Il diamante pazzo: Syd Barrett

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Dracula: Gatiss e Moffat per Netflix non decollano...

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Alcuni spettacoli irrinunciabili del 2020

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I due papi: un ritratto umano e rispettoso nella nuova perla di Netflix!

“Fratelli e sorelle… buonasera!” Una frase estremamente semplice, ma entrata nella storia: si tratta...

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Inge Morath in mostra a Roma.

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Il diamante pazzo: Syd Barrett
Gennaio 19
Quest'anno, una volta al mese, la sezione musica di MyGeneration punterà la lente di ingrandimento su un artista che, dal suo punto di vista, ha lasciato un'impronta indelebile nell'universo musicale.Si incomincerà presentando Roger Barrett, in arte Syd, che ai più giovani non dirà nulla, ma che, per gli appassionati, risulta di essere una delle figure principali del rock psichedelico.È bene sapere che la vita di questo musicista si intrecciò con la storica band britannica dei Pink Floyd che, per tutto l'arco della sua esistenza, tributò canzoni e album al quel suo primo frontman, sebbene fosse rimasto con il gruppo poco tempo. Il nucleo originario, indirizzato verso il blues, Sigma 6, fu fondato da Richard Wright e da Roger Waters, ma fu con l'entrata di Syd Barrett la svolta verso il sound psichedelico e la sostituzione del nome con cui la band divenne famosa. È inutile cercare sui dizionari d'inglese, ma il nome del gruppo deriva dall'unione dei nomi di Pink Anderson e Floyd Council, musicisti amati dal futuro diamante pazzo che grazie al suo "certo non so che" riuscì a far ottenere ai Pink Floyd degli ingaggi nelle balere della Swinging London come la Roundhouse o l'UFO Club e un contratto discografico presso la EMI Records.Ma, come spesso avviene per alcunu artisti, ad un'ascesa rapida segue una discesa ancor più rapida. Il successo travolse il "Sorridente Syd", come lo chiamava affettuosamente Hendrix , e un'aspirale di droga, sesso e rock'n roll lo portò alla follia e alla defenestrazione dal gruppo che fu costretto, per raggiungere l'agognato successo commerciale, ad affiancare l'ingestibile Syd ad un giovane David Gilmour, che in seguito, lo sostituì del tutto. Chi l'ha incontrato in quel periodo ha parlato di un Syd distaccato, presente nel corpo, ma non nella mente. Probabilmente l'acido assunto gli devastò le sinapsi celebrali e, come disse anche Gilmour, gli accelerò un processo, già era in atto, che lo portò alla schizofrenia.Ma a noi della sezione musica piace ricordare l'artista e il musicista perché proprio i suoi pezzi, come "Arnold Layne" e "See Emily Play", hanno lanciato commercialmente la band ed anche perché le sue canzoni soliste, contenute nel album "The Madcap Laughs", uscite giusto 50 anni fa, nel gennaio del 1970, hanno influenzato tantissimi artisti tra cui David Bowie, Peter Gabriel e Marc Bolan, personaggi di cui ci occuperemo nei prossimi mesi.   La foto è stata presa dal seguente sito: http://www.ondamusicale.it/index.php/musica/19444-syd-barrett-e-la-sua-ultima-intervista
Dracula: Gatiss e Moffat per Netflix non decollano...
Gennaio 16
Il vampiro più famoso di tutti i tempi? Facile: Dracula (no, Twilight per favore no!). Perché parlarne? Anche questa è facile: il Conte nato dal romanzo di Bram Stoker nel 1897 è il protagonista di una nuova serie tv, chiamata appunto Dracula e creata da Steven Moffat e Mark Gatiss. State cercando di ricordare dove avete già sentito questi nomi? Vi aiuto io: sono i creatori di Sherlock. Ed è facilissimo notare il loro stile nei tre episodi – della modica durata di circa 90 minuti l’uno – che compongono questo tv show, distribuito da Netflix lo scorso 4 gennaio. Innanzitutto è impossibile non notare la precisione storica che traspare non solo dalle date e dai dialoghi, ma anche dagli oggetti di scena, dai costumi e dalle scenografie. Inoltre c’è un’iniziale fedeltà al romanzo che appare come vivificato dall’abilità di Moffat e Gatiss. Iniziale poiché nel corso degli eventi la fedeltà viene persa, in favore di un’originalità studiata e graditissima: basti pensare l’antagonista di Dracula qui è Agatha Van Helsing (una stupenda Dolly Wells), una suora davvero furba e scaltra, che fa subito breccia nei cuori del pubblico – forse anche più del protagonista stesso, che a ben vedere risulta un tantino bidimensionale e statico, al di là della splendida interpretazione di Claes Bang. Infine, bisogna considerare che la vicenda viene portata da due creatori – nel terzo episodio, per la precisione – ai tempi nostri, nell’attualità: in questo modo Dracula invia email e la suora lascia il posto ad una pronipote, la scienziata Zoe Van Helsing (sempre Dolly Wells). Ciò non è nuovo a Moffat e Gatiss e anzi risulta un po’ prevedibile. Dunque, le altissime aspettative su questo prodotto telefilmico sono in parte deluse poiché abbiamo sì un’ottima interpretazione del cast, ottime scenografie e fotografia, ma la storia manca di colpi di scena – gravissima pecca tenuto conto dell’importante durata degli episodi – e l’interesse dello spettatore cala lentamente ma irreversibilmente ad ogni episodio. Un vero peccato! Link alla foto: https://www.cinematographe.it/focus-serie/dracula-differenze-serie-tv-netflix-libro-bram-stoker/
Alcuni spettacoli irrinunciabili del 2020
Gennaio 06
Il 2020 porterà con sé tante novità, non solo in ambito politico, sociale ed economico, ma anche in ambito musicale. L'Italia, in modo particolare, verrà inondata da kermesse musicali a cui, per molti appassionati, la partecipazione è irrinunciabile. Arene e stadi si riempiranno di fans sfegatati accorsi ad acclamare i propri beniamini.Artisti italiani e performers internazionali hanno scelto il Belpaese come una delle tappe dei loro interminabili tour, segno che le città italiane sono delle location affascinanti che aiutano a rendere indimenticabili gli spettacoli musicali e forse per questa ragione sono molti quelli che, per celebrare la loro carriera, hanno ben pensato di esibirsi nella nostra penisola. Non vogliamo fare un elenco interminabile, perciò puntiamo il dito solo su alcuni di loro che, per giudizio personale, sono i musicisti più significativi del panorama nazionale e internazionale. Il concerto dei Kiss si terrà all'arena Verona il 13 Luglio. Sarà un tour d'addio, infatti il gruppo newyorkese, convinto ormai che il rock sia morto, ha deciso di appendere microfoni e chitarre al chiodo con una tournée internazionale di oltre 75 date. Un altro veterano che cavalcherà i palchi nostrani sarà Ozzy Osburne, accompagnato dai Judas Priest, che celebrerà i suoi 50 anni di carriera, il 19 novembre, con uno show all'Unipol Arena di Casalecchio di Reno. Ricordiamo che lo spettacolo è stato rimandato e poi cancellato più volte a causa dei problemi di salute dell'ex voce dei Black Sabbath. Chi manca dal paese di Dante da ben 7 anni è l'arzillo baronetto di Liverpool, Paul McCartney, il quale ha annunciato, tramite i suoi canali social, che finalmente suonerà al Lucca Summer Festival e in Piazza Plebiscito a Napoli rispettivamente il 10 e il 13 giugno. Altro gradito ritorno sarà quello dei Red Hot Chilli Peppers che, al Festival Firenze Rocks, si esibiranno il 13 giugno all'Ippodromo del Visarno. Questa tournée vedrà il ritorno, nella formazione, di John Frusciante, lo storico chitarrista della band. Tra i gli artisti italiani segnaliamo che il 10 luglio, allo Stadio San Siro di Milano, ci sarà il concerto di Max Pezzali che festeggerà i 30 anni di carriera che, iniziata con gli 883, continua ancora oggi.   l'immagine è stata scaricarta da qui : https://pixabay.com/it/photos/musicista-chitarrista-chitarra-2708190/
I due papi: un ritratto umano e rispettoso nella nuova perla di Netflix!
Dicembre 22
“Fratelli e sorelle… buonasera!” Una frase estremamente semplice, ma entrata nella storia: si tratta delle prime parole di Papa Francesco, al tempo cardinale Jorge Bergoglio, asceso al soglio pontificio il 13 marzo 2013. Una data di giubilo, preceduta però da mesi di incertezza e stupore: era impensabile, infatti, che un papa potesse dimettersi dal suo ruolo. Eppure così ha fatto Papa Benedetto XVI, al tempo Joseph Ratzinger, forte delle sue conoscenze storiche e di diritto: non è stato il primo papa a dimettersi, infatti, poiché prima di lui molti altri lo fecero, ma mai dopo il 1415, e la rinuncia al papato è contemplata dal Diritto Canonico (Canone 332, comma 2). Come già detto, furono mesi di incertezza e stupore, in cui fedeli e non rimasero incollati agli schermi tv per avere sempre maggiori notizie. Oggi sappiamo com’è andata a finire la vicenda, ma sappiamo davvero come si è svolta? Ecco che arriva allora adesso un film che rivela molto del “dietro le quinte” di questa singolare vicenda: si tratta di I due papi, diretto da Fernando Meirelles e distribuito da Netflix lo scorso 20 dicembre. La pellicola ruota intorno ad un soggiorno romano del cardinale Bergoglio, intenzionato a far accettare al papa, Benedetto XVI, le proprie dimissioni. Un soggiorno in cui i due religiosi, tra disaccordi e confidenze, impareranno a conoscersi l’un l’altro e a conoscere se stessi. Le conseguenze di questo incontro scuoteranno le fondamenta della Chiesa. Un film con un argomento di notevole interesse per fedeli e non, con un cast eccezionale che vede i due papi interpretati da un meraviglioso Anthony Hopking (Ratzinger) e un superlativo Jonathan Pryce (Bergoglio), ma che soprattutto riesce nell’ardua impresa di ritrarre due figure storiche e attuali di notevole spessore in modo umano, diretto e semplice, ma sempre con profondo rispetto e precisione. I due papi, infatti, ad un livello superficiale, si rivelano così come i mass media ce li hanno spesso proposti: l’uno freddo, austero e distaccato, l’altro estremamente buono e caritatevole. Ad uno sguardo più attento, però, tramite le proprie parole, ma ancor di più la propria gestualità, i due protagonisti rivelano innumerevoli sfaccettature del proprio carattere: ad esempio, nonostante papa Ratzinger tenda puntualmente ad evitare il contatto visivo e fisico con gli altri, in realtà ne ha profondamente bisogno e, nei momenti di estrema necessità, rivolge degli sguardi estremamente eloquenti al cardinale Bergoglio; quest’ultimo, d’altro canto, al di là della sua estrema bontà, rivela un carattere forte e deciso, non sempre disposto al compromesso. In conclusione, una pellicola tecnicamente ineccepibile, con una vicenda e un messaggio davvero importanti e – no spoiler – un finale davvero simpatico! Link alla foto: https://www.ecodelcinema.com/i-due-papi-conferenza-stampa.htm
Un classico di Natale: “Tu scendi dalle stelle”.
Dicembre 15
Il Natale è alle porte e nella maggior parte delle case già troneggia il mitico ospite fisso: l'albero di Natale. Albero che, vero o finto, costudisce, sotto i suoi rami, grandi e piccoli pacchetti, che, per tradizione, verranno aperti il 25 dicembre quando nelle case spesso echeggiano i canti natalizi.   Eh sì, il Natale è anche questo, miscellanea di elementi religiosi e non, e la musica è forse quell'elemento protagonista di questo periodo perché è in grado, grazie alle sue note, di parlare direttamente ai cuori, indipendentemente dal proprio credo religioso.   Le canzoni natalizie sono così tante e sarebbe impossibile, a meno che non se ne facesse un elenco, ricordarle tutte, perciò ci soffermeremo solo su quella italianacomposta da ben sette strofe anche se, di solito, ne conosciamo a memoria solo le prime due che impariamo fin da piccoli e sentiamo ovunque durante il mese di dicembre: Tu scendi dalle stelle.   E se i brani natalizi più celebri vengono dalla cultura popolare che ha cantato il Natale unendo le voci a strumenti folkloristici come la zampogna, la ciaramella e l'organetto, a Tu scendi dalle stelle fa da sottofondo il suono della zampogna, tanto che questa melodia viene definita pastorale proprioperché la zampogna era ed è il tipico aerofono suonato dai pastori abruzzesi.   Questo inno composto da Sant'Alfonso De' Liguori, pubblicato nel 1769, ricalca Quanno nascette Ninno dello stesso autore, ha un testo molto semplice e pieno d'amore che racconta la storia della nascita di Gesù e la ragione della sua venuta sulla terra. Fu apprezzato anche da Giuseppe Verdi che, dopo averlo ascoltato nella cappella di Palazzo Doria, a Genova, la notte di Natale nel 1890, si complimentò con il coro dei ragazzi che avevano eseguito quel brano essenziale a creare l'atmosfera natalizia.     Questa melodia è famosa in tutto il mondo, alla pari di Jingle Bells, e ci inorgoglisce il fatto che, anche esistano traduzioni, il più delle volte viene intonata in lingua italiana.   L'immagine dell'articolo è stata scaricata da qui : https://pixabay.com/it/photos/coro-chiesa-coro-chiesa-408412/
Inge Morath in mostra a Roma.
Dicembre 12
  Inge Morath: donna dalle capacità letterarie elevate, incredibile viaggiatrice, poliglotta, ma soprattutto la prima fotografa ad entrare nel mondo MAGNUM, assieme a professionisti come Ernst Haas, Henri Cartier-Bresson e Robert Capa: personaggi che l'accompagneranno per tutta la sua vita.   Nata nel 1923 a Graz, in Austria, Morath studia linguaggio a Berlino. Oltre il tedesco, sua lingua nativa, parlerà altre sette lingue; grazie anche a queste sue abilità linguistiche comincerà a lavorare come scrittrice, occupandosi degli articoli che accompagnavano le foto di Haas o Capa. Ma dal 1951, a Londra, Inge comincerà a scattare e nel 1955 diventa a tutti gli effetti membro ufficiale della fondazione. Da qui in poi la fotografa farà numerosi viaggi in giro per il mondo, anche in Europa e in URSS creando un portfolio fotografico senza eguali, dove riesce a catturare il "momento decisivo", come affermava Cartier-Bresson. Momento decisivo sarà anche quello che permette alla Morath di scattare una delle foto più famose della sua carriera, legata inevitabilmente anche a fatti di vita personale: nel 1962, infatti, Morath sposerà Miller con cui rimarrà per tutta la vita. Nel 1960 farà da assistente ad Henri Cartier-Bresson sul set de Gli Spostati (The Misfits), film diretto da John Huston e sceneggiato da Arthur Miller, all'epoca marito di Marilyn Monroe, che aveva scritto quel personaggio basandosi proprio su di lei, ed è qui, nel Nevada, che durante un momento di pausa dalle riprese, la fotografa riesce a catturare una Marilyn solitaria, sfatta (se ci è concesso il termine) ed intenta a ripetere dei passi di danza: la delicatezza stessa dell'attrice, separata per un momento da quella femminilità prorompente che l'ha sempre accompagnata e che sempre lo farà nell'immaginario comune, traspare da questa foto, mostrandone un'umanità senza eguali, un'innocenza che la rende ancora più umana. Foto di personaggi importanti tra Parigi e New York, reportage di viaggi, rappresentazioni di vita comune, non importa quale sia il soggetto, ma in ogni caso questa superba fotografa è riuscita ad immergersi all'interno di un mondo "maschile", dove vi erano nomi già fortemente affermati ed a far emergere la sua poetica, il suo sguardo, aprendosi al mondo, perché come lei stessa affermava, fotografare vuol dire fidarsi di ciò che si vede e mettere a nudo la propria anima. Oggi le sue opere sono finalmente in Italia ed in mostra, dopo essere state esposte a Treviso e Genova, al Museo di Roma in Trastevere, fino al 19 gennaio 2020. La mostra, a cura di Marco Minuz, Brigitte Blüml-Kaindl e Kurt Kaindl, si divide in 12 sezioni e 140 immagini che ripercorrono la vita dell'artista: i suoi viaggi, la sua vita professionale raccontata dalle sue stesse mani e dallo sguardo che alcuni fotografi le hanno rivolto mostrati da una serie di ritratti della fotografa stessa. Le sue fotografie sono penetranti, apparentemente semplici, ma con una profondità interiore che entra nello "stomaco" di chi le guarda, risalendo la schiena con dei brividi che suscitano nello spettatore un'ammirazione che potrebbe (e forse è proprio ciò che si vorrebbe) non finire mai. Una fotografia senza costruzioni esterne, ma per chi ha voglia, come ne aveva Inge Morath, di lasciarsi guardare e, allo stesso tempo, saper osservare.             Museo di Roma in TrasteverePiazza di S.Egidio, 1b, Roma (RM)
I gialli islandesi di Ragnar Jonasson sbarcano in Italia
Dicembre 08
L’inverno è ormai arrivato e quest’anno ha portato con sé un tocco di Islanda. Beh, forse non a livello di temperatura, ma tramite i libri di Ragnar Jonasson, avvocato, giornalista e docente di diritto d’autore all’università di Reykjavik. Lo scrittore islandese, tra le sue varie pubblicazioni, è autore di cinque volumi costituenti la saga di libri gialli chiamata Misteri d’Islanda (Dark Iceland, in inglese), edita da Marsilio. Al momento, tuttavia, solo i primi tre volumi sono stati tradotti in italiano e intitolati rispettivamente L’angelo di neve, I giorni del vulcano e Fuori dal mondo. Protagonista principale di questi libri è Ari Thor, giovane poliziotto trasferitosi per lavoro dalla capitale, Reykjavik, a Siglufjordur, piccola e isolata cittadina del nord, non priva di misteri e segreti che bramano di essere svelati e risolti. I pensieri, le sensazioni e la volontà/necessità di integrazione nella piccola comunità di Ari Thor riempiono le pagine di questi libri insieme alle indagini poliziesche vere e proprie, a cui partecipano molti dei pittoreschi abitanti di Siglufjordur, facendo sì che la cittadina e l’Islanda tutta si caratterizzino come personaggi a tutti gli effetti, solo apparentemente relegati sullo sfondo, ma sottilmente onnipresenti. I volumi di Ragnar Jonasson si rivelano una lettura estremamente piacevole, alquanto leggera e gradevolmente scorrevole ma di ottima fattura, con un'ottima prosa e una sapiente organizzazione della struttura e della trama, in cui i colpi di scena si rivelano con i giusti tempi, alternandosi a momenti più riflessivi, ma ugualmente interessanti e mai statici. I casi sono abbastanza avvincenti, ma la peculiarità di questi libri risiede nella capacità dell’autore di far immergere totalmente il lettore nel clima islandese, nella mentalità dell’isola, facendo scoprire la vera identità dell’Islanda restando comodamente seduti in poltrona. Link alla foto: https://ilnautilus.net/2019/03/13/langelo-di-neve-i-misteri-dislanda-di-ragnar-jonasson/
"Statale 106: viaggio sulle strade segrete della 'ndrangheta": Antonio Talia a Napoli
Dicembre 08
Al PAN l’inchiesta che ricostruisce le ramificazioni e i rapporti della ‘ndrangheta in Italia e nel mondo. Martedì 10 dicembre, alle ore 17:45, sarà presentato “Statale 106: viaggio sulle strade segrete della ‘ndrangheta” di Antonio Talia, edito da minimum fax. L’evento, promosso dall’Associazione Culturale L’Anguilla e dal quotidiano online Mar dei Sargassi, si terrà presso il Palazzo delle Arti di Napoli, in via dei Mille 60, e vedrà gli interventi del Sindaco Luigi de Magistris, dell’Assessore ai Giovani e al Patrimonio Alessandra Clemente e dello scrittore e sceneggiatore Maurizio Braucci. “Statale 106” ricostruisce e approfondisce le ramificazioni della ‘ndrangheta e la inquadra come un fenomeno criminale globale. Un viaggio di 104 chilometri su una strada a doppio senso, stretta tra le acque del mar Jonio e le pendici dell’Aspromonte: il percorso da Reggio a Siderno dura solo un’ora e mezza di auto, ma dalla Calabria si ramifica attraverso cinque continenti e oltre quarant’anni di crimini. Dall’omicidio del potentissimo amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato Lodovico Ligato fino a maxioperazioni di riciclaggio a Hong Kong; dai rapporti privilegiati coi narcos colombiani fino al brutale assassinio del giornalista Ján Kuciak e di Martina Kusnírová, in Slovacchia; dal più grande carico di ecstasy di tutti i tempi nascosto nel porto di Melbourne, fino alle guerre che stanno insanguinando i sobborghi di Montréal e Toronto: guidare sulla Statale 106 significa risalire fino alla sorgente del fenomeno globale ’ndrangheta, un’organizzazione capace di celebrare i riti ancestrali di una Madonna in lacrime mentre mette a segno spericolate operazioni finanziarie internazionali da milioni di euro. Con l’istinto infallibile del giornalista d’inchiesta, la passione del romanziere e l’emozione di chi racconta la propria terra d’origine, Antonio Talia ha costruito un reportage lucido e pieno di rabbia, un’immersione nel male che ha il sapore aspro della verità. Già presentato presso l’Istituto di Cultura italiano di Madrid, a Milano in presenza del Sindaco Beppe Sala e previsto a Venezia, Torino, Palermo e Roma, il volume ha un costo di copertina di 18 euro. Antonio Talia è nato a Reggio Calabria. Ex corrispondente da Pechino, si è occupato di riciclaggio di denaro tra Italia e Cina, gang di strada in Svezia, jihadismo in Indonesia e operazioni finanziarie illecite a Hong Kong. È coautore di Io sono il cattivo e Nessun luogo è lontano, trasmissioni di affari esteri in onda su Radio24. Mar dei Sargassi si propone come voce alternativa dell’informazione e della cultura partenopea, promotore di eventi come incontri con autori, concerti e tavole rotonde. Edito dall’Associazione Culturale L’Anguilla, è diretto da Alessandro Campaiola.
Storia di un matrimonio: il nuovo capolavoro di Netflix!
Dicembre 08
Negli ultimi tempi il colosso dello streaming era stato criticato per le sue ultime produzioni, ritenute non proprio eccelse dagli spettatori. Questo, però, prima di Storia di un matrimonio, un film che si può tranquillamente definire un capolavoro. La pellicola scritta e diretta da Noah Baumbach è disponibile su Netflix dallo scorso 6 dicembre, dopo essere stato presentato in anteprima alla 76a Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Al di là del titolo, nei fatti la vicenda ruota intorno al divorzio – ma non c’è divorzio senza matrimonio – di Charlie e Nicole, coppia newyorkese impegnata nel teatro – lui regista, lei attrice – e con un bimbo di otto anni. L’amore è svanito, ma non è questo il problema. Storia di un matrimonio è una storia di ricerca della propria identità, del proprio posto nel mondo; è uno scavo in sé stessi e nel proprio partner; è un’indagine sulle relazioni, non solo di oggi, ma di sempre; è un’esplosione di sentimenti ed emozioni, di rabbia e amore, di frustrazione e stima; è la storia di due anime connesse ma in crisi; è una storia di dignità, di forza e di fragilità. Un film in cui gli eventi sono pochi e la storia si dipana tramite dei dialoghi travolgenti per la forza delle idee e dei sentimenti che esprimono. È davvero impossibile non immedesimarsi in questa coppia tanto realistica è la vicenda e rivelata nella sua forza emotiva, così come è impossibile parteggiare per l’uno o per l’altro. I due personaggi principali, infatti, condividono la scena in egual misura e sono entrambi caratterizzati alla perfezione, rivelando la propria vera essenza, fatta di pregi e difetti, di errori e di ragioni. Si aggiunga poi che Charlie e Nicole sono interpretati da un Adam Driver e da una Scarlett Johansson al loro massimo splendore e che insieme fanno davvero faville. Sia chiaro, è una storia dolorosa, dura e difficile da sostenere emotivamente, ma la pellicola è così perfetta che è impossibile distogliere lo sguardo. Link alla foto: https://www.ciakgeneration.it/storia-di-un-matrimonio-uscita-netflix/
The Loudest Voice, la serie sullo scandalo sessuale di Fox News: bene ma non benissimo...
Dicembre 05
Nel 2017 si spense Roger Ailes, leader nei fatti del partito repubblicano, consulente di molti presidenti americani e fondatore del canale di informazione Fox News. Un uomo di grande carisma e ambizione, dotato di un notevole talento in ambito politico e delle telecomunicazioni, ma anche un personaggio sinistro: ad Ailes, infatti, è riconducibile la nascita del movimento Me Too, oggi molto noto e attivo nella difesa delle donne da molestie sessuali e violenze soprattutto nel mondo del lavoro. La storia di Ailes è ora raccontata dalla serie The Loudest Voice – ma nel 2020 uscirà nei cinema italiani un film sullo stesso argomento, Bombshell – sette episodi tratti dal libro The Loudest Voice in the Room di Gabriel Sherman e trasmessi da Sky a partire da ieri, 4 dicembre, sul canale Sky Atlantic (canale 110). La serie racconta dell’ascesa di Ailes, della sua scalata al successo televisivo e del potere acquisito in politica, ma anche – e soprattutto – della sua rovinosa caduta, seguita alle denunce di molestie sessuali da parte di numerose giornaliste e sue ex collaboratrici. Il tutto con un taglio quasi documentaristico, una fotografia accuratissima e un cast stellare: Ailes è interpretato dal premio Oscar Russell Crowe; il suo vice e responsabile delle pubbliche relazioni, Brian Lewis, è Seth MacFarlane; Sienna Miller è la remissiva moglie di Ailes, Beth; Naomi Watts è Gretchen Carlson, anchorwoman di Fox News e prima accusatrice del suo CEO. La vicenda è interessantissima e davvero attuale: oltre ad aver indotto la nascita del movimento Me Too, si può affermare che la meschina impronta che l’operato di Ailes ha lasciato sugli Stati Uniti e sulla loro politica ha permesso l’elezione di Trump a presidente. Tuttavia la serie non convince più di tanto, almeno per quanto riguarda i primi due episodi. La figura dominante, quella di Ailes, ci appare subito ritratta nel peggiore dei modi e ciò genera nello spettatore unicamente una reazione di antipatia – se non disgusto. Manca la controparte positiva, estremamente necessaria nella caratterizzazione di qualsiasi villain, protagonista o meno. Inoltre gli altri personaggi appaiono solamente come delle comparse, non hanno una sufficiente presenza scenica e risultato totalmente eclissati da Ailes/Crowe. Link alla foto: https://www.optimagazine.com/2019/11/29/serie-tv-su-sky-a-dicembre-2019-cosa-guardare-da-the-race-a-the-loudest-voice-con-russell-crowe/1646458
Paul McCartney a Piazza Plebiscito nel 2020
Dicembre 01
  Sir Paul McCartney ha annunciato, sui suoi canali social, che, il 13 giugno, tornerà finalmente a suonare nella città di Napoli, dopo un’assenza durata quasi 30 anni. Finalmente Napoli, per una sera, non sarà vista come l'ombelico del mondo per il traffico, per la spazzatura e per Gomorra che ha marchiato gli abitanti dell’area Nord, ma per il fatto che uno dei “quattro magnifici quattro” si esibirà a Piazza Plebiscito.   La città dovrà dimostrare di essere all’altezza di ospitare questo evento perché Paul McCartney non è un artista qualunque, ma è una leggenda musicale che ha ammaliato intere generazioni, non solo con i Beatles, ma con la sua interminabile carriera solista che continua ancora adesso. Bisogna sottolineare il fatto che il baronetto, per l’età, non è un leggiadro fiore, ma sono sicuro che, nonostante le sue quasi 78 primavere, riuscirà a stupire, ancora una volta il pubblico partenopeo.   Naturalmente i più giovani, forse, lo conoscono solo perché nel 2015 ha suonato la chitarra nel video di “Four, Five Seconds”, e proprio in quell’occasione qualche internauta ha detto che quel vecchietto era stato fortunato ad apparire in un video assieme a Rihanna e Kanye West. Ma bisogna dire ai giovanissimi che quel vecchietto è l’autore della canzone più invidiata di tutti i tempi, “Yesterday”, interpretata scherzosamente anche dal nostro Massimo Troisi nel film “Non ci resta che piangere”. Ma oltre a “Yesterday” c’è di più.   Basti ricordare che Macca è citato nel libro “Guinness dei primati” per esser stato autore di ben 32 “numero 1” nella classifica americana, di cui 26 canzone scritte con l’ex partner John Winston Lennon e di 29 Hits entrate in quella britannica, incluso il brano “Mull of Kyntire”, che nel 1977 vendette più di due milioni di copie, superando il vecchio record di una certa “She Loves You”. Solo questo basterebbe a mandare in cortocircuito i detrattori sul Web, ma invece stiamo per rincarare la dose.   E se Bob Dylan ha detto, di recente, che l’unico artista di cui ha un timore reverenziale è proprio Paul McCartney, perché è in grado di fare tutto in modo eccellente, di contro, c’è un certo musicologo, di cui non voglio far nome per non fargli pubblicità, che ha scritto che Paul McCartney è stato uno dei peggiori bassisti mai esisti e che il suo stile imitava quello di Brian Wilson. Peccato che il nostro saccente musicologo non sappia che molti album dei Beach Boys, incluso il mitico Pet Sounds, non era Wilson a suonare il basso, ma la turnista Carol Kaye e che inoltre il Macca ha sempre dichiarato di essersi ispirato, per le sue linee melodiche, ai bassisti della Motown, in particolar modo a James Jamerson, da alcuni definito come il Jimi Hendrix delle 4 corde. Inoltre è bene ricordare proprio il giudizio di Lennon, su Paul musicista, quando, poco prima di morire, asserì che McCartney era uno dei migliori bassisti al mondo e che al suo stile si erano ispirati le successive generazioni di bassisti. Un giudizio sincero quello di John poiché non è mai stato tenero nei confronti di Paul, il quale, paradossalmente, fu costretto dai suoi compagni della band, a suonare il basso, strumento che gli altri non volevano imbracciare.     Ma la chitarra, suonata sin da piccolo, è stata sempre nel suo cuore. E pochi sanno che nei momenti cruciali della band di Liverpool è stato lui a prendere in mano la sei corde elettrica per regalarci gli assoli di “Taxman” e di “Good Morning, Good Morning” e il suo tocco ha raggiunto l’apice con  l’esecuzione di “Blackbird”.   La sua voce gli ha permesso di cantare di tutto, dalle canzoni sussurrate a quelle urlate, dalle ballate a quelle rockeggianti. Infatti, è uno dei pochi cantanti che riesce a modulare perfettamente la sua voce cimentandosi tra le note basse, come in “The girl is mine” e in quelle alte, come in “Hey Jude”. Insomma come ha detto qualcuno è l’uomo dalle mille voci. Accogliamo questo questo artista con entusiasmo e facciamogli sentire il nostro cuore napoletano intonando con lui le sue canzoni.  
Il "Fishery Hackathon" a Villa Doria d'Angri
Novembre 25
Lunedì 25 Novembre, presso la sede di Villa Doria d’Angri dell’Università degli studi di Napoli Parthenope, in via Petrarca n.80 a Napoli si svolgerà il Fishery Hackathon, un evento promosso dal Flag Pesca Flegrea in collaborazione con il Clab UniParthenope, finanziata dal FEAMP - Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e della Pesca 2014 – 2020.   L’obiettivo dell’evento è quello di individuare soluzioni innovative nel settore della pesca mediante il format dell’hackathon, ovvero una competizione che, a partire da una tema principale, propone delle sfide ai suoi partecipanti, i quali, organizzati in gruppi eterogenei, hanno il compito di affrontarle, ricercando e progettando nuove soluzioni, modelli, processi o servizi innovativi. I 14 Team di giovani studenti selezionati nella fase inziale in risposta ad un bando pubblico, si sfideranno in una maratona creativa al fine di favorire la contaminazione di idee e il perfezionamento delle proposte progettuali con il supporto di mentor e tutor del Clab UniParthenope che offriranno gli expertises necessari.   L’evento si svolgerà in due fasi. Alle 11.00 il Prof. Antonio Garofalo, Prorettore per la Didattica e Affari Istituzionali dell’Università degli Studi di Napoli Parthenope e CLab Chief aprirà i lavori con i saluti di rito, seguirà l’intervento del Presidente del Flag Pesca Flegrea avv. Paolo Conte che presenterà gli obiettivi realizzati dal Flag Pesca Flegrea. A partire dalle 12.00 i 14 Team selezionati saranno coinvolti nel contamination round e nella preparazione dei pitch che saranno valutati da una Giuria qualificata, tra gli altri, da: Prof.ssa Stefania Campopiano, dott. Salvatore Peluso (Investment Manager Invitalia Ventures), Ing. Vittorio Ciotola (Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori dell'Unione Industriali Napoli) e il dott. Bruno Gianpiero (Vulcanicamente – Comune di Napoli).   Alle 17.00 è prevista la premiazione delle tre idee progettuali che avranno ottenuto il punteggio maggiore, ai quali saranno assegnati premi per un valore totale di 6.700 euro. Il Fishery Hackathon rappresenta un’interessante esperienza per la promozione e la creazione di Start Up per il pescato e i suoi risultati rappresenteranno un capitale prezioso di idee, proposte e suggestioni per valutare a che punto è la frontiera della innovazione nell’ambito della pesca e provare a selezionare energie capaci per andare oltre questa frontiera.
Il Clab UniParthenope vince la “Partita del Futuro” e ritira il premio al IX Festival della Dottrina Sociale Verona, Sabato 23 novembre 2019 ore 14:30
Novembre 23
Sabato 23 Novembre in occasione del IX Festival della Dottrina Sociale “Esserci nel lavoro, quale polifonia sociale?” che si terrà presso il Cattolica Center di Verona saranno premiati i progetti vincitori de “La partita del futuro” la sfida tra saperi e nuove idee svoltasi lo scorso 16 Ottobre allo Stadio di Napoli San Paolo e promossa dal Centro di Cultura e Studi Giuseppe Toniolo. Tra i tre progetti vincitori per la Regione Campania c’è Shark Patch la business idea realizzata da un team di studenti dell’Università degli studi di Napoli “Parthenope” (PARISI Ornella, POZIELLO Vincenzo, POZIELLO Giuseppe) che hanno partecipato alla I Edizione del Contamination Lab, progetto interdisciplinare di orientamento all’imprenditorialità del Dipartimento di Studi Economici e Giuridici dell’Università Parthenope di Napoli. Cinzia Rossi e don Danilo Magni dell’Associazione Toniolo daranno il via alla premiazione insieme a Giorgio Graziani Segretario aggiunto CISL, Marco Venturelli Segretario generale Confcooperative, Riccardo Ghidella Presidente nazionale UCID e Isabella Covili Faggioli Presidente nazionale AIDP.   Consegneranno i premi il Prof. Antonio Garofalo, Prorettore per la Didattica e Affari Istituzionali dell’Università degli Studi di Napoli Parthenope e Chief del CLab UniParthenope, Maria Grazia Penna Segretaria Regionale CISL Scuola Piemonte Rosanna Colonna Segretaria Regionale Cisl Scuola Campania Domenico Sorasio Direttore Regionale Confcooperative Piemonte e Maria Rosaria Soldi Direttore Regionale Confcooperative Campania.   La vittoria del progetto Shark Patch rappresenta motivo di orgoglio per il Clab UniParthenope ed uno stimolo per tutti gli studenti universitari e non ad impegnarsi in iniziative interdisciplinari volte alla generazione idee imprenditoriali attraverso la contaminazione di conoscenze, competenze e talenti.
Chiara Ferragni - "Unposted"
Novembre 20
Ultima tappa ieri a Roma, nella lussuosa location dell'Auditorium Conciliazione, per la première del docu-film Unposted di Elisa Amoruso sulla vita dell'imprenditrice digitale Chiara Ferragni che, a partire dal 29 Novembre, sarà disponibile in tutto il mondo sulla piattaforma di Amazon Prime Video. Una première che, oltre ad essere stata presentata in anteprima mondiale quest'anno alla 76° edizione della Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, è passata prima per Milano e New York. Il colore rosa predominava sulla scena, tanto che il classico red carpet è stato definito un "pink carpet del glam".   Tanti i fan accorsi per fotografare o avere anche solo un autografo della influencer più conosciuta al mondo e Chiara, in questo, non ha assolutamente deluso le aspettative: difatti si è dimostrata molto cordiale accogliendo tutto il loro calore. Non poteva di certo non essere presente il suo fan numero uno: il marito Fedez, che, come sempre, dimostra alla moglie un amore incondizionato sostenendola e standole accanto in ogni situazione.       Chiara arriva sul pink carpet con un meraviglioso abito lungo firmato Giambattista Valli che fa sfilare con grazia e portamento impeccabili. Ma non vanno solo a lei i complimenti: anche la regista Elisa Amoruso ha fatto di questo documentario, grazie alla sua estrema professionalità, uno sbanco nei botteghini di tutto il mondo. Una Amoruso che il giorno prima della première Romana ha esordito con la prima del suo nuovo film, dal titolo Bellissime a cui ovviamente Chiara non poteva assolutamente mancare.     Ad ogni modo un docu-film, quello della Ferragni, che definire capolavoro sembra esagerato, ma che, ad onor del vero, sia di ispirazione per tutti. Cosa si è capito da tutto questo? Beh, che la condivisione è importante e che i sogni, con molta perseveranza e passione, con il tempo si realizzano!
J-PoP: grandi novità per il 2020!
Novembre 20
Il J-pop Manga Show è stato l’evento con cui la casa editrice di Milano ha annunciato le prossime uscite del 2020.   I primi titoli comunicati, che entreranno a far parte della Osamu Collection, sono stati La principessa Zaffiro e ed il sequel La principessa Zaffiro – I cavalieri gemelli, si tratta del primo shojo manga da cui è stato tratto un anime prodotto dalla Mushi Productions, di proprietà dello stesso Tezuka. Sono già state pubblicate diverse edizioni del manga, la prima serializzazione è stata pubblicata tra il 1953 ed il ’56, tra il ’58 ed il ’59 è stato lanciato il sequel, la serie dei fratelli gemelli, mentre l terza è stata stampata tra il ’63 e si tratta di una riscrittura della prima edizione, in cui Mephisto viene sostituito dalla Signora Inferno e compare il pirata Brad, personaggio nuovo di zecca. Per finire, nella quarta edizione la trama degenera prendendo una piega fantascientifica.  Altri manga che entreranno a far parte della Osamu Collection sono L’albero del sole, SF Mix e Black Jack.   Novità molto attesa è la pubblicazione, nel corso dell’anno, di due graphic novels create dalla mano dell’acclamato maestro, Makoto Shinkai (autore di Your Name e di Weathering With You), Oltre le nuvole e Viaggio verso Agartha.   Tra gli altri fumetti annunciati troviamo alcuni del sensei Go Nagai: Gekiman, Il banchetto delle tenebre e Shin Violence Jack. Gli altri nomi del piano editorile della J-Pop sono: -          Gon, di Masashi Tanaka; -          Demon Tune, di Yuuki Kodma; -          After Hours, di Yuhta Nishio; -          Re:Cyborg, di Shotaro Ishinomori e Kenji Kamiyama; -          Lettere a me stessa – la mia prima volta 2, di Kabi Nagata; -          Sayonara Miniskirt, di Aoi Makino; -          Metamorphose no Engawa, di Kaori Tsurutani; -          Kasane, di Darum Matsuura; -          Love stage!!, di Eiki Eiki e Taishi Zaou; -          Jackass!, di Scarlet Beriko; -          Il gioco del gtto e del topo, di Setona Mizushiro; -          Escape Journey, Ogeretsu Tanaka; -          Void, di Ranmaru Zariya; -          Wizdoms no Kemonotachi, di Nagbe; -          Act-Age, di Tatsuya Matsuki e Shiro Usazaki; -          Land of the Lustrous, di Haruko Ichikawa; -          Frankenstein, di Junji Ito; Per tutti i fans delle sga Tokyo Ghoul arriverà l’artbook Tokyo Ghoul Zakki:Re.   Link alle immagini: https://www.meganerd.it/lucca-comics-games-2019-gli-annunci-j-pop-manga/  -  https://www.comixisland.it/2019-11-lucca-comics-annunci-j-pop-edizionibd/  -  https://www.mymovies.it/film/2004/oltrelenuvole/  
Chi salverà la musica?
Novembre 17
C'è ancora spazio per quelle belle canzoni destinate a perdurare nel tempo? Noi di Mygeneration non siamo i primi a porci questa domanda e probabilmente non saremo nemmeno gli ultimi a cercare di dare una risposta.   In quest'epoca non è che manchino artisti carismatici in grado di mettere in musica le loro poesie, come Fabrizio Moro, o affrontare tematiche sociali, come i 99Posse, eppure in una società sempre più connessa, grazie o per colpa degli onnipresenti cellulari, il folto pubblico dei ragazzi è inconsapevolmente indirizzato all'ascolto di musica usa e getta. La situazione si è creata pian pian piano quando l'avvento del digitale cominciò a sostituire l'analogico, e lo streaming il supporto fisico come il CD. Infatti prima l'ascoltatore era pronto a gustare anche intere suite musicali, basti pensare che Echoes dura più di venti minuti, ma adesso le canzoni, per essere perfette, devono durare giusto il tempo di un ancheggiamento e seguire un ritmo caraibico. Un tempo anche le Ballad pop trovavano il loro spazio in classifica, invece oggi sono quasi sparite dai radar poiché per determinare la posizione delle hits risultano più determinanti i dati derivanti dallo streaming piuttosto che quelli delle vendite. E cosa ascoltano maggiormente gli attuali adolescenti? Ormai Trap, Rap e Reggaeton la fanno da padrone e il mercato, ovviamente, si adegua. Ma quanti di questi nuovi cantanti saranno ancora celebrati tra 20 o 30 anni? Qualcosa mi dice che il peggio ancora deve arrivare. I nuovi dispositivi elettronici, indubbiamente, hanno semplificato la vita, ma non è tutto oro ciò che luccica poiché fanno credere agli ingenui di poter diventare famosi, in campo musicale, grazie all'aiuto di semplici App. Esistono software per tutti i gusti. Ci sono quelli in grado di trasformare e alterare i suoni in qualsiasi cosa si voglia e quelli in grado di aiutare a comporre e a registrare i propri brani. Invece quelli della nostra generazione, gli attuali quarantenni, passavano le ore con il loro strumento tra le mani e, immaginando di stare su un palco, sognavano di essere i nuovi Eric Clapton, i nuovi Jeff Beck o i nuovi Steve Vai. Adesso invece bisogna sperare che un colosso come la Gibson non smetta di produrre le amate chitarre, la cui richiesta è diminuita poiché i teenager si accontentano semplicemente di un microfono per sentirsi divi. Nessuno di loro sarà il nuovo Freddie Mercury o Axl Rose! Un tempo per essere cantanti bisognava avere talento e carisma, invece adesso c'è spazio per tutti, anche per quelli ultra stonati, tanto il santo Autotune li aiuterà anche dal vivo.
"ASPROMONTE La terra degli ultimi" di Mimmo Calopresti giovedì nelle sale italiane!
Novembre 15
Giovedì 21 novembre uscirà nelle sale italiane ASPROMONTE La terra degli ultimi un film di Mimmo Calopresti e noi di My Generation siamo andati a vederlo in anteprima per voi.   Il film è una produzione Italian International Film e Rai Cinema, prodotto grazie a Fulvio e Federica Lucisano con l’aiuto della Regione Calabria e della Calabria Film Commission. Tralasciando la bravura degli attori, tra cui troviamo Valeria Bruni Tedeschi (David di Donatello per La pazza gioia), Marcello Fonte (fortemente acclamato quest’anno per la sua interpretazione in Dogman con cui ha vinto la Palma d’oro a Cannes nel 2018), Francesco Colella (Trust di Danny Boyle e Zero Zero Zero di Sollima), Marco Leonardo ( Maradona- La mano de Dios di Marco Risi, All the money in the world di Ridley Scott) e con Sergio Rubini ed Elisabetta Gregoraci, che fà una buona, anche se brevissima, performance attoriale,  il film di per sé è una bella prova del regista che insiste più sul contesto nella quale i personaggi si trovano ad agire piuttosto che sui personaggi stessi di cui si percepiscono solo piccoli dettagli del proprio carattere e della propria storia, ma nessuno di loro viene indagato a 360°: sono dei tipi che agiscono all’interno di un paese, Africo, oramai abbandonato a se stesso, dove le istituzioni non intervengono; dimenticati in un paese che non è altro che un luogo in cui morire.    Tratto dal romanzo di Pietro Criaco “Via dall’Aspromonte” e adattato per lo schermo da Mimmo Calopresti, Monica Zapelli (I cento passi) e Fulvio Lucisano, il film narra le vicende di questo paese, arroccato nella valle dell’Aspromonte in cui mancano tutti i servizi basilari come la corrente elettrica, l’acqua, ma soprattutto le cure mediche. Dopo la morte per parto di una giovane donna a causa della difficoltà temporale di raggiungere la Marina per la mancanza di una strada, gli abitanti del paese decidono di costruirne una; da qui si sviluppano una serie di peripezie e scontri che da alcuni punti di vista, come quello della sceneggiatura, risultano essere poco elaborati, ma funzionali allo scopo del film stesso, lasciando intendere allo spettatore il senso di abbandono a rassegnazione verso cui sono spinti i protagonisti (che veri e propri protagonisti non sono) e che li spingerà poi ad abbandonare il paese in seguito all’inondazione del 1951. Una pellicola che fa mantenere l’attenzione dello spettatore, anche se a tratti risulta banale, ma che non pretende di essere nulla di più di quello che è: un racconto nostalgico nei confronti di una terra e di un paese che trova difficoltà a farsi ascoltare, i cui abitanti cercano di entrare a far parte di un mondo più grande di loro, lasciandosi alle spalle la propria identità e il proprio passato.Link alla foto: https://www.cinemaaquila.it/film/aspromonte-la-terra-degli-ultimi/
L'iconicità delle opere di John Rankin in mostra a Milano
Novembre 15
  Probabilmente ciò che ha caratterizzato maggiormente il mondo contemporaneo e che è entrato nelle vite di quei giovani ragazzi nati nel dopoguerra e che si è tramandato di generazione in generazione sono le pubblicità. L’arte si muta, si sdoppia e si allontana dal culto mitico della copia “unica e originale” e nasce un nuovo tipo di arte, per tutti – o quantomeno per una buona parte della popolazione mondiale -, fruibile e accessibile, che probabilmente deve molto alla nascita della fotografia: si tratta della pubblicità. Slogan, immagini, musiche, simbologia e oggetti entrano nella testa degli individui divenendo dei capisaldi, come le pubblicità storiche della Coca-cola o i Caroselli in Italia –non dimentichiamoci delle pubblicità della Kodak con l’alieno Ciribiribì o quella storica della Tassoni, la stessa da sempre – e creando una cultura generale alla quale non si può – e forse non si deve – sfuggire. A conquistarsi negli ultimi anni un ruolo di prim’ordine all’interno di questo mondo è John Rankin, che incarna, nella sua totalità, questa forma di arte. Fotografo e artista poliedrico, ha fondato giovanissimo, nel 1991, la rivista Dazed & Confused, dedicata alle novità ed alle nuove tendenze nell’ambito della moda e del costume - https://www.dazeddigital.com - e ha conquistato il mondo della pubblicità con la sua agenzia RANKIN.      Rankin vive a Londra, con sua moglie, ma la sua arte arriva dappertutto e ora si trova ad Amsterdam, con una mostra, Naked, dall’11 novembre al 17 dicembre e a Milano, con la mostra From portraiture to fashion, fino al 24 febbraio 2020. Questa personale esposta alla galleria 29 ARTS IN PROGRESS di Milano segue un percorso piuttosto innovativo: intende ripercorrere un po’ tutte le varie fasi della sua fotografia e lo fa mutando ben tre volte in occasione degli eventi che si terranno nel mondo milanese in quel periodo: il Vogue Photo Festival, il Fashion Film Festival, a novembre, e la Milano Fashion Week di febbraio. Si è conclusa, infatti, da qualche giorno la prima fase della mostra, i ritratti, per entrare ora nel vivo delle sue opere più concettuali, per poi giungere alle opere più strettamente legate all’ambito della moda.    Rankin riesce col suo lavoro a dare alla pubblicità quel senso artistico che molti snobbano, considerandola “arte di ripiego” e divenendo fotografo ed editore riesce a muoversi all’interno dell’industria occidentale con una libertà, creativa e non, sempre più difficile da raggiungere, riuscendo a fare dell’underground, specialmente con la sua rivista, qualcosa che possa arrivare a tutti e che diviene iconico. Per cui andate a Milano a vedere le opere di quest’artista e magari fate un salto anche al suo sito, ne rimarrete affascinati. 29 ART IN PROGRESS Via San Vittore, 13, Milano (MI) Immagini tramite vivimilano.corriere.it
Il ricercatore in Italia: alla ricerca della dignità perduta
Novembre 15
Quando uno studente universitario va a sostenere un esame talvolta ne sostiene una parte col professore e una parte, la prima generalmente, con l’assistente. Ai suoi occhi, l’assistente è semplicemente un professore più giovane. In realtà la situazione è alquanto complessa. Bisogna tornare all’ormai lontano 2010, anno della riforma Gelmini, dal nome dell’allora ministra dell’istruzione. Tra i vari aspetti curati dalla riforma c’era anche la situazione dei ricercatori universitari. Al tempo esistevano unicamente i Ricercatori a Tempo Indeterminato (RTI), ovvero studiosi e docenti – pur non essendo tenuti ad insegnare – che però si vedevano costretti a vita nel ruolo. La riforma intendeva eliminare questa permanenza ad oltranza e voleva permettere l’avanzamento di carriera, con la nomina a professore per i ricercatori. L’idea era buona, anzi ottima. Nei fatti, tuttavia, le cose non sono andate come previsto. È stata istituita, con la riforma Gelmini, una nuova categoria di ricercatori, gli RTD, ovvero Ricercatori a Tempo Determinato, di due tipi: il tipo A, per cui non è previsto il rinnovo dopo i tre anni, e il tipo B, per cui è previsto il passaggio a professori associati (o di seconda fascia) se in possesso dell'abilitazione scientifica nazionale. Gli RTI sono stati da allora considerati come una categoria ad esaurimento. Un esaurimento però solo sperato, se non unicamente nervoso. Solo pochissimi fortunati RTI, infatti, grazie al Piano Straordinario finalmente previsto nel 2018, sono riusciti a divenire professori. E gli altri? Per gli altri c’è il limbo. Perché? Perché gli RTI non rischiano di restare senza lavoro, gli RTDb sì e quindi le università chiamano questi ultimi. Il problema sta nel fatto che l’abilitazione scientifica nazionale ha una scadenza (la sua durata è stata estesa a nove anni lo scorso 10 Ottobre 2019, mentre prima era di sei anni) ed essendo passati ormai dieci anni dalla legge Gelmini molti Ricercatori a Tempo Indeterminato sono stati costretti a doversi guadagnare nuovamente l’abilitazione. Si tratta di una situazione oltremodo indecorosa, soprattutto se si pensa che la maggior parte dei corsi universitari in Italia è tenuta proprio dai quattromila RTI rimasti, che si caratterizzano quindi come elementi fondamentali per gli atenei del Belpaese. Cosa si potrebbe fare? L’idea più semplice e logica sarebbe quella di equiparare i Ricercatori a Tempo Indeterminato ai RTDb, considerando anche che, nei fatti, il compenso di queste due categorie non è poi così distante. Questa disonorevole e problematica situazione è tuttora in parte sottoposta all’attenzione della Corte Costituzionale. Tuttavia ecco che insorgono i soliti problemi dell’istruzione in Italia: mancano i fondi e soprattutto l’opinione pubblica è pressoché disinteressata all’argomento. Eppure dovrebbe interessare a molti il destino dei giovani studiosi che si dedicano alla ricerca e che sono quotidianamente impegnati a formare le prossime generazioni di studenti universitari, nonostante vedano svilita perpetuamente la propria dignità e sminuiti i propri sforzi. È vergognoso che in Italia, terra così ricca di cultura, coloro che a quella cultura vogliono dedicare la propria vita debbano trovarsi imprigionati in un umiliante precariato a vita. Link alla foto: https://www.ilgiardinodeilibri.it/speciali/libri-per-bambini-quali-sono-i-5-migliori-titoli.php
J-Pop presenta: Carletto il principe dei mostri!
Novembre 14
Halloween, vampiri, lupi mannari, qualsiasi mostro orripilante in circolazione e Lucca Comics and Games. Sono gli ingredienti base per organizzare il lancio in Italia di uno dei manga più irriverenti di sempre, Carletto il principe dei mostri. La J-Pop, dopo averlo annunciato sulla propria pagina Facebook, ha presentato il manga alla fiera lucchese. Prima volta che viene pubblicato in Italia, mentre in Giappone la prima edizione uscì nelle fumetterie già nella seconda metà degli anni 60, la seconda invece fu pubblicata a colori negli anni 80.   Ecco alcune indiscrezioni che forse molti non conoscono sul fumetto. 1-      Nasce dal manga di Fujiko Fujio, uno pseudonimo usato da due sensei Hiroshi Fujimoto e Motoo Abiko. Sodalizio che nasce d un grande amicizia nata negli anni 50, quando i due condividevano una stanza piccolissima a Tokyo per inseguire il loro sogno; 2-      La serie animata del fumetto trasmessa in Italia nell’83 e in Gippone tra l’80 e l’82 in realtà è l seconda messa in onda, perché la prima serie animata fu emessa nel ’68 in bianco e nero, mai pervenuta in Italia. In realtà anche parte della serie dell’83 è inedita nel nostro Paese. Furono trasmessi soltanto 52 episodi su 94; 3-      Nell’episodio L’allievo supera il maestro, si intravedono tra la folla Doraemon e Nobita; 4-      Negli episodi Una famiglia unita e il principe delle mummie, Una gita al mare e Re pinguino alla ricerca del freddo appare Doraemon; 5-      Nell’episodio Un macchina truccata appare Suneo; 6-      Nell prima edizione le sigle erano due, Carletto e i mostri e Che paura mi fa, entrambe cantate dal gruppo i Mostriciattoli. La prima canzone era montata sulle immagini della sigla d’apertura giapponese, ma era un remake della prima sigla di chiusura. La seconda usava le immagini di chiusura, m era un remake della seconda sigla di chiusura originale.. Hanno fatto un po’ di confusione; 7-      Nell seconda edizione le sigle sono state cambiate per volontà degli autori giapponesi, Carletto e i mostri viene spostata in chiusura, con base musicale modificata, mentre Che pur mi fa viene eliminata del tutto; 8-      Nel 2010 è andato in onda un live action di 10 episodi, mentre nel 2011 è stato fatto un film con lo stesso cast della serie tv; La J-Pop ha deciso di celebrare questo evento unico pubblicando il manga in una collezione speciale da collezione. Link alle immagini: https://www.google.com/search?q=carletto+il+principe+dei+mostri+manga&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ved=0ahUKEwjXk_GPq-flAhXIjKQKHWCBDHcQ_AUIEigB&biw=1242&bih=568#imgrc=B2dsFDCLYd07JM: - https://www.animeclick.it/manga/11544/kaibutsu-kun  -  https://it.wikipedia.org/wiki/Carletto_il_principe_dei_mostri_-_La_spada_del_demone  - 
Addio Fred Bongusto. Voce raffinata del panorama musicale italiano
Novembre 10
È scomparso un personaggio che, come altri, lascerà un segno nella musica leggera italiana: Alfredo Antonio Carlo Buongusto, in arte Fred Bongusto, si è spento a Roma, dopo una lunga malattia, all'età di 84 anni. Molto popolare negli anni '60 e '70, insieme a colleghi come Teddy Reno, Nicola Arigliano, Johnny Dorelli e Peppino di Capri, arrivò al successo con il 45 giri “Bella bellissima” e, come accade spesso nella storia della musica, a farlo entrare nel cuore degli italiani non fu quella canzone, ma “Doce doce” che era il lato B del disco.   La sua palestra è stato il Night in cui si esibiva, negli anni '50, cantando anche le canzoni di Frank Sinatra, di Nat King Cole e di Louis Amstrong, cantanti di cui era innamorato e forse è stato etichettato “cantante confidenziale” da chi, all'epoca, voleva accostarlo al cantante newyorkese per la sua voce elegante e sensuale che ha ammaliato anche gli ascoltatori stranieri. Tra i suoi successi ricordiamo “Una rotonda sul mare”, “Spaghetti a Detroit”, “Malaga”, “Frida” e “Tre settimane da raccontare”.   Negli anni '70, il mondo della musica leggera nazionale fu invaso da nuovi interpreti e la stella di molti cantanti, che non seppero andare al passo con i tempi, cominciò a declinare. Fred Bongusto fu dai giovani messo nel dimenticatoio, ma lui non si perse d'animo e concentrò la sua attività in America latina collaborando con Vinicious De Moraes, Toquinho e sopratutto con Joao Gilberto che incise “Malaga” portandola al successo nel suo paese. Tra le sue incisioni più belle dell'epoca è stata la cover di “Superstition” di Steve Wonder, incisa con lo pseudonimo di Fred Goodtaste.   Ha avuto anche successo come autore di musiche per film tra queste “Il tigre”, “Malizia”, “Venga a prendere il caffè da noi”. Negli ultimi tempi la perdita dell'udito lo ha allontanato dalle scene e infatti la sua ultima apparizione risale al 2013 in occasione di un concerto omaggio a Franco Califano.   la foto per l'articolo è stata presa da Rolling Stone online    
Il re: attesissimo, ma non convince...
Novembre 09
C’era una volta un principe inglese che decise di allontanarsi dalla corte, ambiente meschino e claustrofobico. Si diede quindi all’alcol, al gioco, alle sfrenatezze, all’amoralità. No, non stiamo parlando di Harry Windsor. Bisogna tornare indietro nel tempo. Parliamo di quello che poi sarà re Enrico V, nell’omonima opera di William Shakespeare. L’opera del Bardo torna a vivere grazie alla trasposizione filmica operata da David Michod e Joel Edgerton: ecco che, dopo essere stato presentato il 2 settembre in anteprima mondiale al Festival del cinema di Venezia, lo scorso primo novembre su Netflix viene distribuito Il re. La pellicola era attesissima, oltre che per l’importanza dell’argomento e per il prestigio dell’opera di riferimento, anche per la presenza del cast di nomi forti a partire dal protagonista, interpretato dall’astro nascente Timothee Chalamet, passando per il sopracitato Edgerton per giungere al prossimo Batman, Robert Pattinson. Un dramma storico che da sempre ha affascinato milioni di lettori e che per certi aspetti si presenta come una storia universale: oltre a Harry Windsor, quante volte abbiamo sentito di reali inglesi insofferenti alla rigidità della corte? Tantissime. Ma è sempre interessante. Veniamo al film. Il re si caratterizza per una potenza visiva senza paragoni: fotografia, movimenti di camera, scenografie e costumi sono da premio Oscar. Risulta evidente che la ricostruzione storica è avvenuta in modo perfetto. Anche l’interpretazione di tutto il cast è fenomenale. Tuttavia la pellicola risulta lenta e difficile da sopportare. Vi sono numerose scene morte, momenti di stasi a go go e gli eventi si susseguono a rallentatore. Ciò purtroppo impedisce un reale godimento del film da parte dello spettatore. Bisogna però menzionare un aspetto particolare dell’interpretazione di Pattinson: l’attore britannico interpreta il delfino di Francia, Luigi, e perciò ha ritenuto giusto dare un’inflessione francese alle sue battute (ci si riferisce ovviamente al film in lingua originale). Tutto giusto. Peccato che il risultato sia oltremodo macchiettistico, se non comico, con un’ingiusta forzatura delle “t” che lo fa sembrare più tedesco che francese. Chissà come sarebbe un Batman dall’accento tedesco…! Link alla foto: https://www.denofgeek.com/uk/movies/netflix/68335/netflixs-the-king-review-a-gorgeous-but-uninspiring-period-drama
The end of the f***ing world 2: si poteva evitare...
Novembre 09
[SPOILER ALERT] BANG! Il suono di uno sparo irrompe nelle vostre case proprio mentre lo schermo che stavate guardando diventa nero. Che sarà successo a James? Sarà morto? Ce l’avrà fatta? Così terminava l’ultima puntata della prima stagione di The End Of The F***ing World, serie Netflix creata e diretta da Jonathan Entwistle, tratta dall’omonimo fumetto di Charles Forsman. Le avventure dei due diciassettenni più strambi del mondo, James e Alyssa (interpretati rispettivamente da Alex Lawther e Jessica Barden), ci avevano fatto ridere, piangere e stare incollati allo schermo. Ne consegue che il 5 novembre scorso, data di rilascio della seconda stagione, l’attesa era notevole, se non alle stelle. Peccato che la seconda stagione sia decisamente deludente. Qualcuno potrebbe dire che è inutile. Manca proprio di linfa vitale. I due protagonisti (sì, James è sopravvissuto) sembrano aver esaurito ciò che avevano da dire e non fanno altro che ricordare gli aventi passati – già visti dallo spettatore – e continuare con la loro particolare ed unica non-comunicazione, che sarà pur bellissima ma ad un certo punto diventa poco funzionale. Il motore della storia è un personaggio nuovo, che dovrebbe essere secondario, aggiunto in questa stagione: parliamo di Bonnie (Naomi Ackie), ex-fidanzata del professore involontariamente ucciso dai ragazzi (o almeno una delle sue tante partner sessuali) alla ricerca di vendetta. Certo, l’interpretazione dei protagonisti resta sempre straordinaria e la durata di 20 minuti scarsi permette di vedersi tutte le puntate in una serata, più o meno, e ciò è una benedizione per i serial addicted, ma al termine della maratona si rimane vuoti, spenti e disorientati. Forse era meglio evitare questa seconda stagione e ritirarsi al culmine, lasciando sicuramente un ricordo migliore negli spettatori. Peccato.Link alla foto: https://www.tunefind.com/show/the-end-of-the-f-king-world/season-2
Universo Marvel: tutte le uscite previste nel 2020
Novembre 08
Uno dei momenti più attesi al Lucca Comics and Games è quello di scoprire se il fumetto che tanto attendiamo sarà finalmente pubblicato in Italia o se “anche oggi saremo più fortunati domani”!   Quali sono le novità annunciate dalla Panini Comics per Marvel Italia? Si inizi con gli X Men, nello specifico House of X e Powers of X, le due saranno pubblicate con un ritmo di un albo alla volta all’interno de Gli Incredibili X-Men e i Nuovissimi X-Men (rinominate House of X e Powers of X). I primi 2 albi conteranno ben 56 pagine, i successivi, invece, avranno 32 pagine.     C’è di più oltre i mutanti? Altra serie molto attesa è Absolute Carnage, di Donny Cates eRyan Stegman, uscirà tra gennaio e marzo in Marvel miniserie. Le serie Venom e Spider-man avranno al loro interno dei tie-in: Absolute Carnge vs. Dedpool, Scream, Absolute Carnge: Miles Morales, Lethal Protectors, Separation Anxiety, Absolute Carnage: Immortal Hulk, Symbiote of Vengeance ed altre brevissime storie su Avengers e Captain Marvel.   A febbraio 2020 verrà serilizzato Amazing Spider-Man: Full Circle, di Hickman, Nick Spencer e Jason Aaron. Nella collana Marvel Collection usciranno invece Symbiote Spider-Man di Peter David e Greg Land, Spider-Man: Life Story di Chip Zdarsky e Mark Bagley.     Da febbraio saranno pubblicate Amazing Spider-Man di Nick Specer e Venom di Cates insieme ad altri albi: Avengers, di Jason Aaron, Tony Stark: Iron Man di Dan Slott, Captain America di Ta-Nehisi Coates, Immortal Hulk di Al Ewing e Fantastici Quttro di Dan Slott. Gli spin off di quest’ultima serie, a causa di alcuni ritardi nella pubblicazione negli Stati Uniti, uscirà Invisible Woman a dicembre e Doctor Doom da maggio.   Nell serie di Thor arriverà d marzo la pubblicazione King Thor, ultima creatura di Jason Aaron sul Dio del Tuono. In contemporanea all’uscita del film, ad aprile saranno pubblicati i volumi di Web of Black Widow e Black Widow.   Link alle immagini: https://www.mangaforever.net/612399/panini-comics-tutte-le-novita-marvel-da-lucca-comics-games-2019  -  https://fumetti.badtaste.it/2019/11/panini-comics-tutti-gli-annunci-di-marvel-italia-luccacg19/268676/  -  https://comicstore.marvel.com/King-Thor-2019-1-of-4/digital-comic/52531

Cronache di Romics

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