Chi salverà la musica?

Novembre 17

C'è ancora spazio per quelle belle canzoni destinate a perdurare nel tempo? Noi di Mygeneration non siamo i primi a porci questa domanda e probabilmente non saremo nemmeno gli ultimi a cercare di dare una risposta.

 

In quest'epoca non è che manchino artisti carismatici in grado di mettere in musica le loro poesie, come Fabrizio Moro, o affrontare tematiche sociali, come i 99Posse, eppure in una società sempre più connessa, grazie o per colpa degli onnipresenti cellulari, il folto pubblico dei ragazzi è inconsapevolmente indirizzato all'ascolto di musica usa e getta.


La situazione si è creata pian pian piano quando l'avvento del digitale cominciò a sostituire l'analogico, e lo streaming il supporto fisico come il CD. Infatti prima l'ascoltatore era pronto a gustare anche intere suite musicali, basti pensare che Echoes dura più di venti minuti, ma adesso le canzoni, per essere perfette, devono durare giusto il tempo di un ancheggiamento e seguire un ritmo caraibico.


Un tempo anche le Ballad pop trovavano il loro spazio in classifica, invece oggi sono quasi sparite dai radar poiché per determinare la posizione delle hits risultano più determinanti i dati derivanti dallo streaming piuttosto che quelli delle vendite.

E cosa ascoltano maggiormente gli attuali adolescenti? Ormai Trap, Rap e Reggaeton la fanno da padrone e il mercato, ovviamente, si adegua. Ma quanti di questi nuovi cantanti saranno ancora celebrati tra 20 o 30 anni? Qualcosa mi dice che il peggio ancora deve arrivare.


I nuovi dispositivi elettronici, indubbiamente, hanno semplificato la vita, ma non è tutto oro ciò che luccica poiché fanno credere agli ingenui di poter diventare famosi, in campo musicale, grazie all'aiuto di semplici App. Esistono software per tutti i gusti. Ci sono quelli in grado di trasformare e alterare i suoni in qualsiasi cosa si voglia e quelli in grado di aiutare a comporre e a registrare i propri brani.


Invece quelli della nostra generazione, gli attuali quarantenni, passavano le ore con il loro strumento tra le mani e, immaginando di stare su un palco, sognavano di essere i nuovi Eric Clapton, i nuovi Jeff Beck o i nuovi Steve Vai. Adesso invece bisogna sperare che un colosso come la Gibson non smetta di produrre le amate chitarre, la cui richiesta è diminuita poiché i teenager si accontentano semplicemente di un microfono per sentirsi divi.


Nessuno di loro sarà il nuovo Freddie Mercury o Axl Rose! Un tempo per essere cantanti bisognava avere talento e carisma, invece adesso c'è spazio per tutti, anche per quelli ultra stonati, tanto il santo Autotune li aiuterà anche dal vivo.

Giovedì 21 novembre uscirà nelle sale italiane ASPROMONTE La terra degli ultimi un film di Mimmo Calopresti e noi di My Generation siamo andati a vederlo in anteprima per voi.

 

Il film è una produzione Italian International Film e Rai Cinema, prodotto grazie a Fulvio e Federica Lucisano con l’aiuto della Regione Calabria e della Calabria Film Commission.

Tralasciando la bravura degli attori, tra cui troviamo Valeria Bruni Tedeschi (David di Donatello per La pazza gioia), Marcello Fonte (fortemente acclamato quest’anno per la sua interpretazione in Dogman con cui ha vinto la Palma d’oro a Cannes nel 2018), Francesco Colella (Trust di Danny Boyle e Zero Zero Zero di Sollima), Marco Leonardo ( Maradona- La mano de Dios di Marco Risi, All the money in the world di Ridley Scott) e con Sergio Rubini ed Elisabetta Gregoraci, che fà una buona, anche se brevissima, performance attoriale,  il film di per sé è una bella prova del regista che insiste più sul contesto nella quale i personaggi si trovano ad agire piuttosto che sui personaggi stessi di cui si percepiscono solo piccoli dettagli del proprio carattere e della propria storia, ma nessuno di loro viene indagato a 360°: sono dei tipi che agiscono all’interno di un paese, Africo, oramai abbandonato a se stesso, dove le istituzioni non intervengono; dimenticati in un paese che non è altro che un luogo in cui morire.

   Tratto dal romanzo di Pietro Criaco “Via dall’Aspromonte” e adattato per lo schermo da Mimmo Calopresti, Monica Zapelli (I cento passi) e Fulvio Lucisano, il film narra le vicende di questo paese, arroccato nella valle dell’Aspromonte in cui mancano tutti i servizi basilari come la corrente elettrica, l’acqua, ma soprattutto le cure mediche.

Dopo la morte per parto di una giovane donna a causa della difficoltà temporale di raggiungere la Marina per la mancanza di una strada, gli abitanti del paese decidono di costruirne una; da qui si sviluppano una serie di peripezie e scontri che da alcuni punti di vista, come quello della sceneggiatura, risultano essere poco elaborati, ma funzionali allo scopo del film stesso, lasciando intendere allo spettatore il senso di abbandono a rassegnazione verso cui sono spinti i protagonisti (che veri e propri protagonisti non sono) e che li spingerà poi ad abbandonare il paese in seguito all’inondazione del 1951.

Una pellicola che fa mantenere l’attenzione dello spettatore, anche se a tratti risulta banale, ma che non pretende di essere nulla di più di quello che è: un racconto nostalgico nei confronti di una terra e di un paese che trova difficoltà a farsi ascoltare, i cui abitanti cercano di entrare a far parte di un mondo più grande di loro, lasciandosi alle spalle la propria identità e il proprio passato.



Link alla foto: https://www.cinemaaquila.it/film/aspromonte-la-terra-degli-ultimi/

  Probabilmente ciò che ha caratterizzato maggiormente il mondo contemporaneo e che è entrato nelle vite di quei giovani ragazzi nati nel dopoguerra e che si è tramandato di generazione in generazione sono le pubblicità.

L’arte si muta, si sdoppia e si allontana dal culto mitico della copia “unica e originale” e nasce un nuovo tipo di arte, per tutti – o quantomeno per una buona parte della popolazione mondiale -, fruibile e accessibile, che probabilmente deve molto alla nascita della fotografia: si tratta della pubblicità. Slogan, immagini, musiche, simbologia e oggetti entrano nella testa degli individui divenendo dei capisaldi, come le pubblicità storiche della Coca-cola o i Caroselli in Italia –non dimentichiamoci delle pubblicità della Kodak con l’alieno Ciribiribì o quella storica della Tassoni, la stessa da sempre – e creando una cultura generale alla quale non si può – e forse non si deve – sfuggire.

A conquistarsi negli ultimi anni un ruolo di prim’ordine all’interno di questo mondo è John Rankin, che incarna, nella sua totalità, questa forma di arte. Fotografo e artista poliedrico, ha fondato giovanissimo, nel 1991, la rivista Dazed & Confused, dedicata alle novità ed alle nuove tendenze nell’ambito della moda e del costume - https://www.dazeddigital.com - e ha conquistato il mondo della pubblicità con la sua agenzia RANKIN.

 

   Rankin vive a Londra, con sua moglie, ma la sua arte arriva dappertutto e ora si trova ad Amsterdam, con una mostra, Naked, dall’11 novembre al 17 dicembre e a Milano, con la mostra From portraiture to fashion, fino al 24 febbraio 2020. Questa personale esposta alla galleria 29 ARTS IN PROGRESS di Milano segue un percorso piuttosto innovativo: intende ripercorrere un po’ tutte le varie fasi della sua fotografia e lo fa mutando ben tre volte in occasione degli eventi che si terranno nel mondo milanese in quel periodo: il Vogue Photo Festival, il Fashion Film Festival, a novembre, e la Milano Fashion Week di febbraio. Si è conclusa, infatti, da qualche giorno la prima fase della mostra, i ritratti, per entrare ora nel vivo delle sue opere più concettuali, per poi giungere alle opere più strettamente legate all’ambito della moda.

   Rankin riesce col suo lavoro a dare alla pubblicità quel senso artistico che molti snobbano, considerandola “arte di ripiego” e divenendo fotografo ed editore riesce a muoversi all’interno dell’industria occidentale con una libertà, creativa e non, sempre più difficile da raggiungere, riuscendo a fare dell’underground, specialmente con la sua rivista, qualcosa che possa arrivare a tutti e che diviene iconico.

Per cui andate a Milano a vedere le opere di quest’artista e magari fate un salto anche al suo sito, ne rimarrete affascinati.


29 ART IN PROGRESS

Via San Vittore, 13, Milano (MI)




Immagini tramite vivimilano.corriere.it

Quando uno studente universitario va a sostenere un esame talvolta ne sostiene una parte col professore e una parte, la prima generalmente, con l’assistente. Ai suoi occhi, l’assistente è semplicemente un professore più giovane. In realtà la situazione è alquanto complessa.

Bisogna tornare all’ormai lontano 2010, anno della riforma Gelmini, dal nome dell’allora ministra dell’istruzione. Tra i vari aspetti curati dalla riforma c’era anche la situazione dei ricercatori universitari.
Al tempo esistevano unicamente i Ricercatori a Tempo Indeterminato (RTI), ovvero studiosi e docenti – pur non essendo tenuti ad insegnare – che però si vedevano costretti a vita nel ruolo. La riforma intendeva eliminare questa permanenza ad oltranza e voleva permettere l’avanzamento di carriera, con la nomina a professore per i ricercatori. L’idea era buona, anzi ottima. Nei fatti, tuttavia, le cose non sono andate come previsto.

È stata istituita, con la riforma Gelmini, una nuova categoria di ricercatori, gli RTD, ovvero Ricercatori a Tempo Determinato, di due tipi: il tipo A, per cui non è previsto il rinnovo dopo i tre anni, e il tipo B, per cui è previsto il passaggio a professori associati (o di seconda fascia) se in possesso dell'abilitazione scientifica nazionale.
Gli RTI sono stati da allora considerati come una categoria ad esaurimento. Un esaurimento però solo sperato, se non unicamente nervoso. Solo pochissimi fortunati RTI, infatti, grazie al Piano Straordinario finalmente previsto nel 2018, sono riusciti a divenire professori. E gli altri? Per gli altri c’è il limbo. Perché? Perché gli RTI non rischiano di restare senza lavoro, gli RTDb sì e quindi le università chiamano questi ultimi.

Il problema sta nel fatto che l’abilitazione scientifica nazionale ha una scadenza (la sua durata è stata estesa a nove anni lo scorso 10 Ottobre 2019, mentre prima era di sei anni) ed essendo passati ormai dieci anni dalla legge Gelmini molti Ricercatori a Tempo Indeterminato sono stati costretti a doversi guadagnare nuovamente l’abilitazione.
Si tratta di una situazione oltremodo indecorosa, soprattutto se si pensa che la maggior parte dei corsi universitari in Italia è tenuta proprio dai quattromila RTI rimasti, che si caratterizzano quindi come elementi fondamentali per gli atenei del Belpaese.

Cosa si potrebbe fare? L’idea più semplice e logica sarebbe quella di equiparare i Ricercatori a Tempo Indeterminato ai RTDb, considerando anche che, nei fatti, il compenso di queste due categorie non è poi così distante.
Questa disonorevole e problematica situazione è tuttora in parte sottoposta all’attenzione della Corte Costituzionale. Tuttavia ecco che insorgono i soliti problemi dell’istruzione in Italia: mancano i fondi e soprattutto l’opinione pubblica è pressoché disinteressata all’argomento. Eppure dovrebbe interessare a molti il destino dei giovani studiosi che si dedicano alla ricerca e che sono quotidianamente impegnati a formare le prossime generazioni di studenti universitari, nonostante vedano svilita perpetuamente la propria dignità e sminuiti i propri sforzi. È vergognoso che in Italia, terra così ricca di cultura, coloro che a quella cultura vogliono dedicare la propria vita debbano trovarsi imprigionati in un umiliante precariato a vita.




Link alla foto: https://www.ilgiardinodeilibri.it/speciali/libri-per-bambini-quali-sono-i-5-migliori-titoli.php

Halloween, vampiri, lupi mannari, qualsiasi mostro orripilante in circolazione e Lucca Comics and Games. Sono gli ingredienti base per organizzare il lancio in Italia di uno dei manga più irriverenti di sempre, Carletto il principe dei mostri.

La J-Pop, dopo averlo annunciato sulla propria pagina Facebook, ha presentato il manga alla fiera lucchese. Prima volta che viene pubblicato in Italia, mentre in Giappone la prima edizione uscì nelle fumetterie già nella seconda metà degli anni 60, la seconda invece fu pubblicata a colori negli anni 80.

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Ecco alcune indiscrezioni che forse molti non conoscono sul fumetto.

1-      Nasce dal manga di Fujiko Fujio, uno pseudonimo usato da due sensei Hiroshi Fujimoto e Motoo Abiko. Sodalizio che nasce d un grande amicizia nata negli anni 50, quando i due condividevano una stanza piccolissima a Tokyo per inseguire il loro sogno;

2-      La serie animata del fumetto trasmessa in Italia nell’83 e in Gippone tra l’80 e l’82 in realtà è l seconda messa in onda, perché la prima serie animata fu emessa nel ’68 in bianco e nero, mai pervenuta in Italia. In realtà anche parte della serie dell’83 è inedita nel nostro Paese. Furono trasmessi soltanto 52 episodi su 94;

3-      Nell’episodio L’allievo supera il maestro, si intravedono tra la folla Doraemon e Nobita;

4-      Negli episodi Una famiglia unita e il principe delle mummie, Una gita al mare e Re pinguino alla ricerca del freddo appare Doraemon;

5-      Nell’episodio Un macchina truccata appare Suneo;

6-      Nell prima edizione le sigle erano due, Carletto e i mostri e Che paura mi fa, entrambe cantate dal gruppo i Mostriciattoli. La prima canzone era montata sulle immagini della sigla d’apertura giapponese, ma era un remake della prima sigla di chiusura. La seconda usava le immagini di chiusura, m era un remake della seconda sigla di chiusura originale.. Hanno fatto un po’ di confusione;

7-      Nell seconda edizione le sigle sono state cambiate per volontà degli autori giapponesi, Carletto e i mostri viene spostata in chiusura, con base musicale modificata, mentre Che pur mi fa viene eliminata del tutto;

8-      Nel 2010 è andato in onda un live action di 10 episodi, mentre nel 2011 è stato fatto un film con lo stesso cast della serie tv;

La J-Pop ha deciso di celebrare questo evento unico pubblicando il manga in una collezione speciale da collezione.

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Link alle immagini: https://www.google.com/search?q=carletto+il+principe+dei+mostri+manga&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ved=0ahUKEwjXk_GPq-flAhXIjKQKHWCBDHcQ_AUIEigB&biw=1242&bih=568#imgrc=B2dsFDCLYd07JM: - https://www.animeclick.it/manga/11544/kaibutsu-kun  -  https://it.wikipedia.org/wiki/Carletto_il_principe_dei_mostri_-_La_spada_del_demone  - 

È scomparso un personaggio che, come altri, lascerà un segno nella musica leggera italiana: Alfredo Antonio Carlo Buongusto, in arte Fred Bongusto, si è spento a Roma, dopo una lunga malattia, all'età di 84 anni. Molto popolare negli anni '60 e '70, insieme a colleghi come Teddy Reno, Nicola Arigliano, Johnny Dorelli e Peppino di Capri, arrivò al successo con il 45 giri “Bella bellissima” e, come accade spesso nella storia della musica, a farlo entrare nel cuore degli italiani non fu quella canzone, ma “Doce doce” che era il lato B del disco.

 

La sua palestra è stato il Night in cui si esibiva, negli anni '50, cantando anche le canzoni di Frank Sinatra, di Nat King Cole e di Louis Amstrong, cantanti di cui era innamorato e forse è stato etichettato “cantante confidenziale” da chi, all'epoca, voleva accostarlo al cantante newyorkese per la sua voce elegante e sensuale che ha ammaliato anche gli ascoltatori stranieri. Tra i suoi successi ricordiamo “Una rotonda sul mare”, “Spaghetti a Detroit”, “Malaga”, “Frida” e “Tre settimane da raccontare”.

 

Negli anni '70, il mondo della musica leggera nazionale fu invaso da nuovi interpreti e la stella di molti cantanti, che non seppero andare al passo con i tempi, cominciò a declinare. Fred Bongusto fu dai giovani messo nel dimenticatoio, ma lui non si perse d'animo e concentrò la sua attività in America latina collaborando con Vinicious De Moraes, Toquinho e sopratutto con Joao Gilberto che incise “Malaga” portandola al successo nel suo paese. Tra le sue incisioni più belle dell'epoca è stata la cover di “Superstition” di Steve Wonder, incisa con lo pseudonimo di Fred Goodtaste.

 

Ha avuto anche successo come autore di musiche per film tra queste “Il tigre”, “Malizia”, “Venga a prendere il caffè da noi”.

Negli ultimi tempi la perdita dell'udito lo ha allontanato dalle scene e infatti la sua ultima apparizione risale al 2013 in occasione di un concerto omaggio a Franco Califano.

 

la foto per l'articolo è stata presa da Rolling Stone online

 

 

C’era una volta un principe inglese che decise di allontanarsi dalla corte, ambiente meschino e claustrofobico. Si diede quindi all’alcol, al gioco, alle sfrenatezze, all’amoralità.
No, non stiamo parlando di Harry Windsor. Bisogna tornare indietro nel tempo.
Parliamo di quello che poi sarà re Enrico V, nell’omonima opera di William Shakespeare.

L’opera del Bardo torna a vivere grazie alla trasposizione filmica operata da David Michod e Joel Edgerton: ecco che, dopo essere stato presentato il 2 settembre in anteprima mondiale al Festival del cinema di Venezia, lo scorso primo novembre su Netflix viene distribuito Il re.
La pellicola era attesissima, oltre che per l’importanza dell’argomento e per il prestigio dell’opera di riferimento, anche per la presenza del cast di nomi forti a partire dal protagonista, interpretato dall’astro nascente Timothee Chalamet, passando per il sopracitato Edgerton per giungere al prossimo Batman, Robert Pattinson.

Un dramma storico che da sempre ha affascinato milioni di lettori e che per certi aspetti si presenta come una storia universale: oltre a Harry Windsor, quante volte abbiamo sentito di reali inglesi insofferenti alla rigidità della corte? Tantissime. Ma è sempre interessante.

Veniamo al film. Il re si caratterizza per una potenza visiva senza paragoni: fotografia, movimenti di camera, scenografie e costumi sono da premio Oscar. Risulta evidente che la ricostruzione storica è avvenuta in modo perfetto. Anche l’interpretazione di tutto il cast è fenomenale.
Tuttavia la pellicola risulta lenta e difficile da sopportare. Vi sono numerose scene morte, momenti di stasi a go go e gli eventi si susseguono a rallentatore. Ciò purtroppo impedisce un reale godimento del film da parte dello spettatore.

Bisogna però menzionare un aspetto particolare dell’interpretazione di Pattinson: l’attore britannico interpreta il delfino di Francia, Luigi, e perciò ha ritenuto giusto dare un’inflessione francese alle sue battute (ci si riferisce ovviamente al film in lingua originale). Tutto giusto. Peccato che il risultato sia oltremodo macchiettistico, se non comico, con un’ingiusta forzatura delle “t” che lo fa sembrare più tedesco che francese.
Chissà come sarebbe un Batman dall’accento tedesco…!



Link alla foto: https://www.denofgeek.com/uk/movies/netflix/68335/netflixs-the-king-review-a-gorgeous-but-uninspiring-period-drama

[SPOILER ALERT]

BANG!
Il suono di uno sparo irrompe nelle vostre case proprio mentre lo schermo che stavate guardando diventa nero. Che sarà successo a James? Sarà morto? Ce l’avrà fatta?

Così terminava l’ultima puntata della prima stagione di The End Of The F***ing World, serie Netflix creata e diretta da Jonathan Entwistle, tratta dall’omonimo fumetto di Charles Forsman. Le avventure dei due diciassettenni più strambi del mondo, James e Alyssa (interpretati rispettivamente da Alex Lawther e Jessica Barden), ci avevano fatto ridere, piangere e stare incollati allo schermo.
Ne consegue che il 5 novembre scorso, data di rilascio della seconda stagione, l’attesa era notevole, se non alle stelle.

Peccato che la seconda stagione sia decisamente deludente. Qualcuno potrebbe dire che è inutile. Manca proprio di linfa vitale. I due protagonisti (sì, James è sopravvissuto) sembrano aver esaurito ciò che avevano da dire e non fanno altro che ricordare gli aventi passati – già visti dallo spettatore – e continuare con la loro particolare ed unica non-comunicazione, che sarà pur bellissima ma ad un certo punto diventa poco funzionale.

Il motore della storia è un personaggio nuovo, che dovrebbe essere secondario, aggiunto in questa stagione: parliamo di Bonnie (Naomi Ackie), ex-fidanzata del professore involontariamente ucciso dai ragazzi (o almeno una delle sue tante partner sessuali) alla ricerca di vendetta.

Certo, l’interpretazione dei protagonisti resta sempre straordinaria e la durata di 20 minuti scarsi permette di vedersi tutte le puntate in una serata, più o meno, e ciò è una benedizione per i serial addicted, ma al termine della maratona si rimane vuoti, spenti e disorientati. Forse era meglio evitare questa seconda stagione e ritirarsi al culmine, lasciando sicuramente un ricordo migliore negli spettatori.
Peccato.



Link alla foto: https://www.tunefind.com/show/the-end-of-the-f-king-world/season-2

Uno dei momenti più attesi al Lucca Comics and Games è quello di scoprire se il fumetto che tanto attendiamo sarà finalmente pubblicato in Italia o se “anche oggi saremo più fortunati domani”!

 

Quali sono le novità annunciate dalla Panini Comics per Marvel Italia?

Si inizi con gli X Men, nello specifico House of X e Powers of X, le due saranno pubblicate con un ritmo di un albo alla volta all’interno de Gli Incredibili X-Men e i Nuovissimi X-Men (rinominate House of X e Powers of X). I primi 2 albi conteranno ben 56 pagine, i successivi, invece, avranno 32 pagine.

 

 

C’è di più oltre i mutanti?

Altra serie molto attesa è Absolute Carnage, di Donny Cates eRyan Stegman, uscirà tra gennaio e marzo in Marvel miniserie. Le serie Venom e Spider-man avranno al loro interno dei tie-in: Absolute Carnge vs. Dedpool, Scream, Absolute Carnge: Miles Morales, Lethal Protectors, Separation Anxiety, Absolute Carnage: Immortal Hulk, Symbiote of Vengeance ed altre brevissime storie su Avengers e Captain Marvel.

venom

 

A febbraio 2020 verrà serilizzato Amazing Spider-Man: Full Circle, di Hickman, Nick Spencer e Jason Aaron. Nella collana Marvel Collection usciranno invece Symbiote Spider-Man di Peter David e Greg LandSpider-Man: Life Story di Chip Zdarsky e Mark Bagley.

 

 

Da febbraio saranno pubblicate Amazing Spider-Man di Nick Specer e Venom di Cates insieme ad altri albi: Avengers, di Jason Aaron, Tony Stark: Iron Man di Dan Slott, Captain America di Ta-Nehisi Coates, Immortal Hulk di Al Ewing e Fantastici Quttro di Dan Slott. Gli spin off di quest’ultima serie, a causa di alcuni ritardi nella pubblicazione negli Stati Uniti, uscirà Invisible Woman a dicembre e Doctor Doom da maggio.

 

thor

Nell serie di Thor arriverà d marzo la pubblicazione King Thor, ultima creatura di Jason Aaron sul Dio del Tuono.

In contemporanea all’uscita del film, ad aprile saranno pubblicati i volumi di Web of Black Widow e Black Widow.

 

Link alle immagini: https://www.mangaforever.net/612399/panini-comics-tutte-le-novita-marvel-da-lucca-comics-games-2019  -  https://fumetti.badtaste.it/2019/11/panini-comics-tutti-gli-annunci-di-marvel-italia-luccacg19/268676/  -  https://comicstore.marvel.com/King-Thor-2019-1-of-4/digital-comic/52531

È ormai prossimo l'evento internazionale organizzato dalla S.I.DE.F – Associazione italiana dei Francesisti - per celebrare il cinquantenario dalla sua fondazione.


La cerimonia si svolgerà, a Napoli, sabato 9 novembre dalle ore 9 alle 19 presso la prestigiosa sede dell'Institut Français (Palazzo Grenoble, via Crispi, 86), Salle Dumas.


Il simposio dal titolo "Colloque international de langue culture et littérature" rappresenta un momento importante per l'associazione che in questi cinquant'anni si è dedicata attivamente per favorire gli scambi culturali tra l'Italia e la Francia attraverso la diffusione nei due Paesi della rispettiva cultura, con manifestazioni ed iniziative varie (conferenze, corsi, incontri, seminari ecc.).


Il Convegno internazionale a cura del Segretario generale in carica, il dott. Aldo Antonio Cobianchi, critico e promotore culturale napoletano prevede tre sessioni, la partecipazione di accademici ed esperti di chiara fama e si aprirà con i saluti delle Autorità ossia Laurent Burin des Roziers, Console Generale di Francia a Napoli, Denis Fadda, Président international de la Renaissance Française-Ancien Président de l'Académie des Sciences d'outre-mer, Jean-Paul de Nola, Presidente onorario della S.I.DE.F. e Aldo Antonio Cobianchi.

 

 SIDEF 50


Alle ore 12.45 è prevista la consegna del premio 'Ortensia Edizione 2019' a Sylvain Bellenger, Direttore generale del Museo e Real Bosco di Capodimonte mentre alle ore 15 la Corale Franco-Italiana di Napoli diretta da M° Roberto Franco, allieterà i presenti. Nel primo pomeriggio la cerimonia proseguirà con il Tour del Quadrilatero Angioino attraverso visita guidata a cura del Socio e storico dell'arte dott. Mariano delle Rose.


Oggi la S.I.DE.F s'inserisce in una realtà culturale di valenza internazionale, con sedi in quasi tutti i capoluoghi d'Italia (da Alessandria a Palermo). Molteplici e varie le attività svolte dalle diverse sedi, con conversazioni letterarie, lezioni didattiche e progetti istituzionali.


La S.I.DE.F., fondata a Napoli nel 1969 dalla comm. Isp. Ortensia Ruggiero, collabora con le Scuole e le Università di tutta Italia e dell'Estero, promuovendo borse di studio e soggiorni di studio all'estero riservati agli studenti. Lodevole l'impegno del Sodalizio a livello nazionale, con interrogazioni parlamentari e proposte di legge per la salvaguardia e la diffusione della seconda lingua straniera nelle scuole. Altresì importante è la collaborazione con l'A.M.O.P.A., Association de l'Ordre des Palmes Académiques, ITALIA presieduta dall'Isp. Ida Rampolla del Tindaro Dominici, Socio e componente del Consiglio direttivo della S.I.DE.F..

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