Chi salverà la musica?

C'è ancora spazio per quelle belle canzoni destinate a perdurare nel tempo? Noi di Mygeneration non ...

"ASPROMONTE La terra degli ultimi" di Mimmo Calopresti giovedì nelle sale italiane!

Giovedì 21 novembre uscirà nelle sale italiane ASPROMONTE La terra degli ultimi un film di Mimmo Cal...

L'iconicità delle opere di John Rankin in mostra a Milano

  Probabilmente ciò che ha caratterizzato maggiormente il mondo contemporaneo e che è entrato n...

Il ricercatore in Italia: alla ricerca della dignità perduta

Quando uno studente universitario va a sostenere un esame talvolta ne sostiene una parte col profess...

J-Pop presenta: Carletto il principe dei mostri!

Halloween, vampiri, lupi mannari, qualsiasi mostro orripilante in circolazione e Lucca Comics and Ga...

Addio Fred Bongusto. Voce raffinata del panorama musicale italiano

È scomparso un personaggio che, come altri, lascerà un segno nella musica leggera italiana: Alfredo ...

Ultimi Articoli

Previous Next
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
Chi salverà la musica?
Novembre 17
C'è ancora spazio per quelle belle canzoni destinate a perdurare nel tempo? Noi di Mygeneration non siamo i primi a porci questa domanda e probabilmente non saremo nemmeno gli ultimi a cercare di dare una risposta.   In quest'epoca non è che manchino artisti carismatici in grado di mettere in musica le loro poesie, come Fabrizio Moro, o affrontare tematiche sociali, come i 99Posse, eppure in una società sempre più connessa, grazie o per colpa degli onnipresenti cellulari, il folto pubblico dei ragazzi è inconsapevolmente indirizzato all'ascolto di musica usa e getta. La situazione si è creata pian pian piano quando l'avvento del digitale cominciò a sostituire l'analogico, e lo streaming il supporto fisico come il CD. Infatti prima l'ascoltatore era pronto a gustare anche intere suite musicali, basti pensare che Echoes dura più di venti minuti, ma adesso le canzoni, per essere perfette, devono durare giusto il tempo di un ancheggiamento e seguire un ritmo caraibico. Un tempo anche le Ballad pop trovavano il loro spazio in classifica, invece oggi sono quasi sparite dai radar poiché per determinare la posizione delle hits risultano più determinanti i dati derivanti dallo streaming piuttosto che quelli delle vendite. E cosa ascoltano maggiormente gli attuali adolescenti? Ormai Trap, Rap e Reggaeton la fanno da padrone e il mercato, ovviamente, si adegua. Ma quanti di questi nuovi cantanti saranno ancora celebrati tra 20 o 30 anni? Qualcosa mi dice che il peggio ancora deve arrivare. I nuovi dispositivi elettronici, indubbiamente, hanno semplificato la vita, ma non è tutto oro ciò che luccica poiché fanno credere agli ingenui di poter diventare famosi, in campo musicale, grazie all'aiuto di semplici App. Esistono software per tutti i gusti. Ci sono quelli in grado di trasformare e alterare i suoni in qualsiasi cosa si voglia e quelli in grado di aiutare a comporre e a registrare i propri brani. Invece quelli della nostra generazione, gli attuali quarantenni, passavano le ore con il loro strumento tra le mani e, immaginando di stare su un palco, sognavano di essere i nuovi Eric Clapton, i nuovi Jeff Beck o i nuovi Steve Vai. Adesso invece bisogna sperare che un colosso come la Gibson non smetta di produrre le amate chitarre, la cui richiesta è diminuita poiché i teenager si accontentano semplicemente di un microfono per sentirsi divi. Nessuno di loro sarà il nuovo Freddie Mercury o Axl Rose! Un tempo per essere cantanti bisognava avere talento e carisma, invece adesso c'è spazio per tutti, anche per quelli ultra stonati, tanto il santo Autotune li aiuterà anche dal vivo.
"ASPROMONTE La terra degli ultimi" di Mimmo Calopresti giovedì nelle sale italiane!
Novembre 15
Giovedì 21 novembre uscirà nelle sale italiane ASPROMONTE La terra degli ultimi un film di Mimmo Calopresti e noi di My Generation siamo andati a vederlo in anteprima per voi.   Il film è una produzione Italian International Film e Rai Cinema, prodotto grazie a Fulvio e Federica Lucisano con l’aiuto della Regione Calabria e della Calabria Film Commission. Tralasciando la bravura degli attori, tra cui troviamo Valeria Bruni Tedeschi (David di Donatello per La pazza gioia), Marcello Fonte (fortemente acclamato quest’anno per la sua interpretazione in Dogman con cui ha vinto la Palma d’oro a Cannes nel 2018), Francesco Colella (Trust di Danny Boyle e Zero Zero Zero di Sollima), Marco Leonardo ( Maradona- La mano de Dios di Marco Risi, All the money in the world di Ridley Scott) e con Sergio Rubini ed Elisabetta Gregoraci, che fà una buona, anche se brevissima, performance attoriale,  il film di per sé è una bella prova del regista che insiste più sul contesto nella quale i personaggi si trovano ad agire piuttosto che sui personaggi stessi di cui si percepiscono solo piccoli dettagli del proprio carattere e della propria storia, ma nessuno di loro viene indagato a 360°: sono dei tipi che agiscono all’interno di un paese, Africo, oramai abbandonato a se stesso, dove le istituzioni non intervengono; dimenticati in un paese che non è altro che un luogo in cui morire.    Tratto dal romanzo di Pietro Criaco “Via dall’Aspromonte” e adattato per lo schermo da Mimmo Calopresti, Monica Zapelli (I cento passi) e Fulvio Lucisano, il film narra le vicende di questo paese, arroccato nella valle dell’Aspromonte in cui mancano tutti i servizi basilari come la corrente elettrica, l’acqua, ma soprattutto le cure mediche. Dopo la morte per parto di una giovane donna a causa della difficoltà temporale di raggiungere la Marina per la mancanza di una strada, gli abitanti del paese decidono di costruirne una; da qui si sviluppano una serie di peripezie e scontri che da alcuni punti di vista, come quello della sceneggiatura, risultano essere poco elaborati, ma funzionali allo scopo del film stesso, lasciando intendere allo spettatore il senso di abbandono a rassegnazione verso cui sono spinti i protagonisti (che veri e propri protagonisti non sono) e che li spingerà poi ad abbandonare il paese in seguito all’inondazione del 1951. Una pellicola che fa mantenere l’attenzione dello spettatore, anche se a tratti risulta banale, ma che non pretende di essere nulla di più di quello che è: un racconto nostalgico nei confronti di una terra e di un paese che trova difficoltà a farsi ascoltare, i cui abitanti cercano di entrare a far parte di un mondo più grande di loro, lasciandosi alle spalle la propria identità e il proprio passato.Link alla foto: https://www.cinemaaquila.it/film/aspromonte-la-terra-degli-ultimi/
L'iconicità delle opere di John Rankin in mostra a Milano
Novembre 15
  Probabilmente ciò che ha caratterizzato maggiormente il mondo contemporaneo e che è entrato nelle vite di quei giovani ragazzi nati nel dopoguerra e che si è tramandato di generazione in generazione sono le pubblicità. L’arte si muta, si sdoppia e si allontana dal culto mitico della copia “unica e originale” e nasce un nuovo tipo di arte, per tutti – o quantomeno per una buona parte della popolazione mondiale -, fruibile e accessibile, che probabilmente deve molto alla nascita della fotografia: si tratta della pubblicità. Slogan, immagini, musiche, simbologia e oggetti entrano nella testa degli individui divenendo dei capisaldi, come le pubblicità storiche della Coca-cola o i Caroselli in Italia –non dimentichiamoci delle pubblicità della Kodak con l’alieno Ciribiribì o quella storica della Tassoni, la stessa da sempre – e creando una cultura generale alla quale non si può – e forse non si deve – sfuggire. A conquistarsi negli ultimi anni un ruolo di prim’ordine all’interno di questo mondo è John Rankin, che incarna, nella sua totalità, questa forma di arte. Fotografo e artista poliedrico, ha fondato giovanissimo, nel 1991, la rivista Dazed & Confused, dedicata alle novità ed alle nuove tendenze nell’ambito della moda e del costume - https://www.dazeddigital.com - e ha conquistato il mondo della pubblicità con la sua agenzia RANKIN.      Rankin vive a Londra, con sua moglie, ma la sua arte arriva dappertutto e ora si trova ad Amsterdam, con una mostra, Naked, dall’11 novembre al 17 dicembre e a Milano, con la mostra From portraiture to fashion, fino al 24 febbraio 2020. Questa personale esposta alla galleria 29 ARTS IN PROGRESS di Milano segue un percorso piuttosto innovativo: intende ripercorrere un po’ tutte le varie fasi della sua fotografia e lo fa mutando ben tre volte in occasione degli eventi che si terranno nel mondo milanese in quel periodo: il Vogue Photo Festival, il Fashion Film Festival, a novembre, e la Milano Fashion Week di febbraio. Si è conclusa, infatti, da qualche giorno la prima fase della mostra, i ritratti, per entrare ora nel vivo delle sue opere più concettuali, per poi giungere alle opere più strettamente legate all’ambito della moda.    Rankin riesce col suo lavoro a dare alla pubblicità quel senso artistico che molti snobbano, considerandola “arte di ripiego” e divenendo fotografo ed editore riesce a muoversi all’interno dell’industria occidentale con una libertà, creativa e non, sempre più difficile da raggiungere, riuscendo a fare dell’underground, specialmente con la sua rivista, qualcosa che possa arrivare a tutti e che diviene iconico. Per cui andate a Milano a vedere le opere di quest’artista e magari fate un salto anche al suo sito, ne rimarrete affascinati. 29 ART IN PROGRESS Via San Vittore, 13, Milano (MI) Immagini tramite vivimilano.corriere.it
Il ricercatore in Italia: alla ricerca della dignità perduta
Novembre 15
Quando uno studente universitario va a sostenere un esame talvolta ne sostiene una parte col professore e una parte, la prima generalmente, con l’assistente. Ai suoi occhi, l’assistente è semplicemente un professore più giovane. In realtà la situazione è alquanto complessa. Bisogna tornare all’ormai lontano 2010, anno della riforma Gelmini, dal nome dell’allora ministra dell’istruzione. Tra i vari aspetti curati dalla riforma c’era anche la situazione dei ricercatori universitari. Al tempo esistevano unicamente i Ricercatori a Tempo Indeterminato (RTI), ovvero studiosi e docenti – pur non essendo tenuti ad insegnare – che però si vedevano costretti a vita nel ruolo. La riforma intendeva eliminare questa permanenza ad oltranza e voleva permettere l’avanzamento di carriera, con la nomina a professore per i ricercatori. L’idea era buona, anzi ottima. Nei fatti, tuttavia, le cose non sono andate come previsto. È stata istituita, con la riforma Gelmini, una nuova categoria di ricercatori, gli RTD, ovvero Ricercatori a Tempo Determinato, di due tipi: il tipo A, per cui non è previsto il rinnovo dopo i tre anni, e il tipo B, per cui è previsto il passaggio a professori associati (o di seconda fascia) se in possesso dell'abilitazione scientifica nazionale. Gli RTI sono stati da allora considerati come una categoria ad esaurimento. Un esaurimento però solo sperato, se non unicamente nervoso. Solo pochissimi fortunati RTI, infatti, grazie al Piano Straordinario finalmente previsto nel 2018, sono riusciti a divenire professori. E gli altri? Per gli altri c’è il limbo. Perché? Perché gli RTI non rischiano di restare senza lavoro, gli RTDb sì e quindi le università chiamano questi ultimi. Il problema sta nel fatto che l’abilitazione scientifica nazionale ha una scadenza (la sua durata è stata estesa a nove anni lo scorso 10 Ottobre 2019, mentre prima era di sei anni) ed essendo passati ormai dieci anni dalla legge Gelmini molti Ricercatori a Tempo Indeterminato sono stati costretti a doversi guadagnare nuovamente l’abilitazione. Si tratta di una situazione oltremodo indecorosa, soprattutto se si pensa che la maggior parte dei corsi universitari in Italia è tenuta proprio dai quattromila RTI rimasti, che si caratterizzano quindi come elementi fondamentali per gli atenei del Belpaese. Cosa si potrebbe fare? L’idea più semplice e logica sarebbe quella di equiparare i Ricercatori a Tempo Indeterminato ai RTDb, considerando anche che, nei fatti, il compenso di queste due categorie non è poi così distante. Questa disonorevole e problematica situazione è tuttora in parte sottoposta all’attenzione della Corte Costituzionale. Tuttavia ecco che insorgono i soliti problemi dell’istruzione in Italia: mancano i fondi e soprattutto l’opinione pubblica è pressoché disinteressata all’argomento. Eppure dovrebbe interessare a molti il destino dei giovani studiosi che si dedicano alla ricerca e che sono quotidianamente impegnati a formare le prossime generazioni di studenti universitari, nonostante vedano svilita perpetuamente la propria dignità e sminuiti i propri sforzi. È vergognoso che in Italia, terra così ricca di cultura, coloro che a quella cultura vogliono dedicare la propria vita debbano trovarsi imprigionati in un umiliante precariato a vita. Link alla foto: https://www.ilgiardinodeilibri.it/speciali/libri-per-bambini-quali-sono-i-5-migliori-titoli.php
J-Pop presenta: Carletto il principe dei mostri!
Novembre 14
Halloween, vampiri, lupi mannari, qualsiasi mostro orripilante in circolazione e Lucca Comics and Games. Sono gli ingredienti base per organizzare il lancio in Italia di uno dei manga più irriverenti di sempre, Carletto il principe dei mostri. La J-Pop, dopo averlo annunciato sulla propria pagina Facebook, ha presentato il manga alla fiera lucchese. Prima volta che viene pubblicato in Italia, mentre in Giappone la prima edizione uscì nelle fumetterie già nella seconda metà degli anni 60, la seconda invece fu pubblicata a colori negli anni 80.   Ecco alcune indiscrezioni che forse molti non conoscono sul fumetto. 1-      Nasce dal manga di Fujiko Fujio, uno pseudonimo usato da due sensei Hiroshi Fujimoto e Motoo Abiko. Sodalizio che nasce d un grande amicizia nata negli anni 50, quando i due condividevano una stanza piccolissima a Tokyo per inseguire il loro sogno; 2-      La serie animata del fumetto trasmessa in Italia nell’83 e in Gippone tra l’80 e l’82 in realtà è l seconda messa in onda, perché la prima serie animata fu emessa nel ’68 in bianco e nero, mai pervenuta in Italia. In realtà anche parte della serie dell’83 è inedita nel nostro Paese. Furono trasmessi soltanto 52 episodi su 94; 3-      Nell’episodio L’allievo supera il maestro, si intravedono tra la folla Doraemon e Nobita; 4-      Negli episodi Una famiglia unita e il principe delle mummie, Una gita al mare e Re pinguino alla ricerca del freddo appare Doraemon; 5-      Nell’episodio Un macchina truccata appare Suneo; 6-      Nell prima edizione le sigle erano due, Carletto e i mostri e Che paura mi fa, entrambe cantate dal gruppo i Mostriciattoli. La prima canzone era montata sulle immagini della sigla d’apertura giapponese, ma era un remake della prima sigla di chiusura. La seconda usava le immagini di chiusura, m era un remake della seconda sigla di chiusura originale.. Hanno fatto un po’ di confusione; 7-      Nell seconda edizione le sigle sono state cambiate per volontà degli autori giapponesi, Carletto e i mostri viene spostata in chiusura, con base musicale modificata, mentre Che pur mi fa viene eliminata del tutto; 8-      Nel 2010 è andato in onda un live action di 10 episodi, mentre nel 2011 è stato fatto un film con lo stesso cast della serie tv; La J-Pop ha deciso di celebrare questo evento unico pubblicando il manga in una collezione speciale da collezione. Link alle immagini: https://www.google.com/search?q=carletto+il+principe+dei+mostri+manga&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ved=0ahUKEwjXk_GPq-flAhXIjKQKHWCBDHcQ_AUIEigB&biw=1242&bih=568#imgrc=B2dsFDCLYd07JM: - https://www.animeclick.it/manga/11544/kaibutsu-kun  -  https://it.wikipedia.org/wiki/Carletto_il_principe_dei_mostri_-_La_spada_del_demone  - 
Addio Fred Bongusto. Voce raffinata del panorama musicale italiano
Novembre 10
È scomparso un personaggio che, come altri, lascerà un segno nella musica leggera italiana: Alfredo Antonio Carlo Buongusto, in arte Fred Bongusto, si è spento a Roma, dopo una lunga malattia, all'età di 84 anni. Molto popolare negli anni '60 e '70, insieme a colleghi come Teddy Reno, Nicola Arigliano, Johnny Dorelli e Peppino di Capri, arrivò al successo con il 45 giri “Bella bellissima” e, come accade spesso nella storia della musica, a farlo entrare nel cuore degli italiani non fu quella canzone, ma “Doce doce” che era il lato B del disco.   La sua palestra è stato il Night in cui si esibiva, negli anni '50, cantando anche le canzoni di Frank Sinatra, di Nat King Cole e di Louis Amstrong, cantanti di cui era innamorato e forse è stato etichettato “cantante confidenziale” da chi, all'epoca, voleva accostarlo al cantante newyorkese per la sua voce elegante e sensuale che ha ammaliato anche gli ascoltatori stranieri. Tra i suoi successi ricordiamo “Una rotonda sul mare”, “Spaghetti a Detroit”, “Malaga”, “Frida” e “Tre settimane da raccontare”.   Negli anni '70, il mondo della musica leggera nazionale fu invaso da nuovi interpreti e la stella di molti cantanti, che non seppero andare al passo con i tempi, cominciò a declinare. Fred Bongusto fu dai giovani messo nel dimenticatoio, ma lui non si perse d'animo e concentrò la sua attività in America latina collaborando con Vinicious De Moraes, Toquinho e sopratutto con Joao Gilberto che incise “Malaga” portandola al successo nel suo paese. Tra le sue incisioni più belle dell'epoca è stata la cover di “Superstition” di Steve Wonder, incisa con lo pseudonimo di Fred Goodtaste.   Ha avuto anche successo come autore di musiche per film tra queste “Il tigre”, “Malizia”, “Venga a prendere il caffè da noi”. Negli ultimi tempi la perdita dell'udito lo ha allontanato dalle scene e infatti la sua ultima apparizione risale al 2013 in occasione di un concerto omaggio a Franco Califano.   la foto per l'articolo è stata presa da Rolling Stone online    
Il re: attesissimo, ma non convince...
Novembre 09
C’era una volta un principe inglese che decise di allontanarsi dalla corte, ambiente meschino e claustrofobico. Si diede quindi all’alcol, al gioco, alle sfrenatezze, all’amoralità. No, non stiamo parlando di Harry Windsor. Bisogna tornare indietro nel tempo. Parliamo di quello che poi sarà re Enrico V, nell’omonima opera di William Shakespeare. L’opera del Bardo torna a vivere grazie alla trasposizione filmica operata da David Michod e Joel Edgerton: ecco che, dopo essere stato presentato il 2 settembre in anteprima mondiale al Festival del cinema di Venezia, lo scorso primo novembre su Netflix viene distribuito Il re. La pellicola era attesissima, oltre che per l’importanza dell’argomento e per il prestigio dell’opera di riferimento, anche per la presenza del cast di nomi forti a partire dal protagonista, interpretato dall’astro nascente Timothee Chalamet, passando per il sopracitato Edgerton per giungere al prossimo Batman, Robert Pattinson. Un dramma storico che da sempre ha affascinato milioni di lettori e che per certi aspetti si presenta come una storia universale: oltre a Harry Windsor, quante volte abbiamo sentito di reali inglesi insofferenti alla rigidità della corte? Tantissime. Ma è sempre interessante. Veniamo al film. Il re si caratterizza per una potenza visiva senza paragoni: fotografia, movimenti di camera, scenografie e costumi sono da premio Oscar. Risulta evidente che la ricostruzione storica è avvenuta in modo perfetto. Anche l’interpretazione di tutto il cast è fenomenale. Tuttavia la pellicola risulta lenta e difficile da sopportare. Vi sono numerose scene morte, momenti di stasi a go go e gli eventi si susseguono a rallentatore. Ciò purtroppo impedisce un reale godimento del film da parte dello spettatore. Bisogna però menzionare un aspetto particolare dell’interpretazione di Pattinson: l’attore britannico interpreta il delfino di Francia, Luigi, e perciò ha ritenuto giusto dare un’inflessione francese alle sue battute (ci si riferisce ovviamente al film in lingua originale). Tutto giusto. Peccato che il risultato sia oltremodo macchiettistico, se non comico, con un’ingiusta forzatura delle “t” che lo fa sembrare più tedesco che francese. Chissà come sarebbe un Batman dall’accento tedesco…! Link alla foto: https://www.denofgeek.com/uk/movies/netflix/68335/netflixs-the-king-review-a-gorgeous-but-uninspiring-period-drama
The end of the f***ing world 2: si poteva evitare...
Novembre 09
[SPOILER ALERT] BANG! Il suono di uno sparo irrompe nelle vostre case proprio mentre lo schermo che stavate guardando diventa nero. Che sarà successo a James? Sarà morto? Ce l’avrà fatta? Così terminava l’ultima puntata della prima stagione di The End Of The F***ing World, serie Netflix creata e diretta da Jonathan Entwistle, tratta dall’omonimo fumetto di Charles Forsman. Le avventure dei due diciassettenni più strambi del mondo, James e Alyssa (interpretati rispettivamente da Alex Lawther e Jessica Barden), ci avevano fatto ridere, piangere e stare incollati allo schermo. Ne consegue che il 5 novembre scorso, data di rilascio della seconda stagione, l’attesa era notevole, se non alle stelle. Peccato che la seconda stagione sia decisamente deludente. Qualcuno potrebbe dire che è inutile. Manca proprio di linfa vitale. I due protagonisti (sì, James è sopravvissuto) sembrano aver esaurito ciò che avevano da dire e non fanno altro che ricordare gli aventi passati – già visti dallo spettatore – e continuare con la loro particolare ed unica non-comunicazione, che sarà pur bellissima ma ad un certo punto diventa poco funzionale. Il motore della storia è un personaggio nuovo, che dovrebbe essere secondario, aggiunto in questa stagione: parliamo di Bonnie (Naomi Ackie), ex-fidanzata del professore involontariamente ucciso dai ragazzi (o almeno una delle sue tante partner sessuali) alla ricerca di vendetta. Certo, l’interpretazione dei protagonisti resta sempre straordinaria e la durata di 20 minuti scarsi permette di vedersi tutte le puntate in una serata, più o meno, e ciò è una benedizione per i serial addicted, ma al termine della maratona si rimane vuoti, spenti e disorientati. Forse era meglio evitare questa seconda stagione e ritirarsi al culmine, lasciando sicuramente un ricordo migliore negli spettatori. Peccato.Link alla foto: https://www.tunefind.com/show/the-end-of-the-f-king-world/season-2
Universo Marvel: tutte le uscite previste nel 2020
Novembre 08
Uno dei momenti più attesi al Lucca Comics and Games è quello di scoprire se il fumetto che tanto attendiamo sarà finalmente pubblicato in Italia o se “anche oggi saremo più fortunati domani”!   Quali sono le novità annunciate dalla Panini Comics per Marvel Italia? Si inizi con gli X Men, nello specifico House of X e Powers of X, le due saranno pubblicate con un ritmo di un albo alla volta all’interno de Gli Incredibili X-Men e i Nuovissimi X-Men (rinominate House of X e Powers of X). I primi 2 albi conteranno ben 56 pagine, i successivi, invece, avranno 32 pagine.     C’è di più oltre i mutanti? Altra serie molto attesa è Absolute Carnage, di Donny Cates eRyan Stegman, uscirà tra gennaio e marzo in Marvel miniserie. Le serie Venom e Spider-man avranno al loro interno dei tie-in: Absolute Carnge vs. Dedpool, Scream, Absolute Carnge: Miles Morales, Lethal Protectors, Separation Anxiety, Absolute Carnage: Immortal Hulk, Symbiote of Vengeance ed altre brevissime storie su Avengers e Captain Marvel.   A febbraio 2020 verrà serilizzato Amazing Spider-Man: Full Circle, di Hickman, Nick Spencer e Jason Aaron. Nella collana Marvel Collection usciranno invece Symbiote Spider-Man di Peter David e Greg Land, Spider-Man: Life Story di Chip Zdarsky e Mark Bagley.     Da febbraio saranno pubblicate Amazing Spider-Man di Nick Specer e Venom di Cates insieme ad altri albi: Avengers, di Jason Aaron, Tony Stark: Iron Man di Dan Slott, Captain America di Ta-Nehisi Coates, Immortal Hulk di Al Ewing e Fantastici Quttro di Dan Slott. Gli spin off di quest’ultima serie, a causa di alcuni ritardi nella pubblicazione negli Stati Uniti, uscirà Invisible Woman a dicembre e Doctor Doom da maggio.   Nell serie di Thor arriverà d marzo la pubblicazione King Thor, ultima creatura di Jason Aaron sul Dio del Tuono. In contemporanea all’uscita del film, ad aprile saranno pubblicati i volumi di Web of Black Widow e Black Widow.   Link alle immagini: https://www.mangaforever.net/612399/panini-comics-tutte-le-novita-marvel-da-lucca-comics-games-2019  -  https://fumetti.badtaste.it/2019/11/panini-comics-tutti-gli-annunci-di-marvel-italia-luccacg19/268676/  -  https://comicstore.marvel.com/King-Thor-2019-1-of-4/digital-comic/52531
"Colloque international de langue culture et littérature": la S.I.DE.F. festeggia i suoi 50 anni
Novembre 08
È ormai prossimo l'evento internazionale organizzato dalla S.I.DE.F – Associazione italiana dei Francesisti - per celebrare il cinquantenario dalla sua fondazione. La cerimonia si svolgerà, a Napoli, sabato 9 novembre dalle ore 9 alle 19 presso la prestigiosa sede dell'Institut Français (Palazzo Grenoble, via Crispi, 86), Salle Dumas. Il simposio dal titolo "Colloque international de langue culture et littérature" rappresenta un momento importante per l'associazione che in questi cinquant'anni si è dedicata attivamente per favorire gli scambi culturali tra l'Italia e la Francia attraverso la diffusione nei due Paesi della rispettiva cultura, con manifestazioni ed iniziative varie (conferenze, corsi, incontri, seminari ecc.). Il Convegno internazionale a cura del Segretario generale in carica, il dott. Aldo Antonio Cobianchi, critico e promotore culturale napoletano prevede tre sessioni, la partecipazione di accademici ed esperti di chiara fama e si aprirà con i saluti delle Autorità ossia Laurent Burin des Roziers, Console Generale di Francia a Napoli, Denis Fadda, Président international de la Renaissance Française-Ancien Président de l'Académie des Sciences d'outre-mer, Jean-Paul de Nola, Presidente onorario della S.I.DE.F. e Aldo Antonio Cobianchi.     Alle ore 12.45 è prevista la consegna del premio 'Ortensia Edizione 2019' a Sylvain Bellenger, Direttore generale del Museo e Real Bosco di Capodimonte mentre alle ore 15 la Corale Franco-Italiana di Napoli diretta da M° Roberto Franco, allieterà i presenti. Nel primo pomeriggio la cerimonia proseguirà con il Tour del Quadrilatero Angioino attraverso visita guidata a cura del Socio e storico dell'arte dott. Mariano delle Rose. Oggi la S.I.DE.F s'inserisce in una realtà culturale di valenza internazionale, con sedi in quasi tutti i capoluoghi d'Italia (da Alessandria a Palermo). Molteplici e varie le attività svolte dalle diverse sedi, con conversazioni letterarie, lezioni didattiche e progetti istituzionali. La S.I.DE.F., fondata a Napoli nel 1969 dalla comm. Isp. Ortensia Ruggiero, collabora con le Scuole e le Università di tutta Italia e dell'Estero, promuovendo borse di studio e soggiorni di studio all'estero riservati agli studenti. Lodevole l'impegno del Sodalizio a livello nazionale, con interrogazioni parlamentari e proposte di legge per la salvaguardia e la diffusione della seconda lingua straniera nelle scuole. Altresì importante è la collaborazione con l'A.M.O.P.A., Association de l'Ordre des Palmes Académiques, ITALIA presieduta dall'Isp. Ida Rampolla del Tindaro Dominici, Socio e componente del Consiglio direttivo della S.I.DE.F..
Star Comics: tutte le novità annunciate al Lucca Comics and Games
Novembre 06
La kermesse lucchese è terminata ed è tempo di tirare le somme.. È d’obbligo precisare che ogni anno la fiera è più bella dell’anno precedente. Molti sono stati gli ospiti illustri, che hanno contribuito a rendere unico e magico il Lucca Comics and Games.   Venerdì e sabato si sono tenute le conferenze stampa delle case editrici per presentare al pubblico tutte le novità per il nuovo anno. Molti sono stati i titoli di fumetti nuovi, altri sono stati i cosiddetti “rimpasti”.   Non resta che vedere nello specifico cosa attenderà i fans nel 2020.   Quali sono stati i manga annunciati dalla Star Comics? Uno dei nomi più caldi è certamente quello del mangaka Kazuo Umezu che sbarcherà in italia con la Umezu Collection, di cui faranno parte Orochi, serie di 4 volumi, e Senrei – Baptism, serie di 3 volumi.     Ecco l’elenco completo dei titoli proposti dalla casa editrice perugina. Ariadne In The Blue Sky, di Norihiro Yagi, collan Kappa extra, in corso con 7 volumi. Uscita prevista a febbraio 2020; Utena la Fillette Revolutionnaire di Chiho Saito e Be-papas, collana Ghost, serie completa di 3 volumi. Uscita da marzo 2020; Seiri-chan di Ken Koyama, collana Wasabi, volume unico, da marzo 2020; Hataraku Kappa di Imiri Skabshira, collana Umami, volume unico disponibile da marzo 2020; Heavenly Delusion di Masakzu Ishiguro, collana Zero, serie in corso di 3 volumi, uscita prevista da marzo 2020; Kaguya-sama: Love is War di Aka Akaska, collana Fan, serie in corso di 16 volumi. Uscita prevista da mggio 2020; Link alle immagini: https://www.nerdlog.it/manga-diretta-live-star-comics-annunci-per-il-lucca-comics/ - https://www.goodreads.com/book/show/25851.Orochi
Light of my life. Photocall
Novembre 06
    Domenica 3 novembre si è tenuto a Roma la première del film di Casey Affleck, Light of my life, presentato da Notorius picture e Alice nella città, la sezione autonoma che corre parallelamente alla Festa del Cinema di Roma: era presente il regista, accompagnato dalla giovane interprete, Anna Pniowsky, che cresce sempre più a vista d’occhio da una presentazione all’altra. Il film, già presentato a Berlino, arriva finalmente nelle sale italiane a partire dal 21 novembre. Light of my life è il suo secondo lungometraggio diretto da Affleck, dopo il mokumentary Joaquin Phoenix – Io sono qui, uscito nel 2010. Questa è una grande prova per l’attore- regista, dopo essere stato vincitore di un Oscar, Golden Globe, Critics’ Choice, Movie Award, BAFTA e National Board of Review per la sua interpretazione in Manchester by the sea. Il film narra le vicende di un padre e la figlia undicenne, che vagano in un mondo deserto dopo essere scampati ad un virus che ha decimato la popolazione femminile mondiale. È il viaggio di un padre che cerca di proteggere la sua unica figlia dal mondo intero, in particolare da quello maschile, reso aggressivo e privo di scrupoli per la mancanza di donne.Foto di: Maritna Gonzales Reyero
Pose: una serie tra glamour e tabù
Novembre 06
E’ sbarcata sulla piattaforma di Netflix lo scorso 30 Ottobre, la seconda stagione della serie Pose di Ryan Murphy e Brad Falchuk. Una serie ambientata negli anni Ottanta che, come nella prima stagione, per chi avesse avuto l’occasione di guardarla, tratta, in modo preponderante e forte, di tematiche che ancora oggi sono considerate dei tabù. Questa seconda stagione offre uno spaccato della società americana del tempo, dove l’ascesa di Trump al potere si mescola con la nascita delle prime lotte dei movimenti LGBT, costretti a sgomitare per farsi strada in un mondo che rema sempre loro contro. Servendosi del pretesto della Ball Culture, ovvero delle partecipazioni a competizioni dette ball, cioè balli, durante i quali alcuni partecipanti sfilano, ballano, altri ancora competono in drag secondo categorie stabilite per emulare altre identità di genere e classi sociali. Pose non si propone come la classica serie dettata dal tanto trash e da quella commedia spicciola che ormai sta dilagando incessantemente. Pose rispecchia tutto quel mondo nascosto che molto spesso non vediamo o facciamo finta di non vedere. Con Pose si ha finalmente il tempo di raccontarsi ad un pubblico che sembra finalmente pronto ad ascoltare, ad andare oltre i lustrini e il glamour che non è l’unica cosa che identifica una comunità, perché è di questo che si sta parlando: di una comunità ricca di dolore e sofferenza; di una comunità che nonostante le botte prese dalla vita continua a lottare per i propri sogni e diritti; una comunità abituata a fare a meno delle attenzioni altrui e che per questo ha imparato a cercare la gioia nelle piccole cose. Gli eventi di questa seconda stagione si svolgeranno nel 1990, anno in cui letteralmente “scoppia” la moda del voguing, grazie alla celebre hit di Madonna “Vogue” che farà da traino a quella che per molti sarà una svolta culturale e sociale. Ma il 1990 non è solo l’anno della ventata di gioia portata dalla musica, sarà anche un anno di devastante virulenza dell’epidemia di AIDS. Come nella stagione precedente tutti i personaggi si reinventano puntata dopo puntata senza però mai dimenticare chi sono e da dove provengono. Una seconda stagione ricca di speranze per i protagonisti, che si troveranno a combattere i propri mostri del passato e inevitabilmente anche con gli estranei bigotti e sospetti cittadini che sì, rimangono affascinati dal voguing, ma che al contempo risultano sempre inorriditi da chi vi dà corpo. Una serie che si spera possa avere anche una terza stagione, perché di questo mondo così apparentemente magico, si sa, non è tutto oro quello che luccica. Foto di copertina ricavata dalla seguente fonte: https://www.whats-on-netflix.com/whats-new/whats-new-on-netflix-may-10th-2019/
Stelle da Red Carpet
Ottobre 29
Si è conclusa il 27 Ottobre scorso la quattordicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, soprannominata la nostra personale “Hollywood sul Tevere” anche quest’anno ospitata nella location dell’Auditorium Parco Della Musica a Nord di Roma. Tante sono state le star che hanno calcato il tappeto rosso presentando i propri film. Il film ospite dell’apertura di quest’anno è stato Motherless Brooklyn del giovane attore Edward Norton. Un Norton che, dopo aver raggiunto l’apice del suo successo grazie a film del calibro di Birdman e Fight Club, finalmente trova la sua strada con un progetto molto ambizioso come Motherless Brooklyn diventando sceneggiatore, regista, coproduttore esecutivo e protagonista. Un film quello di Norton che segue le vicende di Lionel Essrog, interpretato da lui stesso, un solitario detective privato afflitto dalla sindrome di Tourette, che si avventura a risolvere l’omicidio del suo mentore e amico, Frank Minna, interpretato da Bruce Willis. Un omicidio così misterioso che lo porterà dai Jazz Club di Harlem ai bassifondi di Brooklyn e, infine, nei salotti dorati dei potenti mediatori di New York. Basato sull’omonimo romanzo di Jonathan Lethem, il film aspira ad inserirsi nel filone del genere noir, solido e di buona sostanza, anche se, secondo la critica, non molto originale ma in grado di soddisfare il pubblico pagante. Durante le undici giornate anche l’attore Bill Murray è passato nella capitale per ricevere il Premio alla Carriera, consegnato, in via del tutto eccezionale, dal regista e sceneggiatore Wes Anderson. Una carriera sfavillante e degna di nota quella del signor Murray, che non solo viene acclamato da tutti gli ospiti presenti in Auditorium ma che si dimostra anche ampliamente lusingato di ricevere così tanto affetto da parte della città eterna.Da Edward Norton a Bill Murray si passa a John Travolta, star indiscussa di film come Grease, Pulp Fiction e La febbre del Sabato sera, recatosi a Roma per presentare il film The Fanatic, diretto da Fred Durst, che racconta la storia di Moose, interpretato da John Travolta, grande appassionato di cinema e in particolare di film d’azione del suo attore preferito, Hunter Dunbar, interpretato da Devon Sawa. Lo sfegatato fan inizierà a perseguitare Hunter convinto di meritare almeno un incontro dal vivo con la star, diventando un vero e proprio stalker ossessionato dal suo idolo. In questa quattordicesima edizione di Festa del Cinema si trova un John Travolta che ripercorre la sua carriera in un bagno di folla; un Travolta che piacevolmente si ferma con giornalisti e fan e che improvvisamente chiede di scattare quando posa insieme al pubblico, insomma una vera star oltre che un gran signore!In conclusione ma assolutamente non per ordine di importanza, ospite anch’egli acclamatissimo è stato il regista Martin Scorsese, che già negli anni passati aveva ricevuto proprio in occasione della Festa del Cinema di Roma il Premio alla Carriera. Il regista in occasione di questa edizione però è stato protagonista della presentazione del suo ultimo film The Irishman nelle sale italiane dal 4 al 6 Novembre e dal 27 Novembre sulla piattaforma di Netflix (che lo ha prodotto). Il film appare incentrato sulla figura, tra l’altro realmente esistita, del criminale Frank Sheeran detto “The Irishman”, interpretato da Robert De Niro, invischiato con il mafioso Russel Bufalino, interpretato da Joe Pesci. Attraverso gli occhi di Frank viene raccontata la sua vita e la sua carriera mafiosa, tra cui la scomparsa nel Luglio del 1975 del leggendario sindacalista Jimmy Hoffa, interpretato da Al Pacino. La critica lo considera un capolavoro, non tanto per la grande carriera che precede inevitabilmente Scorsese, ma proprio per la fedeltà al genere, quello del gangster movie, che negli anni ha fatto di Hollywood una perla preziosa.
"Praeda" di Francesco Mucci: col pubblico per il pubblico.
Ottobre 23
Intraprendente, umile e anche un po’ pagliaccio -come lui stesso suole definirsi-, questi sono i primi aggettivi che ci vengono in mente quando parliamo di Francesco Mucci: regista, sceneggiatore e musicista, pronto a mettersi in gioco con il suo ultimo lavoro Praeda.   Figlio unico Di Nunzia Schiano e Niko Mucci, Francesco è cresciuto in un ambiente fortemente artistico, assistendo da sempre alle imprese teatrali dei genitori ed, in qualche modo, ciò ha favorito a far sorgere in lui un amore, si può dire, disinteressato per l’arte in più forme. Laureatosi all’Università di Salerno in Discipline delle arti visive, della musica e dello spettacolo, ha concluso il suo percorso con la specializzazione in Scienze dello spettacolo e della produzione multimediale, diplomandosi, inoltre, in sceneggiatura presso la Scuola italiana di Comix, e conseguendo un master di Cinema e televisione presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli: una formazione tutta partenopea a 360 gradi. Non solo il cinema, dunque, o il teatro, ma anche la musica e i fumetti: tutti interessi e capacità che si possono ritrovare nei suoi lavori, di cui il suo blog Il Grigio, si fa tramite verso noi, appassionati lettori. Noi di MyGeneration abbiamo intervistato questo “bravo ragazzo”, come direbbe lo zio Martin, in concomitanza con l’ideazione del suo nuovo progetto di crowdfounding, Praeda appunto, e di cui siamo curiosi di vedere lo sviluppo, cosa che non può accadere se non attraverso il vostro aiuto. Ma lasciamo spazio alle parole del regista stesso.   Direi di partire da quello per cui siamo qui: Praeda. Di cosa si tratta più nello specifico? In sostanza Praeda è un progetto di campagna crowdfunding per la raccolta di fondi per il mio prossimo cortometraggio, mio e della mia squadra. Questa del crowdfunding è sostanzialmente una sfida, data dalla necessità economica soprattutto -non riusciamo ad arrivare a bandi o finanziamenti pubblici, non avendo una casa di produzione vera e propria-, ma anche umana e artistica: il nostro obiettivo, infatti, è incontrare il pubblico, cercare di avere un contatto diretto col referente finale a cui l’opera è indirizzata. Praeda, col progetto che lo comprende, è stata più una scoperta in itinere, perché in realtà non avevo idea di come potesse funzionare, ma devo dire che è stato ed è bello vedere come il tuo pubblico, che sembra il peggior critico delle tue opere è proprio quello che ti tende una mano. Ci tengo anche a ringraziare quelli di Produzioni dal basso che mi hanno aiutato nel percorso, essendo io neanche definibile alle prime armi: con uno stuzzicadenti sono andato in battaglia. Quindi grazie, davvero.   Da dove è nata l’idea di Praeda? L’idea di Praeda ha cominciato a prendere piede dal ragionamento circa una frase: homo homini lupus, l’uomo è lupo per gli altri uomini. Da qui mi sono interrogato sul significato che questa frase può assumere all’interno di una relazione, soprattutto amorosa. Ho voluto giocare su una sovrapposizione di ruoli, in cui quella che sembra un cacciatore, potrebbe essere in realtà una preda e viceversa. In questo lavoro, ho voluto dare uno sguardo più da regista che da sceneggiatore, lasciandomi affiancare alla scrittura da Alessandro Amato, potendo così lavorare più sulle immagini e cercando di osare di più con questo corto dalla natura fantascientifica, raccontando universi distanti, un po’ come fanno grandi scrittori come Lucas o King.   Quindi direi che Stephen King e George Lucas hanno influenzato sicuramente sul tuo lavoro. Oltre loro quali altre influenze ritieni ci siano? Trattandosi ovviamente di una storia post-apocalittica sicuramente c’è The Last of us, un videogioco che mi ha folgorato, The Road, Children of Men, o The walking dead, più che la serie tv, il fumetto, che è un mondo che mi appartiene probabilmente di più.   Chi sono i membri della tua squadra? I membri di quella che io chiamo Praeda squad o anche Il Grigio squad, a seconda delle cose che facciamo, sono soprattutto Francesco Buonocore, conosciuto tramite il Master al Suor Orsola, dove in realtà è venuto a fare una lezione di fotografia e da lì è nato questo grande amore, digerito oramai anche da sua moglie Mabel Beltrán ed entrambi collaborano con me come direttori alla fotografia. Oramai si può dire che siamo una vera e propria famiglia, con loro, con Elena, assistente operatore, con Pasquale, che abbiamo conosciuto sul set di Hear, e Rossana Giugliano, la mia makeup artist di fiducia. È anche grazie a loro, che lavorano nel cinema a livello internazionale -perché in realtà loro lavorano, io mi diverto-, che siamo riusciti ad aggiungere vari tasselli che sono andati ad ampliare la squadra stessa, come Livio Montanaro, il mio aiuto regista, che già sta impazzendo a darmi una mano: anche perché nelle piccole produzioni devi essere un po’ factotum.     Mentre i protagonisti del tuo corto, chi sono? Il protagonista maschile, Blue, è Raffaele Ausiello, una sorta di fratellone acquisito, che adoro come attore e come persona, mentre la protagonista femminile è Maria Vera Ratti, ragazza talentuosissima oltre che bellissima, che studia al Centro Sperimentale di Cinematografia, che ha interpretato una delle protagoniste nella seconda stagione di Rosy Abate. Lei interpreta Andrea, un nome ambiguo per un personaggio anch’esso ambiguo -tra l’altro Andrea, versione femminile, è un nome che mi manda ai matti: infatti uno dei miei feticci della televisione è Andrea Delogu, lo dico così, nel caso dovesse leggere questa intervista, sappia che l’aspetto!   Ovviamente, a questo punto, essendo un crowdfunding, mi viene scontato chiederti, mettendomi nei panni di chi dovrebbe e vorrebbe investirci, perché dovrebbe farlo? Diciamo che l’idea è quella di creare qualcosa di seriale, una trilogia di cortometraggi in particolare, riuscendo ad evitare il circuito festivaliero ed arrivare direttamente al pubblico: qualcosa di diretto per chi ha poi contribuito allo sviluppo di questa storia: una sorta di anarchia e ribellione verso un mercato che di solito mortifica le opere stesse. Mai come in quest’epoca c’è una fame di storie, quindi perché devo rivolgermi a case di produzioni che diventano dei ponti col pubblico, piuttosto che non fare riferimento a chi l’opera stessa è indirizzata?!   Si potrebbe dire che tutti questi progetti sono un po’ figli di Corduroy, la tua prima vera opera? Bhe si. Corduroy è stato un po’ come gettare il cuore oltre l’ostacolo. Il cuore è infatti l’elemento centrale del corto, basandosi su una ricetta che su carta è fatta con un cuore umano: mi diverte un po’ questa vena Horror kit(s)ch(en). Questo lavoro mi ha permesso di capire più a pieno come realizzare davvero qualcosa ed affrontare un vero e proprio percorso registico, che a dire il vero non avevo mai preso in considerazione se non da piccolo: volevo realizzare un film su Batman, ovviamente! Si, in un certo senso è nato tutto da lì, da questa sorta di tappo che ha aperto questo vaso di Pandora e mostrando una realtà che è limitante: Corduroy l’ho distribuito da solo, rendendomi conto di quanto i circuiti di produzione siano chiusi.   Pensi che tutta questa “tendenza” verso il mondo dello spettacolo derivi direttamente dai tuoi genitori o loro sono solo un oblò su questo mondo? Rischiando di cadere nella banalità, possiamo dire che la verità sta nel mezzo. È chiaro che essendo figlio unico ho vissuto molto con loro il teatro, le prove, gli spettacoli, le tournée. Non mi hanno mai spinto a far parte di quest’universo, ma mi hanno sempre sostenuto, anche in maniera ipercritica: ogni volta che mi insinuavo in questo mondo loro mi trattavano spesso come un pari e questo da un lato, forse, ti fa fare troppa autocritica e ti mette nella condizione di essere perennemente in dubbio rispetto alle cose che fai. La cosa che mi fa piacere ora è che con il mio avvento verso la regia non sento il bisogno di dovermi sentir dare un ok, ma so da me che è una cosa che mi fa stare bene.   Per concludere vorrei chiederti di parlare de Il Grigio, il tuo blog, così da dare uno sguardo un po’ più ampio sui tuoi progetti. Il Grigio nasce durante il periodo di conclusione della laurea magistrale con l’esigenza di raccontare tutto quello che mi piaceva, dare uno sfogo alle mie energie incanalate per la scrittura della tesi – grigia era anche la copertina -, che però avesse un punto di vista non polarizzato, a metà tra il bianco e il nero.   Il grigio rappresenta per me una sorta di firma, dove raccogliere me stesso, le mie opere e anche creare un collegamento con Unici Magazine, con cui sto collaborando attraverso una serie di recensioni cinematografiche. Diciamo che Il Grigio è essenzialmente uno sfogo, un tramite o un simbolo, in attesa di non sentirmi egocentrico nel poter fare le cose col mio nome, senza pseudonimi, come Francesco Mucci e basta.       Link di riferimento per la campagna di crowdfunding: https://www.produzionidalbasso.com/project/praeda-shortfilm-project/     immagini di Martina Gonzalez Reyero
Panama Papers: cast stellare per lo scandalo Mossack Fonseca
Ottobre 23
Tra le tante pellicole in concorso alla 76a Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia certamente molto scalpore ha provocato Panama Papers (titolo originale: The Laundromat), diretto da Steven Soderbergh e incentrato sul caso che scosse il mondo nel 2015. Nel film, distribuito su Netflix lo scorso 18 ottobre, tutto nasce dalle indagini che la vedova Ellen Martin (interpretata dalla sempre magistrale Meryl Streep) inizia in seguito alla morte del marito in un incidente durante una gita e al mancato risarcimento dell’assicurazione. La dolce ma determinata Ellen non è la sola ad indagare però e il suo caso è solo una minuscola parte dei file che lo studio legale Mossack Fonseca, con sede a Panama, detiene e gestisce, perpetrando attività di riciclaggio a livello internazionale tramite una proliferazione di società offshore. Basato sul libro Secrecy World: Inside the Panama Papers Investigation of Illicit Money Networks and the Global Elite del giornalista Jake Bernstein, il film è un vero gioiellino. La struttura del film è la sua caratteristica più originale e piacevole: la gravità del tema e degli eventi, riportati con precisione e rispetto, viene smorzata da una cornice ironica e che sfonda la quarta parete. Nello specifico, la ricerca/indagine di Ellen/Meryl Streep è in un certo senso divisa in episodi, scanditi dagli interventi di Gary Oldman e Antonio Banderas, rispettivamente nei panni di Jurgen Mossack e Ramon Fonseca, i due protagonisti principali dello scandalo dei Panama Papers, che spiegano nel modo più semplice ma preciso possibile i procedimenti illegali da loro operati e in un certo senso forniscono la loro versione dei fatti – che ovviamente appare sarcastica o quanto meno smentita da quanto mostra il film. Al di là dell’indiscutibile fascino insito in una vicenda che ha riguardato non solo gli Stati Uniti, ma anche molte altre nazioni del mondo (basti pensare che lo scandalo portò alle dimissioni del primo ministro islandese Gunnlaugsson), la struttura della pellicola e lo straordinario talento dei tre attori principali tengono lo spettatore incollato allo schermo per tutto il tempo e fanno desiderare la produzione di molte altre pellicole del genere (ispirate a fatti realmente accaduti, scandali economici e non, e di grande livello tecnico). Link alle foto: https://movieplayer.it/news/panama-papers-netflix-streaming-ottobre-2019_71815/ https://www.ciakmagazine.it/the-laundromat-steven-soderbergh-e-meryl-streep-raccontano-lo-scandalo-dei-panama-papers/
Living With Yourself: un vero peccato...
Ottobre 23
Vedi Napoli e poi muori. Vedi Paul Rudd e poi ridi. Beh, non proprio. L’attore statunitense annovera nella sua carriera moltissimi ruoli comici, a partire già del ruolo di Mike, il fidanzato di Phoebe, in Friends per terminare col suo Scott/Ant-Man, e si è quindi creata una certa aspettativa nel pubblico. Tuttavia la nuova serie che lo vede protagonista non è comica. Stiamo parlando di Living With Yourself, distribuita da Netflix lo scorso 18 ottobre e incentrata su una questione oltremodo interessante: Miles Elliott (Paul Rudd), infelice e frustrato, si fa convincere ad andare in uno speciale centro massaggi che promette di migliorare la vita dei propri clienti. Uscito dal centro, Miles è un uomo nuovo. Letteralmente! La spa ha in realtà clonato Miles, migliorandone il DNA, ma senza “liberarsi” del vecchio Miles. Le conseguenze sono catastrofiche. Il tema, come già detto, è davvero interessante: clonazione, implicazioni etiche, miglioramento della propria vita, scoperta della propria identità, giustizia, ecc. Purtroppo però il risultato è alquanto insoddisfacente: gli otto episodi della serie, della durata di circa 20 minuti ciascuno, non mostrano un reale approfondimento dell’affascinante argomento, ma ciò non si traduce neanche in una leggerezza comica e spassosa. Il risultato è una sorta di limbo approssimativo e ibrido e, nei fatti, lo spettatore non fa altro che vedere i due Miles farsi qualche dispettuccio a vicenda. Tuttavia rimane indiscusso il grande talento attoriale di Paul Rudd, che anche in questa serie tv fa realmente del suo meglio. Purtroppo ciò non basta. Ci aspettavamo grandi cose. Peccato. Link alla foto: https://themighty.com/2019/10/living-with-yourself-netflix-paul-rudd-review/
Nuove (e non tanto) per l'anno nuovo!
Ottobre 16
La Star Comics sta facendo le pulizie d’autunno, rispolverando da vecchi scaffali serie manga che hanno da tempo imboccato la strada del “dimenticatoio” e le ennesime nuove edizioni di serie manga non ancora terminate in Italia, riproponendole in “nuove”, nemmeno più di tanto, vesti.     Ritorna in tutte le fumetterie dal 9 ottobre una delle serie più apprezzate e longeve in Italia, Jojonium. Le Bizzarre Avventure di JoJo ripartono dal principio con un’edizione nuova e scintillante, a detta dell’editore. Riparte la lotta tra bene e male concepita dalla mente geniale del sensei Hirohiko Araki, ospite atteso al Lucca Comics and Games 2019.   Da gennaio, invece, ripescato dai meandri di qualche magazzino, ritorna un cult del mondo dei manga, Tokimeki Tonight, meglio conosciuto in Italia come Ransie La Strega. La serie sarà accompagnata anche da Eto Mori Na Kakeuchi, volumetto unico. Si tratta di un prequel sul passato dei genitori della strega più famosa. Ranze Eto è la classica liceale come tante, se solo non fosse per un dettaglio di non poco conto: i suoi genitori sono un vampiro e di una lupa mannara. E se la sua vita da umana è di per sé complicta, le cose in famiglia si fanno ancor più incasinate. Ranze finisce con l'innamorarsi del suo compagno di classe Shun Makabe, ma i suoi genitori, ovviamente, sono contrari, perché vorrebbero vederla accanto a qualcuno che provenga dal mondo magico!   Link alle immagini: https://global.rakuten.com/en/store/mangazenkan/item/m8780402382/  -  https://myanimelist.net/anime/10594/Tokimeki_Tonight_Recaps/pics  https://redcapes.it/lucca-comics-games-2018-tutti-gli-annunci-manga-di-edizioni-star-comics/
Nuove (e non tanto) per l'anno nuovo!
Ottobre 16
La Star Comics sta facendo le pulizie d’autunno, rispolverando da vecchi scaffali serie manga che hanno da tempo imboccato la strada del “dimenticatoio” e le ennesime nuove edizioni di serie manga non ancora terminate in Italia, riproponendole in “nuove”, nemmeno più di tanto, vesti.     Ritorna in tutte le fumetterie dal 9 ottobre una delle serie più apprezzate e longeve in Italia, Jojonium. Le Bizzarre Avventure di JoJo ripartono dal principio con un’edizione nuova e scintillante, a detta dell’editore. Riparte la lotta tra bene e male concepita dalla mente geniale del sensei Hirohiko Araki, ospite atteso al Lucca Comics and Games 2019.   Da gennaio, invece, ripescato dai meandri di qualche magazzino, ritorna un cult del mondo dei manga, Tokimeki Tonight, meglio conosciuto in Italia come Ransie La Strega. La serie sarà accompagnata anche da Eto Mori Na Kakeuchi, volumetto unico. Si tratta di un prequel sul passato dei genitori della strega più famosa. Ranze Eto è la classica liceale come tante, se solo non fosse per un dettaglio di non poco conto: i suoi genitori sono un vampiro e di una lupa mannara. E se la sua vita da umana è di per sé complicta, le cose in famiglia si fanno ancor più incasinate. Ranze finisce con l'innamorarsi del suo compagno di classe Shun Makabe, ma i suoi genitori, ovviamente, sono contrari, perché vorrebbero vederla accanto a qualcuno che provenga dal mondo magico!   Link alle immagini: https://global.rakuten.com/en/store/mangazenkan/item/m8780402382/  -  https://myanimelist.net/anime/10594/Tokimeki_Tonight_Recaps/pics  https://redcapes.it/lucca-comics-games-2018-tutti-gli-annunci-manga-di-edizioni-star-comics/
"8 giorni alla fine" (8 tage): una lenta marcia verso il disastro
Ottobre 15
[SPOILER ALERT] Una donna in abito da sposa stringe il figlio appena nato e guarda in alto, verso la pioggia di fuoco che solca il cielo. [SPOILER ALERT]   Con questa immagine si chiude 8 giorni alla fine (titolo originale 8 tage), miniserie prodotta da Sky Deutschland e trasmessa in Italia su Sky Atlantic.   Un delicato tableau vivant? Forse. Ma di poetico c'è davvero poco in questa serie TV: nel corso dei suoi – ovviamente – otto episodi assistiamo al progressivo imbarbarimento dell'umanità, attraverso il collaudato espediente narrativo delle storie indivudali di un gruppo di personaggi che finiscono inevitabilmente con l'intrecciarsi e con l'acquistare significato.   Un movimento a spirale che trascina verso il basso qualsiasi forma di legame o solidarietà: al disordine sociale che aumenta man mano che l'asteroide Horus si avvicina alla Terra, si accompagna infatti lo stato di entropia dei rapporti umani, mostrati impietosamente in tutta la loro pochezza. Non ci sono personaggi positivi in questo mondo moribondo, ad eccezione forse di Deniz, poliziotto di origine turca che fino alla fine rimane ligio al suo ruolo e al suo dovere, [SPOILER ALERT] e per il quale non c'è – emblematicamente – posto né nel bunker di Klaus, né tantomeno in qualunque futuro attenda i sopravvissuti. [SPOILER ALERT]   È qui che risiede la forza e l'originalità di 8 giorni alla fine: pur trattando il tema trito e ritrito delle catastrofi globali, lo fa da un'angolazione diversa. Se serie come The Walking Dead, Falling Skies o Jericho descrivevano il mondo all'indomani della distruzione, 8GAF insiste con precisione da chirurgo – o da vivisettore? – su quello che succede immediatamente prima, sulla graduale dissoluzione della società civile e dei rapporti tra le persone: colleghi, conoscenti, amici, amanti o parenti più o meno stretti... non ha importanza, chiunque abbandona i propri simili, e presto o tardi si raggiunge lo stato in cui l'uomo, per l'altro uomo, è un lupo.   E se, come detto, c'è poco spazio per la poesia in questa corsa verso la catastrofe tanto realistica da far davvero paura in certi frangenti, ci si bea di quelle rare, anzi rarissime, eccezioni, come il "funerale vichingo" improvvisato da Hermann per suo padre Egon, in cui il rosso della barca in fiamme che si riflette nelle acque, si perde nel blu e nel nero dell'oscurità che attende l'umanità. Stesso discorso per la colonna sonora di David Reichelt, fatta di brani di assoluta bellezza, come Horus, che è anche il main title theme della serie.   Non sarà certamente Westworld, ma 8 giorni alla fine si dimostra un prodotto di eccellente fattura, una B+ alla quale manca davvero poco per essere una A. Benché il creatore Rafael Parente non lo abbia escluso a priori, al momento non è dato sapere se ci sarà una seconda stagione in cui provare ad innalzare ancora il livello dell'esperienza. Quel che è certo è che anche una volta spenta la TV, la domanda rimbomba ossessivamente nel cervello:   E tu, che saresti disposto a fare?             Link all'immagine: https://www.movietele.it/post/8-giorni-alla-fine-serie-sky-original
La partita del futuro, al San Paolo la sfida tra saperi e nuove idee
Ottobre 15
Il 16 ottobre 2019 allo stadio San Paolo di Napoli si terrà "La partita del futuro, al San Paolo la sfida tra saperi e nuove idee". La partita del futuro, non un match calcistico ma una "gara" tra gli studenti, è stata promossa dal Centro di Cultura e Studi Giuseppe Toniolo. L'evento, ad ingresso gratuito, si svolgerà presso lo Stadio S. Paolo di Napoli e avrà inizio alle ore 9.00 con i saluti istituzionali del Sindaco di Napoli on. Luigi De Magistris e del Mons. Nicola Longobardo, Rettore della Basilica Incoronata Madre del Buon Consiglio. Protagonisti della manifestazione saranno i ragazzi degli Istituti superiori e delle Università che hanno aderito all'iniziativa con la presentazione e la premiazione di progetti. I dodici lavori migliori, selezionati da un comitato scientifico presieduto dal Prof. Antonino Zichichi, saranno presentati e votati dagli studenti delle scuole tramite un'apposita app. In rappresentanza dell'Università degli studi di Napoli "Partenope", a seguito di una selezione tra molteplici progetti candidati realizzata da una commissione di esperti dell'Associazione Onlus Toniolo, parteciperanno ben due dei gruppi vincitori della I Edizione del Contamination Lab Uniparthenope: MUSH Better (ORCESINI Samuele, IOVINELLI Riccardo, FRANCIER Gabriele, FINIZIO Alessandro) e Shark Patch (TODISCO Valeria, VOLLARO Carmen, PARISI Ornella, POZIELLO Vincenzo, POZIELLO Giuseppe, CIRILLO Angelina). Il Contamination Lab è un progetto promosso dal Dipartimento di Studi Economici e Giuridici (DiSEG) dell'Università degli studi di Napoli "Partenope", coordinato dal Prof. Antonio Garofalo e finanziato dal MIUR. Il Clab è nato con l'obiettivo di generare idee imprenditoriali attraverso la contaminazione di conoscenze, competenze e talenti sui temi della Blue Economy e della Circular Economy.   I partner dell'iniziativa sono:USR Campania - CISL Campania - BCC NAPOLI - CONFCOOPERATIVE - AIDP – UCID - REGIONE CAMPANIACisl Scuola Campania.Sono previste testimonianze di Presidi e Direttori Didattici delle Scuole Superiori della Campania, Arcidiocesi di Napoli e Pastorale Universitaria, Questore di Napoli, Prefetto di Napoli, Comandante della Polizia Locale di Napoli, Rettori delle Università campane, Associati AIDP ed Associati UCID Campania.
El Camino: il film di Breaking Bad non convince...
Ottobre 13
Era il 29 settembre 2013 quando (in America) andava in onda l’ultima puntata di Breaking Bad. Cinque stagioni che sono passate alla storia, amatissime da milioni di spettatori. Al punto che, quando nel novembre 2018 The Albuquerque Journal annunciò l’inizio di alcune riprese nella zona per un film tratto dalla serie, i fan andarono in visibilio. E il film si è fatto ed è stato distribuito su Netflix lo scorso 11 ottobre. El Camino è un sequel che promette di mostrare la fuga di Jesse Pinkman (Aaron Paul), non senza flashback che riportino a momenti importanti della serie. Il risultato, però, non è dei migliori. All’inizio del film Jesse è, come già detto, un fuggitivo. Alla fine? Ugualmente un fuggitivo. E nelle due ore di film che succede? Non molto, in realtà. Anzi, pochissimo. Nel “presente” – parliamo del 2013 in cui Jesse fugge dopo la sparatoria organizzata da Walt (Bryan Cranston) – il nostro protagonista si rimette in sesto, recupera dei soldi e organizza il proseguimento della sua fuga. Tutto qui. A riempire la pellicola sono numerosi – e lunghi – flashback riguardanti il periodo in cui Pinkman è stato prigioniero di Todd (Jesse Plemons) e la banda dello zio. Vi sono poi due flashback che hanno il sapore di essere stati messi lì giusto per autoreferenzialità: il primo è quello in cui si vede Walter White consigliare a Jesse l’iscrizione al college, quando la loro impresa era ancora agli albori; il secondo vede un rapidissimo scambio di battute tra Jesse e Jane (Krysten Ritter). Il problema è che questi flashback che costituiscono gran parte del film non aggiungono o rivelano particolari fondamentali alla storia del nostro spacciatore. Sembrano, anzi, quasi scene tagliate dalla serie proprio perché non rilevanti. Per quanto riguarda la fuga di Jesse nel “presente”, questa poteva essere tranquillamente inserita in un’ulteriore puntata del telefilm (cioè in un prodotto di breve durata). Ad aggravare la situazione c’è la totale assenza di familiarità e legame estetico, artistico e “di atmosfere” tra il film e la serie di cui è sequel: sembra di assistere ad una storia totalmente diversa, in cui anche i personaggi sono radicalmente cambiati rispetto a ciò che erano nello show. Altro piccolo dettaglio: il titolo. Il film prende il nome dall’auto con cui Jesse fugge, la Chevrolet El Camino inizialmente appartenuta a Todd. Ciò porta a credere che quest’auto abbia un ruolo determinante nella storia – come pure la scena di Skinny Pete (Charles Baker) interrogato dalla polizia che si vede nel trailer portava a credere che nel film la polizia avrebbe avuto un ruolo importante nella fuga di Jesse, ma non è stato così. In realtà, Jesse, proprio nei primi minuti del film, dopo aver raggiunto la casa di Badger (Matt L. Jones) e del sopracitato Skinny Pete, la lascia lì e ne prende un’altra. Certo, la El Camino appare nel flashback con Todd, ma non ha nessun ruolo importante. In conclusione, siamo quindi autorizzati a dire che il primo film prodotto, scritto e diretto da Vince Gilligan sia stato un flop? “Peccato, non hai vinto. Ritenta!” Link alla foto: https://www.news18.com/news/movies/el-camino-a-breaking-bad-movie-review-aaron-pauls-performance-aside-film-is-a-big-letdown-2342947.html
Continua la sua ascesa Alessandra Pepe
Ottobre 11
Anche quest'anno al Palazzo delle Arti di Napoli è ritornato, per il quinto anno, l'appuntamento con l'Expò Art Polis, rassegna culturale e artistica, a cura di Daniela Wollmann, organizzata dall'associazione culturale RivoluzionART/CreativiATTIVI in collaborazione con l'Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli e con Radio LDR, media partner ufficiale dell'evento. Il tema dell'edizione 2019 è: Mille colori, la città dell'accoglienza. Un'accoglienza riservata a performance artistiche e musicali, e proprio su questo ultimo aspetto ci siamo concentrati noi della sezione musicale di MyGeneration poiché abbiamo saputo che, tra i tanti artisti, è prevista anche la presenza di Alessandra Pepe, presentata proprio sulle nostre pagine in occasione del lancio del suo singolo "Donna in ogni senso" che, scritto in collaborazione con Giuseppe Deliberato ed il giornalista Lello La Pietra, verrà riproposto al pubblico del PAN. Ci fa piacere seguire la carriera di questa giovane e promettente cantante, presenza fissa nell'importante coro dei cantori di Posillipo, che ha già alle spalle molteplici esibizioni, sorrette da basi solide, come lo studio del pianoforte per oltre dieci anni, lo studio in didattica al Conservatorio di San Pietro a Majella e quello del canto. La sua versatilità permette alla sua voce di spaziare tra il mondo della musica lirica e quello della musica leggera, ed è per questa ragione che al PAN ci regalerà il 14 ottobre, alle 17 e 30, oltre all'ascolto del suo inedito anche l'ascolto delle canzoni napoletane classiche di cui non conosciamo la scaletta perché Alessandra vuole che sia una sorpresa per il pubblico. In alternativa all'ascolto dal vivo si potrà gustare la performance cliccando su questi link: http://www.radioldr.eu o https://www.facebook.com/radioldr .   La foto dell'articolo è stata presa dalla pagina Facebook di EmozionArt
Extravergine: comicità, critica, ma poco pathos...
Ottobre 10
Appiattimento e pregiudizio. Viviamo in un’epoca in cui il fatto di conoscere (anche) un solo ed unico dettaglio riguardante una persona fa credere agli altri di essere autorizzati ad etichettare quella persona. Che poi quella persona sia un individuo a 360°, con una sua storia e con le proprie sfaccettature non conta. Perciò se incontrassimo una ragazza che a trent’anni è ancora vergine potremmo benissimo giudicarla come una sfigata, giusto? Eppure una trentenne vergine è la protagonista di una nuova serie tv, Extravergine, i cui primi due episodi sono andati in onda ieri sera su FoxLife (canale 114 di Sky). La nostra eroina si chiama Dafne, è interpretata da Lodovica Comello, è vergine ma si ritrova a dover curare una rubrica di sessualità nella rivista per cui lavora. La prima a rivelare il pregiudizio è proprio Dafne, convinta di doversi vergognare del fatto di non aver ancora fatto sesso per paura dell’opinione della gente. Ne è convinta perché è circondata da persone superficiali, insensibili e allucinate. Ciò si rivela, in modo estremamente piacevole e originale, in vari elementi della serie: innanzitutto nei dialoghi, che vedono solo Dafne parlare in modo “normale”, mentre gli altri utilizzano frasi fatte e hashtag; in secondo luogo anche le ambientazioni e la fotografia comunicano questa distorsione riempiendo lo schermo di colori scintillanti, accesissimi e in contrasto tra loro, come se fossimo catapultati in un trip allucinogeno. Detto ciò e aggiungendoci che ogni episodio ha una durata di circa venti minuti, la serie ha un ritmo notevolmente sostenuto e rapido e, per quanto riguarda le prime due puntate, questo influisce non poco sulla reazione emotiva del pubblico e sulla trama, che appare alquanto sbrigativa e semplice – per non dire banale (SPOILER ALERT: vogliamo parlare del bad boy fighetto che ovviamente ci prova con l’inconsapevole Dafne?) – e impedisce un approfondimento psicologico della figura della protagonista che permetterebbe agli spettatori di stabilire un reale legame, al di là delle risate che indubbiamente la serie produce. Link alla foto: https://www.dituttounpop.it/extravergine-serie-tv-fox-foxlife-lodovica-comello-trama-quando-inizia/

Tredici: la terza stagione - Ma perchè?

Martedì, 27 Agosto 2019 00:00 Pubblicato in Serie Tv

Detective Pikachu: i Pokemon son tornati!

Domenica, 19 Maggio 2019 17:44 Pubblicato in Cinema

Dead to me: troppa suspense è noiosa...

Mercoledì, 15 Maggio 2019 10:06 Pubblicato in Serie Tv

"13 Reasons Why" alla seconda

Giovedì, 31 Maggio 2018 08:32 Pubblicato in Serie Tv

E se... il Napoli ci riuscisse?

Martedì, 08 Maggio 2018 09:18 Pubblicato in Sport

I sei gol traumatici della mia infanzia

Sabato, 30 Settembre 2017 11:05 Pubblicato in Sport

Arriva in Italia il Festival dello Sviluppo Sostenibile

Mercoledì, 31 Maggio 2017 16:51 Pubblicato in Napoli
Pagina 1 di 3

Nerd Zone

Agorà

Palcoscenico

Biblioteca

Facebook Like

Accedi

Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.