Alle volte ci sono quei silenzi che ti pervadono, sono così assordanti che ti mettono a nudo di fronte alla vita.
Così accade dopo aver visto Sulla mia pelle, film diretto da Alessio Cremonini.
Le parole te le senti appiccicate dentro il tuo corpo, restano lì e nessuno le può sentire. Non riescono ad uscire, ma gridano dentro ognuno di noi. La rabbia che non fa scaturire sdegno, ma indignazione. Non un sentimento sterile e tossico, ma il rifiuto attivo delle ingiustizie. La voglia di spaccare il mondo per non tornare mai più in una sala a vivere una storia come quella di Stefano Cucchi.

La cronologia dell’ultima settimana di vita di Stefano, ora per ora, morto mentre si trovava in custodia cautelare a Regina Coeli. Tagliente in ogni singola espressione, grazie alla magnifica interpretazione di Alessandro Borghi. Ogni singolo istante e ogni parola trasudano sofferenza ed ingiustizia.

A quasi 10 anni di distanza la storia di Stefano è più viva che mai, la sua come quella di tutte le persone maltrattate e morte nelle carceri italiane. Una storia che fa luce su un argomento attualissimo e spesso dimenticato dalle istituzioni. Un argomento che spinge a riflettere sui pregiudizi che vigono ancora nella nostra società, sull’emblema del ragazzo drogato che deve essere picchiato senza un perché, senza una ragione. Sulla normalità di certi comportamenti che vanno contro ogni principio di uno stato di diritto.

Un film che va vissuto in sala, va condiviso. Condiviso con gli occhi delle altre persone e con le labbra bagnate da quella lacrima che scende inevitabilmente sul volto.
Un film essenziale, non pomposo. Tutto ciò che viene rappresentato è la fedele riproduzione di quello che risulta dei verbali, niente di più. Una riproduzione che non idolatra Stefano, ma lo rappresenta per come è.

Una trasformazione non solo del corpo ma anche della sua voce. Alessandro Borghi ha saputo, nonostante i dialoghi brevi, far trasparire ogni minuto in più di dolore anche solo respirando. Ha saputo far capire cosa si prova ad essere circondati da persone che ti voltano la faccia e che fanno finta di non vedere. Quante volte si mette al primo posto il proprio interesse personale e si fa finta che tutto ciò che non dovrebbe mai succedere sia normale?

Sulla mia pelle è tutto ciò che non dovrebbe mai accadere, ma che è accaduto nella noncuranza generale. Oggi questa storia vuole servire da monito affinché nessuno più chini il capo e  affinché il nostro Stato si impegni davvero nella tutela dei diritti della persona. Questa storia doveva essere raccontata per Stefano e per tutte le persone vittime di ingiustizie.





Link alla foto: https://www.firstonline.info/sulla-mia-pelle-la-storia-di-cucchi-su-netflix-e-al-cinema/

Kit Harington, meglio noto al grande pubblico come Jon Snow, ha scatenato una polemica.
No, nessuno vuole censurare la sua scena di nudo nell’ultimo episodio della settima stagione di Game of Thrones, tranquille mie care lettrici.

L’attore inglese si è scagliato contro la Marvel ed in particolare contro i Marvel Studios, che producono i film dei supereroi come gli Avengers e i Guardiani della Galassia.
La questione riguarderebbe l'identità sessuale dei protagonisti dei film. Harington si è lamentato dell’assenza di personaggi LGBTQ (sigla usata per riferirsi collettivamente a persone Lesbiche, Gay, Bisessuali, Tansgender e Queer) tra i nostri beniamini coi superpoteri. Il tutto è nato dal fatto che in Thor Ragnarock (2017), terzo capitolo della saga del Dio del Tuono, i personaggi di Valchiria e Korg non sono stati ben delineati dal punto dell’identità sessuale. I due, infatti, nei fumetti, sono bisessuali, ma nel film non se ne fa menzione.

Korg e Valchiria

Caro Kit, forse ti sono molto piaciuta molto la coppia lesbo Testata Mutante Negasonica-Yukio di Deadpool 2 (che però non è frutto dei Marvel Studios, ma della 20th Century Fox), ma vacci piano.
Innanzitutto, a modestissimo parere della sottoscritta, in Thor Ragnarok specificare l’identità sessuale di due personaggi secondari – soprattutto Korg – non so quanto avrebbe avuto senso ai fini della trama. In più, il bell’inglese dimentica che il personaggio di Magneto degli X-Men è stato più volte interpretato da Ian McKellen, che sì ha fatto Gandalf, ma soprattutto è gay.

Certo è che mancano i supereroi LGBTQ, che nei fumetti Marvel invece ci sono, soprattutto negli ultimi tempi. Per citarne solo alcuni, abbiamo Wiccan dei Giovani Vendicatori, Psylocke e Ice Man degli X-MEN.
Tuttavia, mesi fa – e non l’altro ieri – James Gunn, ex regista dei Guardiani della Galassia, aveva annunciato che ci sarebbero state novità a riguardo.

Caro Kit, vedi che la Marvel ancora deve finire la famigerata fase 3. Magari la 4 è quella buona. Piuttosto polemizza sul fatto che dobbiamo aspettare troppo tempo per l’ottava stagione della tua serie!




Link alle foto: http://www.film.it/news/televisione/dettaglio/art/stasera-in-tv-6-marzo-jon-snow-sopravvissuto-a-pompei-52259/
http://www.film.it/news/televisione/dettaglio/art/stasera-in-tv-6-marzo-jon-snow-sopravvissuto-a-pompei-52259/
httpshttps://steemkr.com/spanish/@ikar59/resena-or-avengers-infinity-war

Non si devono soffocare le passioni.

Settembre 16

La vita è fatta di passioni, alcune possono durare un momento, altre possono durare una vita, e sono proprio quest'ultime capaci di dominare una persona, di travolgerla, facendo passare tutto il resto in secondo ordine.

Purtroppo non è sempre facile assecondarle o perché vi sono responsabilità a cui non ci si può sottrarre o perché c'è qualcuno che lo impedisce.

 

Può capitare che a mettersi di traverso siano quei genitori che credono di sapere quale sia la strada che devono percorrere i loro figli e forse, in buona fede, si pongono come barriera ai sogni altrui.

Ma la verità è che ognuno deve camminare con le proprie gambe, deve essere artefice del proprio destino che può manifestarsi anche nei modi più strani.

 

Proprio ciò è capitato a Laura che, combattendo contro tutto e tutti, è riuscita a fare esplodere quel fuoco che da sempre le covava sotto la cenere.

 

 

Dopo molti tentennamenti, ha capito che la strada da percorrere era quella della musica e su quella via ha incentrato la sua vita.

Laura Ammendola (in arte Laureen) oggi è una cantante, songwritervocal coach, molto apprezzata.

 

 

Ha collaborato con diversi dj/producer tra cui Mario Bianco, Lino Di Meglio, Federico D’Alessio, Miguel Santiago, Don Rafaelo.

Il suo primo singolo "Everything (lift you up)" è stato pubblicato dall'etichetta Abicah SoulRecords di Chicago nel 2015 ed è ascoltabile sulle principali piattaforme digitali.

Dal vivo è invece possibile ascoltarla in molti locali campani e in estate nei vari villaggi turistici italiani. In un villaggio turistico l'abbiamo incontrata e, affascinati dalla sua voce, con lei ci siamo soffermati a parlare.

 

 

- Ciao Laura, ti va di presentati per MYGENERATION?

Mi chiamo Laura Ammendola, e mi esibisco con il nick “Laureen”. Sono nata a Napoli e lì vivo e lavoro. Canto in pubblico da circa 12 anni ed è un lavoro che faccio con passione.

- Se si sceglie la musica come professione, lo si fa per passione. Ci vuole coraggio per intraprendere questa strada? Vi sono ostacoli da affrontare?

Ci sono stati parecchi ostacoli. Fino a 24 anni frequentavo l'università, studiavo canto e ogni tanto mi esibivo nei locali. Non ero soddisfatta e quella situazione mi andava stretta, questa mia insoddisfazione mi portò a non fare niente per un anno, anno in cui mi rifiutavo di cantare, ma ciò mi faceva star molto male e quando finalmente capii che il mio malessere derivava dal fatto che non cantavo diedi pieno sfogo alla mia vera passione: la musica.

La mia famiglia inizialmente non fu felice che io abbandonassi gli studi in favore di un qualcosa che loro ritenevano un semplice hobby. Così se per gli studi mi avevano sempre sovvenzionato accadde che non vollero essere economicamente coinvolti in questa mia scelta. Pensavano con il loro atteggiamento di farmi demordere. Ma inconsapevolmente mi hanno aiutato in un altro modo perché hanno permesso che mi responsabilizzassi.

Ho lavorato, ho studiato musica e quando sono arrivati i primi risultati hanno capito che non stavo sbagliando e che la musica era la mia strada.

- Condizione ideale sarebbe quella di cantare accompagnata da almeno uno strumento, ma in queste serate estive utilizzi basi musicali. Non ritieni che ciò impedisca ad un cantante di imparare ad interagire con altri musicisti?

Fuori da questo contesto mi esibisco nei locali accompagnata da musicisti.

Lavoro tutti i giorni per feste, matrimoni, compleanni, ma il mio progetto musicale va in un'altra direzione. Scrivo brani che sono stati pubblicati, grazie alla collaborazione con ottimi produttori-dj, all'estero. Il mio genere è disco-house e, anche se non sono molto conosciuta, sono riuscita ad avere tante soddisfazioni. Pensa che il mio ultimo singolo è stato prodotto a New York.

 

 

Ringraziamo Laura per aver risposto a queste semplici domande e le auguriamo di percorre la sua strada non perdendo mai di vista la sua passione.

 

l'immagine è stata presa dal profilo FB di Laura Ammendola 

 

 

 

 

Le vacanze sono finite, le ferie sono andate, si ritorna a lavoro e a scuola. Anche Danny Rand (Finn Jones) timbra il cartellino e inizia a ripetere che lui è l’immortale Iron Fist a chiunque gli capiti a tiro.
Tuttavia, in questo settembre, non è più solo. Ad ossessionarci con sta storia dell’immortale Iron Fist c’è anche il suo amico Davos, deciso a sfidare Danny per chi ripete meglio la battuta.

No, seriamente. La seconda stagione di Iron Fist è sbarcata su Netflix lo scorso 7 settembre, mentre la SPOILER ALERT inizia … ora!
Nel complesso è stata una seconda stagione molto buona, ma non perfetta. Gli episodi si lasciavano guardare con piacere, soprattutto gli ultimi due. Al di là del protagonista, tutti i personaggi sono stati studiati molto bene e si presentavano in tutta la loro complessità e con diverse sfaccettature.

Degni di nota, a modesto parere di chi vi scrive, sono i fratelli Ward e Joy (rispettivamente Tom Pelphrey e Jessica Stroup), il cui complicato rapporto è reso in modo realistico, nonostante si parli di una serie abbastanza fantasiosa, e che anche singolarmente sono ben delineati. Nonostante l’iniziale alone di mistero intorno alle sue vere intenzioni, i comportamenti e le azioni di Joy sono sempre impeccabili e logici. La sua vita è stata sconvolta e si è rivelata piena di segreti. La vita ordinaria le è stata strappata e per questo cerca inizialmente vendetta. Plausibile, ma non è così semplice. Ward lo sa.
Ward … beh non si può non trovarlo simpatico, è la voce di noi comuni mortali di fronte alle stranezze di Danny e company, è un uomo che cerca di sopravvivere in un mondo strano e folle e lo fa nonostante tutte le sue debolezze, che lo rendono umano, e con sense of humour.

Iron Fist 2 02

La new entry della stagione è Mary Walker (Alice Eve), un personaggio presente nei fumetti di Daredevil e Deadpool, leggermente modificato per farlo partecipare alla storia di Danny. Mantenute le sue due personalità, Mary e Walker, diametralmente opposte. Per la terza … staremo a vedere! Tuttavia un personaggio davvero interessante, capace di smuovere moltissimo le cose nella serie.

Iron Fist 2 03

Impossibile non parlare dei due alter ego di Danny, Colleen (Jessica Henwick) e Davos (Sacha Dhawan).
Colleen è la voce della ragione, è la roccia a cui si appiglia Danny e, a modestissimo parere della sottoscritta, è indispensabile per Danny. Forte e dolce, impulsiva ma anche paziente a seconda delle situazioni, Colleen nasconde una saggezza davvero straordinaria, di cui Danny non può fare a meno.
Davos, invece, è il lato oscuro. Anche lui, come Danny, non fa che ripetere sempre le stesse cose, ma c’è di più in lui. C’è un desiderio di vendetta, inculcatogli dalla madre – e lo si vede in una stupenda scena flashback, davvero molto poetica e toccante – e che lo ha portato a credersi derubato da Danny di un diritto di nascita.

E infine lui, il protagonista, Danny. Un protagonista che però, come nella prima stagione, causa molti più danni di quanti ne risolve, che appare un po’ piatto nonostante la buona interpretazione di Finn Jones – è un problema di sceneggiatura proprio – e che da solo non reggerebbe, pur facendo molta tenerezza.

Sono infatti gli altri personaggi a innescare tutta una serie di legami, intrighi, colpi di scena e a rimboccarsi le maniche per risolvere – chi per il bene, chi per il male – la situazione. Ogni puntata è piena di pianificazioni, rapimenti, scene di combattimento e forti emozioni, perciò la serie è decisamente piacevole da guardare, ma bisogna ammettere a Danny si deve poco. Ci sono fortissime rivelazioni – l’esistenza di più di un Iron Fist, il passato di Colleen, ecc. – e il giovane Rand ha ragione nel dire che non è – e noi con lui – a conoscenza del quadro generale. Il cammino è ancora lungo.
Il finale aperto, però, ci mostra un Danny diverso. Sarà la volta buona? Staremo a vedere!

P.S. Come tutti i prodotti Marvel che si rispettino, anche Iron Fist 2 ha la sua scena post credit! Una scena in realtà dove non succede niente, non vi è alcun colpo di scena che quello di annunciare il ritorno di Matt Murdock (Charlie Cox) alias Daredevil alias l’eroe che ci è mancato tantissimo! Non vi è ancora una data ufficiale, ma pare proprio che riusciremmo a vederlo entro la fine del 2018. Magari mamma Marvel decide di farci un bel regalo di Natale, chissà...





Link alle foto:
https://series.talkymedia.it/post/51485/iron-fist-2-primo-trailer-e-rivelata-la-data-di-uscita-video/
https://www.geekgirlauthority.com/marvels-iron-fist-recap-s01e08-the-blessing-of-many-fractures/
https://www.universalmovies.it/i-primi-due-characters-poster-di-iron-fist-2/

Quella copertina blu con il cavalluccio a dondolo e la barbetta rassicurante di Lincoln mi avevano già convinta; ma poi ho scoperto che era vincitore del Man Booker Prize 2017 e allora non ho potuto fare a meno di inserirlo nella mia wishlist di Natale scorso. Sì, siamo a settembre, è passato un po’ di tempo da quando l’ho ricevuto in regalo da nonna Rosa, ma meglio tardi che mai, si dice.

 

Lincoln nel Bardo

 

Il romanzo di George Saunders, Lincoln nel bardo (Feltrinelli 2017), è una delle più interessanti scoperte di quest’anno. Ha uno stile unico, innovativo, oscillante tra il romanzo storico e il fantasy, possiede alcuni passaggi di una dolcezza disarmante. La storia trae spunto da un episodio reale: negli anni della Guerra Civile americana, il Presidente Abraham Lincoln vide spezzarsi davanti ai propri occhi la vita del giovane Willie, il figlio prediletto di soli undici anni. La stampa dell’epoca si strinse attorno al dolore di Lincoln e fu attratta in particolare da un episodio che solleticò non poco la morbosità dei lettori: si scrisse, infatti, che dopo la morte del ragazzino, il Presidente si recò di notte al cimitero per aprire la bara e abbracciare il corpo del figlio morto.

 

Da questa incredibile verità storica prende le mosse il romanzo di Saunders, un viaggio fantastico nel Bardo, un luogo sospeso tra aldiquà e aldilà; tra un mondo in cui si succedono guerre, si soffre e si sopravvive e uno in cui non si è ben consapevoli di quello che accade. Le anime che abitano il Bardo sono bloccate, ignare della loro sorte; si muovono secondo un rituale preciso, che risuona come una sorta di contrappasso dantesco. Saunders tesse con estrema disinvoltura le storie di tutti questi personaggi, le cui tragiche sorti riescono, contemporaneamente e per una strana magia, a commuovere e a far sorridere il lettore.

 

Un libro dotato di una forza straordinaria e di una potenza visiva quasi cinematografica. Il lettore non potrà smettere di chidersi per tutto il tempo: «Che ne sarà del piccolo Willie?».

 

 

 

 

link immagini:

https://i1.wp.com/www.lindiependente.it/wp-content/uploads/2016/08/George-Saunders2.jpg?resize=1170%2C779 

https://www.google.it/url?sa=i&rct=j&q=&esrc=s&source=images&cd=&cad=rja&uact=8&ved=2ahUKEwiWoJag4qHdAhUPbVAKHd2TBREQjRx6BAgBEAU&url=http%3A%2F%2Fwww.feltrinellieditore.it%2Fopera%2Fopera%2Flincoln-nel-bardo%2F&psig=AOvVaw1NTxqIlqaKbOx-YylMV-W8&ust=1536164875867045 

Un simpatico ex ministro, rimasto nel “cuore” degli italiani, invitava i giovani a non essere troppo choosy (schizzinosi) e ad accettare qualunque lavoro venisse loro offerto.

Ma il ministro, dall'alto del suo posto in paradiso, non si rendeva conto che non sono i giovani ad essere choosy, ma sono i canali di accesso all'impiego ad essere “chiusi”.

Canali chiusi perché l'Italia non ha mai voluto affrontare un piano pubblico serio mirato al raggiungimento della piena occupazione.

 

Lasciare tutto alla deregulation dei mercati non ha prodotto gli esiti immaginati dagli ultimi governi. Gli ultimi dati Gli ultimi dati riguardo l'occupazione sono sconcertanti poiché per i giovani e per le donne ci sono ancora troppe difficoltà e precarietà lavorative.

Con il nuovo decreto dignità la tendenza si invertirà? Staremo a vedere!

 

Nel frattempo i giovani italiani non demordono e specialmente in estate li vediamo impegnati in qualunque tipo di lavoro. Il periodo estivo è tradizionalmente un momento prezioso per tutti quelli che vogliono approfittare di opportunità lavorative, che si presentano specialmente nelle località di vacanza.

Abbiamo incontrato a Cirò Marina (KR), un team di animatori, guidati da Rosario e "Albertone", per capire se la loro scelta lavorativa fosse soddisfacente o se fosse solo un ripiego in attesa di tempi migliori. A turno hanno voluto rispondere alle nostre domande.

 

 

- Come si diventa animatori?

Rosario: «Un po' per gioco, un po' per voler fare un'esperienza nuova. Poi capita che se il primo anno va bene, la passione ti prende.»

- Questa professione può diventare un impiego al lungo termine o lo si fa perché non ci sono alternative?

Albertone: «Se si vuol fare questo mestiere, bisogna credere nel progetto animazione, che da molte persone è visto come una vacanza o un lavoro irrisorio. Ciò non toglie che molti giovani lo fanno perché in questo periodo storico-economico è difficile trovare inserimento lavorativo.»

- Il vostro palinsesto giornaliero è certamente frutto di uno studio a tavolino, ma vi sono responsabilità intrinseche?

Marika: «Lavoriamo con adulti e bambini, quindi le responsabilità sono all'ordine del giorno.»

- Il vostro è un lavoro che gratifica solamente o bisogna pure ingoiare dei rospi?

Laura: «Come per un qualsiasi lavoro ci sono aspetti negativi e positivi, ma credo che chi si approcci all'animazione lo faccia con passione e abbia più facilità nel superare piccole défaillance. Quando si lavora con passione è tutto più semplice.»

- Qual è il momento della giornata più faticoso e quello in cui ci si sente ripagati dalle fatiche?

Rosario: «Tutta la giornata è faticosa. Di notte la stanchezza è maggiore perché proviamo per la giornata successiva, ma paradossalmente le prove ci danno l'adrenalina perché cominciamo a vedere lo spettacolo che cresce pian piano.»

- Il vostro lavoro dà occupazione anche in inverno?

Marika: «Saltuariamente c'è chi anima le feste di compleanno, chi partecipa ad eventi. Si prende quello che capita.»

- Vi sentite penalizzati nel non fare quello per cui avete studiato?

Rosario: «Io personalmente no. Sono laureato in psicologia, ma ho scelto la via dell'animazione per passione. I miei studi li applico nella gestione dell'equipe e nel risolvere i vari problemi che si presentano quotidianamente. Nei team di animazione c'è chi ha studiato ballo, canto, chi è fonico; quindi tutte attività inerenti al nostro lavoro. Ma ciò non toglie che vi sia anche la presenza di chi ha studiato, per esempio, matematica e poiché lo studio apre la mente riesce a lavorare con facilità.»

- La vostra paga è proporzionata al vostro lavoro o dovete soccombere alle leggi di mercato?

Voci generali: «Si inizia da una paga base, poi l'esperienza e il ruolo che si riesce a ricoprire la fanno aumentare in maniera medio-alta.»

- Dietro le vostre facce allegre quanta fatica c'è?

Voci generali: «Certo anche noi abbiamo giornate no, riceviamo telefonate scomode, spesso siamo stanchi, ma mettiamo tutto il nostro impegno nel mostrarci allegri. Le nostre facce tuttavia non sono mai finte perché c'è amore per tutto quello che facciamo.»

 

Ringraziamo questo team di animazione per il tempo a noi dedicato, che tuttavia gli ha concesso un po' di relax.



 

La foto ci è stata data dallo Staff di animazione che abbiamo incontrato.

"La fortuna aiuta i prodi; dirigiti sulla dimora di Pomponiano" (Epistolarum libri, Plinio il Giovane).
Pomponiano viveva a Stabiae, l’attuale Castellammare di Stabia. Stava per ricevere Plinio il Vecchio. Era il 24 agosto del 79 d.C., il Vesuvio eruttava. Lo scrittore romano si recava sul posto per assistere al drammatico evento e per prestare soccorso alle popolazioni dell’area vesuviana, essendo al comando della flotta romana, stanziata a Miseno.

Perché parlare oggi di ciò? Perché ieri, 1 settembre, si è concluso il ciclo di aperture serali degli scavi archeologici di Castellammare di Stabia (le precedenti si sono tenute il 28 luglio, il 4 e l’11 agosto). Un ciclo di aperture straordinarie per un luogo straordinario, riunite nell’evento denominato Stabiae Nocte, organizzato dal Parco Archeologico di Pompei e dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Parliamo in particolare di Villa San Marco, una villa d’otium, cioè residenziale, di undicimila metri quadrati, di cui seimila riportati alla luce, che può perciò vantare il primato di più grande villa d’otium della Campania.
La villa fu costruita in età augustea, ma ampliata sotto il regno di Claudio. Sepolta in seguito all’eruzione del Vesuvio sopracitata, venne riscoperta tra il 1749 e il 1789, periodo in cui i Borbone commissionarono numerosi scavi archeologici. È tutt’ora in fase di scoperta e restauro, a causa di danni subiti durante il terremoto del 1980.

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La struttura della domus è quella caratteristica delle case della nobiltà romana. Si incontra subito l’atrium dotato di impluvium (dimostratosi funzionante grazie alla pioggia che ha accompagnato la visita), seguito poi da numerose stanze termali (calidarium, frigidarium, la palestra) che danno sul portico che affaccia e circonda il giardino e la piscina. Una vera oasi.

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Il visitatore rimane piacevolmente sorpreso dal vedere una domus in condizioni quasi perfette. I pavimenti originali mostrano decorazioni in mosaico di una bellezza unica, che rivelano anche un’altissima abilità artistica: nel passaggio da una stanza all’altra e dal cortile al giardino, vi sono decorazioni in bianco e nero, ma dalle fantasie più diverse e bellissime. Pareti e soffitti presentano ancora, quasi in tutto il perimetro, dipinti dai colori ancora intensi dopo tanti secoli, primo su tutti il diffusissimo rosso pompeiano, al cui interno si alternano quadretti con scene di vita bucolica o ritratti di divinità, eroi e amorini.

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Tali quadretti, purtroppo, in numerosi casi sono stati asportati dai borbonici. Gli originali possono essere ammirati al Museo Archeologico Nazionale a Napoli, mentre in loco vi sono delle fedelissime riproduzioni. Alcuni di questi quadretti, però, sono stati lasciati nella villa, come il seguente.

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La visita è stata resa estremamente piacevole dalle guide competenti e stimolanti, da un’illuminazione oltremodo suggestiva e da una musica di sottofondo adattissima all’ambiente.
Pompei rende l’idea di una città romana, ma Villa San Marco (così chiamata perché nel XVII secolo sorgeva nei pressi della villa una cappella dedicata proprio a San Marco) rapisce il visitatore e lo riporta nella quotidianità e nella riservatezza di un’abitazione privata, meravigliosa e suggestiva.

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Foto di Annachiara Giordano

DAZN: si dice spoiler!

Agosto 27

Non bastavano le serie tv, da oggi, da una settimana per le precisione, e si spera ancora per poco, anche le partite di campionato saranno oggetto di spoiler.

Ci si riferisce alle tre partite di serie A su dieci, l’anticipo del sabato, l’anticipo delle 12.30 della domenica e una fra quelle delle 15.00, i cui diritti sono stati acquistati dalla piattaforma di streaming  DAZN, nell’occhio del ciclone a causa dei problemi di connessione che hanno interessato gli utenti abbonati. 
Sono stati registrati gravi e diffusi disagi nella fruizione dei primi due Big match del campionato, Napoli - Milan del 25 agosto e Lazio-Napoli di una settimana prima, in occasione delle quali molti tifosi hanno visto i goal delle partite in largo anticipo rispetto ad altri, rovinando il gusto dell’evento live. Questo dipende dal fatto che, a differenza dei decoder, che decodificano i dati via hardware, il sito di DAZN li sintetizza via software, facendo sì che la qualità del prodotto dipenda dal tipo di connessione  di cui dispone il singolo utente.

In Italia, si sa, la diffusione della rete è a macchia di leopardo e il 4G a San Marco di Castellabate non è come il 4G a Milano. La banda ultra larga è poi una sorta di leggenda, una chimera che qualcuno sostiene di aver intravisto nelle notti di luna piena. Viene quindi a mancare una connessione efficace distribuita in modo omogeneo a livello nazionale, premessa necessaria al successo che DAZN ha riscosso in altri paesi.

Intanto le proteste crescenti degli utenti sono state raccolte dall’Unione dei Consumatori il cui presidente, Manlio Arnone, ha dichiarato che se il problema dovesse sussistere si prenderà in considerazione “un’azione di tutela collettiva”. La piattaforma di PERFORM infatti non è un'alternativa a Sky o Premium, ma un'integrazione necessaria e non sufficiente che costringe l’utente ad aggiungere l’abbonamento di Dazn a quello delle Pay Tv, se si vuole vedere tutta la Serie A.

È perfettamente comprensibile quindi il malcontento degli appassionati di calcio, che si trovano a dover pagare di più per un prodotto complessivamente peggiore, ma è ovvio che Dazn, sebbene abbia sottovalutato il problema ed è chiamata a trovare presto una soluzione, non è responsabile della scarsa qualità complessiva della connessione internet in Italia.

Ricky Martin, Luis Fonsi, Alvaro Soler. Le loro canzoni dominano le radio durante l’estate. Le sentiamo e risentiamo al punto che, nonostante il ritmo travolgente, non ne possiamo più.
Tuttavia non bisogna essere così cattivi. Bisogna pur ricordar che questi cantanti, con i loro tormentoni estivi devono guadagnare abbastanza per poter pagare l’ibernazione invernale, così come Michael Bublè si fa congelare d’estate ed esce solo d’inverno.

Però … sappiamo cosa dicono queste inevitabili canzoni estive? Qualcuno di voi ha mai letto il testo di una di queste ballate? Tranquilli, non è un esame. La risposta ve la diamo noi. Un’occhiata ad alcuni di questi testi spagnoleggianti ha fatto notare alla sottoscritta alcuni elementi comuni in tutte le canzoni latino-americane.

Innanzitutto tema dominante è l’amore. C’è sempre una bella ragazza che fa spasimare il cuore del cantante. Ma non è così semplice: il padre di lei non approva questa relazione! C’è sempre un padre ostile al giovane innamorato, chissà come mai. Sarà perché questo cristiano passa le notti sotto la finestra della bella, cantando da solo o con gli amici e non facendo dormire tutto il vicinato. Sarà per i piercing, i tatuaggi, la motocicletta senza casco. Lo scopriremo.

La notte. Altro luogo comune. Tutte queste canzoni e i relativi video sono ambientati dal tramonto all’alba e mai viceversa. La vida loca, evidentemente, porta uno sfasamento temporale, prevede un diverso fuso orario. Oppure sono vampiri. Se siete in paesi latino-americani o progettate di andarci, fate prima un salto da Buffy l’ammazza vampiri e chiedetele se vi presta un paletto, non si sa mai.

L’orario l’abbiamo, ma il luogo? Se non ci troviamo sotto casa della pulzella, siamo al mare o sulla spiaggia. Vamos a la playa! Esistono montagne in questi paesi? Colline? Un entroterra qualsiasi? Solo e unicamente spiagge, mai che si veda una baita, uno chalet. Ovviamente, poi, è sempre estate. Il latino-americano soffre la neve che manco Superman e la kryptonite.

Questi individui, però, hanno anche un’altra caratteristica, che li rende forse un po’ supereroi. Sono sempre, costantemente, pervasi da un fuego incontrollabile! La loro anima brucia, il loro cuore arde, la loro pelle scotta. Qualcuno chiami i pompieri!!

Infine, hanno anche un altro tarlo: la cintura. Il basso ventre, la pancia e i fianchi sono proprio un pensiero fisso per i latino-americani. Zone del corpo tutte comprese nel termine ‘cintura’. La cintura sale, scende, si muove, ondeggia, ha una vita propria.

Una vita propria, quella che manca a noi quando d’estate siamo invasi da queste canzoni. Però che estate sarebbe senza?



Link alla foto: https://www.sorrisi.com/musica/playlist/balli-di-gruppo-canzoni-video-migliori-festa-estate/

Cosa c’è di più bello, dopo una giornata di studio/lavoro, palestra/sport e seccature varie, di mettersi il pigiama, stravaccarsi sul letto o sul divano con la grazia di un ippopotamo e guardare un bel film? Forse solo vincere la lotteria.
Tuttavia, se sapessi come si vince la lotteria non sarei qui, ma avrei già acquistato un atollo sperduto, perciò parliamo dei film. Parliamo un po’ di tutti i film americani, in cui se ci avete fatto caso accadono cose un po’ strane, che nella vita vera ci sogneremmo di fare e che, quando le vedo sullo schermo, mi fanno innervosire.

Avete notato che quando due tizi, nei film, devono concludere una telefonata, non si salutano mai? Come fanno a capire entrambi che la conversazione è finita? E se l’altro aveva altre cose da dire? Deve ritelefonare? Strano.

Affine a questa stranezza ce n’è un’altra. Quando due personaggi devono darsi un appuntamento (che sia di lavoro, per amicizia, romantico non importa) non specificano mai l’ora, il luogo, il giorno. Mai! Eppure magicamente sono entrambi lì, lo stesso giorno, alla stessa ora, nello stesso luogo. Senza che uno dei due si sia accampato per giorno ad aspettare l’altro.
“Ok, ci vediamo lì.” DOVE? QUANDO? Perché fate così?

Abbiamo parlato di appuntamenti, perciò passiamo alla sfera romantica. Nei film gli incontri romantici sono sempre dei più fantasiosi, da sogno, ma anche assurdi. Innanzitutto l’amore della propria vita si incontra sempre magicamente andandogli a sbattere contro mentre si gira un angolo. Lì, mentre si raccolgono i documenti d’ufficio di lui e i trucchi e i pasticcini glitterati caduti dalla borsa di lei (mai che uscissero assorbenti, fazzoletti sporchi o simili vergogne), scatta il colpo di fulmine. È quindi ovvio e scontato che i due trascorrano circa 72 ore insieme in una romantica fuga, senza avvisare famiglie, amici e datori di lavoro della propria continuata esistenza e senza perdere il posto. Ovvio.

Appuntamenti, lui e lei. Parliamo di lei. Le donne nei film sono sempre magicamente pronte e bellissime per questi appuntamenti improvvisati e miracolosi. Mai che avessero i peli o il ciclo. Com’è possibile? C’è una qualche droga che dona questi benefici o hanno venduto l’anima al diavolo?

Dopo il matrimonio da sogno tra questi due, nasceranno dei figli. Parliamo ora dei figli e dei ragazzi. Nei film americani gli adolescenti fanno di tutto: risolvono crimini, hanno a loro volta figli, girano per il mondo, svolgono missioni segrete, hanno più di un lavoro e spesso si tratta di cose impegnative (Joey Potter di Dawson’s Creek gestiva ristoranti e bed and breakfasts come se niente fosse) e in più sono sempre pronti per risolvere profondi problemi familiari che Freud levate proprio. Mai che aprissero un libro per studiare. Eppure, per pura stregoneria, alla fine dell’anno, nel giorno della consegna del diploma, sono sempre i migliori dell’istituto, hanno i voti più alti e hanno l’onore di tenere il discorso davanti a tutti gli altri studenti.

Un'altra stranissima abitudine la rivelano quando i ragazzi si riuniscono per la serata film. Ordinano la pizza. Una pizza per dieci persone. La aprono, danno un morso e poi succede sempre qualcosa che non fa finire la cena. Sempre? E la pizza si butta?!? Spreconi!

Sarà quel latte bevuto dalla bottiglia di detersivo che rende così strani questi americani? Chissà.

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