi Ciotti (Premio Nazionale Nonviolenza nel 2012 ndr) e io lo faccio mio. Fallo anche tu. Manda questo invito a tutte le persone di grande umanità».

 

All’invito rispondono in tanti: scendendo in piazza, pubblicando fotografie sui social. Il 7 luglio si colora di rosso in un gesto di pacifica solidarietà a cui il nostro Ministro degli Interni risponde con l’agghiacciante e pericolosa ironia dell’odio: “Peccato, non ho trovato una maglia rossa”.

 

Finché il popolo risponde e si colora resta vivo. E con lui la speranza che le cose non stiano precipitando del tutto. Così, quasi in risposta alla spregiudicata e aberrante linea di pensiero di Salvini, Napoli risponde e trova una maglia rossa grande quanto un’intera piazza: il colonnato del Plebiscito e il Maschio Angioino si illuminano di rosso per manifestare la partecipazione della città all’iniziativa.

 

Una società chiusa è una società limitata, ottusa. Aprire i porti, aprirsi a politiche sociali più inclusive, imporre la necessità di una convivenza pacifica in Europa, restare umani, questi sono i messaggi delle magliette rosse e, si spera, di un’Italia più sana che prende il sopravvento.

 

 

 

 

 

Link alle foto:

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Come da previsioni (leggi il nostro articolo sulla cinquina qui), vince il Premio Strega 2018 una donna, Helena Janeczek con "La ragazza con la Leica".

 

Una vittoria al femminile, la prima dopo Melania Mazzucco nel 2003. Ma il Premio è anche dell'editoria indipendente: dopo il monopolio dei Grandi Gruppi, ora è infatti il turno di Guanda.

 

Il libro di Helena Janeczek è la biografia della fotografa tedesca e compagna di Robert Capa, Gerda Taro, travolta da un carro armato al ritorno dal fronte di Brunete, negli anni della guerra civile spagnola.

 

la ragazza con la Leica


Secondo i risultati delle votazioni presiedute da Paolo Cognetti a Villa Giulia, Helena Janeczek si posiziona al primo posto con 196 voti, seguita da Marco Balzano con Resto qui (Einaudi) con 144 voti; Sandra Petrignani con "La corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg" (Neri Pozza) con 101 voti; Carlo D'Amicis con "Il gioco" (Mondadori) con 57 voti e Lia Levi con "Questa sera è già domani" (Edizioni E/O) con 55 voti.

 

Una vittoria molto politica, in cui si legge un'esigenza di contenuti più etici e paritari all'interno del mondo della cultura. Secondo l'autrice, la storia di Gerda è la storia di una donna libera e l'autrice dichiara appena ricevuto il Premio: "L'Italia è una società mista e la bellezza vincerà sempre".

 

 

foto copertina presa da: https://img2.tgcom24.mediaset.it/binary/fotogallery/ansa/54.$plit/C_2_fotogallery_3089271_0_image.jpg?20180706013507

 foto del libro presa da :https://img.ibs.it/images/9788823518353_0_0_300_75.jpg

“Edipo, non t’avessi mai conosciuto!”

Significativa affermazione che ricorre continuamente nello spettacolo. Quale? Oedipus diretto Robert Wilson, andato in scena ieri a Pompei, nel Teatro Grande, per la prima di tre serate.

La trama? Conosciutissima, ma ricordiamola. Al re di Tebe, Laio, viene predetto che avrà un figlio che lo ucciderà. Nato Edipo, il padre gli fa trafiggere i piedi e lo affida a un pastore affinché il bambino venga abbandonato in montagna. Il pastore però lo affida a un altro pastore, che lo porta a Corinto, dove il locale re, Polibo, in mancanza di figli, lo cresce come se fosse figlio suo. Cresciuto, Edipo sente dire di essere un trovatello. L’oracolo di Delfi gli predice che avrebbe ucciso suo padre e sposato sua madre. Edipo non fa più ritorno a Corinto. In un trivio, incontra un vecchio su un carro che pretese la precedenza. Nella colluttazione, Edipo uccide il vecchio e i suoi servi, tranne uno. Il vecchio è Laio. Edipo giunge a Tebe, la libera dalla Sfinge e viene proclamato re. Sposa la regina Giocasta, vedova di Laio, e con lei ha quattro figli. Interrogando un veggente e l’unico servo di Laio sopravvissuto, Edipo scopre la verità. Giocasta si suicida e Edipo si acceca.

Uno spettacolo particolare  e surreale, che rivisita la grande tragedia del maestro greco Sofocle. Infatti, più che a uno spettacolo teatrale in senso stretto – dove prevale la recitazione, s’intende – ci troviamo di fronte a un’installazione visiva e musicale davvero particolare, fornita al pubblico da attori muti e dalle movenze a tratti lentissime, a tratti fulminee, in un sottofondo musicale talora lento e delicato, talora stridente e dissacrante. La trama è ridotta a pochi eventi fondamentali (la profezia fatta a Laio, il matrimonio tra Edipo e Giocasta, ecc.) ed è – se così possiamo dire – commentata da una serie di voci fuori campo, maschili e femminili, che la offrono al pubblico in varie lingue (italiano, francese, tedesco, inglese, greco).

A un’analisi più approfondita, però, lo spettacolo appare più come il diario delle emozioni dei personaggi, ma soprattutto del protagonista, Edipo. Le luci, i movimenti e le danze sul palco, il sottofondo musicale variano a seconda delle situazioni e rappresentano le reazioni di Edipo: la ricerca affannosa dei suoi genitori, lo sgomento per la scoperta dell’incesto, ecc. Lo spettatore è, quindi, portato allo shock e a forti reazioni emotive, sulla scia di quelle provate dai personaggi. Vi è una sorta di retaggio impressionista/futurista in ciò.

Tuttavia il risultato non è convincente. L’ossessiva ripetizione dei commenti/trama nelle varie lingue rende davvero lento lo svolgimento dell’opera. In più, bisogna conoscere la trama della tragedia di Sofocle davvero bene per cogliere la successione degli eventi, in quanto il movimento continuo e simbolico (e caotico) degli attori sulla scena non sempre permette di capire cosa stia effettivamente succedendo. Forse ciò dipende anche dalla sopracitata natura fortemente emotiva dello spettacolo: un diario è frutto della prospettiva dell’individuo, è soggettivo e, in un certo senso, può falsare il racconto degli eventi.

Una menzione speciale va però allo scenario, il Teatro Grande di Pompei: le rovine di età romana e il cielo stellato erano pura poesia!





Link alla foto: http://www.infoturismonapoli.it/pompei-theatrum-mundi-2018/http://www.infoturismonapoli.it/pompei-theatrum-mundi-2018/

Ascoltando canzoni, per radio attraverso qualsiasi altro supporto, può capitare di sentire rumori strani, suoni particolari o spezzoni di melodie note.

Sappiamo bene che tutto ciò è opera della tecnologia moderna che permette, in corso d'opera, “diavolerie” impensabili fino a pochi anni fa.

 

All'inizio del secolo scorso, chi voleva riprodurre riff o strumenti caratteristici doveva riprodurli dal vivo. Ma l'invenzione dei registratori multitraccia ha facilitato la vita ai musicisti e agli ingegneri del suono, perché finalmente si sono resi disponibili librerie con suoni e rumori  sovrapponibili a qualunque brano. Nacquero così i campionamenti musicali a cui dai rumori di strada, versi di uccelli, suoni di campane e così via si aggiunsero cori, marce e melodie standard di orchestre o di singoli strumenti.

 

Tutto divenne riproducibile dal vivo con supporti come il Chamberlin e il Mellotron, veri e propri congegni elettro-meccanici, i quali permettevano di richiamare i campionamenti incisi su nastro, pigiando anche un solo dito sulle loro tastiere (demo).

 

Negli anni '60, davanti a questi nuovi giocattoli (così venivano chiamati), i puristi storcevano il naso perché si rendeva superfluo l'ingaggio di musicisti esterni. Ma ben presto si aprirono le porte ai sintetizzatori. Nascevano le tastiere monofoniche. La prima a scendere in campo fu il Moog che, grazie ad oscillatori e moduli, permetteva di creare suoni nuovi alternando anche la loro frequenza girando  semplici manovelle.

moog copia

 

Con lo sviluppo tecnologico si è arrivati non solo a polifonie complete, ma a strumenti meno ingombranti e sopratutto meno costosi, come le tastiere attuali che, grazie a rom esterne, possono aumentare la gamma di suoni offerti.

Con internet i campionamenti sono alla portata di tutti. Senza tastiere, ma con un semplice computer chiunque può registrare una traccia, senza bisogno di andare in sala di incisione, richiamando intere librerie o di loops.

Foto principale presa da:

https://www.pexels.com/photo/audio-business-computer-connection-265672/ 

Foto Moog presa da: 

http://www.hakenaudio.com/Continuum/examplesmsmoogmo.htmlhttp://www.hakenaudio.com/Continuum/examplesmsmoogmo.html

 

Altaroma GiugnoLuglio 2018

Luglio 04

Si è conclusa l’1 Luglio l’edizione estiva della manifestazione Altaroma 2018 (cominciata il 28 Giugno), un evento organizzato per la Fashion Week romana nei set e teatri degli Studios di Cinecittà.

La manifestazione ha ospitato nella capitale grandi nomi del campo della moda, cominciando dallo stilista Renato Balestra, che, con l’eleganza che contraddistingue i suoi capi e la location sul set dell’antica Roma a dir poco meravigliosa, ha incantato tutti. La collezione Haute Couture di Balestra, ricca di colori e lustrini, è riuscita a far brillare gli occhi a tutti gli ospiti presenti. Neanche la pioggia è riuscita a fermare il grande show, anzi, al contrario, ha reso lo spettacolo ancora più emozionante e carico di entusiasmo collettivo. Insomma, un grandissimo successo!

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Dal canto suo, lo stilista Sylvio Giardina, che ha puntato tutto sull’oscurità della location, ha ammaliato con i suoi abiti dai colori sgargianti.

Capo di punta un abito da sposa semplice nelle linee, ma che allo stesso tempo appare elaborato nella composizione dell’ampia gonna. Le scarpe indossate dalle modelle in passerella, opera di Gianluca Peverada, hanno riscosso notevole successo, apparendo comode e sempre adeguate ad ogni abito.


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Arriviamo alla stilista Marianna Cimini, che con la sua collezione “Feeling colors” è riuscita a mostrare l’anima delle sue creazioni. Le tonalità usate per gli abiti hanno colpito nel segno e la scelta stilistica dei fumogeni a sfilata conclusa, per mettere al centro della scena l’idea che ruota attorno alla collezione, ovvero il colore, ha suscitato moltissime reazioni positive negli spettatori, i quali hanno mostrato il loro apprezzamento con fragorosi applausi finali.


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Hanno inoltre sfilato a Cinecittà i finalisti della 14° edizione di “Who Is On Next?”, i quali si sono dati filo da torcere per tutta la manifestazione. Eccezionali tutte le collezioni presentate, ma a trionfare nella sezione abbigliamento è MRZ by Simona Marziali. Qualità, dettagli e un’italianità in chiave internazionale sono le caratteristiche principali della collezione di MRZ; una collezione dove gli elementi sportwear si incontrano perfettamente con una classica linea sartoriale vecchio stampo che l’hanno portata inevitabilmente alla vittoria.

Non resta quindi che augurarle un grosso in bocca al lupo per il futuro!


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Per tutte le altre foto dell'evento correte sulla pagina facebook di MYGENERATION cliccando qui!

 

Grandi passi nell’integrazione e nella lotta alle discriminazioni, nel mondo delle reginette di vanità. Si chiama Angela Ponce la prima transessuale a partecipare al concorso di Miss Universo. Dopo aver riportato una gloriosa vittoria al concorso di Miss Universo Spagna, è adesso la volta di farsi conoscere a livello mondiale.

 

E’ una vittoria significativa nel campo dei concorsi di bellezza: fino al 2012, infatti, le modelle transessuali erano esplicitamente bandite dalla gara. Competizione, all’epoca, posta in essere dall’attuale Presidente USA Donald Trump.

 

ANGELA PONCE 2

 

 

La modella Jenna Talackova subì molteplici polemiche per essersi iscritta a Miss Universo Canada, anni fa. Da allora, ha avviato un’incessante lotta affinché le transgender potessero essere, a giusta ragione, ammesse alla competizione. Il giorno è arrivato: la Ponce parteciperà alla competizione, segnando una svolta epocale.

 

ANGELA PONCE 3

 

link alle foto: https://www.express.co.uk/news/world/982929/angela-ponce-transgender-latest-miss-universe-2018-miss-spain-donald-trump-news

https://www.express.co.uk/news/world/982929/angela-ponce-transgender-latest-miss-universe-2018-miss-spain-donald-trump-news

 

I pennelli di Vermeer sono una band partenopea dell'area Vesuviana, composta da: Pasquale Sorrentino (voce, autore, compositore, chitarra acustica), Stefania Aprea (voce), Marco Sorrentino (batteria/backing vocals) , Giuseppe Dardano (chitarre) e da Michele Matto (basso elettrico), attiva nel panorama musicale da più di dieci anni. Il loro sound è un mix molto vario e molto originale che richiama le atmosfere grunge, rock, blues e la musica celtica: una miscellanea che da origine ad un genere musicale pieno di contaminazioni, ma originale.


Molti dei loro testi sono brillanti, ironici e a volte descrivono delle realtà inverosimili a volte prendono spunto dalla realtà.

 

MYGENERATION ha deciso di presentarli ai suoi lettori perché ci sembra che la loro musica si distacca dal solito pop italiano e se ne può avere una prova ascoltandoli su Spotify o su Deezer. Il gruppo sta infatti puntando tutto sul nuovo modo di distribuzione digitale, anche a costo di far storcere il naso agli audiofili, ma il mercato è il mercato e solo i consumatori possono convincere le etichette discografiche a tornare al supporto fisico, magari al vinile che in grado di diffondere la musica senza perdite di qualità.


Abbiamo avuto l'opportunità di interloquire direttamente con i membri del gruppo a cui abbiamo rivolto alcune domande:

 

- Vorremmo che vi presentaste ai lettori di MYGENERATION. Come vi siete conosciuti, insomma qual è la vostra storia?

La band nasce nel 2004, ma da allora la formazione è cambiata diverse volte. La prima è nata dopo un viaggio a Capo Nord, fatto dal sottoscritto insieme a Giovanni Santoro, bassista della band, fino al 2009. Fu lui a stimolarmi a mettere su un gruppo che suonasse i brani che gli avevo fatto ascoltare durante il viaggio. Tornammo a casa e formammo la band con altri tre: mio fratello Marco Sorrentino alla batteria e voci, tuttora nella band, Raffaele Polimeno alle tastiere, organi e moog e Pasquale Palomba alla chitarra elettrica, entrambi presenti in tutte le produzioni, anche se non fanno più parte del gruppo dal 2015).
Dalla prima formazione ne è passata acqua sotto i ponti, abbiamo collaborato con tantissimi artisti, alcuni dei quali hanno fatto parte del gruppo in un determinato periodo e che collaborano abitualmente con noi. Tra questi è Stefania Aprea, voce femminile della band ormai dal 2009.

 

- Vermeer poneva grande cura nella preparazione dei calchi ad olio e nella ricerca dei migliori pigmenti rintracciabili all'epoca. Anche voi fare una ricerca particolare per esprimere al meglio il vostro sound?

La nostra ricerca è fare canzoni che fermino un momento, un' idea, l'umore delle nostre generazioni. Non ci precludiamo niente e la nostra ricerca è dettata dalla curiosità di sperimentare e comunicare con la musica, con le parole.

 

- Ascoltando i vostri brani su Spotify mi sembra che il vostro stile segua diversi generi. Ci parlate del vostro background musicale?

 

Il nostro marchio di fabbrica è la contaminazione tra i generi. Come Vermeer mischiava i pigmenti, così noi mischiamo gli stili e negli anni siamo passati per diverse fasi: quella del progressive rock, quella del "teatro canzone", quella del rock più cantautorale.

 

 La distribuzione tramite app della musica aiuta le band emergenti a farsi conoscere?

Si ma sì è abbassato il livello qualitativo dell'audio. Ormai lavorare in analogico è anche costoso, pertanto si fa tutto col digitale, per ottenere formati audio compatibili con le app della musica che in un certo senso standardizzano i suoni e i tempi... Ma così vanno le cose e dobbiamo accettarle, altrimenti si rischia di essere obsoleti e vecchi prima del tempo.

 

- Il vostro ultimo album, Misantropi felici, nasce da una mancanza di fiducia verso il mondo o da un'arroganza culturale?

Nessuna delle due, in verità. Io e Stefania Aprea, voce femminile della band, con la quale condivido anche la vita privata, abbiamo avuto da poco un bimbo e questo ci ha portati, proprio nel periodo in cui era in cantiere il disco, ad un isolamento un po' forzato, un po' voluto, dettato sia dai tempi della vita genitoriale che dalla riscoperta del valore delle piccole cose, dei piccoli sguardi, delle carezze...Infatti ci sentivamo come due "misantropi felici" e questo ha ispirato tante canzoni, molte delle quali finite sul CD, prodotto dalla Soter Label è uscito nel novembre del 2017.

 

- Secondo voi è più difficile fare un Concept Album o fare un album con canzoni che non seguono un filo logico?

Se non sei ispirato naturalmente non ti riesce facile né l'uno né l'altro. Sono sicuramente due approcci molto diversi, con una loro logica interna in fase di stesura delle canzoni. Dopo due Concept Album abbiamo scelto la strada dell'album con brani che non avessero necessariamente un filo conduttore, se non nella volontà di evocare le atmosfere domestiche, il tran tran di tutti i giorni, i sentimenti scaturiti dall'esperienza della nostra genitorialità.

 

- Da quando apriste il concerto di Pino Daniele a piazza Plebiscito ne è passata acqua da sotto i ponti. Che ricordo avete di quella sera?

Davvero una bella esperienza, in compagnia di tanta gente e grandi musicisti, giornalisti, e addetti al settore.
Fu davvero un'impresa irrealizzabile stringere la mano a Pino Daniele... Ma in compenso riuscimmo a rubare qualche scatto e a scambiare due chiacchiere con altri grandissimi musicisti del calibro di James Senese e Tullio De Piscopo. Il concerto fu bello, la nostra esibizione fu accolta con il calore di un pubblico rispettoso e attento che ci mise davvero a nostro agio. E poi suonare in una piazza del Plebiscito gremita di gente è qualcosa che non dimentichi.

 

- Quali progetti vi aspettano dietro l'angolo?

L'uscita, ormai imminente, del videoclip di un altro brano del CD Misantropi felici e il videoclip di una canzone che fa parte del nostro repertorio live e che non abbiamo mai registrato... Ma preferiamo non svelare nulla in proposito, se non che l'uscita è prevista dopo le vacanze estive. Sarà un'ulteriore prova di sperimentazione a marchio Pennelli di Vermeer e siamo sicuri che apprezzerete.

 

 

 

 

 

 

 

foto presa dalla Pagina Ufficiale FB dei Pennelli di Veermer 

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