“Mentre dorme il pescecane”, l’audace primo romanzo di Milena Agus

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“Mentre dorme il pescecane”, l’audace primo romanzo di Milena Agus
Dicembre 18
Nella famiglia Sevilla Mendoza, sarda “sin dal Paleolitico superiore”, non mancano imprevisti e disgrazie. E come potrebbe essere diversamente con una madre che ha un pessimo rapporto con le cattive notizie, un padre eccessivamente altruista verso tutti ma non con i propri cari, una zia ostinatamente devota alla ricerca di un fidanzato, un fratello silenzioso e curvo, una nonna perennemente insoddisfatta e la voce narrante di una figlia adolescente incline al melodrammatico? Mentre dorme il pescecane (Nottetempo 2005) è il primo romanzo di Milena Agus, scrittrice di origini sarde che dopo essere cresciuta a Genova, torna nell’isola natale - a Cagliari - per insegnare italiano e storia. Milena Agus fa il suo ingresso nel mondo della letteratura con un romanzo audace dotato di uno stile originale e impulsivo; mordace nel linguaggio, ma delicato nella definizione dei ritratti. Le sciagure della famiglia Sevilla Mendoza diventano, nella scrittura di Agus, una sorta di gioco, una sfida a cui i cinque personaggi si sottopongono con uno sciatto istinto di sopravvivenza che li rende comici e disperati allo stesso tempo. Un romanzo originale, capace di istillare ilarità con incredibile naturalezza.
"Crisis Heroes"
Dicembre 14
Come molti dei nerd più incalliti sanno, il 27 e 28 Novembre scorso, è stata lanciata sugli schermi americani dalla CW il super cross-over che vede protagonisti i supereroi televisivi della DC Comics (Arrow, The Flash, Supergirl e Legends of Tomorrow) raggruppati come fosse una grande riunione di condominio. Quattro episodi di due ore ciascuno, che insieme hanno dato vita alla Crisi su Terra – x. La storia prende, quasi per logica conoscitiva, la piega utilizzata in The Flash e Arrow, ovvero quella dell'esistenza di un mondo parallelo al nostro in cui poter combattere, e magari anche aggiudicarsi la vittoria. Appuntamento quello del cross-over, che ha non poco elettrizzato i fan e che ha creato un'aria frizzantina all'interno di tutte le piattaforme social. Dimentichiamoci gli antichi cross-over, quando la storia partiva da una singola serie "pilota" per poi andare avanti fino ad infinite stagioni, con l'uscita di Crisis on Earth – x (titolo originale), l'obiettivo è proprio quello di non dimenticarsi di nessuno, anzi, al contrario, far collaborare tutti per un bene superiore.     L'idea di creare un grande gruppo di super-eroi mettendoli in contatto tra loro all'interno di quello che viene chiamato "Arrowverse", creando in questo modo un incrocio di storie, sembra funzionare sempre, e quest'anno pare proprio che i produttori abbiano voluto addirittura esagerare inserendo all'interno dell'intreccio (già di per se complicato), anche Supergirl, (che non a caso apre la prima puntata), e non con un ruolo marginale, anzi, relativo a tutta la prima parte del cross-over che si conclude dopo 160 minuti di continue sorprese. Scelta che è stata sicuramente apprezzata, in quanto, diciamoci la verità, le cose complicate ci piacciono assai.     Il ritmo della storia appare sempre costate, strategia che è stata evidentemente studiata a tavolino per mantenere sempre viva l'attenzione dello spettatore. Poco ma sicuro che gli eroi della DC Comics sulla CW non avranno avuto di certo i budget da capogiro del recente Justice League uscito qualche settimana fa nelle sale italiane, ma quel che è sicuro, è che hanno fatto del loro meglio per rendere orgogliosi tutti i fan del genere.           Link originali per le immagini:http://www.adweek.com/tv-video/who-needs-justice-league-cws-annual-superhero-crossover-is-the-networks-super-bowl/ http://tvline.com/2017/09/22/the-flash-barry-iris-wedding-crossover-episode-photo/ e http://www.scififantasynetwork.com/supergirl-season-3-triggers-review/
Più Libri Più Liberi 2017: grandi cifre da inserire nel giusto contesto
Dicembre 11
Si è conclusa ieri la sedicesima edizione di Più Libri Più Liberi, la fiera della media e piccola editoria italiana svoltasi dal 6 al 10 dicembre a Roma, per la prima volta all’interno della Nuvola dei Fuksas. Tante le presenze (circa centomila persone), tanti gli ospiti, gli espositori, l’offerta. Poca – ma non deprecabile – l’organizzazione: file troppo lunghe, mal gestite, informazioni che circolano lentamente tra un piano e l’altro, tra interno ed esterno sale e – se proprio vogliamo dirle tutte – badge troppo fragili! Sulla Nuvola – la grossa stanza bianca fluttuante all’interno del palazzo congressi progettato dai Fuksas - le opinioni sono discordanti: c’è chi ammette di aver acquistato il biglietto d’ingresso solo per vedere il lavoro della coppia di architetti e chi, al contrario, pensa sia l’ennesimo sperpero edilizio senza gusto. Ma abbandoniamo per un momento il facile atteggiamento di polemica che si adotta per ogni grande evento organizzato dal nostro Paese e parliamo di cosa si è detto e visto nei quattro giorni di fiera.  La legalità, tema centrale di questa edizione, si è fatta raccontare da voci rappresentative come quelle di Roberto Saviano, Marco Travaglio, Enrico Mentana, Domenico Iannacone. Si è parlato di diritti umani, della situazione dei migranti, degli equilibri instabili fuori dai confini dell’Europa. Si citi, a titolo esemplificativo, lo struggente incontro sui nuovi desaparecidos mediato da Michela Murgia.   Tra gli autori italiani, molti hanno presentato le loro nuove uscite: Andrea Camilleri - per citarne uno -, che ieri sera ha chiuso la serie di incontri nella Sala Nuvola. Molti altri scrittori e giornalisti nostrani sono intervenuti in dibattiti della Fiera: fra gli altri Luca Briasco, Nicola Lagioia, Alessandro Baricco. Tra gli autori stranieri sono, invece, intervenuti Luis Sepùlveda, Paul Beatty, Michael Zadoorian (autore del libro che ha ispirato “Ella & John”, l’ultimo film di Paolo Virzì che uscirà in Italia il 18 gennaio). Ma non solo libri, letteratura e giornalismo all’edizione di quest’anno di PLPL: si parla anche di musica e teatro, con Ascanio Celestini e Giovanna Marini, o di fotografia con Concita De Gregorio. Cosa ci è piaciuto: le battute di Andrea Camilleri; il genuino entusiasmo di Domenico Ianaccone; la carismatica eleganza di Concita De Gregorio; le parolacce di Zerocalcare. Le file, seppur chilometriche e snervanti, hanno dimostrato che il pubblico c’era ed era numeroso ma - e questo bisogna a malincuore ammetterlo - si avverte una falsa speranza di cambiamento. Per dirla con le parole di Nicola Lagioia – una delle presenze più significative della fiera - : “Da noi il calore che circonda i festival è forse eccessivo, perché genera l’illusione che la cultura sappia innescare i cambiamenti che non propizia la politica”[1]. L’Italia resta, secondo i dati dell’ultima Buchmesse, uno dei paesi occidentali con il minor numero di lettori (anche quello in cui il 32% dei bambini non legge niente prima dei sei anni!). I falsi entusiasmi su cui si adagiano le cifre propinate dalla chiusura del festival lasciano credere che qualcosa si stia muovendo, ma non si può non leggere tra le righe lo stagnante isolamento in cui vivono tutti gli attori culturali, oltre che editoriali, nel nostro Paese. Il disinteresse della politica – è vero – ma è anche l’incuria, il cinismo e l’atteggiamento di critica non costruttiva dei cittadini che infligge cali sempre più disastrosi al profilo culturale italiano. Non è sbagliato entusiasmarsi per l’interesse nutrito dal pubblico per questa fiera, ma è necessario essere realisti e inserire i risultati in un contesto più ampio in cui il disagio dell’industria culturale del libro dice la verità sul Paese che stiamo diventando. [1] Su “Robinson” (10/12/2017), p.4 .
I Racconti in viaggio di Francesco Amoruso, tra frustrazione e distopie
Dicembre 11
Quante facce la letteratura, il cinema, la fotografia, la musica, hanno regalato a Napoli fin dalle sue origini? Ritratta nelle parole malinconiche di Annamaria Ortese, nelle mani infarinate di Sofia Loren, nelle istantanee di De Crescenzo o sulle note innamorate di Pino Daniele. Trarne un ritratto originale sembra ormai impossibile, o forse no. Tra la frustrazione di una passeggiata notturna sul corso di Secondigliano, la proiezione in un futuro distopico dalle eco orwelliane e i deliri delle ultime note di una storia d’amore, la raccolta di Francesco Amoruso, Racconti in viaggio, mangiando il fegato di Bukowski a Posillipo (La bottega delle parole, 2017), cerca di ritrovare questa originalità e tracciare un ritratto di Napoli senza incappare in banali imitazioni dei grandi esempi del passato e senza cedere agli stereotipi. Su questo sfondo partenopeo si innesta il gioco delle storie, basate sempre sulla tensione tra due personaggi o quasi (come nell’ultimo racconto), e non mancano citazioni metaletterarie importanti: oltre Bukowski, Hemingway, Fante, Proust e Orwell, tirato in ballo per enunciare tra le righe il tragico finale del secondo racconto. Un libro non molto lungo che riunisce quattro racconti dell’autore e che si può consumare piacevolmente al bar, nel tempo di un lungo caffè. 
Soundfeat.com: il web come trampolino di lancio per gli artisti
Dicembre 06
Ad Angela De Gregorio la musica è sempre piaciuta e l'ha sempre amata a 360º. Si è avvicinata ad essa all'inizio come semplice ascoltatrice, ma, in seguito, ha prodotto proprie composizioni che possiamo trovare anche su Spotify. Ha studiato piano e oggi, al Conservatorio di Benevento, si sta dedicando allo studio della chitarra. Le sue frequentazioni, nel mondo della musica, le hanno fatto capire le difficoltà a cui vanno incontro i musicisti esordienti: sospesi tra incertezza e precarietà, faticano a farsi notare sia dalle etichette discografiche, sia quando suonano in pubblico. Non a caso oggi i cantanti che emergono sono sopratutto quelli che vengono dai talent show, mentre chi suona stabilmente nei locali, sia che faccia il DJ o improvvisi in una Cover Band, non riesce ad emergere. I talent scout non esistono più ed inoltre chi si occupa della formazione musicale dei propri allievi non è certo obbligato a seguirli nel loro percorso futuro. Angela ha cercato di scavalcare questi ostacoli, non solo per se stessa, ma sopratutto per chi condivide la sua stessa passione.     Grazie a internet ha creato una piattaforma virtuale per far incontrare musicisti, cantanti, autori, produttori e fonici, magari da tutta Italia, per condividere e mostrare al meglio le rispettive idee, superando di fatto i vecchi canali distributivi, dal momento che il web moltiplica e moltiplicherà gli incontri tra le varie maestranze. «Per il momento la mia piattaforma, a cui ci si può iscrivere gratuitamente, è ancora in fase beta, ma spero che diventi una forte community per poterla ampliare. Il mio obiettivo è quello di far incontrare i vari artisti in modo tale che, volendo, possano collaborare tra di loro. Chi lo vorrà potrà pubblicizzare i suoi eventi, farsi conoscere mettendo online un proprio brano, aggiungere il proprio profilo e tanto altro ancora». Spesso i ragazzi che cominciano a fare i primi passi nel mondo della musica non sanno come muoversi, pensano che basti la loro arte a mandarli avanti per avere successo. Bisogna invece allargare i propri orizzonti: occorre essere esperti di Marketing, sfruttare le nuove tecnologie per auto prodursi e le piattaforme come quella di Angela.   Per tutte le info: http://soundfeat.com
Breve storia della Tombola Napoletana
Dicembre 05
Per tradizione il giorno di Natale è la ricorrenza più importante dell'anno, momento sacro per i credenti, ma anche occasione di festa per ritrovarsi, grandi e piccini, intorno a grandi tavolate.   Dopo le favolose leccornie natalizie, sopratutto a Napoli, è d'uopo, come diceva Totò, continuare la serata col karaoke e con i giochi da tavolo, come il Mercante in Fiera e Sette e Mezzo. Ma il gioco per eccellenza, preferito dai napoletani, è senza dubbio quello della Tombola.   È inutile soffermarci sulle regole di questo gioco poiché sono note a tutti, ma forse non tutti sono al corrente della sua storia e della sua origine. Tutto ebbe inizio nel lontano 1734 in seguito alla storico litigio tra Carlo III di Borbone e il frate domenicano Gregorio Maria Rocco, prelato dotato di grande carisma che si prodigava in opere di assistenza e a combattere il vizio in tutte le sue forme.   A quell'epoca, nel Regno delle Due Sicilie, il gioco del Lotto era praticato da gran parte del popolo a tal punto che il re voleva renderlo legale per rimpinguare le casse del regno con le scommesse dei giocatori. Ma a questa decisione il frate, tenuto in grande considerazione presso la corte borbonica, si oppose paventando il fatto che la legalizzazione del gioco avrebbe allontanato i fedeli dalla preghiera. Alla fine si giunse ad un accordo: il gioco sarebbe stato legalizzato, ma sospeso durante le festività natalizie.   Così, secondo il detto che dice che fatta la legge si trova l'inganno, i napoletani, che non difettano certamente di ingegno, diedero vita al gioco della Tombola, praticandola nelle loro abitazioni, dove l'enunciazione dei numeri veniva sostituita da sostantivi: si poteva gridare liberamente senza essere scoperti!Il numero 2 era 'a criatura, il numero 34 era 'a capa, il numero 37 era 'o monaco e così via.    Era nata la Smorfia, ma questa è un'altra storia.   Esiste anche la Tombola dei Femminielli, una versione particolare di questo gioco che viene fatta nei quartieri popolari di Napoli. Una versione molto “scostumata” con battute sboccate e allusioni sessuali. Ogni numero estratto viene concatenato a quello successivo in modo tale da creare una storia unica e divertente.   A questo riguardo non si è sottratto lo spettacolo che andrà in scena l'8 Dicembre al teatro Port'Alba, dove un femminiello coinvolgerà il pubblico con il gioco della Tombola. Il linguaggio sarà senz'altro colorito, ma divertirà senza ombra di dubbio i partecipanti.   
Napoli: torna in voga la truffa del “Ti ricordi di me?”
Dicembre 05
Si appostano per ore agli angoli delle strade scrutando qualcuno che, passeggiando, sia alquanto distratto così da prenderlo di sorpresa. “Ti ricordi di me?” è la frase con cui questi truffatori iniziano il loro show di retorica con cui imbambolare il primo che capita. Sarebbe più corretto rispondergli con un “si, ma ho fretta quindi ti saluto”, ma spesso la gente è troppo educata e non ha intenzione di cacciare chi, forse, ha conosciuto da qualche parte e perché no, con cui crede di avere potuto condividere dei bei momenti in un passato difficile da ricordare e collocare temporalmente in quel momento. Sono soprattutto gli uomini e le donne professioniste, chi si veste con la cravatta per intenderci, le loro vittime preferite. Perché? Beh, dopo due chiacchiere iniziali si passa alla fase dell’autocommiserazione e quindi si parte con la storiella dell’ aver perso il lavoro, di avere una famiglia e qualche figlio al quale badare con amore e tanto affetto, per poi passare alle cose pratiche; la vendita di qualche orologio o qualsiasi cosa egli abbia con sé. Chiaramente per chi ha il cuore aperto e non resiste a certe storie strazianti, non si sente di lasciarlo da solo e quindi venti, trenta, quaranta euro che sono per chi non ha problemi economici e che non vuole fare una brutta figura con chi ha conosciuto tanto tempo fa? Peccato che si tratta di semplici truffatori. C’è chi, cascandoci, è stato capace di “donare” anche 50 euro a questi imbroglioni, ma anche fortunatamente chi ha opportunamente allertato il 113 per segnalare l’avvenimento. Quindi occhi aperti e utilizzate il telefono per denunciare. Sempre
Il cimitero dell’amianto: via del Serbatoio dello Scudillo
Dicembre 01
Da quasi trent’anni la strada è chiusa ed è diventata una discarica all’aperto.    La Polizia Municipale circa tre anni fa chiuse la strada di via del Serbatoio allo Scudillo, antica salita che nell’antichità serviva da terra da pascolo per i “montanari” che scendevano dai Camaldoli. Oggi lo spettacolo che vi si propone non appena vi si giunge è tutt’altro che roseo, a differenza di quanto siamo abituati con Heidi e le sue pecorelle. La strada è in completo stato di abbandono, tra rifiuti ( tossici, solidi e urbani) e scarti vari è praticamente impossibile attraversarla. Anni fa il Comitato Scudillo promosse delle gite, delle camminate, un vero e proprio trekking urbano per far conoscere anche ai turisti questa vecchia arteria del cuore della città. Ma avvennero delle situazioni alquanto strane: in primis ci furono una numerosa serie di incendi proprio sul panorama pieno di spazzatura sulla quale si affaccia la salita. Questi atti criminosi chiaramente portarono alla fine dell’iniziativa del trekking per via della paura, e ad oggi il contesto non è molto cambiato. Gli incendi ci sono sempre, l’ultimo tre mesi fa, nessuno denuncia e nessuno si lamenta del “puzzo” che provoca la combustione dell’immondizia. Ma se si percorre la salita (che dovrebbe essere stata messa a sequestro essendo una discarica abusiva a cielo aperto), ci si imbatte in uno squallore disarmante. Residui aziendali, materassi, mobili e tubature. E chiaramente l’amianto. Tanto, tantissimo amianto che messo lì, all’aria aperta, può essere respirato anche da chi non ha una fissa dimora e si riposa in questi luoghi o chi, come noi, è così pazzo da volerla fare tutta quanta pur di documentare e informare. Durante il tragitto ci si imbatte in una grossa galleria che doveva servire per sorreggere una parte superiore in cemento armato per la costruzione della tangenziale. Ebbene, quella galleria è ancora là pure se fu promesso che nel giro di pochi anni sarebbe stata rimossa. E nel frattempo la gente del posto vive in questa discarica.   
"The Place" VS "Perfetti sconosciuti"
Novembre 30
In un bar romano, otto persone si incontrano ciclicamente con un uomo misterioso che è in grado di esaudire i loro desideri. In cambio però, viene richiesto loro di svolgere dei compiti ardui che vanno contro i basilari principi di etica e morale, come commettere uno stupro o uccidere una bambina. Sono queste le premesse semplici e basilari di The Place, il nuovo film di Paolo Genovese che ha riscosso un grande successo di critica e pubblico. La pellicola rappresenta l'adattamento cinematografico della serie televisiva americana The Booth at the End e ha una struttura narrativa che somiglia molto a quella del pluripremiato Perfetti Sconosciuti: dal precedente successo del regista romano, The Place ha infatti ereditato quel gioco di incastri e intrecci che caratterizza le due sceneggiature. In entrambi i film, Genovese ambienta le scene in uno spazio circoscritto, ponendo così l'attenzione sulle performance dei numerosi protagonisti e facendo affidamento , in assenza di una fotografia importante, sulla qualità dei dialoghi. In tal senso la somiglianza fra i due cast rappresenta una conseguenza evidente di ciò. Va però tenuto conto anche delle evidenti differenze che informano il parallelismo fra i due lavori. Mentre Perfetti Sconosciuti possiede una forma dinamica che è propria dei lavori tragicomici, The Place sorge e tramonta in forma drammatica.   Il contenuto stesso del primo grande successo di Genovese riprende tematiche "terrene" che ripercorre attraverso un sapiente gioco degli equivoci fatti di corna sgamate tra amici-amanti. In tal senso, il Velo di Maya che veniva strappato ripercorreva il tema pirandelliano delle maschere, basato su quanto poco conosciamo le persone che ci sono vicine. Viceversa The Place esplora contenuti più rarefatti e astratti, come il conflitto fra morale ed egoismo. A tal proposito, i protagonisti che desiderano qualcosa sono chiamati a mettersi brutalmente in gioco per ottenere quello che vogliono. In questo senso l'ultima fatica di Paolo Genovese ci ricorda quanto poco conosciamo noi stessi.                 Link all'immagine originale: http://magazine.polis-sa.it/the-place-un-film-di-racconti-o-il-racconto-di-un-film/
"Babylon Berlin": la Germania segreta
Novembre 30
Come tutti sapete, la Storia ci nasconde molti segreti. Più che la Storia, è l'uomo che tende a nascondere ed eliminare alcuni eventi, troppo scandalosi e nocivi per reputazione ed interessi di vario tipo. La serie di cui parliamo oggi si propone di rivelare uno di questi segreti.   Vi siete mai chiesti com'erano i nazisti prima di diventare nazisti?   Non è che uno si sveglia la mattina e diventa nazista oppure segue delle lezioni di nazismo. Il fenomeno è nato in un momento in cui la Germania, e soprattutto Berlino, viveva tutto in modo estremo.   A livello letterale, diciamo, Babylon Berlin tratta di un agente di polizia, Gereon Rath (Volker Bruch), che da Colonia viene inviato nella capitale tedesca per indagare su un caso di ricatto nel mondo del porno. Qui la sua strada incrocia quella dell'ambiziosa Charlotte Ritter (Liv Lisa Fries). Tuttavia, ciò che davvero attrae è proprio la città, una Berlino inedita e non conosciuta dai più. Dimenticate la Berlino che ci propinano oggi, tutta precisione e rigore.   Siamo alla fine degli anni '20, nel '29 per la precisione. Mentre in America imperversa la Jazz Age, feste e divertimenti in Germania hanno un retrogusto amaro. Il ricordo della Grande Guerra è ancora fresco. Ex militari con malattie, amputazioni e traumi si aggirano per la città. Nei ceti subalterni, la povertà e la frustrazione sono palpabili. Tensioni sociali e politiche sono all'ordine del giorno. Aleggia, infine, lo spettro del comunismo russo. È imminente lo scoppio di un qualcosa di non ben precisato, che serpeggia e si insinua a partire dagli ambienti privati e nascosti per il pudore della società, ma mira ai piani alti.   È in una Berlino del genere, una Berlino che potremmo definire nervosa e in trepidazione, non si sa bene di cosa, che è ambientata questa serie, considerata da molti l'evento televisivo dell'anno. Si tratta della più grande produzione tedesca, costata ben 40 milioni, e tratta dai romanzi di Volker Kutscher. Andati in onda su SKY lo scorso 28 novembre, i primi due episodi – ma strutturati in modo da sembrare un tutt'uno – non saranno proprio un capolavoro, ma hanno molto potenziale. Buona interpretazione del cast, giusto mix di rivelazione e di suspense, ambientazioni e fotografia perfetti.   Il risultato è che la serie intriga e si è guadagnata la mia benedizione. Auf Wiedersehen!               Link all'immagine: http://guidatv.sky.it/guidatv/programma/intrattenimento/fiction/babylon-berlin_584378.shtml
"False Flag" o "Della duplicità"
Novembre 29
False Flag...   Confesso di aver "parcheggiato" la serie israeliana sul MySky per un bel po' di tempo, forse perché il paragone con un mostro sacro come Homeland mi aveva fatto un po' storcere il naso? Fatto sta che mi sono messo in pari giusto la settimana scorsa, in tempo per un po' di hype per il season finale.   False Flag è un prodotto di rara bellezza, una serie capace di attaccare lo spettatore allo schermo a dispetto di un cast tutt'altro che stellare e senza ricorrere a chissà quale iperbole stilistica. Questo per un motivo molto semplice: la storia è raccontata alla grande, centellinando le informazioni utili e presentando la verità un po' alla volta. Il ritmo è praticamente perfetto, con i momenti fondamentali nello snodo della trama e i colpi di scena alternati in maniera sapiente alle fasi più riflessive.   Il tema portante dell'opera, al di là dell'avvincente spy story, è però la duplicità (non a caso כפולים, il titolo originale è tradotto come "Doubled"): da semplici cittadini implicati in una situazione enormemente più grande di loro, quasi kafkiana, i protagonisti (ciascuno dei quali interessantemente in possesso di una seconda nazionalità) mostrano pian piano gli scheletri nei loro armadi. Ben ha tradito la moglie Efrat, sua compagna sin dall'adolescenza, Natalie è coinvolta una serie di frodi, per non parlare di Emma, il cui carattere spiccatamente doppio è sottolineato dal fatto che di tanto in tanto si esprime in inglese. Se di Sean sappiamo da subito che è il meno innocente del gruppo (e la scena in cui cambia del tutto aspetto in aereo è emblematica della contrapposizione tra il suo aspetto rassicurante e i suoi scopi tutt'altro che chiari), discorso a parte meriterebbe Asia, che poi è il personaggio che subisce l'evoluzione più interessante nel corso degli 8 episodi.   Il mondo di False Flag non è declinato in bianco e nero, ma attraverso una gamma virtualmente infinita di grigi: nessuno è completamente buono o cattivo, e – soprattutto – nessuno è ciò che appare: l'agente dello Shin Bet (ed ex Mossad) Eitkan è forse il personaggio con una maggiore connotazione positiva, ma anche lui è capace di mentire – o perlomeno distorcere la realtà – e aggirare le regole per arrivare alla verità.   False Flag mantiene la tensione altissima fino agli ultimi frame del season finale: proprio quando la sequenza in aeroporto sembra staccarsi dal realismo della serie, ecco una giustificazione plausibile nella scena seguente con tempismo pressoché perfetto! E che dire della porta aperta per Ben (che poco prima parlava di lasciare Efrat), o dello sguardo di Sean con cui si chiude l'episodio?   L'unica perplessità: considerato che quello del doppio è un tema così importante in False Flag, sarebbe stato davvero un peccato se alla prima stagione non se ne fosse affiancata – almeno! – una seconda, ma stando al sito http://www.mako.co.il, la seconda stagione è in lavorazione!   Mazel Tov!   Un ringraziamento speciale a Frankental Dunya per la consulenza linguistica.               Link per l'immagine: http://www.mako.co.il/tv-false-flag?Partner=interlink
"Snowfall": la solita, vecchia... droga!
Novembre 28
Sulle mura del New York Museum of Modern Art c'è scritta una frase: "In the future everyone will be world-famous for 15 minutes" (In futuro ognuno sarà famoso nel mondo per 15 minuti). Quella dell'eccentrico artista Andy Warhol era una provocazione e una profezia allo stesso tempo. In particolare, si può dedurre una critica verso la discutibile fama di personaggi che forse non la meriterebbero. È soprattutto la TV – accompagnata oggi dalla giungla di Internet – a permettere a persone immeritevoli di invadere le nostre menti; Tuttavia è una fama vana perché momentanea, passeggera. Ad esempio, ve lo ricordate Giuseppe Sapio? Che fine ha fatto il ragazzo che sorrideva sempre? Boh...   Mentre ci pensate continuo il mio monologo (forse) strampalato per giungere al sodo entro sera.   Questa infausta (ma credo giusta) sorte capita anche a prodotti televisivi. Talvolta una serie non va. Magari vale, ma non va. Forse perché tratta di un tema ormai trito e ritrito. La serie di cui vi parlo oggi non va. Il tema è trito e ritrito. In più è raccontato male, quindi dal piccolo schermo si passa inevitabilmente al dimenticatoio.   Snowfall, che ha fatto il suo debutto domenica scorsa, 26 novembre, su FOX (canale 112 di SKY), parla di droga. Parla della diffusione del crack nell'America dei primi anni '80. Sarebbe interessante se non si parlasse quasi esclusivamente di droga nelle serie tv dal 2008, anno in cui ha visto la luce quel capolavoro (quello sì che lo è) di Breaking Bad. Il tema delle sostanze stupefacenti è stato poi trattato in tutti i modi, sia come tema principale, sia come cornice e contorno. Basti pensare a Gomorra, Narcos, ma anche Fargo e The Night Manager alla fine riuscivano comunque a buttarcela in mezzo la droga.   Anche l'ambientazione americana degli anni '80 ormai è molto frequente nel piccolo schermo. Se poi in questa location vediamo solo stereotipi e luoghi comuni, la noia è assicurata. Il giovane afroamericano Franklin spaccia la droga nei quartieri alti (e bianchi). Aggiungiamoci poi un wrestler messicano, un curioso (e probabilmente corrotto) agente della CIA e la figlia di un boss messicano. Tutte cose molto originali. [Inserisci sarcasmo]   Esperimento fallito, dunque. Sono sicura che il mio caro Pablo non sia contento.             Le foto provengono dai seguenti siti: http://www.comingsoon.net e https://onsizzle.com
"ShondaLand"
Novembre 23
Sappiamo tutti che immergersi in toto nel mondo di Shonda Rhimes (creatrice di svariate serie tv come: Scandal, Le regole del delitto perfetto, Grey's Anatomy) non è cosa semplice, soprattutto perché solitamente i sentimenti contrastanti di amore/odio che i fan nutrono nei suoi confronti, rendono allo stesso tempo questa immersione ancora più difficile e i suoi seguaci sempre più "assetati" di conoscere l'evolversi delle puntate. Comunque la Rhimes, deve questa fama proprio alla sua creazione di maggior successo Grey's Anatomy, medical drama iniziato nel 2005, che raccoglie consensi dal pubblico ma anche dalla critica, intrecciando storia di vita quotidiana, e che ha da qualche giorno raggiunto e festeggiato le 300 puntate mandate in onda. Ma perché tutto questo "rumore" attorno a questa serie? La risposta è semplice: la Rhimes è nota per i suoi colpi di scena e in questa serie non si è davvero risparmiata, partendo proprio dalla morte di personaggi amati come il Dottor Sloan (interpretato da Eric Dane), Lexie Gray (interpretata da Chyler Leigh), George O'Malley (interpretato da T.R. Knight), insomma Shonda ha fatto morire più personaggi di quanti ne abbia aggiunti! Ma il culmine è arrivato con la morte del Dottor Derek Shepherd (interpretato da Patrick Dempsey) che ha letteralmente sconvolto milioni di fan.     Il cuore di questa serie è comunque sempre stato il profilo medico unito alle vicende personali dei protagonisti, aspetto che anche adesso ritroviamo costante e uno dei maggiori punti di forza di ogni singola puntata. Ultimamente abbiamo avuto l'occasione di notare, che Shonda ha preso a cuore anche noi Italiani, introducendo nel cast personaggi come il Dottor Andrew DeLuca (interpretato da Giacomo Gianniotti) e la Dottoressa Cara DeLuca (interpretata da Stefania Spampinato), che con la loro "verve" tutta italiana, danno un tocco di allegria nostrano!     Ma siamo sinceri con noi stessi e diciamolo: Grey's Anatomy ha rovinato noi e la nostra percezione della realtà. Ma arrivati ormai alla 14° stagione, resta il fatto che non si può fare a meno di seguirla, anche se la maggior parte delle volte con il cuore spezzato. Rimaniamo quindi con la speranza che la Rhimes si metta finalmente una mano sulla coscienza, aspettando un po' prima di propinarci i futuri colpi bassi.         Le foto provengono dai siti https://www.wired.it https://series.talkymedia.it http://crazyfortvseries.altervista.org e https://soseriadosdetv.com
Ex OPG diventa un movimento: nasce Potere al Popolo! La decisone è stata presa dopo la lettera di Montanari.
Novembre 23
L’assemblea del Brancaccio che non c’è stata, è stata solo la punta dell’iceberg. I ragazzi dell’Ex OPG non ci stanno a una sinistra ferma, che si sta sgretolando sotto i loro occhi. Se di sinistra si può parlare. << Ad oggi la sinistra non esiste più, prima c’era il centro- sinistra, ma piano piano si è trasformata in un’ala del centro, diciamo la verità>>- dice un esponente del gruppo. Per rispondere ai veri bisogni delle persone, per chi non ha voce, per ridare entusiasmo politico, sono queste le motivazioni che hanno spinto questi ragazzi a creare un Movimento, con altre realtà di tutta Italia, una ventina circa, che si presenterà consapevolmente alle prossime elezioni. Il modello Ex OPG infatti viene apprezzato da tutto il territorio nazionale, solo quest’anno sono andati in giro per 140 località italiane invitati a parlare della loro esperienza. Offrendo 44 attività gratuite (e gratuitamente), in due anni e mezzo soltanto sono diventati un punto di riferimento per tutta la città di Napoli. Il loro programma politico si rifà più o meno agli ideali per i quali da sempre combattono: l’attuazione della Costituzione, il controllo popolare, il protagonismo territoriale con appositi programmi territoriali stilati dai rappresentanti delle regioni. All’interno delle loro liste molto probabilmente non ci sarà De Magistriis, con il quale condividono la politica attuata, ma non la visione che ha del futuro. Il Movimento nasce adesso proprio perché è questo il momento storico in cui la sinistra risulta maggiormente debole, e c’è bisogno di una risposta forte, ma il sindaco non ha ancora intenzione di sviluppare un programma nazionale. Loro credono di essere una risposta vera  ai soliti PD, Lega, PDL e Movimento 5 stelle. E per farlo accoglieranno Rifondazione comunista e perché no i centri sociali che davvero fanno come loro, gli spazi culturali e i collettivi. Appuntamento a dicembre quando ci sarà il nome del candidato e l’ufficializzazione del logo.
“QUELLA VOLTA CHE FECI IL “PACCO” ALLA CAMORRA”
Novembre 22
35 anni, è da 20 che per vivere adotta la truffa del “pacco” ai passanti.                 Fabio (nome di fantasia) da quando quella volta che aveva 15 anni imitò il padre, che svolgeva la stessa attività, facendo il pacco delle sigarette coi chiodi dentro a un turista alla stazione, decise di non tornare più  indietro. Si descrive come un figlio d’arte infatti, anche se proprio il padre, non voleva assolutamente che anche lui intraprendesse questa strada. Fabio ha numerosi figli e si illumina quando parla di loro, il più grande è da poco diventato maggiorenne; per loro si augura che possano entrare nel mondo del lavoro più facilmente di lui. Loro lo sanno che il loro papà fa questo per dargli da mangiare (i più piccoli credono che Fabio aggiusta le scatole). L’ultima volta che Fabio ha lavorato è stato quando aveva vent’anni, fece per tre settimane il salumiere per comprarsi il motorino: oggi le cose infatti sono cambiate e fa parte del Progetto B.R.O.S., quindi verso marzo potrebbe finalmente iniziare un’onesta attività. Per 13 anni ha seguito anche Don Loffredo della Sanità, speranzoso di poter cominciare una nuova vita. Nel frattempo continua a lavorare nelle sue solite zone, tra il porto e la stazione, e con uno scatolo e un cellulare con i quali riesce a truffare tanta, tantissima gente. Dice che si conoscono tutti lì, ma nessuno “lavora” insieme. Anche gli agenti di polizia li conoscono, e tra chi abbassa la testa e chi fa finta di non guardare, nessuno viene toccato. Non sono interessati, li reputano reati minori, certo è che pretendono il rispetto e quindi, quando passano, via i “pacchi”. Alla stazione si vende di tutto, dalle droghe alle pistole, tutto chiaramente finto. Una turista di Lecco fu truffato 5 volte in una sola giornata. Una volta riuscì a vendere della cocaina, che era in realtà zucchero, nel Rione, una vendita da 20.000€, ma i guappi del posto lo vennero a sapere e pretesero la metà del bottino. Ma anche quando si fece consegnare 350 euro per un misto di pesce a Natale. Esistono veramente mille modi per fare dei “pacchi” e bisogna ammettere che la fantasia non manca: armi, prostitute, droghe, pesce durante il periodo natalizio, cellulari o sigarette, tutte promesse, tutto fuffa. Tutte parole che la gente ancora ascolta. 
Torna a Napoli la Fiera del Baratto e dell'Usato: la bellezza degli oggetti vissuti
Novembre 20
A Fuorigrotta, alla Mostra d'Oltremare, ci sarà la XLIII edizione della "Fiera del Baratto e dell'Usato" il 25 e il 26 novembre. È una manifestazione speciale che serve a rivalutare quelle cose dimenticate, messe in soffitta o ritenute non più utili, ma che possono riprendere vita in mani altrui. È l'occasione giusta per allontanarci dallo shopping consumistico e a volte compulsivo, e che permetterà di barattare o comprare oggetti spendendo pochissimo. La filosofia della mostra è infatti quella che "se una cosa non ti piace o non ti serve più, può essere una grande risorsa per qualcun altro". Si potranno scegliere gli articoli che più aggradano tra le tante bancarelle che tratteranno l'antiquariato, il modernariato, l'artigianato, il collezionismo, il modellismo e molto altro ancora. È un evento che fa bene anche allo spirito perché dà la possibilità di risvegliare vecchi ricordi nel vedere, per esempio, un giocattolo che da bambini si è tanto amato o desiderato, fumetti di cui si è persa la memoria; mobili vecchi che portano addosso le tracce del tempo o ninnoli che abbellivano quelli dei nostri nonni. Grazie ad Internet ci sono tante vetrine virtuali dove merci, manufatti e addirittura tempo si possono barattare, comprare o vendere. Certamente la tecnologia facilita gli acquisti e le vendite facendoci restare comodamente in poltrona: non si perde tempo, non c'è lo stress di trovare un parcheggio e dopo un click ci si può dedicare ad altre cose. Ma i rapporti umani li dimentichiamo? Le piazze virtuali sono fredde e non danno la possibilità alle persone di confrontarsi, di trasmettere e di provare le emozioni che possono scaturire da una semplice conversazione con uno sconosciuto o dal guardare tanti oggetti messi in mostra negli stand o dai vari spettacoli con gli artisti che intratterranno i visitatori durante le giornate della rassegna.   Informazioni sulla XLIII Fiera del Baratto e dell'Usato:   Dove: Mostra d'Oltremare, Fuorigrotta, NapoliGiorni: 25 e 26 novembre 2017Orari: 10-20.30Prezzi: 5 Euro a persona; gratis per i ragazzi fino a 12 e per over 70Sito web: http://www.fieradelbarattoedellusato.it
Uno sguardo alla simbologia in "Gomorra"
Novembre 19
Morte e nascita.   In questo ordine.   Come era finita la seconda stagione, così inizia la terza. Non si tratta di una bizzarra scelta stilistica, ma di un richiamo estremamente preciso: è dalla fine della vecchia famiglia e dell'ordine che essa rappresentava, che uno tutto nuovo, quello di Genny può emergere.   Gennarino, già.   Come "AC" Annachiara Giordano ha notato (trovate qui l'articolo), è lui il protagonista assoluto dei primi due episodi, e, da ragazzino bonaccione e un po' imbranato è diventato un vero boss. Se non fosse una serie straordinariamente corale, potremmo quasi dire di trovarci in presenza della versione (tele)filmica del bildungsroman del giovane camorrista.   Le due puntate trasmesse lo scorso venerdì, al di là degli importanti sviluppi in termini di trama (stu-pen-da la sequenza della morte del povero Malammore), hanno mostrato – specialmente la prima – una interessante simbologia. Prendiamo sempre Genny: subito dopo le immagini di morte e nascita lo vediamo entrare in ascensore, ma non sappiamo se sale, idealmente al vertice della famiglia criminale, oppure se scende verso la rovina.   Quello che è certo è che il percorso di Gennaro – è un caso che tante e tante volte lo abbiamo visto guidare in tangenziale/autostrada/asse mediano/strada random? – sarà al centro di questa stagione, se non anche della prossima/e. E nel solito, desolante scenario di capannoni industriali abbandonati e saracinesche abbassate, segni che qualunque economia al di fuori di quella del Sistema è destinata a fallire, e nella solita minuzia, quasi verista, di dettagli, tanto dal punto di vista delle ambientazioni che da quello dei modi di dire e di fare, c'è tempo per un ultimo, grande simbolo.   Più grande del mattatoio.   Si dice che il modo migliore per nascondere qualcosa è quello di metterla bene in vista: guardate la maglietta di Gennaro nelle ultime scene della puntata: una figura bifronte. Un richiamo alla duplicità del ragazzo? Sicuramente, come testimoniato anche dal secondo episodio, ma, osservando meglio si scorge la scritta REBIS, un simbolo alchemico di unità, un rimando alla Pietra Filosofale...   A cosa punta, davvero, Genny?         La foto proviene dal sito http://www.irpinianews.it
"Gomorra 3" - Il ritorno
Novembre 18
Era un evento attesissimo. I social erano invasi da video, gif e post vari dei protagonisti, accomunati tutti dalla frase "Stamm turnann'". Le aspettative erano altissime. Gli spoiler di questo articolo: tantissimi.   Venerdì 17 Novembre 2017 è passato alla storia – se così si può dire – non come un giorno sfortunato, ma come il giorno che segnava il ritorno di Gomorra – La serie, con la sua terza stagione. Il successo delle prime due stagioni è stato notevolissimo e proprio da dove si interrompe la seconda, riparte la terza.   Don Pietro Savastano (Fortunato Cerlino) è morto. Sparato da Ciro di Marzio (Marco D'Amore) al cimitero, mentre rendeva omaggio alla moglie, donna Imma (Maria Pia Calzone). Tuttavia, si può dire che i primi due dei 12 episodi previsti, andati in onda su SKY ATLANTIC (canale 110), hanno come protagonista assoluto Genny (Salvatore Esposito).     Il primo episodio si apre con i funerali di Don Pietro e lì vediamo Patrizia (Cristiana Dell'Anna) e Malammore (Fabio De Caro). Ciro viene accompagnato da Genny all'aeroporto e per ora non se ne sa più niente. L'erede dei Savastano, ormai divenuto scaltro e sottile (ma non nel fisico), si divide tra Roma e Napoli, tra la famiglia – la moglie Azzurra (Ivana Lotito) dà alla luce un bambino, chiamato significativamente Pietro – e gli affari. Da ragazzino goffo, viziato e inesperto, Genny è diventato un uomo molto potente, che nell'ombra è riuscito a conquistarsi una reputazione, molto denaro e molte alleanze. Ma forse l'ombra gli sta stretta. Genny vuole emergere, è da tutta una vita che vuole emergere dall'ombra degli altri. Ed è per questo che ha tramato alle spalle del suocero, Giuseppe Avitabile (Gianfranco Gallo), costretto ad un anno di galera, per "fregarlo" e soffiargli il posto e l'autorità.   Questa la trama fondamentale delle prime due puntate, che presentano un salto temporale di un anno tra l'una e l'altra. Tralasciando il sentimentalismo dei funerali, gli episodi risultano prettamente affaristici. Si tratta di uno stile completamente differente da quello a cui eravamo abituati. Il pathos e la concitazione delle stagioni precedenti sembrano assenti, almeno per ora. Gli altri elementi tipici di Gomorra, però, ci sono tutti: ambientazioni periferiche, scenari cittadini grigi e degradati, un groviglio di sentimenti contrastanti e di pulsioni nascoste e pronte a esplodere. Sicuramente si tratta di episodi iniziali e preparatori, perciò attendiamo gli altri per maggiori emozioni, fornite probabilmente dalle nuove e numerose aggiunte apportate al cast, che non possono che incuriosire tutti.   P.S. Chi altro aspetta il ritorno di Scianel, la migliore cantante degli Stati Uniti di Scampia e Secondigliano? Non mentite!       Le immagini provengono dai siti http://www.culturaacolori.it/ e http://www.mouv.fr/
No al ticket al San Giovanni Bosco
Novembre 16
Venerdì scorso il Comitato Campano si è radunato alle porte dell’ospedale San Giovanni Bosco per manifestare contro il ticket ospedaliero. Il pagamento del ticket tende ad escludere una buona fetta dei cittadini, quasi undici milioni di italiani non possono permettersi di acquistarlo, impedendo in maniera smodata l’accesso alle cure mediche. L’iniziativa di venerdì ha visto partecipe ben tre ambulatori dell’ospedale, i quali, solo per quella giornata, hanno aperto le porte gratuitamente a tutti i pazienti, evitando così il passaggio attraverso il ticket. Uno sciopero alla rovescia del personale medico, che pur non timbrando il cartellino, hanno esercitato la loro funzione per i diritti dei cittadini. Dalle 8:30 del mattino fino alla sera, sono stati numerosi coloro che hanno approfittato di questa giornata di “grazia”. I medici che hanno aderito lottano anche contro i disservizi dello stesso ospedale. Gli esponenti del Comitato affermano che il pagamento del ticket è anticostituzionale e servirebbe celermente una riforma nazionale per modificare tale pratica. L’articolo 32 della Costituzione infatti recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. Per questo motivo non si spiega la necessità di questo ticket visto che anche attraverso le tasse la spesa per il settore medico è molto alta. “La salute non è una merce!” gridano con rabbia i tanti che si sono riuniti all’esterno del San Giovanni Bosco. A tal proposito il Comitato Campano ha organizzato una manifestazione il 17 novembre che partirà da piazza Garibaldi e terminerà al Municipio per combattere tutte le tipologie di esclusione sociale, tra cui, appunto, l’esclusione sanitaria. Tra le varie proposte che si avanzeranno sono molto interessanti quelle della promozione di una commissione popolare della sanità  gestita da tecnici e della creazione di un organo di controllo e di proposte per migliorare il servizio sanitario.  
Costanzo vs Ferrante: quale sarà il volto di Napoli nella serie HBO e Rai?
Novembre 16
Nel 2011, sulle instabili fondamenta di una città dalle sproporzionate ambizioni di riscatto, Elena Ferrante diede alla luce il primo volume di un saga destinata al successo planetario: L’amica geniale. Nelle intenzioni dell’autrice, il progetto avrebbe dovuto consistere in un lungo racconto da pubblicare in libro unico, ma la storia sembrò venir fuori da sola e finì per riempire ben quattro volumi: dopo L’amica geniale, furono pubblicati Storia del nuovo cognome (2012), Storia di chi fugge e di chi resta (2013) e Storia della bambina perduta (2014). I quattro episodi - tutti editi da Edizioni e/o - hanno ormai conquistato gli scaffali delle librerie di tutto il mondo e dopo sei anni dalla pubblicazione del primo volume, HBO e Rai ne hanno acquistato i diritti per trarne una serie TV diretta da Saverio Costanzo, che andrà in onda nel 2018.   La vicenda de L’amica geniale inizia negli anni cinquanta e racconta l’amicizia tra due bambine, poi donne, Raffaella ed Elena. Nel racconto, la voce narrante è quella di Elena – Lenù, per amici e parenti – una bambina cresciuta nel Rione Luzzatti, che racconta la sua vita attraverso un perenne e faticoso confronto con Raffaella – per lei, solo per lei, Lila -. Intorno alla narrazione di Elena, Napoli e i suoi abitanti si muovono come un terzo protagonista, arrogante e violento. Negli stessi anni in cui Lila ed Elena crescono, capiscono, invecchiano, anche Napoli s’ingrigisce, si spacca, ricomincia, si arresta, si assopisce e di nuovo riprende il suo ciclo di frenesie e paturnie. Lo sguardo della scrittrice si muove su Napoli svelando un sentimento ambivalente, tra la malinconia e il rifiuto. Lenù, nonostante gli sporadici ma convinti tentativi di farcela, non è mai riuscita ad avere la forza, non solo di provare a cambiare la città, ma neanche di accettarla così com’è.   In una delle pagine più toccanti della tetralogia, Lenù saluta Napoli regalandoci uno dei ritratti più veri di questa città così difficile da amare: “Sono andata via da Napoli definitivamente nel 1995, quando tutti dicevano che la città stava risorgendo. Ma ormai l’avvento della nuova stazione ferroviaria, il fiacco svettare del grattacielo di via Novara, i veleggianti edifici di Scampia, il proliferare di costruzioni altissime e splendenti sopra il pietrame grigio dell’Arenaccia, di via Taddeo da Sessa, di piazza Nazionale. Quegli edifici, […] sorti tra Ponticelli e Poggioreale con la solita lentezza guasta, subito, a velocità sostenuta, avevano perso ogni fulgore e si erano mutati in tane per disperati. Sicché quale resurrezione? Era solo cipria della modernità spruzzata a casaccio, e in maniera sbruffona, sopra la faccia corrotta della città”. Le aspettative dei lettori non possono che essere alte, ma lo schermo sarà realmente in grado di riprodurre questa “lentezza guasta”, questo ritratto appassionato e disilluso di Napoli? La megaproduzione italoamericana saprà ricreare l’efficacia e la lucidità della scrittura di Elena Ferrante? Manca poco per scoprirlo.
Il ciclone "Stranger Things"
Novembre 15
Si può davvero definire "ciclone" quello che dal 2016 sta investendo Netflix, la piattaforma di streaming più usata al mondo. Un ciclone che ha un nome ben preciso: STRANGER THINGS, serie di fantascienza e puro inno all'estetica degli anni '80.Ambientata proprio in quegli anni, ci riporta con delicatezza all'aria che all'epoca si respirava: i New Kids on the Block, le videocassette registrate, il vestiario eccentrico. I creatori della serie, Matt e Ross Duffer, mettono quindi in scena quello che poi è stato l'approdo alla contemporaneità. Oltretutto i fans del genere avranno sicuramente notato delle strane connessioni con un'icona dell'horror molto in voga questo periodo: stiamo parlando della riproposizione in chiave moderna del romanzo del 1986 di Stephen King ,IT, che è da poco uscito nelle sale.   La serie di Stranger Things esce per la prima volta nel Luglio 2016 non con grandissime aspettative di successo, e alla fine, con grande sorpresa, implode sulla piattaforma e comincia ad essere seguita da milioni di persone in tutto il mondo. La chiave del suo innegabile successo sta forse nella perfetta scelta narrativa: senza l'uso della tecnologia i misteri sembrano più reali e i mostri più grandi e divoratori. L'atmosfera di mistero che i fratelli Duffer riescono a creare danno quell'incipit in più che spinge i telespettatori ad appassionarsi a quello che vedono; è l'inspiegabile che improvvisamente si catapulta nella vita dei piccoli protagonisti, che crea quell'effetto di suspense che ci tiene incollati agli schermi.     La seconda stagione, rilasciata da qualche settimana sulla piattaforma Netflix Italiana, come per la prima, sta riscuotendo un enorme successo mediatico. Questa volta il direttore della fotografia, Tim Ives, ha fatto un lavoro a dir poco eccezionale. I colori rispetto alla prima stagione, brillano di luce propria, i neon la fanno da padrona, e l'estremo richiamo agli anni '90 da quel tocco di meraviglia in più. Insomma, la carica emozionale in questa seconda stagione è stata più intensa che mai, e anche se è da poco stata rilasciata in Italia, i più appassionati stanno già pensando alla terza, la cui uscita è prevista per Settembre/Ottobre 2018. Quindi non ci resta che aspettare, e nel frattempo prepararci a qualche nuovo sorprendente colpo di scena!           Le immagini provengono dai seguenti siti: http://www.repubblica.it, http://tvweb.com e https://blog.screenweek.it
A Capodichino tra tammurriate e flamenco
Novembre 15
Il 13 novembre, in occasione della giornata della Gentilezza, l’aeroporto di Capodichino si è trasformato in una grande sala da ballo, dove a ritmo di tammurriate e di flamenco tanti ballerini si sono esibiti in simpatici spettacoli per accogliere i turisti in arrivo a Napoli. Promosso dal progetto “Helper”, questa giornata speciale è stata pensata per far affiorare le emozioni positive e goderne i benefici perché donare un sorriso ripaga sempre. La manifestazione alle 15,30 ha preso avvio proprio all’interno dei gate, per poi spostarsi all’esterno e continuando al primo piano, vicino la Feltrinelli, con la rappresentazione di flamenco ad opera di quattro ballerine. Il tutto accompagnato dal trio di musicisti popolari del “Popolo Vascio” insieme alle ballerine Cristina, Monica e Antonella. Napoli non è stata l’unica tappa di questo mega tour della gentilezza: hanno aderito anche l’aeroporto di Bologna, di Fiumicino e di Ciampino, ma anche quello di Parigi, per un totale di 33 aeroporti. Questa giornata della Gentilezza nacque nel 1997 a Tokyo, in Giappone. Non è un caso che la Giornata sia nata proprio in Giappone: qui esiste infatti quello che è probabilmente il più antico e famoso movimento dedicato alla gentilezza nel mondo, lo “Small Kindness Movement” giapponese, che oggi conta quasi 500mila iscritti ma che ebbe origine da uno sfortunato incidente: in una fredda mattinata del febbraio 1963 Seiji Kaya, futuro rettore dell'Università di Tokyo, fu aggredito da un pendolare che aveva saltato una coda e che lui aveva ripreso. Ci rimase molto male perché nessuno dei presenti alzò un dito per aiutarlo, quindi decise di intraprendere una crociata affinché i suoi studenti non si comportassero in tal modo: “Voglio che ciascuno di voi abbia il coraggio di praticare un piccolo atto di gentilezza, così da creare un'ondata di gentilezza che un giorno ripulirà l'intera società giapponese”, furono in quell'occasione le sue parole.
C'è chi combatte il pregiudizio con la poesia: Vincenzo Monfregola
Novembre 14
Albert Einstein asseriva che è più difficile disintegrare un pregiudizio che un atomo e di questa affermazione sono testimoni gli abitanti di Scampia che dai mass-media sono messi tutti in unico calderone.    Se poi si vive nelle Vele si può essere addirittura discriminati anche dagli abitanti dello stesso quartiere, proprio perché il pregiudizio è come un morbo: colpisce chiunque.   Di questo Vincenzo Monfregola, oggi quarantenne, fu vittima già da bambino, quando, alle elementari, dovette subire la decisione della sua maestra che divise la classe in due a seconda della provenienza abitativa dei bambini.   I pregiudizi l'hanno accompagnato per molti anni: “Da ragazzo l’abitare nelle Vele mi rendeva difficile la frequentazione sia con i coetanei di Scampia, sia con quelli di altre zone di Napoli.”  Ai più sembrerà strano che nelle Vele abitino tante persone che hanno scelto la strada del lavoro onesto e non quella dello spaccio ma, comunque, sono etichettati come “quelli che abitano nelle vele”. Proprio questo accadeva a Vincenzo: “Mi sentivo appartenere a quella fetta di persone etichettate ed escluse sia dalla Napoli bene che dalla criminalità organizzata”. Ma il vestito che spesso la società cuce addosso alle persone può essere strappato dall'impegno dei tanti singoli che, in questi anni, si sono prodigati per il quartiere. Monfregola ha contribuito, nel suo piccolo, a dare un volto diverso a Scampia, organizzando un doposcuola nelle Vele, il “Centro Insieme”, per dare dignità e futuro ai bambini che le abitano affinché possano scegliere chi essere e che fare nella vita.  E lui nella vita ha scelto di farsi conoscere attraverso le sue poesie, raccontando la sua infanzia, i suoi sentimenti, le sue emozioni e i suoi sogni. Vincenzo Monfregola non è uno sconosciuto poiché ha partecipato a diversi concorsi letterari classificandosi egregiamente; ricevendo la Targa di Merito al Premio Internazionale di Poesia Alda Merini, il Premio alla Carriera per la Letteratura al Gala di Poesia di Rende e nel 2016 è stato proclamato vincitore assoluto al Premio Renato Pigliacampo a Porto Recanati. Potremmo andare ancora avanti nell'elenco, ma preferiamo solo ricordare che alcune sue poesie sono nelle antologie scolastiche. Ha dato vita, nel 2016, alla prima edizione del concorso nazionale di poesia “Una poesia per il futuro”, il cui obiettivo è stato quello di portare la poesia nella terra sovrana del pregiudizio.
Intervista al poeta di strada più famoso d’Italia
Novembre 14
Il suo nome è Silvestro Sentiero, ha 57 anni e fa il poeta di strada da trent’anni. La prima volta fu a Capri nel 1990, al centro della famosa piazzetta: si circondò di pannocchie sgranocchiate e iniziò a scrivere e recitare poesie attraendo tantissima gente che si avvicinò incuriosita. Ma in realtà la sua storia inizia ben prima, quando era ancora un bambino. Da piccolo era solito seguire suo padre sulla barca; il babbo era un pescatore e passava molto più tempo in mare che in casa. Silvestro era sempre stato attratto dall’orizzonte, quell’orizzonte così lontano e sconfinato che già allora lo faceva vagare con la mente. Tutto ciò gli ha permesso di diventare un visionario, un gentile animo sensibile che guarda il mondo pieno di meraviglia ancora oggi; è stesso lui che ammette che quando si trova con la penna in mano e un foglio di carta si sbalordisce da solo per l’energia che si centrifuga dentro di lui, ed è proprio in quel momento che diventa anche lui un pescatore, un pescatore di persone. Riesce a innamorarsi pienamente per un minuto della persona che ha di fronte e come per magia il mondo del suo interlocutore cambia per pochi attimi. Entra in sintonia piena con l’animo della persona che ha di fronte, la pienezza dell’amore lo comanda. E’ questa la vera arte. Infatti Silvestro ha iniziato a scrivere per dare semplicemente un po’ di gioia alle persone; prima ai parenti, poi agli amici e infine agli sconosciuti. Ma c’è bisogno di precisare che per lui nessuno è uno sconosciuto, infatti è alla società stessa che vanno i suoi ringraziamenti poiché la sua arte l’ha trasformata in un vero e proprio lavoro. Lui riesce a vivere proprio facendo il poeta. Non sopravvivere. Vivere. Ha cambiato più di tre macchine e adesso con la sua Station Wagon gira l’Italia (soprattutto nei mesi estivi) per farsi conoscere e donare tanta altra gioia. Ad oggi è possibile incontrarlo a Port’Alba nei weekend, durante la settimana scrive libri (l’ultimo si chiama “Chissà cosa canta il pesciolino”) ma dopo il periodo natalizio partirà ancora per un viaggio molto intimo e personale, per cercare altra ispirazione. E donare altra gioia.

Il Napoli passa al Franchi e conquista il terzo posto.

Lunedì, 10 Novembre 2014 21:23 Pubblicato in Calcio

Comanda Callejon. Il Napoli ritorna alla vittoria

Domenica, 28 Settembre 2014 00:00 Pubblicato in Calcio

Disastro difesa. Al San Paolo un pari che sa di sconfitta.

Giovedì, 25 Settembre 2014 20:37 Pubblicato in Calcio

Azzurri a tappeto anche ad Udine. Crisi Napoli?

Lunedì, 22 Settembre 2014 12:53 Pubblicato in Calcio

Napoli, ci risiamo!

Lunedì, 15 Settembre 2014 18:17 Pubblicato in Calcio

Cuore e grinta non bastano. Serve l'impresa al San Mames.

Giovedì, 21 Agosto 2014 09:24 Pubblicato in Calcio
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