Il ricercatore in Italia: alla ricerca della dignità perduta

Quando uno studente universitario va a sostenere un esame talvolta ne sostiene una parte col profess...

J-Pop presenta: Carletto il principe dei mostri!

Halloween, vampiri, lupi mannari, qualsiasi mostro orripilante in circolazione e Lucca Comics and Ga...

Addio Fred Bongusto. Voce raffinata del panorama musicale italiano

È scomparso un personaggio che, come altri, lascerà un segno nella musica leggera italiana: Alfredo ...

Il re: attesissimo, ma non convince...

C’era una volta un principe inglese che decise di allontanarsi dalla corte, ambiente meschino e clau...

The end of the f***ing world 2: si poteva evitare...

[SPOILER ALERT] BANG! Il suono di uno sparo irrompe nelle vostre case proprio mentre lo schermo che...

Universo Marvel: tutte le uscite previste nel 2020

Uno dei momenti più attesi al Lucca Comics and Games è quello di scoprire se il fumetto che tanto at...

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Il ricercatore in Italia: alla ricerca della dignità perduta
Novembre 15
Quando uno studente universitario va a sostenere un esame talvolta ne sostiene una parte col professore e una parte, la prima generalmente, con l’assistente. Ai suoi occhi, l’assistente è semplicemente un professore più giovane. In realtà la situazione è alquanto complessa. Bisogna tornare all’ormai lontano 2010, anno della riforma Gelmini, dal nome dell’allora ministra dell’istruzione. Tra i vari aspetti curati dalla riforma c’era anche la situazione dei ricercatori universitari. Al tempo esistevano unicamente i Ricercatori a Tempo Indeterminato (RTI), ovvero studiosi e docenti – pur non essendo tenuti ad insegnare – che però si vedevano costretti a vita nel ruolo. La riforma intendeva eliminare questa permanenza ad oltranza e voleva permettere l’avanzamento di carriera, con la nomina a professore per i ricercatori. L’idea era buona, anzi ottima. Nei fatti, tuttavia, le cose non sono andate come previsto. È stata istituita, con la riforma Gelmini, una nuova categoria di ricercatori, gli RTD, ovvero Ricercatori a Tempo Determinato, di due tipi: il tipo A, per cui non è previsto il rinnovo dopo i tre anni, e il tipo B, per cui è previsto il passaggio a professori associati (o di seconda fascia) se in possesso dell'abilitazione scientifica nazionale. Gli RTI sono stati da allora considerati come una categoria ad esaurimento. Un esaurimento però solo sperato, se non unicamente nervoso. Solo pochissimi fortunati RTI, infatti, grazie al Piano Straordinario finalmente previsto nel 2018, sono riusciti a divenire professori. E gli altri? Per gli altri c’è il limbo. Perché? Perché gli RTI non rischiano di restare senza lavoro, gli RTDb sì e quindi le università chiamano questi ultimi. Il problema sta nel fatto che l’abilitazione scientifica nazionale ha una scadenza (la sua durata è stata estesa a nove anni lo scorso 10 Ottobre 2019, mentre prima era di sei anni) ed essendo passati ormai dieci anni dalla legge Gelmini molti Ricercatori a Tempo Indeterminato sono stati costretti a doversi guadagnare nuovamente l’abilitazione. Si tratta di una situazione oltremodo indecorosa, soprattutto se si pensa che la maggior parte dei corsi universitari in Italia è tenuta proprio dai quattromila RTI rimasti, che si caratterizzano quindi come elementi fondamentali per gli atenei del Belpaese. Cosa si potrebbe fare? L’idea più semplice e logica sarebbe quella di equiparare i Ricercatori a Tempo Indeterminato ai RTDb, considerando anche che, nei fatti, il compenso di queste due categorie non è poi così distante. Questa disonorevole e problematica situazione è tuttora in parte sottoposta all’attenzione della Corte Costituzionale. Tuttavia ecco che insorgono i soliti problemi dell’istruzione in Italia: mancano i fondi e soprattutto l’opinione pubblica è pressoché disinteressata all’argomento. Eppure dovrebbe interessare a molti il destino dei giovani studiosi che si dedicano alla ricerca e che sono quotidianamente impegnati a formare le prossime generazioni di studenti universitari, nonostante vedano svilita perpetuamente la propria dignità e sminuiti i propri sforzi. È vergognoso che in Italia, terra così ricca di cultura, coloro che a quella cultura vogliono dedicare la propria vita debbano trovarsi imprigionati in un umiliante precariato a vita. Link alla foto: https://www.ilgiardinodeilibri.it/speciali/libri-per-bambini-quali-sono-i-5-migliori-titoli.php
J-Pop presenta: Carletto il principe dei mostri!
Novembre 14
Halloween, vampiri, lupi mannari, qualsiasi mostro orripilante in circolazione e Lucca Comics and Games. Sono gli ingredienti base per organizzare il lancio in Italia di uno dei manga più irriverenti di sempre, Carletto il principe dei mostri. La J-Pop, dopo averlo annunciato sulla propria pagina Facebook, ha presentato il manga alla fiera lucchese. Prima volta che viene pubblicato in Italia, mentre in Giappone la prima edizione uscì nelle fumetterie già nella seconda metà degli anni 60, la seconda invece fu pubblicata a colori negli anni 80.   Ecco alcune indiscrezioni che forse molti non conoscono sul fumetto. 1-      Nasce dal manga di Fujiko Fujio, uno pseudonimo usato da due sensei Hiroshi Fujimoto e Motoo Abiko. Sodalizio che nasce d un grande amicizia nata negli anni 50, quando i due condividevano una stanza piccolissima a Tokyo per inseguire il loro sogno; 2-      La serie animata del fumetto trasmessa in Italia nell’83 e in Gippone tra l’80 e l’82 in realtà è l seconda messa in onda, perché la prima serie animata fu emessa nel ’68 in bianco e nero, mai pervenuta in Italia. In realtà anche parte della serie dell’83 è inedita nel nostro Paese. Furono trasmessi soltanto 52 episodi su 94; 3-      Nell’episodio L’allievo supera il maestro, si intravedono tra la folla Doraemon e Nobita; 4-      Negli episodi Una famiglia unita e il principe delle mummie, Una gita al mare e Re pinguino alla ricerca del freddo appare Doraemon; 5-      Nell’episodio Un macchina truccata appare Suneo; 6-      Nell prima edizione le sigle erano due, Carletto e i mostri e Che paura mi fa, entrambe cantate dal gruppo i Mostriciattoli. La prima canzone era montata sulle immagini della sigla d’apertura giapponese, ma era un remake della prima sigla di chiusura. La seconda usava le immagini di chiusura, m era un remake della seconda sigla di chiusura originale.. Hanno fatto un po’ di confusione; 7-      Nell seconda edizione le sigle sono state cambiate per volontà degli autori giapponesi, Carletto e i mostri viene spostata in chiusura, con base musicale modificata, mentre Che pur mi fa viene eliminata del tutto; 8-      Nel 2010 è andato in onda un live action di 10 episodi, mentre nel 2011 è stato fatto un film con lo stesso cast della serie tv; La J-Pop ha deciso di celebrare questo evento unico pubblicando il manga in una collezione speciale da collezione. Link alle immagini: https://www.google.com/search?q=carletto+il+principe+dei+mostri+manga&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ved=0ahUKEwjXk_GPq-flAhXIjKQKHWCBDHcQ_AUIEigB&biw=1242&bih=568#imgrc=B2dsFDCLYd07JM: - https://www.animeclick.it/manga/11544/kaibutsu-kun  -  https://it.wikipedia.org/wiki/Carletto_il_principe_dei_mostri_-_La_spada_del_demone  - 
Addio Fred Bongusto. Voce raffinata del panorama musicale italiano
Novembre 10
È scomparso un personaggio che, come altri, lascerà un segno nella musica leggera italiana: Alfredo Antonio Carlo Buongusto, in arte Fred Bongusto, si è spento a Roma, dopo una lunga malattia, all'età di 84 anni. Molto popolare negli anni '60 e '70, insieme a colleghi come Teddy Reno, Nicola Arigliano, Johnny Dorelli e Peppino di Capri, arrivò al successo con il 45 giri “Bella bellissima” e, come accade spesso nella storia della musica, a farlo entrare nel cuore degli italiani non fu quella canzone, ma “Doce doce” che era il lato B del disco.   La sua palestra è stato il Night in cui si esibiva, negli anni '50, cantando anche le canzoni di Frank Sinatra, di Nat King Cole e di Louis Amstrong, cantanti di cui era innamorato e forse è stato etichettato “cantante confidenziale” da chi, all'epoca, voleva accostarlo al cantante newyorkese per la sua voce elegante e sensuale che ha ammaliato anche gli ascoltatori stranieri. Tra i suoi successi ricordiamo “Una rotonda sul mare”, “Spaghetti a Detroit”, “Malaga”, “Frida” e “Tre settimane da raccontare”.   Negli anni '70, il mondo della musica leggera nazionale fu invaso da nuovi interpreti e la stella di molti cantanti, che non seppero andare al passo con i tempi, cominciò a declinare. Fred Bongusto fu dai giovani messo nel dimenticatoio, ma lui non si perse d'animo e concentrò la sua attività in America latina collaborando con Vinicious De Moraes, Toquinho e sopratutto con Joao Gilberto che incise “Malaga” portandola al successo nel suo paese. Tra le sue incisioni più belle dell'epoca è stata la cover di “Superstition” di Steve Wonder, incisa con lo pseudonimo di Fred Goodtaste.   Ha avuto anche successo come autore di musiche per film tra queste “Il tigre”, “Malizia”, “Venga a prendere il caffè da noi”. Negli ultimi tempi la perdita dell'udito lo ha allontanato dalle scene e infatti la sua ultima apparizione risale al 2013 in occasione di un concerto omaggio a Franco Califano.   la foto per l'articolo è stata presa da Rolling Stone online    
Il re: attesissimo, ma non convince...
Novembre 09
C’era una volta un principe inglese che decise di allontanarsi dalla corte, ambiente meschino e claustrofobico. Si diede quindi all’alcol, al gioco, alle sfrenatezze, all’amoralità. No, non stiamo parlando di Harry Windsor. Bisogna tornare indietro nel tempo. Parliamo di quello che poi sarà re Enrico V, nell’omonima opera di William Shakespeare. L’opera del Bardo torna a vivere grazie alla trasposizione filmica operata da David Michod e Joel Edgerton: ecco che, dopo essere stato presentato il 2 settembre in anteprima mondiale al Festival del cinema di Venezia, lo scorso primo novembre su Netflix viene distribuito Il re. La pellicola era attesissima, oltre che per l’importanza dell’argomento e per il prestigio dell’opera di riferimento, anche per la presenza del cast di nomi forti a partire dal protagonista, interpretato dall’astro nascente Timothee Chalamet, passando per il sopracitato Edgerton per giungere al prossimo Batman, Robert Pattinson. Un dramma storico che da sempre ha affascinato milioni di lettori e che per certi aspetti si presenta come una storia universale: oltre a Harry Windsor, quante volte abbiamo sentito di reali inglesi insofferenti alla rigidità della corte? Tantissime. Ma è sempre interessante. Veniamo al film. Il re si caratterizza per una potenza visiva senza paragoni: fotografia, movimenti di camera, scenografie e costumi sono da premio Oscar. Risulta evidente che la ricostruzione storica è avvenuta in modo perfetto. Anche l’interpretazione di tutto il cast è fenomenale. Tuttavia la pellicola risulta lenta e difficile da sopportare. Vi sono numerose scene morte, momenti di stasi a go go e gli eventi si susseguono a rallentatore. Ciò purtroppo impedisce un reale godimento del film da parte dello spettatore. Bisogna però menzionare un aspetto particolare dell’interpretazione di Pattinson: l’attore britannico interpreta il delfino di Francia, Luigi, e perciò ha ritenuto giusto dare un’inflessione francese alle sue battute (ci si riferisce ovviamente al film in lingua originale). Tutto giusto. Peccato che il risultato sia oltremodo macchiettistico, se non comico, con un’ingiusta forzatura delle “t” che lo fa sembrare più tedesco che francese. Chissà come sarebbe un Batman dall’accento tedesco…! Link alla foto: https://www.denofgeek.com/uk/movies/netflix/68335/netflixs-the-king-review-a-gorgeous-but-uninspiring-period-drama
The end of the f***ing world 2: si poteva evitare...
Novembre 09
[SPOILER ALERT] BANG! Il suono di uno sparo irrompe nelle vostre case proprio mentre lo schermo che stavate guardando diventa nero. Che sarà successo a James? Sarà morto? Ce l’avrà fatta? Così terminava l’ultima puntata della prima stagione di The End Of The F***ing World, serie Netflix creata e diretta da Jonathan Entwistle, tratta dall’omonimo fumetto di Charles Forsman. Le avventure dei due diciassettenni più strambi del mondo, James e Alyssa (interpretati rispettivamente da Alex Lawther e Jessica Barden), ci avevano fatto ridere, piangere e stare incollati allo schermo. Ne consegue che il 5 novembre scorso, data di rilascio della seconda stagione, l’attesa era notevole, se non alle stelle. Peccato che la seconda stagione sia decisamente deludente. Qualcuno potrebbe dire che è inutile. Manca proprio di linfa vitale. I due protagonisti (sì, James è sopravvissuto) sembrano aver esaurito ciò che avevano da dire e non fanno altro che ricordare gli aventi passati – già visti dallo spettatore – e continuare con la loro particolare ed unica non-comunicazione, che sarà pur bellissima ma ad un certo punto diventa poco funzionale. Il motore della storia è un personaggio nuovo, che dovrebbe essere secondario, aggiunto in questa stagione: parliamo di Bonnie (Naomi Ackie), ex-fidanzata del professore involontariamente ucciso dai ragazzi (o almeno una delle sue tante partner sessuali) alla ricerca di vendetta. Certo, l’interpretazione dei protagonisti resta sempre straordinaria e la durata di 20 minuti scarsi permette di vedersi tutte le puntate in una serata, più o meno, e ciò è una benedizione per i serial addicted, ma al termine della maratona si rimane vuoti, spenti e disorientati. Forse era meglio evitare questa seconda stagione e ritirarsi al culmine, lasciando sicuramente un ricordo migliore negli spettatori. Peccato.Link alla foto: https://www.tunefind.com/show/the-end-of-the-f-king-world/season-2
Universo Marvel: tutte le uscite previste nel 2020
Novembre 08
Uno dei momenti più attesi al Lucca Comics and Games è quello di scoprire se il fumetto che tanto attendiamo sarà finalmente pubblicato in Italia o se “anche oggi saremo più fortunati domani”!   Quali sono le novità annunciate dalla Panini Comics per Marvel Italia? Si inizi con gli X Men, nello specifico House of X e Powers of X, le due saranno pubblicate con un ritmo di un albo alla volta all’interno de Gli Incredibili X-Men e i Nuovissimi X-Men (rinominate House of X e Powers of X). I primi 2 albi conteranno ben 56 pagine, i successivi, invece, avranno 32 pagine.     C’è di più oltre i mutanti? Altra serie molto attesa è Absolute Carnage, di Donny Cates eRyan Stegman, uscirà tra gennaio e marzo in Marvel miniserie. Le serie Venom e Spider-man avranno al loro interno dei tie-in: Absolute Carnge vs. Dedpool, Scream, Absolute Carnge: Miles Morales, Lethal Protectors, Separation Anxiety, Absolute Carnage: Immortal Hulk, Symbiote of Vengeance ed altre brevissime storie su Avengers e Captain Marvel.   A febbraio 2020 verrà serilizzato Amazing Spider-Man: Full Circle, di Hickman, Nick Spencer e Jason Aaron. Nella collana Marvel Collection usciranno invece Symbiote Spider-Man di Peter David e Greg Land, Spider-Man: Life Story di Chip Zdarsky e Mark Bagley.     Da febbraio saranno pubblicate Amazing Spider-Man di Nick Specer e Venom di Cates insieme ad altri albi: Avengers, di Jason Aaron, Tony Stark: Iron Man di Dan Slott, Captain America di Ta-Nehisi Coates, Immortal Hulk di Al Ewing e Fantastici Quttro di Dan Slott. Gli spin off di quest’ultima serie, a causa di alcuni ritardi nella pubblicazione negli Stati Uniti, uscirà Invisible Woman a dicembre e Doctor Doom da maggio.   Nell serie di Thor arriverà d marzo la pubblicazione King Thor, ultima creatura di Jason Aaron sul Dio del Tuono. In contemporanea all’uscita del film, ad aprile saranno pubblicati i volumi di Web of Black Widow e Black Widow.   Link alle immagini: https://www.mangaforever.net/612399/panini-comics-tutte-le-novita-marvel-da-lucca-comics-games-2019  -  https://fumetti.badtaste.it/2019/11/panini-comics-tutti-gli-annunci-di-marvel-italia-luccacg19/268676/  -  https://comicstore.marvel.com/King-Thor-2019-1-of-4/digital-comic/52531
"Colloque international de langue culture et littérature": la S.I.DE.F. festeggia i suoi 50 anni
Novembre 08
È ormai prossimo l'evento internazionale organizzato dalla S.I.DE.F – Associazione italiana dei Francesisti - per celebrare il cinquantenario dalla sua fondazione. La cerimonia si svolgerà, a Napoli, sabato 9 novembre dalle ore 9 alle 19 presso la prestigiosa sede dell'Institut Français (Palazzo Grenoble, via Crispi, 86), Salle Dumas. Il simposio dal titolo "Colloque international de langue culture et littérature" rappresenta un momento importante per l'associazione che in questi cinquant'anni si è dedicata attivamente per favorire gli scambi culturali tra l'Italia e la Francia attraverso la diffusione nei due Paesi della rispettiva cultura, con manifestazioni ed iniziative varie (conferenze, corsi, incontri, seminari ecc.). Il Convegno internazionale a cura del Segretario generale in carica, il dott. Aldo Antonio Cobianchi, critico e promotore culturale napoletano prevede tre sessioni, la partecipazione di accademici ed esperti di chiara fama e si aprirà con i saluti delle Autorità ossia Laurent Burin des Roziers, Console Generale di Francia a Napoli, Denis Fadda, Président international de la Renaissance Française-Ancien Président de l'Académie des Sciences d'outre-mer, Jean-Paul de Nola, Presidente onorario della S.I.DE.F. e Aldo Antonio Cobianchi.     Alle ore 12.45 è prevista la consegna del premio 'Ortensia Edizione 2019' a Sylvain Bellenger, Direttore generale del Museo e Real Bosco di Capodimonte mentre alle ore 15 la Corale Franco-Italiana di Napoli diretta da M° Roberto Franco, allieterà i presenti. Nel primo pomeriggio la cerimonia proseguirà con il Tour del Quadrilatero Angioino attraverso visita guidata a cura del Socio e storico dell'arte dott. Mariano delle Rose. Oggi la S.I.DE.F s'inserisce in una realtà culturale di valenza internazionale, con sedi in quasi tutti i capoluoghi d'Italia (da Alessandria a Palermo). Molteplici e varie le attività svolte dalle diverse sedi, con conversazioni letterarie, lezioni didattiche e progetti istituzionali. La S.I.DE.F., fondata a Napoli nel 1969 dalla comm. Isp. Ortensia Ruggiero, collabora con le Scuole e le Università di tutta Italia e dell'Estero, promuovendo borse di studio e soggiorni di studio all'estero riservati agli studenti. Lodevole l'impegno del Sodalizio a livello nazionale, con interrogazioni parlamentari e proposte di legge per la salvaguardia e la diffusione della seconda lingua straniera nelle scuole. Altresì importante è la collaborazione con l'A.M.O.P.A., Association de l'Ordre des Palmes Académiques, ITALIA presieduta dall'Isp. Ida Rampolla del Tindaro Dominici, Socio e componente del Consiglio direttivo della S.I.DE.F..
Star Comics: tutte le novità annunciate al Lucca Comics and Games
Novembre 06
La kermesse lucchese è terminata ed è tempo di tirare le somme.. È d’obbligo precisare che ogni anno la fiera è più bella dell’anno precedente. Molti sono stati gli ospiti illustri, che hanno contribuito a rendere unico e magico il Lucca Comics and Games.   Venerdì e sabato si sono tenute le conferenze stampa delle case editrici per presentare al pubblico tutte le novità per il nuovo anno. Molti sono stati i titoli di fumetti nuovi, altri sono stati i cosiddetti “rimpasti”.   Non resta che vedere nello specifico cosa attenderà i fans nel 2020.   Quali sono stati i manga annunciati dalla Star Comics? Uno dei nomi più caldi è certamente quello del mangaka Kazuo Umezu che sbarcherà in italia con la Umezu Collection, di cui faranno parte Orochi, serie di 4 volumi, e Senrei – Baptism, serie di 3 volumi.     Ecco l’elenco completo dei titoli proposti dalla casa editrice perugina. Ariadne In The Blue Sky, di Norihiro Yagi, collan Kappa extra, in corso con 7 volumi. Uscita prevista a febbraio 2020; Utena la Fillette Revolutionnaire di Chiho Saito e Be-papas, collana Ghost, serie completa di 3 volumi. Uscita da marzo 2020; Seiri-chan di Ken Koyama, collana Wasabi, volume unico, da marzo 2020; Hataraku Kappa di Imiri Skabshira, collana Umami, volume unico disponibile da marzo 2020; Heavenly Delusion di Masakzu Ishiguro, collana Zero, serie in corso di 3 volumi, uscita prevista da marzo 2020; Kaguya-sama: Love is War di Aka Akaska, collana Fan, serie in corso di 16 volumi. Uscita prevista da mggio 2020; Link alle immagini: https://www.nerdlog.it/manga-diretta-live-star-comics-annunci-per-il-lucca-comics/ - https://www.goodreads.com/book/show/25851.Orochi
Light of my life. Photocall
Novembre 06
    Domenica 3 novembre si è tenuto a Roma la première del film di Casey Affleck, Light of my life, presentato da Notorius picture e Alice nella città, la sezione autonoma che corre parallelamente alla Festa del Cinema di Roma: era presente il regista, accompagnato dalla giovane interprete, Anna Pniowsky, che cresce sempre più a vista d’occhio da una presentazione all’altra. Il film, già presentato a Berlino, arriva finalmente nelle sale italiane a partire dal 21 novembre. Light of my life è il suo secondo lungometraggio diretto da Affleck, dopo il mokumentary Joaquin Phoenix – Io sono qui, uscito nel 2010. Questa è una grande prova per l’attore- regista, dopo essere stato vincitore di un Oscar, Golden Globe, Critics’ Choice, Movie Award, BAFTA e National Board of Review per la sua interpretazione in Manchester by the sea. Il film narra le vicende di un padre e la figlia undicenne, che vagano in un mondo deserto dopo essere scampati ad un virus che ha decimato la popolazione femminile mondiale. È il viaggio di un padre che cerca di proteggere la sua unica figlia dal mondo intero, in particolare da quello maschile, reso aggressivo e privo di scrupoli per la mancanza di donne.Foto di: Maritna Gonzales Reyero
Pose: una serie tra glamour e tabù
Novembre 06
E’ sbarcata sulla piattaforma di Netflix lo scorso 30 Ottobre, la seconda stagione della serie Pose di Ryan Murphy e Brad Falchuk. Una serie ambientata negli anni Ottanta che, come nella prima stagione, per chi avesse avuto l’occasione di guardarla, tratta, in modo preponderante e forte, di tematiche che ancora oggi sono considerate dei tabù. Questa seconda stagione offre uno spaccato della società americana del tempo, dove l’ascesa di Trump al potere si mescola con la nascita delle prime lotte dei movimenti LGBT, costretti a sgomitare per farsi strada in un mondo che rema sempre loro contro. Servendosi del pretesto della Ball Culture, ovvero delle partecipazioni a competizioni dette ball, cioè balli, durante i quali alcuni partecipanti sfilano, ballano, altri ancora competono in drag secondo categorie stabilite per emulare altre identità di genere e classi sociali. Pose non si propone come la classica serie dettata dal tanto trash e da quella commedia spicciola che ormai sta dilagando incessantemente. Pose rispecchia tutto quel mondo nascosto che molto spesso non vediamo o facciamo finta di non vedere. Con Pose si ha finalmente il tempo di raccontarsi ad un pubblico che sembra finalmente pronto ad ascoltare, ad andare oltre i lustrini e il glamour che non è l’unica cosa che identifica una comunità, perché è di questo che si sta parlando: di una comunità ricca di dolore e sofferenza; di una comunità che nonostante le botte prese dalla vita continua a lottare per i propri sogni e diritti; una comunità abituata a fare a meno delle attenzioni altrui e che per questo ha imparato a cercare la gioia nelle piccole cose. Gli eventi di questa seconda stagione si svolgeranno nel 1990, anno in cui letteralmente “scoppia” la moda del voguing, grazie alla celebre hit di Madonna “Vogue” che farà da traino a quella che per molti sarà una svolta culturale e sociale. Ma il 1990 non è solo l’anno della ventata di gioia portata dalla musica, sarà anche un anno di devastante virulenza dell’epidemia di AIDS. Come nella stagione precedente tutti i personaggi si reinventano puntata dopo puntata senza però mai dimenticare chi sono e da dove provengono. Una seconda stagione ricca di speranze per i protagonisti, che si troveranno a combattere i propri mostri del passato e inevitabilmente anche con gli estranei bigotti e sospetti cittadini che sì, rimangono affascinati dal voguing, ma che al contempo risultano sempre inorriditi da chi vi dà corpo. Una serie che si spera possa avere anche una terza stagione, perché di questo mondo così apparentemente magico, si sa, non è tutto oro quello che luccica. Foto di copertina ricavata dalla seguente fonte: https://www.whats-on-netflix.com/whats-new/whats-new-on-netflix-may-10th-2019/
Stelle da Red Carpet
Ottobre 29
Si è conclusa il 27 Ottobre scorso la quattordicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, soprannominata la nostra personale “Hollywood sul Tevere” anche quest’anno ospitata nella location dell’Auditorium Parco Della Musica a Nord di Roma. Tante sono state le star che hanno calcato il tappeto rosso presentando i propri film. Il film ospite dell’apertura di quest’anno è stato Motherless Brooklyn del giovane attore Edward Norton. Un Norton che, dopo aver raggiunto l’apice del suo successo grazie a film del calibro di Birdman e Fight Club, finalmente trova la sua strada con un progetto molto ambizioso come Motherless Brooklyn diventando sceneggiatore, regista, coproduttore esecutivo e protagonista. Un film quello di Norton che segue le vicende di Lionel Essrog, interpretato da lui stesso, un solitario detective privato afflitto dalla sindrome di Tourette, che si avventura a risolvere l’omicidio del suo mentore e amico, Frank Minna, interpretato da Bruce Willis. Un omicidio così misterioso che lo porterà dai Jazz Club di Harlem ai bassifondi di Brooklyn e, infine, nei salotti dorati dei potenti mediatori di New York. Basato sull’omonimo romanzo di Jonathan Lethem, il film aspira ad inserirsi nel filone del genere noir, solido e di buona sostanza, anche se, secondo la critica, non molto originale ma in grado di soddisfare il pubblico pagante. Durante le undici giornate anche l’attore Bill Murray è passato nella capitale per ricevere il Premio alla Carriera, consegnato, in via del tutto eccezionale, dal regista e sceneggiatore Wes Anderson. Una carriera sfavillante e degna di nota quella del signor Murray, che non solo viene acclamato da tutti gli ospiti presenti in Auditorium ma che si dimostra anche ampliamente lusingato di ricevere così tanto affetto da parte della città eterna.Da Edward Norton a Bill Murray si passa a John Travolta, star indiscussa di film come Grease, Pulp Fiction e La febbre del Sabato sera, recatosi a Roma per presentare il film The Fanatic, diretto da Fred Durst, che racconta la storia di Moose, interpretato da John Travolta, grande appassionato di cinema e in particolare di film d’azione del suo attore preferito, Hunter Dunbar, interpretato da Devon Sawa. Lo sfegatato fan inizierà a perseguitare Hunter convinto di meritare almeno un incontro dal vivo con la star, diventando un vero e proprio stalker ossessionato dal suo idolo. In questa quattordicesima edizione di Festa del Cinema si trova un John Travolta che ripercorre la sua carriera in un bagno di folla; un Travolta che piacevolmente si ferma con giornalisti e fan e che improvvisamente chiede di scattare quando posa insieme al pubblico, insomma una vera star oltre che un gran signore!In conclusione ma assolutamente non per ordine di importanza, ospite anch’egli acclamatissimo è stato il regista Martin Scorsese, che già negli anni passati aveva ricevuto proprio in occasione della Festa del Cinema di Roma il Premio alla Carriera. Il regista in occasione di questa edizione però è stato protagonista della presentazione del suo ultimo film The Irishman nelle sale italiane dal 4 al 6 Novembre e dal 27 Novembre sulla piattaforma di Netflix (che lo ha prodotto). Il film appare incentrato sulla figura, tra l’altro realmente esistita, del criminale Frank Sheeran detto “The Irishman”, interpretato da Robert De Niro, invischiato con il mafioso Russel Bufalino, interpretato da Joe Pesci. Attraverso gli occhi di Frank viene raccontata la sua vita e la sua carriera mafiosa, tra cui la scomparsa nel Luglio del 1975 del leggendario sindacalista Jimmy Hoffa, interpretato da Al Pacino. La critica lo considera un capolavoro, non tanto per la grande carriera che precede inevitabilmente Scorsese, ma proprio per la fedeltà al genere, quello del gangster movie, che negli anni ha fatto di Hollywood una perla preziosa.
"Praeda" di Francesco Mucci: col pubblico per il pubblico.
Ottobre 23
Intraprendente, umile e anche un po’ pagliaccio -come lui stesso suole definirsi-, questi sono i primi aggettivi che ci vengono in mente quando parliamo di Francesco Mucci: regista, sceneggiatore e musicista, pronto a mettersi in gioco con il suo ultimo lavoro Praeda.   Figlio unico Di Nunzia Schiano e Niko Mucci, Francesco è cresciuto in un ambiente fortemente artistico, assistendo da sempre alle imprese teatrali dei genitori ed, in qualche modo, ciò ha favorito a far sorgere in lui un amore, si può dire, disinteressato per l’arte in più forme. Laureatosi all’Università di Salerno in Discipline delle arti visive, della musica e dello spettacolo, ha concluso il suo percorso con la specializzazione in Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale, diplomandosi, inoltre, in sceneggiatura presso la Scuola italiana di Comix, e conseguendo un master di Cinema e televisione presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli: una formazione tutta partenopea a 360 gradi. Non solo il cinema, dunque, o il teatro, ma anche la musica e i fumetti: tutti interessi e capacità che si possono ritrovare nei suoi lavori, di cui il suo blog Il Grigio, si fa tramite verso noi, appassionati lettori. Noi di MyGeneration abbiamo intervistato questo “bravo ragazzo”, come direbbe lo zio Martin, in concomitanza con l’ideazione del suo nuovo progetto di crowdfounding, Praeda appunto, e di cui siamo curiosi di vedere lo sviluppo, cosa che non può accadere se non attraverso il vostro aiuto. Ma lasciamo spazio alle parole del regista stesso.   Direi di partire da quello per cui siamo qui: Praeda. Di cosa si tratta più nello specifico? In sostanza Praeda è un progetto di campagna crowdfunding per la raccolta di fondi per il mio prossimo cortometraggio, mio e della mia squadra. Questa del crowdfunding è sostanzialmente una sfida, data dalla necessità economica soprattutto -non riusciamo ad arrivare a bandi o finanziamenti pubblici, non avendo una casa di produzione vera e propria-, ma anche umana e artistica: il nostro obiettivo, infatti, è incontrare il pubblico, cercare di avere un contatto diretto col referente finale a cui l’opera è indirizzata. Praeda, col progetto che lo comprende, è stata più una scoperta in itinere, perché in realtà non avevo idea di come potesse funzionare, ma devo dire che è stato ed è bello vedere come il tuo pubblico, che sembra il peggior critico delle tue opere è proprio quello che ti tende una mano. Ci tengo anche a ringraziare quelli di Produzioni dal basso che mi hanno aiutato nel percorso, essendo io neanche definibile alle prime armi: con uno stuzzicadenti sono andato in battaglia. Quindi grazie, davvero.   Da dove è nata l’idea di Praeda? L’idea di Praeda ha cominciato a prendere piede dal ragionamento circa una frase: homo homini lupus, l’uomo è lupo per gli altri uomini. Da qui mi sono interrogato sul significato che questa frase può assumere all’interno di una relazione, soprattutto amorosa. Ho voluto giocare su una sovrapposizione di ruoli, in cui quella che sembra un cacciatore, potrebbe essere in realtà una preda e viceversa. In questo lavoro, ho voluto dare uno sguardo più da regista che da sceneggiatore, lasciandomi affiancare alla scrittura da Alessandro Amato, potendo così lavorare più sulle immagini e cercando di osare di più con questo corto dalla natura fantascientifica, raccontando universi distanti, un po’ come fanno grandi scrittori come Lucas o King.   Quindi direi che Stephen King e George Lucas hanno influenzato sicuramente sul tuo lavoro. Oltre loro quali altre influenze ritieni ci siano? Trattandosi ovviamente di una storia post-apocalittica sicuramente c’è The Last of us, un videogioco che mi ha folgorato, The Road, Children of Men, o The walking dead, più che la serie tv, il fumetto, che è un mondo che mi appartiene probabilmente di più.   Chi sono i membri della tua squadra? I membri di quella che io chiamo Praeda squad o anche Il Grigio squad, a seconda delle cose che facciamo, sono soprattutto Francesco Buonocore, conosciuto tramite il Master al Suor Orsola, dove in realtà è venuto a fare una lezione di fotografia e da lì è nato questo grande amore, digerito oramai anche da sua moglie Mabel Beltrán ed entrambi collaborano con me come direttori alla fotografia. Oramai si può dire che siamo una vera e propria famiglia, con loro, con Elena, assistente operatore, con Pasquale, che abbiamo conosciuto sul set di Hear, e Rossana Giugliano, la mia makeup artist di fiducia. È anche grazie a loro, che lavorano nel cinema a livello internazionale -perché in realtà loro lavorano, io mi diverto-, che siamo riusciti ad aggiungere vari tasselli che sono andati ad ampliare la squadra stessa, come Livio Montanaro, il mio aiuto regista, che già sta impazzendo a darmi una mano: anche perché nelle piccole produzioni devi essere un po’ factotum.     Mentre i protagonisti del tuo corto, chi sono? Il protagonista maschile, Blue, è Raffaele Ausiello, una sorta di fratellone acquisito, che adoro come attore e come persona, mentre la protagonista femminile è Maria Vera Ratti, ragazza talentuosissima oltre che bellissima, che studia al Centro Sperimentale di Cinematografia, che ha interpretato una delle protagoniste nella seconda stagione di Rosy Abate. Lei interpreta Andrea, un nome ambiguo per un personaggio anch’esso ambiguo -tra l’altro Andrea, versione femminile, è un nome che mi manda ai matti: infatti uno dei miei feticci della televisione è Andrea Delogu, lo dico così, nel caso dovesse leggere questa intervista, sappia che l’aspetto!   Ovviamente, a questo punto, essendo un crowdfunding, mi viene scontato chiederti, mettendomi nei panni di chi dovrebbe e vorrebbe investirci, perché dovrebbe farlo? Diciamo che l’idea è quella di creare qualcosa di seriale, una trilogia di cortometraggi in particolare, riuscendo ad evitare il circuito festivaliero ed arrivare direttamente al pubblico: qualcosa di diretto per chi ha poi contribuito allo sviluppo di questa storia: una sorta di anarchia e ribellione verso un mercato che di solito mortifica le opere stesse. Mai come in quest’epoca c’è una fame di storie, quindi perché devo rivolgermi a case di produzioni che diventano dei ponti col pubblico, piuttosto che non fare riferimento a chi l’opera stessa è indirizzata?!   Si potrebbe dire che tutti questi progetti sono un po’ figli di Corduroy, la tua prima vera opera? Bhe si. Corduroy è stato un po’ come gettare il cuore oltre l’ostacolo. Il cuore è infatti l’elemento centrale del corto, basandosi su una ricetta che su carta è fatta con un cuore umano: mi diverte un po’ questa vena Horror kit(s)ch(en). Questo lavoro mi ha permesso di capire più a pieno come realizzare davvero qualcosa ed affrontare un vero e proprio percorso registico, che a dire il vero non avevo mai preso in considerazione se non da piccolo: volevo realizzare un film su Batman, ovviamente! Si, in un certo senso è nato tutto da lì, da questa sorta di tappo che ha aperto questo vaso di Pandora e mostrando una realtà che è limitante: Corduroy l’ho distribuito da solo, rendendomi conto di quanto i circuiti di produzione siano chiusi.   Pensi che tutta questa “tendenza” verso il mondo dello spettacolo derivi direttamente dai tuoi genitori o loro sono solo un oblò su questo mondo? Rischiando di cadere nella banalità, possiamo dire che la verità sta nel mezzo. È chiaro che essendo figlio unico ho vissuto molto con loro il teatro, le prove, gli spettacoli, le tournée. Non mi hanno mai spinto a far parte di quest’universo, ma mi hanno sempre sostenuto, anche in maniera ipercritica: ogni volta che mi insinuavo in questo mondo loro mi trattavano spesso come un pari e questo da un lato, forse, ti fa fare troppa autocritica e ti mette nella condizione di essere perennemente in dubbio rispetto alle cose che fai. La cosa che mi fa piacere ora è che con il mio avvento verso la regia non sento il bisogno di dovermi sentir dare un ok, ma so da me che è una cosa che mi fa stare bene.   Per concludere vorrei chiederti di parlare de Il Grigio, il tuo blog, così da dare uno sguardo un po’ più ampio sui tuoi progetti. Il Grigio nasce durante il periodo di conclusione della laurea magistrale con l’esigenza di raccontare tutto quello che mi piaceva, dare uno sfogo alle mie energie incanalate per la scrittura della tesi – grigia era anche la copertina -, che però avesse un punto di vista non polarizzato, a metà tra il bianco e il nero.   Il grigio rappresenta per me una sorta di firma, dove raccogliere me stesso, le mie opere e anche creare un collegamento con Unici Magazine, con cui sto collaborando attraverso una serie di recensioni cinematografiche. Diciamo che Il Grigio è essenzialmente uno sfogo, un tramite o un simbolo, in attesa di non sentirmi egocentrico nel poter fare le cose col mio nome, senza pseudonimi, come Francesco Mucci e basta.       Link di riferimento per la campagna di crowdfunding: https://www.produzionidalbasso.com/project/praeda-shortfilm-project/     immagini di Martina Gonzalez Reyero
Panama Papers: cast stellare per lo scandalo Mossack Fonseca
Ottobre 23
Tra le tante pellicole in concorso alla 76a Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia certamente molto scalpore ha provocato Panama Papers (titolo originale: The Laundromat), diretto da Steven Soderbergh e incentrato sul caso che scosse il mondo nel 2015. Nel film, distribuito su Netflix lo scorso 18 ottobre, tutto nasce dalle indagini che la vedova Ellen Martin (interpretata dalla sempre magistrale Meryl Streep) inizia in seguito alla morte del marito in un incidente durante una gita e al mancato risarcimento dell’assicurazione. La dolce ma determinata Ellen non è la sola ad indagare però e il suo caso è solo una minuscola parte dei file che lo studio legale Mossack Fonseca, con sede a Panama, detiene e gestisce, perpetrando attività di riciclaggio a livello internazionale tramite una proliferazione di società offshore. Basato sul libro Secrecy World: Inside the Panama Papers Investigation of Illicit Money Networks and the Global Elite del giornalista Jake Bernstein, il film è un vero gioiellino. La struttura del film è la sua caratteristica più originale e piacevole: la gravità del tema e degli eventi, riportati con precisione e rispetto, viene smorzata da una cornice ironica e che sfonda la quarta parete. Nello specifico, la ricerca/indagine di Ellen/Meryl Streep è in un certo senso divisa in episodi, scanditi dagli interventi di Gary Oldman e Antonio Banderas, rispettivamente nei panni di Jurgen Mossack e Ramon Fonseca, i due protagonisti principali dello scandalo dei Panama Papers, che spiegano nel modo più semplice ma preciso possibile i procedimenti illegali da loro operati e in un certo senso forniscono la loro versione dei fatti – che ovviamente appare sarcastica o quanto meno smentita da quanto mostra il film. Al di là dell’indiscutibile fascino insito in una vicenda che ha riguardato non solo gli Stati Uniti, ma anche molte altre nazioni del mondo (basti pensare che lo scandalo portò alle dimissioni del primo ministro islandese Gunnlaugsson), la struttura della pellicola e lo straordinario talento dei tre attori principali tengono lo spettatore incollato allo schermo per tutto il tempo e fanno desiderare la produzione di molte altre pellicole del genere (ispirate a fatti realmente accaduti, scandali economici e non, e di grande livello tecnico). Link alle foto: https://movieplayer.it/news/panama-papers-netflix-streaming-ottobre-2019_71815/ https://www.ciakmagazine.it/the-laundromat-steven-soderbergh-e-meryl-streep-raccontano-lo-scandalo-dei-panama-papers/
Living With Yourself: un vero peccato...
Ottobre 23
Vedi Napoli e poi muori. Vedi Paul Rudd e poi ridi. Beh, non proprio. L’attore statunitense annovera nella sua carriera moltissimi ruoli comici, a partire già del ruolo di Mike, il fidanzato di Phoebe, in Friends per terminare col suo Scott/Ant-Man, e si è quindi creata una certa aspettativa nel pubblico. Tuttavia la nuova serie che lo vede protagonista non è comica. Stiamo parlando di Living With Yourself, distribuita da Netflix lo scorso 18 ottobre e incentrata su una questione oltremodo interessante: Miles Elliott (Paul Rudd), infelice e frustrato, si fa convincere ad andare in uno speciale centro massaggi che promette di migliorare la vita dei propri clienti. Uscito dal centro, Miles è un uomo nuovo. Letteralmente! La spa ha in realtà clonato Miles, migliorandone il DNA, ma senza “liberarsi” del vecchio Miles. Le conseguenze sono catastrofiche. Il tema, come già detto, è davvero interessante: clonazione, implicazioni etiche, miglioramento della propria vita, scoperta della propria identità, giustizia, ecc. Purtroppo però il risultato è alquanto insoddisfacente: gli otto episodi della serie, della durata di circa 20 minuti ciascuno, non mostrano un reale approfondimento dell’affascinante argomento, ma ciò non si traduce neanche in una leggerezza comica e spassosa. Il risultato è una sorta di limbo approssimativo e ibrido e, nei fatti, lo spettatore non fa altro che vedere i due Miles farsi qualche dispettuccio a vicenda. Tuttavia rimane indiscusso il grande talento attoriale di Paul Rudd, che anche in questa serie tv fa realmente del suo meglio. Purtroppo ciò non basta. Ci aspettavamo grandi cose. Peccato. Link alla foto: https://themighty.com/2019/10/living-with-yourself-netflix-paul-rudd-review/
Nuove (e non tanto) per l'anno nuovo!
Ottobre 16
La Star Comics sta facendo le pulizie d’autunno, rispolverando da vecchi scaffali serie manga che hanno da tempo imboccato la strada del “dimenticatoio” e le ennesime nuove edizioni di serie manga non ancora terminate in Italia, riproponendole in “nuove”, nemmeno più di tanto, vesti.     Ritorna in tutte le fumetterie dal 9 ottobre una delle serie più apprezzate e longeve in Italia, Jojonium. Le Bizzarre Avventure di JoJo ripartono dal principio con un’edizione nuova e scintillante, a detta dell’editore. Riparte la lotta tra bene e male concepita dalla mente geniale del sensei Hirohiko Araki, ospite atteso al Lucca Comics and Games 2019.   Da gennaio, invece, ripescato dai meandri di qualche magazzino, ritorna un cult del mondo dei manga, Tokimeki Tonight, meglio conosciuto in Italia come Ransie La Strega. La serie sarà accompagnata anche da Eto Mori Na Kakeuchi, volumetto unico. Si tratta di un prequel sul passato dei genitori della strega più famosa. Ranze Eto è la classica liceale come tante, se solo non fosse per un dettaglio di non poco conto: i suoi genitori sono un vampiro e di una lupa mannara. E se la sua vita da umana è di per sé complicta, le cose in famiglia si fanno ancor più incasinate. Ranze finisce con l'innamorarsi del suo compagno di classe Shun Makabe, ma i suoi genitori, ovviamente, sono contrari, perché vorrebbero vederla accanto a qualcuno che provenga dal mondo magico!   Link alle immagini: https://global.rakuten.com/en/store/mangazenkan/item/m8780402382/  -  https://myanimelist.net/anime/10594/Tokimeki_Tonight_Recaps/pics  https://redcapes.it/lucca-comics-games-2018-tutti-gli-annunci-manga-di-edizioni-star-comics/
Nuove (e non tanto) per l'anno nuovo!
Ottobre 16
La Star Comics sta facendo le pulizie d’autunno, rispolverando da vecchi scaffali serie manga che hanno da tempo imboccato la strada del “dimenticatoio” e le ennesime nuove edizioni di serie manga non ancora terminate in Italia, riproponendole in “nuove”, nemmeno più di tanto, vesti.     Ritorna in tutte le fumetterie dal 9 ottobre una delle serie più apprezzate e longeve in Italia, Jojonium. Le Bizzarre Avventure di JoJo ripartono dal principio con un’edizione nuova e scintillante, a detta dell’editore. Riparte la lotta tra bene e male concepita dalla mente geniale del sensei Hirohiko Araki, ospite atteso al Lucca Comics and Games 2019.   Da gennaio, invece, ripescato dai meandri di qualche magazzino, ritorna un cult del mondo dei manga, Tokimeki Tonight, meglio conosciuto in Italia come Ransie La Strega. La serie sarà accompagnata anche da Eto Mori Na Kakeuchi, volumetto unico. Si tratta di un prequel sul passato dei genitori della strega più famosa. Ranze Eto è la classica liceale come tante, se solo non fosse per un dettaglio di non poco conto: i suoi genitori sono un vampiro e di una lupa mannara. E se la sua vita da umana è di per sé complicta, le cose in famiglia si fanno ancor più incasinate. Ranze finisce con l'innamorarsi del suo compagno di classe Shun Makabe, ma i suoi genitori, ovviamente, sono contrari, perché vorrebbero vederla accanto a qualcuno che provenga dal mondo magico!   Link alle immagini: https://global.rakuten.com/en/store/mangazenkan/item/m8780402382/  -  https://myanimelist.net/anime/10594/Tokimeki_Tonight_Recaps/pics  https://redcapes.it/lucca-comics-games-2018-tutti-gli-annunci-manga-di-edizioni-star-comics/
"8 giorni alla fine" (8 tage): una lenta marcia verso il disastro
Ottobre 15
[SPOILER ALERT] Una donna in abito da sposa stringe il figlio appena nato e guarda in alto, verso la pioggia di fuoco che solca il cielo. [SPOILER ALERT]   Con questa immagine si chiude 8 giorni alla fine (titolo originale 8 tage), miniserie prodotta da Sky Deutschland e trasmessa in Italia su Sky Atlantic.   Un delicato tableau vivant? Forse. Ma di poetico c'è davvero poco in questa serie TV: nel corso dei suoi – ovviamente – otto episodi assistiamo al progressivo imbarbarimento dell'umanità, attraverso il collaudato espediente narrativo delle storie indivudali di un gruppo di personaggi che finiscono inevitabilmente con l'intrecciarsi e con l'acquistare significato.   Un movimento a spirale che trascina verso il basso qualsiasi forma di legame o solidarietà: al disordine sociale che aumenta man mano che l'asteroide Horus si avvicina alla Terra, si accompagna infatti lo stato di entropia dei rapporti umani, mostrati impietosamente in tutta la loro pochezza. Non ci sono personaggi positivi in questo mondo moribondo, ad eccezione forse di Deniz, poliziotto di origine turca che fino alla fine rimane ligio al suo ruolo e al suo dovere, [SPOILER ALERT] e per il quale non c'è – emblematicamente – posto né nel bunker di Klaus, né tantomeno in qualunque futuro attenda i sopravvissuti. [SPOILER ALERT]   È qui che risiede la forza e l'originalità di 8 giorni alla fine: pur trattando il tema trito e ritrito delle catastrofi globali, lo fa da un'angolazione diversa. Se serie come The Walking Dead, Falling Skies o Jericho descrivevano il mondo all'indomani della distruzione, 8GAF insiste con precisione da chirurgo – o da vivisettore? – su quello che succede immediatamente prima, sulla graduale dissoluzione della società civile e dei rapporti tra le persone: colleghi, conoscenti, amici, amanti o parenti più o meno stretti... non ha importanza, chiunque abbandona i propri simili, e presto o tardi si raggiunge lo stato in cui l'uomo, per l'altro uomo, è un lupo.   E se, come detto, c'è poco spazio per la poesia in questa corsa verso la catastrofe tanto realistica da far davvero paura in certi frangenti, ci si bea di quelle rare, anzi rarissime, eccezioni, come il "funerale vichingo" improvvisato da Hermann per suo padre Egon, in cui il rosso della barca in fiamme che si riflette nelle acque, si perde nel blu e nel nero dell'oscurità che attende l'umanità. Stesso discorso per la colonna sonora di David Reichelt, fatta di brani di assoluta bellezza, come Horus, che è anche il main title theme della serie.   Non sarà certamente Westworld, ma 8 giorni alla fine si dimostra un prodotto di eccellente fattura, una B+ alla quale manca davvero poco per essere una A. Benché il creatore Rafael Parente non lo abbia escluso a priori, al momento non è dato sapere se ci sarà una seconda stagione in cui provare ad innalzare ancora il livello dell'esperienza. Quel che è certo è che anche una volta spenta la TV, la domanda rimbomba ossessivamente nel cervello:   E tu, che saresti disposto a fare?             Link all'immagine: https://www.movietele.it/post/8-giorni-alla-fine-serie-sky-original
La partita del futuro, al San Paolo la sfida tra saperi e nuove idee
Ottobre 15
Il 16 ottobre 2019 allo stadio San Paolo di Napoli si terrà "La partita del futuro, al San Paolo la sfida tra saperi e nuove idee". La partita del futuro, non un match calcistico ma una "gara" tra gli studenti, è stata promossa dal Centro di Cultura e Studi Giuseppe Toniolo. L'evento, ad ingresso gratuito, si svolgerà presso lo Stadio S. Paolo di Napoli e avrà inizio alle ore 9.00 con i saluti istituzionali del Sindaco di Napoli on. Luigi De Magistris e del Mons. Nicola Longobardo, Rettore della Basilica Incoronata Madre del Buon Consiglio. Protagonisti della manifestazione saranno i ragazzi degli Istituti superiori e delle Università che hanno aderito all'iniziativa con la presentazione e la premiazione di progetti. I dodici lavori migliori, selezionati da un comitato scientifico presieduto dal Prof. Antonino Zichichi, saranno presentati e votati dagli studenti delle scuole tramite un'apposita app. In rappresentanza dell'Università degli studi di Napoli "Partenope", a seguito di una selezione tra molteplici progetti candidati realizzata da una commissione di esperti dell'Associazione Onlus Toniolo, parteciperanno ben due dei gruppi vincitori della I Edizione del Contamination Lab Uniparthenope: MUSH Better (ORCESINI Samuele, IOVINELLI Riccardo, FRANCIER Gabriele, FINIZIO Alessandro) e Shark Patch (TODISCO Valeria, VOLLARO Carmen, PARISI Ornella, POZIELLO Vincenzo, POZIELLO Giuseppe, CIRILLO Angelina). Il Contamination Lab è un progetto promosso dal Dipartimento di Studi Economici e Giuridici (DiSEG) dell'Università degli studi di Napoli "Partenope", coordinato dal Prof. Antonio Garofalo e finanziato dal MIUR. Il Clab è nato con l'obiettivo di generare idee imprenditoriali attraverso la contaminazione di conoscenze, competenze e talenti sui temi della Blue Economy e della Circular Economy.   I partner dell'iniziativa sono:USR Campania - CISL Campania - BCC NAPOLI - CONFCOOPERATIVE - AIDP – UCID - REGIONE CAMPANIACisl Scuola Campania.Sono previste testimonianze di Presidi e Direttori Didattici delle Scuole Superiori della Campania, Arcidiocesi di Napoli e Pastorale Universitaria, Questore di Napoli, Prefetto di Napoli, Comandante della Polizia Locale di Napoli, Rettori delle Università campane, Associati AIDP ed Associati UCID Campania.
El Camino: il film di Breaking Bad non convince...
Ottobre 13
Era il 29 settembre 2013 quando (in America) andava in onda l’ultima puntata di Breaking Bad. Cinque stagioni che sono passate alla storia, amatissime da milioni di spettatori. Al punto che, quando nel novembre 2018 The Albuquerque Journal annunciò l’inizio di alcune riprese nella zona per un film tratto dalla serie, i fan andarono in visibilio. E il film si è fatto ed è stato distribuito su Netflix lo scorso 11 ottobre. El Camino è un sequel che promette di mostrare la fuga di Jesse Pinkman (Aaron Paul), non senza flashback che riportino a momenti importanti della serie. Il risultato, però, non è dei migliori. All’inizio del film Jesse è, come già detto, un fuggitivo. Alla fine? Ugualmente un fuggitivo. E nelle due ore di film che succede? Non molto, in realtà. Anzi, pochissimo. Nel “presente” – parliamo del 2013 in cui Jesse fugge dopo la sparatoria organizzata da Walt (Bryan Cranston) – il nostro protagonista si rimette in sesto, recupera dei soldi e organizza il proseguimento della sua fuga. Tutto qui. A riempire la pellicola sono numerosi – e lunghi – flashback riguardanti il periodo in cui Pinkman è stato prigioniero di Todd (Jesse Plemons) e la banda dello zio. Vi sono poi due flashback che hanno il sapore di essere stati messi lì giusto per autoreferenzialità: il primo è quello in cui si vede Walter White consigliare a Jesse l’iscrizione al college, quando la loro impresa era ancora agli albori; il secondo vede un rapidissimo scambio di battute tra Jesse e Jane (Krysten Ritter). Il problema è che questi flashback che costituiscono gran parte del film non aggiungono o rivelano particolari fondamentali alla storia del nostro spacciatore. Sembrano, anzi, quasi scene tagliate dalla serie proprio perché non rilevanti. Per quanto riguarda la fuga di Jesse nel “presente”, questa poteva essere tranquillamente inserita in un’ulteriore puntata del telefilm (cioè in un prodotto di breve durata). Ad aggravare la situazione c’è la totale assenza di familiarità e legame estetico, artistico e “di atmosfere” tra il film e la serie di cui è sequel: sembra di assistere ad una storia totalmente diversa, in cui anche i personaggi sono radicalmente cambiati rispetto a ciò che erano nello show. Altro piccolo dettaglio: il titolo. Il film prende il nome dall’auto con cui Jesse fugge, la Chevrolet El Camino inizialmente appartenuta a Todd. Ciò porta a credere che quest’auto abbia un ruolo determinante nella storia – come pure la scena di Skinny Pete (Charles Baker) interrogato dalla polizia che si vede nel trailer portava a credere che nel film la polizia avrebbe avuto un ruolo importante nella fuga di Jesse, ma non è stato così. In realtà, Jesse, proprio nei primi minuti del film, dopo aver raggiunto la casa di Badger (Matt L. Jones) e del sopracitato Skinny Pete, la lascia lì e ne prende un’altra. Certo, la El Camino appare nel flashback con Todd, ma non ha nessun ruolo importante. In conclusione, siamo quindi autorizzati a dire che il primo film prodotto, scritto e diretto da Vince Gilligan sia stato un flop? “Peccato, non hai vinto. Ritenta!” Link alla foto: https://www.news18.com/news/movies/el-camino-a-breaking-bad-movie-review-aaron-pauls-performance-aside-film-is-a-big-letdown-2342947.html
Continua la sua ascesa Alessandra Pepe
Ottobre 11
Anche quest'anno al Palazzo delle Arti di Napoli è ritornato, per il quinto anno, l'appuntamento con l'Expò Art Polis, rassegna culturale e artistica, a cura di Daniela Wollmann, organizzata dall'associazione culturale RivoluzionART/CreativiATTIVI in collaborazione con l'Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli e con Radio LDR, media partner ufficiale dell'evento. Il tema dell'edizione 2019 è: Mille colori, la città dell'accoglienza. Un'accoglienza riservata a performance artistiche e musicali, e proprio su questo ultimo aspetto ci siamo concentrati noi della sezione musicale di MyGeneration poiché abbiamo saputo che, tra i tanti artisti, è prevista anche la presenza di Alessandra Pepe, presentata proprio sulle nostre pagine in occasione del lancio del suo singolo "Donna in ogni senso" che, scritto in collaborazione con Giuseppe Deliberato ed il giornalista Lello La Pietra, verrà riproposto al pubblico del PAN. Ci fa piacere seguire la carriera di questa giovane e promettente cantante, presenza fissa nell'importante coro dei cantori di Posillipo, che ha già alle spalle molteplici esibizioni, sorrette da basi solide, come lo studio del pianoforte per oltre dieci anni, lo studio in didattica al Conservatorio di San Pietro a Majella e quello del canto. La sua versatilità permette alla sua voce di spaziare tra il mondo della musica lirica e quello della musica leggera, ed è per questa ragione che al PAN ci regalerà il 14 ottobre, alle 17 e 30, oltre all'ascolto del suo inedito anche l'ascolto delle canzoni napoletane classiche di cui non conosciamo la scaletta perché Alessandra vuole che sia una sorpresa per il pubblico. In alternativa all'ascolto dal vivo si potrà gustare la performance cliccando su questi link: http://www.radioldr.eu o https://www.facebook.com/radioldr .   La foto dell'articolo è stata presa dalla pagina Facebook di EmozionArt
Extravergine: comicità, critica, ma poco pathos...
Ottobre 10
Appiattimento e pregiudizio. Viviamo in un’epoca in cui il fatto di conoscere (anche) un solo ed unico dettaglio riguardante una persona fa credere agli altri di essere autorizzati ad etichettare quella persona. Che poi quella persona sia un individuo a 360°, con una sua storia e con le proprie sfaccettature non conta. Perciò se incontrassimo una ragazza che a trent’anni è ancora vergine potremmo benissimo giudicarla come una sfigata, giusto? Eppure una trentenne vergine è la protagonista di una nuova serie tv, Extravergine, i cui primi due episodi sono andati in onda ieri sera su FoxLife (canale 114 di Sky). La nostra eroina si chiama Dafne, è interpretata da Lodovica Comello, è vergine ma si ritrova a dover curare una rubrica di sessualità nella rivista per cui lavora. La prima a rivelare il pregiudizio è proprio Dafne, convinta di doversi vergognare del fatto di non aver ancora fatto sesso per paura dell’opinione della gente. Ne è convinta perché è circondata da persone superficiali, insensibili e allucinate. Ciò si rivela, in modo estremamente piacevole e originale, in vari elementi della serie: innanzitutto nei dialoghi, che vedono solo Dafne parlare in modo “normale”, mentre gli altri utilizzano frasi fatte e hashtag; in secondo luogo anche le ambientazioni e la fotografia comunicano questa distorsione riempiendo lo schermo di colori scintillanti, accesissimi e in contrasto tra loro, come se fossimo catapultati in un trip allucinogeno. Detto ciò e aggiungendoci che ogni episodio ha una durata di circa venti minuti, la serie ha un ritmo notevolmente sostenuto e rapido e, per quanto riguarda le prime due puntate, questo influisce non poco sulla reazione emotiva del pubblico e sulla trama, che appare alquanto sbrigativa e semplice – per non dire banale (SPOILER ALERT: vogliamo parlare del bad boy fighetto che ovviamente ci prova con l’inconsapevole Dafne?) – e impedisce un approfondimento psicologico della figura della protagonista che permetterebbe agli spettatori di stabilire un reale legame, al di là delle risate che indubbiamente la serie produce. Link alla foto: https://www.dituttounpop.it/extravergine-serie-tv-fox-foxlife-lodovica-comello-trama-quando-inizia/
Un personale ricordo di Ginger Baker
Ottobre 09
  Per quelli come me, che sono cresciuti ascoltando i Pink Floyd, gli Who, i Cream e i Led Zappelin, il 6 Ottobre scorso è stato un giorno triste, poiché si è avuta notizia della morte di un altro dei nostri eroi, uno dei migliori batteristi al mondo: Ginger Baker.   Nel celebrare questo grande musicista non voglio scrivere semplicemente il solito coccodrillo riempi-pagina, ma vorrei focalizzare la mia attenzione sul perché, in molti casi, l'uomo dietro ai tamburi risulta essere il cuore pulsante di un gruppo musicale. Per avvalorare la mia tesi mi basterebbe ricordare che due musicisti ingombranti come Jimmy Page e Robert Plant si sono sempre rifiutati di riformare la loro band senza il compianto John Bonham.   In linea generale il batterista è stato sempre sottovalutato dagli ascoltatori rispetto a chitarristi e bassisti, ma invece è proprio lui che dà risalto al sound di un complesso musicale. Non si tratta semplicemente di ammirare solo chi è in grado di eseguire virtuosismi esagerati, ma di apprezzare chi è riuscito a dare il giusto "feel"ad ogni brano a cui ha dato il suo apporto.E Ginger Baker era uno di questi.   Dai suoi colleghi, a causa del suo carattere e del modo di suonare, era soprannominato Selvaggio e in realtà il suo stile focoso calzava a pennello per i Cream e i Blind Faith, nonché per tutti gli altri artisti che lo hanno voluto nelle loro formazioni.Lui non si limitava ad accompagnare il ritmo delle canzoni con un colpo di rullante e di charleston, (battutona), ma, scegliendo personalmente pelli e configurazione della batteria, come per esempio la doppia grancassa, ha rivoluzionato il modo suonare, dando vita ad uno stile ruvido e affascinante che enfatizzava con assoli interminabili.   Ma il suo genio creativo si mostrava in tutta la sua pienezza sopratutto quando suonava drum-fill particolari che davano al pezzo un colore di funky, di jazz o addirittura di musica etnica africana poiché intuiva che non bisognava essere intrappolati nei singoli generi musicali, ma, ponendo forse le basi alla Fusion Music, nata proprio proprio verso la fine degli anni '60, bisognava incorporarli.Niente male per chi non si sentiva affatto un ribelle!   La foto è stata presa dal seguente link: https://www.nme.com/blogs/ginger-baker-obituary-1939-2019-2551866   Ecco una sua esibizione presa da Youtube        
Road to Lucca: eventi, sorprese e novità!
Ottobre 07
Il sensei Rokuda Noboru padre del celebre manga Dash Kappei sarà presente alla convention grazie alla collaborazione con il Festival, Jungle, Anime Import e Edizioni Star Comics. È prevista la sua partecipazione ad eventi, incontri con il pubblico e attività varie, tra cui la presentazione dell’unica action figure su licenza ufficiale della Tatsunoko/Shogakukn in edizione limitata di 200 pezzi numerati.   L’acquisto della figure in fiera darà il diritto di farsi firmare la scatola dal sensei nello spazio creato appositamente per l’evento unico. In Piazza Star Comics Rokuda Noboru parteciperà ad una sessione autografi per la nuova edizione del manga.  Don Rosa sarà un altro attesissimo ospite della convention grazie alla collaborazione tra Lucca Comics and Games e Panini Comics. L’erede di Carl Barks è conosciuto in tutto il mondo per le sue storie di Paperon de’ Paperoni. La sua “Saga di Paperon de Paperoni” gli ha fatto vincere negli Stati Uniti il premio molto prestigioso Eisner Award. Don Rosa si è distinto perché è stato in grado di dare un certo spessore ai personaggi di una delle famiglie più famose dell’intero pianeta.    Altro ospite d’onore sarà Jim Starlin, padre della prima Marvel graphic novel, “La morte di Captain marvel”. Ha saputo creare esseri con poteri indicibili, come Thanos. Ha co-creato “Shang-Chi maestro del kung fu”, che sarà uno dei protagonisti nel 2021 nella quarta fase del Marvel Cinematic Universe. Ancora altre incredibili sorprese attenderanno i fans nell’edizione di quest’anno del Lucca Comics and Games.   Link alle immagini: https://www.mondofox.it/2019/07/30/lucca-comics-games-2019-aperte-le-prevendite-di-biglietti-e-abbonamenti/  -  https://www.luccacomicsandgames.com/it/2019/japan/ospiti/rokuda-noboru/  -  https://www.ebay.it/itm/THE-DON-ROSA-LIBRARY-19-ZIO-PAPERONE-E-PAPERINO-FUMETTO-PANINI-DISNEY-ITALIANO-/254231539386  -  https://comicstore.marvel.com/Captain-Marvel-by-Jim-Starlin-The-Complete-Collection/digital-comic/43257  - 
Joker, 50 sfumature di psicosi
Ottobre 07
  Attenzione. Spoiler alert.   Un’ Interpretazione profonda, sofferente,lo specchio di un dramma interiore, pervaso dalla voglia di riscatto, perfuso a tratti da un delirio d’ onnipotenza. Quello del Joker è un ritratto intimo e Phoenix lo incarna alla perfezione. Trae origine da un film del 1928 “ l’Uomo che ride” di Paul Leni, ispirato al romanzo di Victor Hugo. Il film vero e proprio ha principio nel momento in cui con un calcio letterale ad una porta, ne da uno figurato ai modelli di comportamento familiari e alle consuetudini. Cancellando con un pennarello non solo dal poster ma anche dalla sua mente il messaggio di sorridere sempre, inizia la dolorosa metamorfosi. E’ un personaggio, Arthur Flack, che sente, ancora prima di venire a conoscenza di determinate cose, il peso del giudizio di Thomas Wayne, forse dettato dall’ammirazione che la madre nutre nei confronti del milionario. Alle spalle di ogni risata incontrollabile, ben diversa dalla gioviale e scanzonata a cui siamo abituati si percepisce un senso di smarrimento oscuro, indotto dal suo problema psicologico e dal fatto che si tratti di un suono malato e compulsivo. Anche quell’attimo di soddisfazione crescente data dalla notizia che lo riguarda sul giornale, viene convertito in risentimento alla rivelazione sulla vera identità del padre, che muta ancora in rabbia nei confronti della madre. La stessa rabbia che lo logora quando Murray Franklin, suo idolo lo deride. Joker è pregno di sentimenti fanciulleschi che si acutizzano nel momento d’imbarazzo conseguente l’incontro col presunto padre, e dall’ angoscia quando viene a conoscenza della realtà sulla madre. Nutre però una forte speranza che puntualmente viene disattesa, non solo per via della patologia ma anche e soprattutto dalla delusione, risultato fisiologico della vita di tutti i giorni, traducendosi in un alternarsi di emozioni contrastanti. Non è così facile essere sempre felice. Non sa chi è, non sa definirsi ma ne sente un disperato bisogno. Quando finalmente viene a contatto con le proprie emozioni e riscopre la capacità di piangere nasce il nuovo Arthur Flack o meglio il vero e proprio Joker che si scrolla di dosso la vecchia vita attraverso La consapevolezza che “la sua vita non è una tragedia ma una commedia” come dice lui stesso. Si trasforma nel villain che tutti conosciamo, uno splendido, brillante, psicopatico Joker. La cattiveria gli dona un’ aura di freschezza, di giovinezza e finalmente sopraggiunge l’accettazione, la gratificazione la convivialitá attraverso l’acclamazione della Società ( anche se dalla parte malata) ma in fondo anche questa “That’s Life”. Raccontando della sua interpretazione Joaquin Phoenix rivela: "Ho perso quasi 25 chili. Ogni giorno mi alzavo con la paura di essere ingrassato: è una situazione assurda, quasi una malattia. Ma ho scoperto che senza tutto quel peso addosso ero molto più fluido, potevo fare movimenti che prima non sarei stato in grado di fare. Il lato negativo è che ero spesso di cattivo umore, sempre affamato e abbastanza debole. Però alla fine era proprio quello lo stato d’animo giusto per il Joker, uno che cerca di combattere i suoi seri problemi psicologici. La risata che incarna la fragilità del suo stato d’animo. È una risata dolorosa che nasce dal fondo dell’anima, disperata, più triste che felice. E poi il modo in cui si muove: ci sono momenti in cui danza in modo così leggero che sembra sollevarsi dalla tristezza del mondo in cui vive. Per questo mi sono ispirato a Ray Bolger, lo spaventapasseri de Il mago di Oz. Adoro il fatto che il suo personaggio risplenda attraverso la danza, la musica, le note, i solfeggi. Il mio Joker ha dei movimenti un po’ meccanici, un modo di gesticolare e muovere la testa che denota un’arroganza quieta prima … della tempesta. Spesso combinavo danza moderna e musica disco: il bello del Joker è che è davvero imprevedibile Non mi sono ispirato a nessun Joker. Però mi ricordo benissimo Jack Nicholson nel Batman di Tim Burton. E il bravissimo Heath Ledger. Ma ho preferito prepararmi senza fare riferimento a nessun lavoro precedente, neanche ai fumetti o serie tv. Volevo creare il mio Joker. Che fosse frutto della mia immaginazione. O della mia pazzia. Non è un film sui soliti supereroi, cattivi e umani con poteri speciali. A me i personaggi ispirati ai fumetti piacciono perché hanno problematiche reali, le stesse che abbiamo noi. Joker è proprio questo: uno di noi. Non ha padre, non ha amici, è ansioso, depresso, un lavoro infimo. Ha subito dei traumi ed è stato anche abusato da bambino… Poveraccio… Ha tutti i problemi di questo mondo. Non è stato né piacevole né facile entrare nella sua testa… ma sono orgoglioso di averlo conosciuto...".   Il film di Todd Phillips da un quadro esaustivo delle conseguenze che possono  verificarsi nel contesto di una società malata, dove la sopraffazione, il bullismo, la violenza gratuita sono ingrediente fondamentale. Caratteristica vincente del film è la dissonanza rispetto al modo del comic, e la preferenza di inserirlo in un contesto reale, quello della quotidiana frustrazione, dal sentore di fallimento sempre dietro l’angolo, condizione che porta l’ uomo a sviluppare atteggiamenti violenti. E' proprio questa fedeltà al mondo reale che rende la pellicola un gioiellino, una storia in cui il pubblico si sente, in un certo senso più vicino alla povera disillusa e insoddisfatta vittima degli eventi Joker, piuttosto che al patinato e straricco paladino Batman. Piccola curiosità, nel film è presenta anche un’ omaggio a Heath Ledger sebbene possa essere sfuggita ai più, La scena del Bacio alla dottoressa nello studio televisivo di Murray Franklinè un evento successo realmente quando il giovane Heath durante un’ intervista viene spaventato dal grido di una fan e per tranquillizzala le da un bacio sulla bocca, lasciandola finalmente senza parole.    https://www.instagram.com/p/B3ShAoGhBGl/?igshid=1s4t6uca57og6 Cosi come è presente un easter egg di Batman, nella scena iniziale del film dove attraverso un sofisticato gioco di inquadrature e luci prende forma il faccione mascherato del suo acerrimo nemico.  

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